La riforma dei vitalizi in corso

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di Gianluca Di Filio

Il presidente della Camera Roberto Fico ha sottoposto all’ufficio di presidenza della Camera nella seduta del 27 giugno una proposta di delibera volta a riformare i così detti assegni vitalizi. Quelle erogazioni che percepiscono i deputati cessati dal mandato prima del 31 dicembre 2011.

Se sarà approvata si tratterà della quinta riforma organica in materia di regolamento sulla previdenza dei deputati, dopo quelle del 1968, 1994, 2007 e 2012.

Come noto il 30 gennaio 2012 l’ufficio di presidenza della Camera approvò un epocale riforma per la previdenza dei deputati, stabilendo, a far data dal 1 gennaio 2012, il passaggio al sistema di calcolo contributivo. Un sistema sostanzialmente identico a quello applicato a tutti i lavoratori e che avrebbe riguardato tutti i deputati che ancora non percepivano il vitalizio.

La nuova proposta di riforma interviene esclusivamente sulla platea di soggetti, Deputati o loro congiunti aventi diritto alla reversibilità, non toccata dalla riforma del 2012, ad oggi 1405 persone. Si prevede di ricalcolare i vitalizi in essere applicando il sistema contributivo. La rideterminazione dei vitalizi in essere è effettuata moltiplicando il montante contributivo individuale di ciascun percettore per il coefficiente di trasformazione relativo all’età anagrafica del deputato alla data della decorrenza dell’assegno vitalizio.

Si prevedono inoltre delle clausole di salvaguardia stabilendo che a seguito del ricalcolo l’importo dell’assegno vitalizio non potrà essere superiore al trattamento previsto per ciascun deputato dal regolamento in vigore alla data di inizio del mandato parlamentare, né potrà essere comunque inferiore ai 1.470 euro mensili.

I risparmi attesi, sulla base delle simulazioni svolte dagli uffici si attestano intorno ai 40 milioni annui (nell’ultimo bilancio della Camera approvato, quello previsionale per il 2017, la spesa totale per i deputati cessati dal mandato – cap. 300 – ammonta a 133.300.000 euro).

Va precisato che la delibera non è ancora stata approvata dall’ufficio di presidenza e che il suo contenuto potrebbe essere soggetto a modificazioni, poiché fino al 5 luglio prossimo potranno essere presentate proposte di modifica. Il voto definitivo dovrebbe avvenire in una seduta da convocarsi nella settimana tra il 9 e il 13 di luglio.

L’effetto retroattivo che la proposta di riforma produce è destinato a rinfocolare il dibattitto, ed in alcuni casi la polemica, se il vitalizio parlamentare sia equiparabile ad un trattamento pensionistico e la sua rimodulazione vada ledere diritti quesiti con profili di incostituzionalità ovvero se l’autodichia di cui gode la Camera consenta all’ufficio di presidenza di rimodulare in riduzione un trattamento il cui importo è stato stabilito in forza di autonome deliberazioni dello stesso organo. Sul punto saranno le sorti degli eventuali ricorsi (tra l’altro già ampiamente annunciati) a stabilire torti e ragioni.

Quello che emerge da questa iniziativa è una conferma di quanto già affermato in un precedente articolo su questo giornale, cioè la tendenza ad una sempre maggiore politicizzazione dell’ufficio di presidenza.

La riforma dei vitalizi è un atto politico. Sia perché è non da oggi uno degli obiettivi politici del Movimento 5 Stelle, sia perché costituisce, a torto o a ragione, una tra le principali istanze dell’opinione pubblica in tema di tagli ai costi della politica.

E’ un obiettivo politico anche quando si parla di riduzione dei costi a carico del bilancio Camera. Nella proposta di delibera, infatti, non è prevista alcuna disposizione (come invece avvenuto per alcuni interventi adottati nelle legislature passate) che preveda una restituzione al bilancio dello stato dei risparmi attesi, né un riferimento nei considerato ad un eventuale riduzione della dotazione annua che la Camera richiede allo stato per il suo funzionamento, che è pari a circa 943 milioni di euro annui.

Non si può, infine non sottolineare come, almeno al momento, l’iniziativa assunta dalla Camera abbia prodotto una forte frattura non solo politica, ma anche istituzionale, con il Senato che con un documento del questore anziano Antonio De Poli ha espresso nei mesi passati valutazioni difformi e critiche sull’efficacia di un intervento retroattivo sui vitalizi in essere.

Un aspetto questo che non può essere sottovalutato se si considera che dal 2006 (XV legislatura) i principali interventi di riforma, finalizzati ad una riduzione dei costi di funzionamento dell’istituzione parlamentare, sono sempre stati attuati di concerto tra Camera e Senato, compresa la riforma del 2012 che ha trasformato i vitalizi i vere e proprie pensioni calcolate con il metodo contributivo.

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