È ancora consentito a un costituzionalista di esprimere il suo pensiero su fatti ed espressioni della Politica?  

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di Luigi Ventura

L’interrogativo del titolo può essere inteso come retorico, ovvero provocatorio. Non è il caso qui di nessuna delle due ipotesi. È che se si scrive un libro, nessuno può ostacolare l’espressione del pensiero. Se, invece, trattasi di argomenti che non meritano lo sforzo massimo, si deve trovare un sito o una rivista ospitante.

Ma in Italia, non tutti sanno che esiste una forma di censura burocratico ministeriale, per la quale prestigiosi giuristi, con responsabilità di dirigere una rivista o un sito, devono essere molto attenti a non pubblicare pamphlet, come vengono definiti i contributi che non si occupano di temi di stretto diritto.

            Ma il pensiero non può prescindere dai fatti, che, anche quando ci appaiono “nudi”, in realtà sono sempre, in una certa misura, “vestiti” delle nostre visioni del mondo, della società e della politica. Dai fatti, tuttavia, è bene prendere le mosse se si vuole provare a riflettere lucidamente sull’attuale situazione politica e istituzionale, cercando di cogliere quei tratti di “nudità” che traspaiono dai “vestiti” ideologici che il più delle volte adornano la realtà sociale. Anche se non mi riesce di demonizzare le ideologie che davano dignità, e forse nobiltà, alla lotta politica.

            Sul piano politico mi ero quasi convinto che la tragedia che continua a mietere vittime in Italia e soprattutto nel mondo avesse almeno, mi si perdoni il provincialismo, determinato il “religioso” silenzio di chi, dopo aver fondato la sua ascesa al potere sulla frase, divenuta proverbiale, “stai sereno Enrico”, determinando l’uscita dalla politica di una persona seria, di un uomo di governo assolutamente affidabile, quando andava verificata la possibilità di un governo PD-Cinque stelle, per incarico esplorativo del Presidente della Repubblica al Presidente della Camera, aveva scambiato il divano, con pop corn annessi, con l’Aventino, nobilissimo luogo ideale della nostra storia, ma perdente (F. Martini, La Stampa del 10 maggio 2018). Poi, con grande prontezza di riflessi, il politico era stato un fervente sostenitore (con rara coerenza definita, prima dallo stesso soggetto, “fantapolitica”) del governo attualmente in carica (con le stesse forze disdegnate allora), per poi, immediatamente determinare la scissione sua e dei suoi adepti dallo stesso PD, di cui era stato segretario politico, con conseguente assunzione della premiership (alla quale si sono aggiunti transfughi da altre forze, seconda una nota abitudine), sostenendo con vigore: “facciamo un governo con i 5 stelle”. Evviva la coerenza. E mi si creda sulla parola Machiavelli, grande pensatore fiorentino, non c’entra nulla.

Il silenzio e la pubblica inattività mediatica mi avevano rassicurato. Invece no. L’ex leader è in campo come “ostruttore”. E dire che in seguito allo sciagurato referendum costituzionale, in qualsivoglia Repubblica o Regno del mondo (penso a David Cameron in Gran Bretagna), sarebbe dovuto sparire dalla scena politica, alla maniera britannica, per l’appunto, come per altro, aveva affermato il soggetto di cui si discorre: “ribadisco qui solennemente che, nel caso in cui perdessi il referendum costituzionale, considererei conclusa la mia esperienza politica”, salvo poi aver affermato di avere cambiato idea (Da ultimo, F. Roncone, Corriere della Sera del 6 luglio 2020).

Il suddetto leader ha i numeri per far cadere il Governo. Se non provvede, è perché da nuove elezioni raccoglierebbe numeri da prefisso telefonico. L’unico motivo a spingerlo al “gran passo” sarebbe l’ impedire una riforma elettorale in senso pienamente proporzionale, con uno sbarramento al 5%, che lo vedrebbe perdente. È questo il quadro che si profila.

Ma un indizio di un ritorno a cavallo (o su un mulo, si vedrà) è stato a sua volta un rientro, di cui non so chi si sia accorto, dopo una lunga assenza di anni dall’unico telegiornale che riesco a seguire, per autodifesa, di un giornalista al tempo addetto ad illustrare fatti e notizie da Palazzo Chigi, che si riferiva al leader in discorso, con dimostrazione di simpatia, ma con voluttà, con una semplice invenzione lessicale, alla stessa stregua di come si faceva, negli anni settanta, con “Gigirriva”, il monumento del calcio italiano, cui chiedo scusa per il paragone.

