Si scioglierà il gruppo parlamentare Italia Viva – P.S.I. al Senato?

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di Salvatore Curreri

Indipendentemente da quelle che saranno le decisioni del sen. Nencini, il problema della permanenza al Senato del gruppo parlamentare Italia Viva – P.S.I. solleva sin d’ora interessanti questioni interpretative sulla normativa vigente in tema di costituzione, permanenza e scioglimento dei gruppi parlamentari. Questioni, dunque, che meritano di essere comunque affrontate, magari a futura memoria.

Com’è noto agli addetti ai lavori, il 20 dicembre 2017 il Senato ha modificato, tra gli altri, l’articolo 14 del proprio regolamento in tema di composizione dei gruppi parlamentari stabilendo che essi devono essere non solo composti da almeno dieci senatori (requisito numerico) ma anche espressione di forze politiche presentatesi agli elettori (precisamente, secondo il primo periodo del quarto comma, devono “rappresentare un partito o movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di senatori”). Ciò al preciso scopo di evitare il ripetersi di quanto fino ad allora accaduto, e cioè la formazione di gruppi parlamentari per meri accordi post-elettorali tra senatori, uniti da loro contingenti interessi politici. Gruppi parlamentari, quindi, espressione di partiti politici personali, cioè club parlamentari che cambiavano continuamente di denominazione a seguito dell’adesione o defezione di singoli eletti, autonominatisi rappresentanti di forze politiche dai nomi più fantasiosi che mai però si erano presentati dinanzi agli elettori per verificare se la loro consistenza parlamentare trovasse corrispondenza nella volontà degli elettori.

Nonostante tale chiara ratio della disposizione, il 18 settembre 2019 i 14 senatori di Italia Viva (di cui 13 provenienti dal gruppo del Partito democratico ed una da quello di Forza Italia) si sono potuti costituire in gruppo parlamentare autonomo unendosi al Partito socialista guidato dal sen. Nencini (proveniente dal gruppo misto), benché questi fosse stato eletto nel collegio uninominale Toscana – 04 (Arezzo – Siena) per l’intero centro sinistra con il simbolo Italia Europa Insieme, di cui il Partito socialista italiano era solo una delle tre componenti (con la Federazione dei Verdi di Bonelli e Area civica di Santagata).

Il gruppo Italia Viva – PSI si è potuto costituire in forza di una interpretazione estensiva del citato art. 14.4 R.S., in base alla quale perché un gruppo rappresenti un “partito presentatosi alle elezioni”, conseguendovi l’elezione dei suoi candidati, basta che anche uno soltanto di questi ultimi vi aderisca. Interpretazione estensiva in certa misura indotta dal fatto che il gruppo di Italia Viva si era già potuto costituire alla Camera dove, al contrario del Senato, basta l’adesione di almeno 20 deputati, senza alcun ulteriore requisito politico: una delle più significative differenze oggi esistenti tra le due camere. Da qui, quindi, la decisività della comunicazione in tal senso del sen. Nencini ( come conferma il resoconto stenografico della seduta del Senato del 24 settembre 2019), quale unico componente del gruppo Italia Viva – PSI ad essersi candidato ed eletto alle ultime elezioni politiche. Grazie a tale adesione, quindi, Italia Viva ha potuto operare come gruppo autonomo in entrambe le camere, con tutti i vantaggi che ciò comporta in termini di visibilità politica, di risorse finanziarie e strutturali a disposizione nonché, non da ultimo, di poteri procedurali, aumentando peraltro il numero dei suoi componenti sia alla Camera (da 26 agli attuali 29 deputati) che al Senato (da 15 a 18 senatori).

Ma ora – ci si chiede – quale sarà la sorte di tale gruppo al Senato se il sen. Nencini dovesse non solo e non tanto abbandonarlo, quanto piuttosto ritirare il simbolo del Partito socialista grazie a cui, come detto, si è costituito? Poniamo l’interrogativo in questi termini perché non è affatto detto che l’abbandono del gruppo del sen. Nencini comporti di per sé il ritiro del simbolo, giacché alla Camera dei deputati si è consentita la costituzione di gruppi politici (precisamente la componente politica del gruppo misto Cambiamo 10 Volte Meglio su cui abbiamo scritto, senza ovviamente essere degnati di una risposta da parte del Presidente della Camera) grazie all’uso di simboli elettorali autorizzati da soggetti non parlamentari e quindi non appartenenti al gruppo.

Si potrebbe sostenere che il gruppo potrebbe rimanere in vita finché costituito da almeno dieci senatori. Solo infatti se si scende al di sotto di tale soglia è espressamente previsto il loro scioglimento (art. 14.6 R.S.). Ma tale disposizione va interpretata sistematicamente con il precedente quarto comma, secondo cui, come detto, ciascun Gruppo, oltre ad essere composto da almeno dieci Senatori (requisito numerico), deve anche rappresentare un partito presentatosi alle elezioni (requisito politico). Attenzione: composto, non costituito. Il che significa, a mio parere, che tale requisito politico deve essere presente non solo al momento della costituzione di un gruppo ma anche per la sua permanenza. Del resto, a concludere diversamente, nulla vieterebbe che il simbolo di un partito presentatosi alle elezioni possa essere sfruttato più volte per costituire in corso di legislatura più gruppi di almeno 10 senatori, i quali rimarrebbero comunque in vita anche dopo il ritiro del simbolo, in chiarissima ed evidente frode della ratio della riforma che vuole che i gruppi corrispondano a partiti politici presentatisi alle elezioni.

