Salvini: «io sono eletto, i giudici no». I giudici hanno studiato, Salvini no

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di Roberto Bin

È noto che Salvini non è riuscito a completare gli studi perché ha dovuto sacrificarli per poterci rappresentare. A vent’anni era già consigliere comunale a Milano, e da quasi subito è stato segretario di qualche struttura della Lega, prima a livello giovanile, poi provinciale, e dopo ancora regionale. È stato deputato europeo dal 2004 al 2006 (scelse come assistenti parlamentari Franco Bossi, fratello di Umberto, e Riccardo Bossi, figlio primogenito: una dozzina di migliaia di euro al mese a testa) e poi torna a fare il consigliere comunale a Milano, diventando vicesegretario nazionale della Lega Lombarda. È eletto in Parlamento nel 2008, ma nel 2009 torna in Parlamento europeo e ci resta sino al 2018, quando è eletto Senatore. Nel 2012 è eletto segretario nazionale della Lega, e a quel punto si dimette da consigliere comunale, carica che ha tenuto per ben 19 anni. Come avrebbe potuto farcela a concludere gli studi?

Quindi dobbiamo cristianamente perdonarlo se, dal suo ufficio di ministro dell’interno, rilascia tweet e dichiarazioni video di rara gravità: gravità per l’insolenza e la palese ignoranza. Contrapporre lui, “organo dello stato” eletto dal popolo, ai magistrati che, non eletti, si permettono di indagarlo è cosa davvero grave. Per almeno due motivi.

Primo. Lui non è un “organo eletto”, nessuno elegge i ministri in Italia: è stato nominato dal Presidente della Repubblica. È un politico – un politico di lungo corso, come abbiamo visto, anche se ora rivendica la sua verginità come se nulla avesse avuto da spartire con la Lega di 8-9 anni fa – che è stato eletto con una percentuale di voti abbastanza ridotta. Ha vinto in 4 dei 5 seggi maggioritari in cui si è presentato ed è stato eletto in Calabria, con poco più di 59.000 voti. Il suo partito ha avuto, sul piano nazionale, poco più del 17,4% dei voti (che, calcolando gli astenuti, rappresenta il 12,7% del corpo elettorale). Quando afferma che gli italiani sono con lui bluffa, dunque, o forse si basa sui sondaggi, che non sono esattamente ciò che legittima il potere in una democrazia parlamentare. Ma, se anche fosse che gli italiani sono con lui, come può contrapporre il suo ruolo politico alle funzioni dei giudici. Esistono giudici elettivi? Forse nei fumetti di Tex Willer, in cui forse si è rifugiato nelle sere di maggior stress: perché ce ne sono in diversi stati degli USA (non però a livello federale), ma in Europa no, in nessun paese ne esistono, perché sarebbe contrario a quello che è il DNA dello Stato liberale e costituzionale di modello europeo (Regno Unito incluso). Forse però lui vuole seguire l’insegnamento di Orbàn e guardare ad un modello di Stato non-liberale in cui i magistrati sono nominati dal governo, come in Polonia. Ma, per favore, non lo dica dallo studio di ministro della Repubblica Italiana, carica che ha assunto giurando di rispettare la Costituzione nelle mani del Presidente della Repubblica!

In secondo luogo, per quanto possa essere ricco di consenso popolare, nessun organo politico è sottratto alla legge e alla Costituzione: e siccome queste sono custodite dai giudici, nessun politico o organo politico è sottratto al giudice. Come ministro è protetto, nessuna indagine può iniziare sugli atti che ha compiuto nell’esercizio della sua funzione (quindi le indagini sulle Lega non c’entrano) se non per iniziativa del “tribunale dei ministri”, che è costituito nel capoluogo competente per territorio (nel suo caso, Palermo) ed è composto da tre magistrati estratti a sorte. Sarà questo organo a prendere in esame le notizie raccolta dal PM di Agrigento e, se lo ritiene, ad iniziare le indagini vere e proprie. Sinora a Salvini è stato comunicato solo un avviso di garanzia, nulla di più. Ora il “tribunale dei ministri” appositamente costituito dovrà svolgere le indagini preliminari e, se non ritiene di dover archiviare la pratica, dovrà investire il Senato, perché i ministri hanno questa protezione – mantenuta proprio per evitare che i magistrati sconfinino dai loro poteri nella politica – costituita dall’autorizzazione del Senato. La quale potrà essere concessa solo se ritenga «che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo» (art. 9.3 della l. cost. 1/1989). La decisione è inappellabile, salvo che il tribunale, ritenendola del tutto insostenibile, non sollevi conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale. Come vede, ministro, l’ordinamento è più saggio di quanto lei immagini e accorda protezioni finanche eccessive al suo ruolo politico.

