E i sondaggisti? Quello sbarramento li rende inattendibili

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di Antonio Ramenghi

I sondaggisti come escono dal confronto tra i risultati delle urne e quelli da loro previsti prima del voto? Se si confrontano le medie dei sondaggi delle ultime cinque settimane prima dello stop imposto dalla legge si può dire, ancora una volta, che i sondaggi preelettorali ci azzeccano poco.  Ma c’è un ma: con i sondaggi riservati eseguiti dopo, sino alla vigilia del voto, il panorama si è chiarito meglio. Basti pensare all’ormai famoso fuorionda nel quale Fitto sosteneva che al sud i Grillini “possono fare cappotto e il Pd crolla” e Salvini “tifava” Pd, con quel “io spero che prenda il 22%” per poi annunciare che nella coalizione di centrodestra la Lega sarebbe stata il primo partito.

C’è da chiedersi perchè fare sondaggi a tanta distanza dal voto quando sono decisive le ultime settimane, o meglio, c’è da chiedersi che senso abbia negare al pubblico sondaggi che comunque vengono riservati agli addetti ai lavori. Si sostiene che i sondaggi potrebbero influenzare il voto con una argomentazione ancora una volta offensiva per gli elettori.

Ad ogni modo vediamo di confrontare i risultati reali con i sondaggi , tanto per confermare come lo sbarramento a 15 giorni li renda utili solo e forse per delineare delle tendenze.

La prima cosa che balza agli occhi è il clamoroso divario tra le previsioni e la realtà per il M5S e il Pd. Che porta con sè probabilmente anche la previsione sbagliata, in eccesso, per Liberi e Uguali. Pare evidente, come sottolineato poi dalle analisi sui flussi elettorali, che la massa degli incerti da un lato e gli scontenti del Pd dall’altro, abbiano premiato il M5S, penalizzato il partito di Renzi e snobbato Liberi e Uguali.

Che la rivoluzione di questa tornata elettorale si sia giocata quasi completamente in questa parte del campo e, soprattutto nelle ultime settimane di campagna elettorale, lo dimostrano i dati relativi al campo avverso. Qui i risultati finali del voto mostrano come, rispetto ai sondaggi, Lega e Forza Italia si siano quasi scambiate le percentuali: quelle previste per Berlusconi sono andate con qualcosa di più a Salvini e viceversa. Con Salvini primo della coalizione

L’altro partito che esce vincitore è Fratelli d’Italia e qui i sondaggisti sono andati più vicino alla realtà delle urne grazie anche al fatto che l’elettorato della Meloni è evidentemente più convinto, meno incerto, e anche più aperto nell’esprimere le proprie preferenze anche a distanza di quindici giorni dal voto.

Quanto ai partiti minori, anche per +Europa di Emma Bonino pur sottovalutata dai sondaggi, le previsioni si sono avvicinate alla realtà ma si tratta di piccole percentuali, mentre per gli altri piccoli partiti il divario tra realtà e previsione risulta alto.

 

Ecco il raffronto dei risultati dei partiti per Senato e Camera con la media dei sondaggi effettuati nelle cinque settimane precedenti il voto.

RISULTATI DEFINITIVI ELEZIONI 2018

 

SENATO CAMERA La media sondaggi dal

8 al 15 gennaio 

La media sondaggi dal

16 al 22 gennaio

La media sondaggi dal

23 al 29 gennaio

 

La media sondaggi dal

30 gennaio al 5 febbraio

 

La media sondaggi dal

6 febbraio al 13 febbraio

5.3.2018 5.3.2018 15.1.2018 22.1.2018 29.1.2018 5.2.2018 13.2.1018
M5S 32,18% 32,64% 27,9% 27,2% 27,4% 27,7% 27,3%
Pd 19,13% 18,71% 23,4% 23,2% 23,5% 23,5% 22,8%
Insieme (Verdi, Psi, Area Civica)   0,54%   0,60%   1,4%   1,2%   1,3%  1,0%  0,9%
+Europa-CD con Bonino   2,36%  2,55%   1,4%   1,6%   1,9%  1,7  2,1%
Civica Popolare con Lorenzin
  0,52%   0,54%  1,1%   1,0%   0,8%  1,0%   0,9%
SVP-UV   0,42%   0,41%   0,5%   0,3%   0,4%   0,3%   0,4%
Liberi e Uguali   3,27%  3,38%   6,2%   6,5%   6,3%   6,0%   5,9%
Forza Italia  14,44% 14,03% 15,6% 16,9% 16,2% 16,6% 16,6%
Lega  17,64% 17,39% 13,5% 13,0% 13,4% 13,0% 13,4%
Fratelli d’Italia    4,26%   4,35%   5,2%   4,9%   4,9%  4,6%   4,8%
Noi con l’Italia    1,20%   1,31%   2,2%   2,4%   2,6%  2,3%   2,4%

 

 

 

 

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3 commenti su “E i sondaggisti? Quello sbarramento li rende inattendibili”

  1. La spiegazione più probabile è che nelle due settimana prima del voto le preferenze si sono spostate dal PD al M5S da un lato per il nervosismo palpitante mal celato sotto una maschera rassicurante degli esponenti democratici durante le loro apparizioni in tv, e dall’altro per lo scandalo del mancato rimborso fatto esplodere di proposito ma ricordando solo all’elettorato l’esempio virtuoso dato dalla maggior parte dei parlamentari grillini, e per le aperture moderate del discorso programmatico e dell’iniziativa inconsueta, istituzionalmente nulla, ma politicamente astuta, di presentazione di una possibile squadra di governo composta non da arrabbiati incapaci ma da professionisti della società civile. Il successo più clamoroso in termini i seggi è tuttavia quello della Lega di Salvini che oltre il successo nel proporzionale ha approfittato più degli altri nella coalizione della leva dell’uninominale congiunto.

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  2. Il divieto di pubblicare sondaggi nelle due settimane che precedono le elezioni non postula l’incapacità di giudicare degli elettori ma tiene conto del fatto che l’opinione di chiunque è influenzabile, che i sondaggi non misurano in modo neutro la realtà ma riflettono i parametri di coloro i quali misurano, degli uomini interessati e pagati. Meglio lasciar votare sotto il velo di una certa ignoranza, in base ai programmi e messaggi dei candidati. Se gli elettori di + Europa avessero saputo che il loro voto sarebbe stato contato puramente e semplicemente per il Partito di Renz, avrebbero sicuramente votato diversamente e il M5S arrivava probabilmente al 35%.

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