A caccia (e pesca) di voti: guai a chi molesta i cacciatori (e pescatori)

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di Giacomo Menegus

Un paio di settimane fa la Corte costituzionale  ha dichiarato incostituzionale la legge della Regione Veneto con la quale si puniva, con sanzioni amministrative dai 600 ai 3.600 €, chiunque avesse
disturbato intenzionalmente cacciatori e pescatori nell’esercizio delle rispettive attività.La legge viola infatti il riparto di competenze tra Stato e Regione tracciato dall’art. 117 Cost., dal momento che interviene in materia di «ordine pubblico e sicurezza», la cui disciplina compete in via esclusiva alla legislazione statale.

Le sanzioni previste dalla legge veneta – si legge nelle motivazioni – «non possono essere ricondotte alla materia “caccia e pesca”. Non si tratta, infatti, di sanzioni amministrative poste a presidio di prescrizioni relative all’esercizio di tali attività», dal momento che «la condotta presa in considerazione si sostanzia in atti di «ostruzionismo» o «disturbo», rispetto ai quali la caccia e la pesca rilevano solo al fine di delimitare l’ambito delle persone offese e l’elemento psicologico. La finalità perseguita non è quella di assicurare il rispetto di specifici obblighi settoriali posti dal legislatore per regolamentare l’esercizio delle attività venatoria o piscatoria. È, invece, quella di garantire il diritto all’esercizio delle attività in questione al riparo da interferenze esterne e di prevenire la possibilità di reazione della persona offesa».

Ne consegue che «le norme impugnate, quindi, attengono a comportamenti che pregiudicano la «ordinata e civile convivenza nella comunità nazionale» (tra le altre, sentenze n. 108 del 2017, n. 300 del 2011, n. 274 del 2010, n. 129 del 2009), e in quanto tali sono riconducibili alla materia «ordine pubblico e sicurezza» di cui alla lettera h) del secondo comma dell’art. 117 Cost.».

La dichiarazione di incostituzionalità della legge, contrastata dagli ambientalisti e da diverse forze politiche di opposizione (PD e 5S, tra gli altri), non è certo una sorpresa. I profili di illegittimità dell’atto erano talmente evidenti che in molti, persino tra le associazioni di cacciatori e sui siti specializzati, avevano già previsto la bocciatura del testo. Bocciatura che si aggiunge all’altrettanto scontata declaratoria di illegittimità della legge veneta sul nomadismo venatorio (sentenza n. 174 del 2017), cui – salvo imprevisti – seguirà probabilmente l’annullamento della legge regionale veneta n. 45 del 2017 (sempre in tema di mobilità venatoria), impugnata dal Governo Gentiloni (v. qui il ricorso).

Grande sostenitore di questa schiera di leggi destinate al macero è il consigliere regionale Sergio Berlato: eletto in quota Fratelli d’Italia, Berlato è notoriamente fautore delle ragioni dei cacciatori, tanto che la sua esclusione dalle liste di Forza Italia nel 2014 sarebbe riconducibile – secondo lo stesso Berlato – alla “svolta animalista” di Silvio Berlusconi.

È comprensibile che il consigliere-cacciatore di Fratelli d’Italia si faccia promotore di leggi palesemente incostituzionali pur di accattivarsi il sostegno del proprio bacino elettorale: di proposte di legge strampalate, sottoscritte da parlamentari ansiosi di compiacere il proprio elettorato di riferimento, son piene pure le aule di Camera e Senato. Ma, per lo più, queste proposte sono destinate a rimanere tali: o perché non vengono calendarizzate o perché vengono meritatamente cassate nel corso dell’iter parlamentare.

È meno comprensibile che la Regione si faccia carico di tali iniziative e, tramite il Consiglio regionale, ne faccia leggi bell’e pronte per la declaratoria di incostituzionalità della Corte.

Oltre a rappresentare un inutile dispendio di tempo e risorse, e a rendere più incerta e precaria la disciplina della materia, tale atteggiamento della Regione lascia sostanzialmente senza risposte le istanze (condivisibili o meno) dei gruppi d’interesse di cacciatori e pescatori; i quali capiranno, prima o poi, che questi signori sono semplicemente a caccia dei loro voti e si orienteranno di conseguenza alle prossime elezioni.

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