Mariastella Gelmini invece avrebbe avuto il tempo di studiare. Si è persino laureata in diritto costituzionale, certo non lasciando un ricordo esaltante, non proprio un vanto per chi sarà poco dopo il ministro che, in nome del merito, ha firmato una riforma che ha concorso a distruggere l’Università. Anche l’avv. Gelmini non ha però perso l’occasione di scrivere e affermare delle mostruosità parlando del provvedimento di sequestro dei fondi della Lega: «Trovo ingiusto che un movimento politico paghi un conto così salato a causa di comportamenti personali di ex dirigenti. Una comunità non può rispondere di colpe dei singoli. Non si può sequestrare un partito».

Beh, è una bella accozzaglia di cavolate, diciamolo. In primo luogo, non siamo ancora ad una condanna della Lega a versare l’importo di 49 milioni, ma semplicemente ad un sequestro cautelare per garantire l’esito della eventuale condanna. Può essere che il sequestro venga rimosso in caso di assoluzione o di condanna ridotta, ma è necessario assicurare che i soldi nel frattempo non spariscano, come la Lega pare aver già fatto in passato. Che poi le “comunità” non debbano pagare per i comportamenti dei loro dirigenti (presenti o ex che differenza fa?) non significa nulla: i partiti sono associazioni private non riconosciute, e come tali i dirigenti rispondono di tutti i debiti che hanno fatto con il loro patrimonio, oltre che con il fondo comune. È l’art. 38 del codice civile, caro avvocato: «Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione, i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione».  Diritto, non chiacchiere: e non si dimentichi che in questo caso “i terzi” siamo noi, poiché i soldi della cui gestione la Lega è chiamata a rispondere sono quelli delle nostre tasse. Che poi «un partito non possa essere sequestrato» è una frase priva di senso: i partiti non sono sequestrati, e tanto meno lo sono i loro iscritti/simpatizzanti/elettori, se si bloccano i loro fondi. Non è la prima volta che ciò accade. Capisco che la cosa da certe parti possa sembrare curiosa, ma la politica si può fare anche senza soldi o con i soldi messi a disposizione da associazioni, fondazioni, sostenitori ecc. che supportano l’azione di un partito. Bloccare un fondo non blocca la democrazia: i soldi non sono tutto!

5 commenti su “Salvini: «io sono eletto, i giudici no». I giudici hanno studiato, Salvini no

