L’esame del bilancio Camera: dalla routine amministrativa allo scontro politico

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di Gianluca De Filio

Tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto la Camera dei deputati sarà chiamata ad approvare il proprio bilancio interno. Il bilancio previsionale e quello consuntivo sono predisposti dai questori, approvati dall’Ufficio di presidenza e sottoposti all’esame dell’aula. I documenti non sono emendabili, ma ai deputati è consentito presentare ordini del giorno, che consistono in una sorta di inviti ad apportare modifiche per il futuro, che spetterà al collegio dei questori e all’ufficio di presidenza decidere se e in quali modalità attuare.

In vista dell’esame del bilancio preventivo per il 2018, può essere interessante analizzare come nel corso delle ultime tre legislature (dal 2006 al 2017) sia profondamente mutata la natura e lo svolgimento dell’esame del bilancio interno.

Per molti anni l’esame del bilancio di Montecitorio ha rappresentato poco più che un atto di routine che veniva assolto velocemente e soprattutto con consenso unanime dei gruppi parlamentari, senza tener conto delle maggioranze e degli schieramenti politici. Un documento sul quale in aula solitamente intervenivano i deputati membri dell’ufficio di presidenza e qualche singolo amatore della materia.

In tal senso rende bene l’idea l’episodio che nella seduta del 18 settembre 2007, nel corso dell’esame del bilancio consuntivo per il 2006 e di quello preventivo per il 2007, vide l’allora deputato Emerenzio Barbieri stigmatizzare in aula l’intervento della sua collega On. Silvana Mura che nel motivare il voto favorevole del suo gruppo fece riferimento all’appartenenza di questo alla maggioranza parlamentare.

Nel corso degli anni molto è cambiato e l’esame del bilancio interno della Camera è diventato un momento di aspra battaglia politica, incentrata ovviamente sul tema dei costi della politica, tra le forze di maggioranza e alcune di quelle all’opposizione.

I dati che, ad avviso di chi scrive, suffragano questa tesi, sono individuati nel numero di ordini del giorno presentati, nelle ore totali dedicate al dibattito sul bilancio e sulla composizione della votazione finale. Partendo dagli ordini del giorno presentati questi denotano un trend di impressionante crescita dal 2008 al 2017. Nel 2008 furono depositati infatti 21 odg, 23 nel 2009, 48 nel 2010, 55 nel 2011, 59 nel 2012, 91 nel 2013, 133 nel 2014, 138 nel 2015 (record ad oggi insuperato), 105 nel 2016 ed infine 94 nel 2017.

L’aumento smisurato degli ordini del giorno ha comportato inevitabilmente l’estensione della durata dell’esame del bilancio, passando da un esame che nel suo complesso (discussione generale, esame odg e dichiarazioni di voto finali) si esauriva in un paio di ore scarse, suddivise in due sedute come avvenuto nel 2006, nel 2008 e nel 2009, ad interminabili dibattiti che non duravano meno di quattro ore solo per l’esame e la votazione degli odg, come avvenuto ad esempio il 6 novembre 2013 e il 3 agosto 2016.

Vi è infine il dato relativo al voto finale. Una prima eccezione al voto favorevolmente unanime si verifica nel 2007, quando nella seduta del 18 settembre 2007 i gruppi dell’allora centrodestra (Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord) si astengono, ma non arrivano a votare contro. Il bilancio preventivo per il 2007 è dunque approvato con 2 soli voti contrari.

La prassi del voto unanime (riferito ai gruppi parlamentari e non al singolo deputato che vota in libertà) sul bilancio interno riprende immediatamente dall’anno successivo, 2008, e prosegue fino al 2011. Nella seduta del 2 ottobre 2012 per la prima volta si verifica la situazione in cui un gruppo parlamentare nel suo complesso dichiara di votare contro il bilancio preventivo. E’ l’Italia dei Valori a marcare ufficialmente il suo dissenso come gruppo politico e il bilancio per il 2012 viene approvato con 25 voti contrari.

Dividersi politicamente sull’approvazione del bilancio diventa una prassi nella XVII legislatura con il Movimento 5 Stelle che vota contro nel 2013, 2015 e 2016, e che nel 2014 e 2017 abbandona l’aula per protesta, non partecipando nel primo caso alla votazione finale e nel secondo disertando anche l’esame degli odg. Nel 2016 e nel 2017 anche la Lega assume una posizione politicamente critica sul documento di bilancio ma che si traduce in un voto di astensione.

Anche a seguito di tali posizioni politiche (oltre che per le frequenti assenze nelle file della maggioranza) dal 2014 al 2017 il bilancio interno è approvato con un numero di voti inferiore alla maggioranza assoluta dei componenti della Camera (286 nel 2014, 292 nel 2015, 304 nel 2016 e 281 nel 2017), condizione verificatasi una sola volta negli anni dal 2006 al 2013 (nel 2007 con 284 voti a favore e 173 astenuti).

L’esame del prossimo bilancio della Camera (consuntivo 2017 e preventivo 2018) vedrà per la prima volta le forze politiche che negli ultimi anni lo hanno utilizzato come terreno di battaglia politica (M5S e Lega) essere maggioritarie non solo nel numero complessivo di deputati, ma anche all’interno dell’ufficio di presidenza (con M5S che esprime anche il Presidente della Camera). E, viceversa, i gruppi politici che si sono sempre assunti l’onere di approvare i bilanci interni (Pd e Forza Italia) essere all’opposizione. Sarà dunque interessante vedere, oltre che il contenuto del bilancio preventivo, anche se si verificherà uno scambio di ruoli tra gli schieramenti politici o se invece si tornerà ad un esame meno divisivo e polemico su un documento che ha più natura amministrativa che politica.

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