Legittima difesa dalle leggi dello Stato?
Le riforme penali nel Paese fondato sulla Resistenza che si tiene il codice penale fascista

Print Friendly, PDF & Email

di Roberto Bin

Verso le 12 del 4 maggio 2017 (ieri, per chi scrive) la Camera ha approvato la riforma della legittima difesa. Tutti ne parlano, ma il testo della nuova legge a quasi 24 ore dalla sua approvazione non è ancora disponibile. Visto la dichiarazione di fine seduta (pag. 30) della presidente Boldrini, probabilmente è in fase di revisione formale. In rete si trovano sintesi e commenti, ma per un giurista, quale io sarei, sono i testi e non altro ciò su cui si dovrebbe parlare. Poi finalmente il testo passato e incardinato al Senato è risultato accessibile.

Dalle notizie e dai commenti quello che si apprende è questo: non cambia niente rispetto alla disciplina del codice penale, i cui art. 52 (difesa legittima) e 59 (circostanze non conosciute o erroneamente supposte: c.d. legittima difesa putativa) sono oggetto specifico della riforma (l’art. 52 era già stato modificato nel 2006, con l’aggiunta che la difesa è legittima anche quando riguarda “i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”.

Che non cambi nulla è però il commento più benevolo, perché le norme nuove sono oggetto di critiche e ilarità che sembrano più che fondate. “Fratelli d’Italia” (Ignazio La Russa) ha fatto passare un emendamento che introduce la previsione della difesa contro intromissioni “notturne” che francamente fa ridere. Ma non fa affatto ridere se si pensa alla possibilità che una legge scritta con i piedi diventi poi il testo che le persone devono capire e tenere presente nel momento in cui sono aggredite e i giudici devono applicare in giudizio. Quante volte? Dai dati forniti dall’on. Daniele Farina (SEL) nel corso del dibattito, i giudizi attualmente in corso in Italia per casi, evidentemente controversi, di legittima difesa sono 133. Non è proprio quello che si dice “un’emergenza”, ma non è il numero quel che conta. Quanti di questi casi sarebbero risolti dalle nuove norme? Questa è una domanda ovvia, che però non ha avuto ingresso nel dibattito parlamentare. Per una volta sono contento che il nostro sia un sistema bicamerale, anche se la speranza non è che il livello del dibattito in Senato sia migliore, ma che non vi sia una maggioranza politica che approvi questo testo.

La legge penale, insegnavano i nostri Maestri, incarna i valori fondamentali della nostra società, quelli la cui lesione è talmente grave da giustificare che chi ne è riconosciuto colpevole paghi con il sommo bene della libertà personale (per una lettura istruttiva si può leggere la sent. 364/1988 della Corte costituzionale). Eppure il nostro Paese, fondato sull’antifascismo e la Resistenza, si tiene il codice Rocco approvato nel 1930 e firmato da Mussolini. Sono gli stessi i valori fondamentali della nostra attuale società, gli stessi che concepivano – per dirne una – l’aborto come reato “contro la stirpe”? Molto è stato emendato a colpi di sentenze della Corte costituzionale, molto anche con la legislazione repubblicana. Ma l’impianto è rimasto lo stesso. Per fortuna, c’è da aggiungere, perché se le riforme sono del tipo di questa appena approvata dalla Camera dei deputati, meglio tenerci il codice fascista: almeno si capisce che cosa scrive!

Condividi!

Lascia un commento