Ricordiamo tutti la richiesta polemica, prima della crisi attuale e prima ancora della creazione del Governo in carica: dove sono i costituzionalisti “che erano in servizio permanente sulla deriva autoritaria, dove sono quando il Ministro dell’Interno non riconosce le sentenze della Repubblica italiana?” (M.T. Meli, Corriere della sera, 7 settembre 2018; www.repubblica.it/politica/2018/09/06news/festa_unita_ravenna_renzi-2057701118/). Eccone uno che non teme le chiacchiere, con molte scuse per il ritardo, ma che, non avendo il dovere di scrivere sempre sul nulla, non è un costituzionalista à la carte, altrimenti si sarebbe complici della deriva autoritaria, per l’appunto. Che poi le derive autoritarie siano brutali ovvero “raffinate”, e spesso perdenti, è altra questione che non mi va di approfondire, per carità di Patria.

Questi sono fatti che caratterizzano la politica irresistibile anche al fatto pandemia, perché nel nostro Paese non esiste la responsabilità politica ed è un’utopia l’etica repubblicana.

Poi c’è il diritto delle opposizioni di criticare i provvedimenti del Governo perfettamente legittimo perché risponde alle regole della dialettica democratica, anche se espresse talvolta con qualunquismo o con eloquio (mi si perdoni) non molto “elegante”, alla “vaccinara”, avrei detto se non mi avessero censurato i miei allievi, di cui sento di dovere seguire i consigli. Basti, per evitare ogni equivoco, la dichiarazione secondo cui “Li aspetto in Parlamento, faremo articolo per articolo, riga per riga la lista di tutte le marchette che ci sono in questo provvedimento” (F. Verderami, Corriere della sera del 16 maggio 2020; www.metronews.it); espressione, per altro, già utilizzata (P. Di Caro, Corriere della sera, 29 ottobre 2019)  anche a margine della manifestazione del centrodestra, in occasione dell’anniversario della nascita della Repubblica, il 2 giugno e, tanto per dimostrare coerenza, ripetuta nella manifestazione del centrodestra il 4 luglio 2020, tra “pernacchie” e “chi se ne frega”, seguita dal leader, di cui a momenti, con un “non rompete le palle”, metaforicamente messo in bocca ad una istituzione nei confronti di cittadini che chiedevano la soddisfazione di un loro diritto (Sky tg 24 del 4 luglio 2020).

Ma tale linguaggio evidentemente piace agli italiani, a seguire i risultati dei sondaggi attuali.

Tutto ciò in accoppiata, per restare all’attualità, con il profondo giudizio politico nei confronti di un decreto legge in discussione, definito “ridicolo” (F. Caccia, Corriere della sera del 15 maggio 2020).

E che dire ancora del capitano sovranista dei porti italiani, pluridecorato di felpe? Ci vorrebbe un enciclopedico per narrarne le imprese, ci sarebbe voluto un giornalista, non un costituzionalista, capace di rincorrere le notizie giorno per giorno; poiché non si faceva in tempo ad abbozzare un intervento che già ciò rappresentava il passato (il giorno prima). E tuttavia si possono ricordare la richiesta di “pieni poteri” (S. Messina, La Repubblica del 10 agosto 2019) di fascista memoria, le performance del Papeete (M. Cremonesi, Corriere della sera del 04 agosto 2019, nonché, ivi, l’altra performance sulla “zingaraccia”), quella lunare della molestia al citofono “scusi qui abita uno spacciatore?” ( (M. Cremonesi, Corriere della sera del 20-21-22 gennaio 2020).

Non si può chiedere a studiosi seri di inseguire i fatterelli giornalieri. I costituzionalisti non sono a disposizione. Anzi, in tal senso, ne conosco uno solo (soltanto per nome e cognome).

Il problema è che, tralasciando i Padri costituenti, al riguardo si possono citare Dossetti e Mortati, senza mancare di rispetto a nessun altro, immaginiamo come possibile, solo per esempio e non citando centinaia, forse migliaia di politici, che De Gasperi, Togliatti, Nenni, Moro, Andreotti, De Martino, La Malfa, Saragat, Berlinguer, Fanfani, Zaccagnini, Craxi, Almirante, Anselmi, Malagodi, De Mita, Macaluso, D’Alema, Veltroni, Casini, Bindi, Zingaretti o Conte o , prima, Prodi o Berlusconi (con qualche generosità) avrebbero usato, o userebbero un linguaggio simile che fa precipitare sempre più l’etica della comunicazione, creando un sinergismo di potenziamento con cittadini elettori e non? L’etica è stata neutralizzata dalla politica dei “vaffa”; tuttavia non mi sembra di poter notare linguaggi fuori norma dei cinque stelle.

In verità a questo decadimento del linguaggio ha per primo contribuito il leader che definiva i “terroni” “baluba”, prima di essere fulminato, nonostante il “celodurismo”, sulla strada di Venere. Con ciò insultando un nobile popolo africano.

Ma, per essere chiari, sarebbe come mettere a raffronto l’eloquio di J. F. Kennedy con quello di D. Trump (the Donald). Non ci sarebbe partita.

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