La coalizione civica per Padova
un laboratorio di politica dal basso

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di Marta Nalin

In un contesto di profonda trasformazione politica e sociale, la rappresentanza politica si trova di fronte a nuove sfide, che coinvolgono i diversi livelli di governo. La globalizzazione interroga la politica in merito a questioni e problemi sempre meno prevedibili, che stimolano la tendenza alla centralizzazione del potere e alla vaghezza dei programmi politici, mentre rimane aperta e urgente la questione di quale spazio rimanga per il cittadino elettore.

A tale questione un gruppo di cittadini padovani ha cercato di offrire una risposta alternativa, creando una Coalizione civica per Padova. A primavera 2017 si terranno le elezioni amministrative per il Comune e lo scorso dicembre è stato lanciato da alcune forze organizzate un appello alla cittadinanza con il quale si è inteso riportare i cittadini al centro della vita politica. L’appello parte da due premesse: la necessaria instaurazione di un tavolo di lavoro programmatico, per la definizione di un programma elettorale partecipato e condiviso, e la rinuncia al proprio simbolo identificativo da parte delle forze promotrici e aderenti.

La coalizione si è dotata di una struttura che vede i sottoscrittori dell’appello (1700, in continuo aumento) come i membri dell’assemblea, ossia l’organo deliberante che assume le decisioni attraverso un confronto diretto e una votazione palese e che ha l’ultima parola rispetto ad ogni azione della Coalizione civica.  La struttura organizzativa è composta altresì da un coordinamento politico eletto dall’assemblea, che ha il compito di organizzare i lavori delle riunioni plenarie, formulare le proposte, tenere i contatti con la stampa e confrontarsi con gli altri soggetti politici. Coadiuvano i lavori del coordinamento politico un gruppo “tesoreria”, un gruppo “segreteria” e un gruppo “comunicazione”. Il cuore del processo è costituito dai gruppi tematici nell’ambito dei quali lavorano più di trecento persone che hanno messo a disposizione competenze e tempo per la costruzione del programma politico. La coalizione, pertanto, si fonda sul lavoro di molti cittadini che si incontrano regolarmente per trovare soluzioni concrete alle problematiche connesse al territorio: si è creato così uno spazio partecipativo reale, che si distingue dalle varie formule di non ben definita democrazia diretta, molto di moda nei tempi recenti. L’azione dei gruppi dovrà proseguire anche durante la campagna elettorale e successivamente alle elezioni, con la funzione di controllare l’attuazione del programma e offrire consigli e proposte all’amministrazione comunale.

Per scegliere il proprio candidato sindaco, l’assemblea ha fatto ricorso allo strumento delle primarie, nell’ambito delle quali vi sono state importanti occasioni di confronto tra i candidati e le quasi mille persone che hanno partecipato.

La campagna elettorale è stata organizzata suddividendo il territorio comunale in macro aree, in quartieri e in rioni e a ciascun livello territoriale è stato assegnato un referente a cui ogni cittadino interessato può fare riferimento per organizzare un evento di propaganda. Il finanziamento è affidato a un programma di crowdfunding, che prevede un tetto massimo per i finanziamenti, al fine di garantire l’autonomia e l’indipendenza della coalizione dai singoli finanziatori, mentre le entrate e le spese sono sottoposte ad uno stretto regime di trasparenza.

I numeri che caratterizzano questo progetto contribuiscono a renderlo interessante e degno di nota: 1700 sono i sottoscrittori dell’appello che automaticamente diventano parte dell’assemblea, 350 sono le persone che lavorano nei gruppi tematici per costruire il programma, 820 sono stati i votanti alle primarie per la scelta del candidato sindaco e più di 400 sono i partecipanti alle riunioni dell’assemblea, che si svolgono nelle sale dei cinema. Alla luce di tale grande partecipazione sembra doversi guardare al problema della politica di oggi non tanto in chiave di presunta passività dei cittadini quanto piuttosto dal punto di vista della mancanza di uno spazio all’interno del quale i cittadini possano fare politica attivamente.

A prescindere dall’esito elettorale, questa esperienza costituisce un interessante laboratorio politico che si caratterizza, in particolare, per due fondamentali novità.

La prima novità è di carattere metodologico e soggettivo e consiste nel fatto che l’assemblea e i gruppi di lavoro sono composti da cittadini residenti nel comune di Padova e nei comuni limitrofi, come individuati nel perimetro formalmente definito dal Piano di assetto del territorio intercomunale (PATI). La ratio di tale scelta discende da due ordini di considerazioni: da un lato, le scelte politiche assunte dal Comune di Padova si riflettono sui territori limitrofi e, dall’altro lato, molti degli aderenti trascorrono quotidianamente una larga parte del proprio tempo nel territorio del Comune di Padova per ragioni di lavoro, studio e volontariato e pertanto finiscono per diventare soggetti non soltanto passivi della vita politica, economica e sociale dell’area comunale.

La seconda novità politica è rappresentata dalla centralità del programma costruito dai cittadini. La grande partecipazione alle assemblee e ai gruppi di lavoro sono un segnale del fatto che la creazione di uno spazio partecipativo delimitato da regole chiare, trasparenti, decise assieme e condivise possa costituire una risposta alla difficoltà di fare politica al giorno d’oggi, con l’effetto di recuperare la consapevolezza delle problematiche concrete e il senso di responsabilità dei governanti rispetto ai governati.

In generale, la vicenda della Coalizione civica evidenzia come attraverso la definizione di una struttura organizzativa e di regole chiare sia possibile garantire efficienza e tempestività anche ad un sistema decisionale partecipativo e, al contempo, come la trasparenza dei processi possa riempire di significato il concetto di partecipazione e costituisca un presupposto indefettibile per una reale rappresentanza politica.

 

 

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