Cassazione e stupro: del commentare senza capire

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di Roberto Bin

Al solito, per una intera giornata tutti si sono precipitati a dire la loro a proposito di una sentenza che non hanno letto.

Si tratta della sent. della terza sez. penale della Cassazione, n. 32462, che riguarda lo stupro di gruppo. Non c’è un commento che non stigmatizzi la decisione, colpevole di aver fatto fare un passo indietro di decenni (Alessia Rotta, PD) “nella cultura del rispetto e nella punizione di un gesto ignobile e gravissimo quale è lo stupro” (Annagrazia Calabria, FI)  Persino il sottosegretario alla giustizia, Jacopo Morrone, sebbene in quanto avvocato dovrebbe saperne un po’ di diritto, si dichiara “basito” e “sconcertato”.

La motivazione della sentenza non è ancora pubblicata: e senza motivazioni è meglio non commentare le decisioni dei giudici – regola di prudenza e di onestà intellettuale da cui in Italia si deroga da tutte le parti. Ma in questo caso sembra abbastanza chiaro quale può essere il ragionamento della Cassazione. Lo coglie bene Patrizia Maciocchi sul Sole-24 ore, avendo letto la sentenza di cui riporta alcuni passi. Vediamo di capire il problema.

E’ confermata la condanna dei due cinquantenni per il reato di violenza sessuale, “abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto” (art. 609 -bis, comma 2, punto 1); sussiste anzi la particolare fattispecie dell’ art. 609-octies (Violenza sessuale di gruppo). Non è invece applicabile l’aggravante prevista dall’art. 609-ter, che ricorre se i fatti sono commessi “con l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa”.

Ecco il problema: la Cassazione distingue tra l’ipotesi in cui al fine di abusare di una persona la si costringa a drogarsi o ubriacarsi, e l’ipotesi in cui si abusi dello stato di ubriacchezza in cui una persona si trova per sua volontà. Che c’è da restare “basiti”? L’on. Prestigiacomo (FI, ex ministro) afferma che “questa sentenza ci porta indietro di anni quando nel 1999 una sentenza negò uno stupro perché la vittima indossava dei Jeans aderenti particolarmente difficili da togliere senza il consenso”. Scusi, che c’entra?

 

Un commento su “Cassazione e stupro: del commentare senza capire

  1. carissimo prof.re Bin, comprendo la sua visione e il suo punto di propsettiva. ma ritengo che sia pari all’agravante, per l’estensione d’interpretazione il fatto che qui sussiste.
    la sentenza ha definito che non vi siano legami (stremmatente) inerenti al 906-bis, ma non ha definito che vi siano condizioni che non la rendono qualificabili. lo stupro, a mio avviso, è qualsiasi violazione della propria persona a livello strettamente privato {a livello sessuale e anche spicologico} a mio cara memoria, pur troppo.
    Comprendo che l’ignoranza della propsettiva provochi lo “scalpore” e “l’idigniazione”, sempre a suo avviso: Ma si deve ritenere che vi sono varie Sentenze di onorevoli corti che non ostante non abbiano mancato della loro oggettività, o della iura scientiam abbiano mancatato di prospettiva e storicità.
    arrivederci.

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