Decisioni neutrali che neutrali non sono. L’investitura del nuovo Governo

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di Antonio D’Andrea

È possibile trarre, al momento, una prima considerazione di ordine istituzionale collegata alla formazione del Governo Draghi?

 Non mi riferisco tanto al supposto “cambio di passo” rispetto alla gestione delle emergenze – sanitaria ed economico-sociale – che purtroppo interessano anche il nostro Paese e che hanno rappresentato l’argomento forte per giustificare l’ampia investitura parlamentare del Governo in carica: argomento speso o utilizzato da tutti gli attori coinvolti (Capo dello Stato e forze politiche) nella risoluzione della crisi di governo apertasi con le dimissioni del precedente Esecutivo. È legittimo su queste questioni avere opinioni differenti ma è probabilmente vero che è ancora troppo presto per ragionare con cognizione di causa dell’indirizzo politico effettivamente perseguito dal Governo Draghi. Forse si può solo maliziosamente notare che anche in questo caso, come per qualsiasi Esecutivo che subentri ad un altro, tanto più se si concretizza un mutamento della maggioranza parlamentare di sostegno, è inevitabile passare da una fase di rodaggio, pur se lastricata di buone intenzioni, prima di riuscire ad incidere nell’ordinamento con azioni concrete e soprattutto atti normativi in senso stretto (e tecnico).

Mi preme piuttosto rilevare come l’impatto della scelta operata dal Presidente Mattarella – scongiurare il voto anticipato e richiedere un Governo autorevolmente guidato da una personalità di riconosciuto prestigio, soprattutto nell’influente élite economico-finanziaria europea, da non considerarsi politicamente caratterizzato bensì “aperto” a tutti i gruppi e le componenti operanti in Parlamento – andando a buon fine abbia comunque determinato un notevole sconquasso nel sistema politico nazionale. Sconquasso che ha investito principalmente le forze politiche – M5S e PD – che sostenevano l’Esecutivo giallo-rosso sostituito dal Governo Draghi: le quali certamente avevano faticosamente messo in piedi una soluzione parlamentare (che tentava di trasformarsi in qualcosa di meno estemporaneo e più strategico intorno all’ex Presidente del Consiglio), sperimentata – e non senza rispettive lacerazioni interne – nel corso di questa complicata Legislatura dopo il fallimento di altra maggioranza parlamentare sorta, in ogni caso con difficoltà, a seguito del voto politico nel marzo 2018. Il che significa, a mio parere, che anche quando si persegue, o si dice di perseguire, una “via ecumenica” per dare risposte alle esigenze istituzionali che si concretizzano nell’ordinamento costituzionale in occasione dell’apertura di una crisi di governo – ed è così che credo debba essere letta l’iniziativa “neutrale” e “unitaria” del Presidente Mattarella – non si può affatto escludere di mettere comunque in moto un effetto domino che potrebbe risultare, a ben vedere, in qualche modo divisivo e perciò, alla lunga, incidente più di quanto non si pensi sulla tenuta del sistema politico così come si è configurato sino a quel momento.

In fondo, allora, è più semplice ammettere che, a prescindere dalla pandemia in atto che in verità meriterebbe una “gestione condivisa” nel Paese e dentro il Palazzo senza guardare al Governo che è in carica e che sarebbe tenuto ad operare senza grette preoccupazioni di colore politico, la vera neutralità non esiste quando si tratta di decidere se far nascere o meno un Governo che ha bisogno di un voto di investitura parlamentare.

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Un commento su “Decisioni neutrali che neutrali non sono. L’investitura del nuovo Governo

  1. Nelle condizioni endemiche in cui tutti viviamo con le ripercussioni sanitarie ed economiche, credo sia responsabile dare tempo all’esecutivo. Spero nella rinascita del PD con l’arrivo di Letta e sopratutto dell’abbandono dell’alleanza con i 5S ed eventualmente con l’entrata dei fuoriusciti più fattivi e meno grillini. Poi sicuramente elezioni dopo aver fatto una riforma elettorale che garantisca stabilita’

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