Ma c’è un secondo argomento, più acuto e che personalmente avevo (inutilmente) sollevato in sede di redazione dell’art. 14.4 R.S. e poi segnalato in sede di primo suo commento (v. il mio Osservazioni a prima lettura sulla riforma organica del Regolamento del Senato, in Rassegna Parlamentare, n. 3/2017, p. 642 nota 19): e cioè il fatto che il riferimento alle (ultime?) elezioni politiche del Senato, contenuto nel primo periodo di tale comma, non è ripetuto nel secondo e nel terzo (dedicati rispettivamente alla possibilità di formare uno solo o più gruppi autonomi da parte di più partiti presentatisi uniti o collegati alle elezioni). Il che – segnalavo – avrebbe potuto un domani sollevare dubbi qualora si fosse voluto riferire tali disposizioni ad elezioni diverse del Senato, quali quelle regionali o europee.

Questa è esattamente la tesi che sembrerebbe voler sostenere Italia Viva per evitare lo scioglimento del gruppo al Senato qualora il sen. Nencini decidesse di ritirare il simbolo: l’essersi Italia Viva presentata alle ultime elezioni amministrative e regionali.

Al netto della imprecisa formulazione del citato art. 14.4 R.S., mi sembra comunque che tale sua interpretazione sia difficilmente sostenibile. In mancanza ahimè di fonti ufficiali che possano far luce sul punto (parere della Giunta per il regolamento del Senato, delibera dell’Ufficio di Presidenza, speech del Presidente del Senato nella predetta seduta del 24 settembre 2019), non è chiaro se il gruppo Italia Viva – P.S.I. si sia potuto costituire ai sensi del primo periodo dell’art. 14 R.S. (cioè in rappresentanza di un partito presentatosi alle elezioni con lo stesso contrassegno), in cui si fa espresso riferimento alle elezioni del Senato; oppure – come ritengo – ai sensi del successivo terzo periodo (in corrispondenza cioè di un singolo partito presentatosi alle elezioni unito o collegato ad altri) in cui – come detto – non si fa espresso riferimento alle elezioni del Senato. Ma anche in tale seconda ipotesi, la tesi che volesse far riferimento ad elezioni diverse dal Senato va incontro a due obiezioni di fondo.

In primo luogo, contro di essa depongono i lavori preparatori della disposizione, da cui emerge che l’emendamento 1.11 Orellana ed altri, che voleva estendere il riferimento alle elezioni anche a quelle europee, fu dichiarato inammissibile perché avrebbe subordinato la possibilità di costituire un Gruppo parlamentare in Senato alla presentazione del partito alle elezioni europee. Il che già depone a favore della tesi per cui solo le elezioni del Senato possono essere prese in considerazione ai fini della costituzione dei gruppi parlamentari al suo interno.

In secondo luogo, mi pare evidente che una interpretazione diversa renderebbe estremamente aggirabile la lettera e soprattutto la ratio della disposizione regolamentare in questione perché, tanto per fare un esempio, e nemmeno tanto paradossale, basterebbe che una forza politica si presentasse anche nel più piccolo Comune della penisola per invocare la sua legittimazione elettorale e quindi potersi costituire in gruppo grazie a senatori compiacenti. Il che finirebbe per parificare, e quindi snaturare, il Senato e le sue elezioni a quelle di qualunque comune o regione italiana, svilendo la peculiare rappresentanza politica delle camere nazionali, in tal senso inassimilabili, anche per quanto riguarda la denominazione, alle altre assemblee elettive (v. Corte costituzionale, sentenze nn. 106/2002 e 306/2002).

In conclusione, quindi, tutto lascerebbe propendere per lo scioglimento del gruppo Psi-Italia Viva se Nencini dovesse ritirare l’uso della denominazione e del simbolo. Il condizionale è d’obbligo visto che in simili decisioni il dettato regolamentare può subire torsioni per interessi politici. Se così fosse, saremmo dinanzi al primo, epperò in certa misura prevedibile, caso in cui, grazie al “mercato dei simboli”, il loro uso potrebbe divenire merce di scambio politico ai fini addirittura della stessa permanenza in carica del Governo.

Il che sarebbe l’ennesima, frustrante dimostrazione, per chi ha la (s)ventura di occuparsi di simili temi, della incapacità degli organi istituzionalmente preposti e delle forze politiche di saper rispettare le regole che ci si è dati. Causa non ultima del declino del nostro Parlamento.

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Un commento su “Si scioglierà il gruppo parlamentare Italia Viva – P.S.I. al Senato?

  1. P.S. Italia Viva è presente in Giunta per il regolamento al Senato perché il Partito democratico gli ha gentilmente ceduto uno dei suoi due rappresentanti (v. resoconto sommario della seduta del 23 settembre 2020).
    Se Italia Viva passa all’opposizione, in tale Giunta dall’attuale situazione di parità (6 esponenti della maggioranza contro i 6 dell’opposizione) si passerà, come nella precedente legislatura, ad una situazione in cui la maggioranza è numericamente in minoranza (cinque esponente contro i sette dell’opposizione).
    Questo proprio in vista della eventuale decisione della Giunta per il regolamento sulla permanenza del gruppo IV-PSI

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