  1. “Complotto”, “watergate italiano”, “eversione”, “attacco alla democrazia”, “inchiesta con fale prove per colpire il governo”, “pm deviati”. Sembrano parole di Matteo Salvini. Invece no. Sono alcuni dei commenti dei noti giuristi un tanto al chilo del partito democratico renziano, dedicate ai pm e ai carabinieri che avevano coperchiato lo scandalo Consip, cioè i traffici del galoppino di papà Renzi e dell’imprenditore Alfredo Romeo per truccare il più grande appalto d’Europa (2,7 miliardi di Euro) e le fughe di notizie del cosiddetto giglio magico renziano per avvertire i sospettati su indagini e intercettazioni, salvarli dai guai e rovinare l’indagine.
    Come forse avrò già avuto modo di dire, non ho mai votato Lega e Salvini può starmi pure antipatico, ma da un giurista costituzionalista esperto come Lei mi aspetterei analisi a tutto tondo su tutte le cose, anche quelle dell’epoca. Forse me le sono perse o forse non sono state fatte e nemmeno Lei avrà speso parole a commentare quel tipo di frasi profferite da quelle persone del partito democratico. Ma forse vi sono aspetti che è giusto sottolineare e approfondire (quelli riguardanti i sicuri nemici politici) e quelli da sopire e non approfondire e quindi lasciar correre tanto poi la gente dimentica (riguardanti i non nemici politici). E ‘ questo che a mio modesto parere indebolisce la creditibilità sia di studiosi che di opinionisti che di giornalisti. Non usare né lo stesso peso, né la stessa misura. Come dire, il ladro povero è un delinquente, il ladro ricco un cleptomane. Quindi per quanto mi riguarda la credibilità di certi articoli su quella che può essere la carriera politica o comunque lavorativa di una certa persona stanno a zero. Vorrei anche capire che tipo di carriere lavorativa avrà mai fatto il sig. Renzi. Ricordo infine che il tanto blasonato 40% del Pd di cui Renzi per due anni ci ha tanto rotto i cosiddetti zebedei, non era un 40% degli elettori potenziali ma un 40% di poco più del 50% che a casa mia è poco più del 20%. Nulla da dire all’epoca?

    • Un buon giurista dovrebbe avere l’intelligenza di saper selezionare i fatti utili per l’esame che vuole effettuare senza aggiungere inutile “carne al fuoco”. Ebbene, la questione Renzi & co. poco c’entra con la vicenda Lega-49 milioni. Il fatto che il Prof. Bin abbia analizzato la vicenda della Lega “omettendo” (se di omissione si può davvero parlare) la questione Renzi & co., non vuol dire che l’analisi di per sé non sia ineccepibile.
      Tuttavia il trend in questione ormai è, ahimé, diffuso, ossia quel trend secondo il quale, laddove qualche politico dovesse fare qualcosa di sbagliato, l’utilizzo della frase “e allora il PD?” varrebbe come giustificazione del tutto. Per la serie: Logiche-improbabili.

  2. I fatti più gravi contro Salvini sono le assistenze dorate a favore dei familiari di Bossi. Mi domando perché questi abusi sono tirati fuori solo adesso. Una risposta ce l’ho… Le sentenze vanno rispettate e quindi Salvini è ovviamente nel torto. Ma lo siamo anche noi se non mettiamo in dubbio la presunta regola che per una frode da 500.000 la giustizia possa ordinare il sequestro per quasi 100 volte tanto, cioè tutto il finanziamento pubblico ricevuto. Supponiamo che invece di un’associazione privata con un ruolo pubblico si tratti di un’azienda con 1.000 dipendenti che vanta un credito IVA per 49 milioni ma è sospettata di aver evaso mezzo milione. Sarebbe giusto costringerla alla chiusura bloccando tutta la liquidità? Già, in questo paese si fanno le frode non per spiccioli ma per importi congrui, perché poi basta chiudere la prima azienda bruciata, cambiare nome e continuare con un’altra. Così il PM sembra aver suggerito alla Lega. Spero che sia stato frainteso. Intanto coloro comandano sono formalmente (quasi) tutti nullatenenti. Una cosa è certa: la salvezza non può venire dal sistema giudiziario !

  3. Ma che razza di commenti!
    – “Basta con la strage delle balene!”
    – “E i poveri tonni?”
    – “E i cani abbandonati dove li mettiamo?”
    Caro professore, complimenti per il suo articolo. Se mi interessa la faccenda Consip me la andrò a cercare, sperando di non trovare tra i commenti una certa casa a Montecarlo.

  4. Tutte le questioni vanno affrontate. Io sono di questa opinione. Se si vuole parlare degli scandali di una parte politica, è giusto e corretto parlare o aver parlato a suo tempo degli scandali che hanno interessato le altre parti (compresa la casa di Montecarlo tirata in ballo, ci mancherebbe). Sul contenuto poi dell’articolo in termini tecnico giuridici si può essere d’accordo. L’importante per me è non fare utilizzo della correttezza tecnica o giuridica come arma politica contro una sola parte.

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