{"id":1283,"date":"2016-11-26T18:24:17","date_gmt":"2016-12-01T18:27:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=1283"},"modified":"2018-01-03T11:37:43","modified_gmt":"2018-01-03T10:37:43","slug":"il-giudice-inglesee-le-motivazioni-della-penanel-caso-jo-cox","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2016\/11\/26\/il-giudice-inglesee-le-motivazioni-della-penanel-caso-jo-cox\/","title":{"rendered":"Il giudice inglese<br>e le motivazioni della pena nel caso Jo Cox"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1286\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2016\/11\/26\/il-giudice-inglesee-le-motivazioni-della-penanel-caso-jo-cox\/th-16\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/th-1.jpg\" data-orig-size=\"300,199\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"th\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/th-1-300x199.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/th-1.jpg\" class=\"alignnone wp-image-1286 size-medium\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/th-1-300x199.jpg\" alt=\"th\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/p>\n<p>Il 23 novembre 2016, il giudice Alan Fraser Wilkie ha condannato al <em>whole life sentence <\/em>l\u2019omicida della parlamentare inglese Jo Cox.<!--more--><\/p>\n<p>di<strong> Davide Galliani<\/strong><\/p>\n<p><strong>1<\/strong>.<\/p>\n<p>In meno di tre pagine, il giudice ha preso atto del verdetto (immotivato) della giuria, ha valutato la (indiscutibile) gravit\u00e0 del reato, ha tenuto conto delle (pur presenti) attenuanti e ha deciso (non senza qualche ansia, sono sue parole) per la pena dell\u2019ergastolo senza possibilit\u00e0 di accedere alla liberazione condizionale.<\/p>\n<p>Non serve aggiungere molto alla penna del giudice: egli instaura un dialogo diretto con il reo, parla a tutti i parlamentari del Regno Unito e indirettamente vuole interloquire con ogni suddito di Sua Maest\u00e0. L\u2019impressione \u00e8 che il giudice abbia calibrato attentamente ogni singola parola dopo aver esperito un vero e proprio colloquio prima di tutto con s\u00e9 stesso. E\u2019 come se si fosse isolato dal mondo, auto imponendosi contegno e sintesi, non lasciando nulla in sospeso. Solo cos\u00ec sarebbe riuscito a far giungere la sua decisione a tutti i possibili destinatari.<\/p>\n<p>E\u2019 impossibile definire a priori quando si \u00e8 alla presenza di una (formalmente) buona decisione. Dipender\u00e0 dai singoli casi che si devono risolvere. Eppure, in queste due pagine e poco pi\u00f9 del giudice vi \u00e8 molto di quello che dovrebbe fare un buon giudice, sempre da un punto di vista formale: andare dritto al punto, evitare inutili divagazioni, spendere certo delle argomentazioni (le imprescindibili motivazioni) ma solo in funzione della decisione. Certo, la cultura di riferimento conta molto: probabilmente, solo con gli occhiali inglesi si possono comprendere talune parole e riflessioni del giudice, che qui nel continente potrebbero suonare come moralistiche e pure educativo-pedagogiche. Ma ogni giudice parla inevitabilmente prima di tutto ai suoi interlocutori, che sono e non potrebbero non essere ben situati territorialmente.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong><\/p>\n<p>Come si diceva, vi \u00e8 poco da commentare. L\u2019importante \u00e8 che queste due pagine del giudice inglese siano lette. Ognuno potr\u00e0 fare le proprie valutazioni, ciascuno con la propria sensibilit\u00e0 di studioso, di giudice, di avvocato.<\/p>\n<p>Riteniamo per\u00f2 utile sottolineare, per meglio inquadrare la pena decisa, solo alcune questioni. Nell\u2019ordinamento inglese, il giudice che decide per l\u2019ergastolo (<em>life imprisonment<\/em>) deve stabilire anche il periodo di tempo trascorso il quale il reo pu\u00f2 demandare la liberazione condizionale. Secondo la gravit\u00e0 dei reati, questo lasso temporale, la tariffa (<em>tariff<\/em>), potr\u00e0 essere pi\u00f9 o meno lungo: la legislazione prevede tutta una serie di reati e di attenuanti e aggravanti valutate le quali il giudice compie la scelta, che rimane comunque discrezionale. In determinati casi, vale a dire rispetto ai reati pi\u00f9 gravi, in presenza di particolari aggravanti, il giudice pu\u00f2 anche decidere di non fissare alcuna tariffa: ecco il <em>whole life sentence<\/em>, poich\u00e9 il reo non potr\u00e0 mai domandare la liberazione condizionale. <em>Never really means never! <\/em>L\u2019unica possibilit\u00e0 che gli rimane \u00e8 la seguente: il Ministro pu\u00f2 decidere la <em>early release <\/em>di ogni detenuto, quindi anche degli ergastolani senza speranza, nel caso in cui la detenzione non sia pi\u00f9 compatibile con lo stato di salute della persona. Si tratta di un potere completamente discrezionale: la legislazione prevede unicamente la possibilit\u00e0 di concedere la <em>early release <\/em>per <em>compassionate grounds<\/em>, elencando alcuni indicatori ai quali il Ministro potrebbe ispirarsi, ad esempio una malattia terminale con certo esito infausto (a tre mesi), l\u2019impossibilit\u00e0 di deambulare, la completa assenza di recidiva (non \u00e8 uno scherzo\u2026\u00e8 la legislazione inglese!).<\/p>\n<p>Sono queste le coordinate giuridiche entro le quali si muove il giudice Wilkie: ancorch\u00e9 ha tenuto conto dell\u2019et\u00e0 del reo (53 anni) e dell\u2019assenza di precedenti, la (particolarissima) gravit\u00e0 del reato e le (indiscutibili) aggravanti (lo <em>status <\/em>di parlamentare della vittima, la sua giovane et\u00e0, la premeditazione del reato e altro) hanno fatto propendere per il <em>whole life sentence<\/em>, quindi il giudice ha ritenuto opportuno non fissare alcuna tariffa. Da un punto di vista giuridico, si tratta di una decisione (nel merito) sicuramente legittima. Non solo \u00e8 quindi ben confezionata, dal punto di vista formale. Da un punto di vista sostanziale, quindi nel merito, il giudice ha deciso secondo quanto era in suo potere fare.<\/p>\n<p>Peraltro, il giudice si lascia scappare quella che forse \u00e8 l\u2019unica osservazione superflua di tutta la decisione, ma indubbiamente comprensibile e senza dubbio (anche questa) legittima: rivolgendosi direttamente al reo, gli dice che potr\u00e0 essere rilasciato solo per \u201c<em>to die at home<\/em>\u201d, se mai un giorno il Ministro decider\u00e0 di utilizzare il potere di clemenza basato su <em>humanitarian grounds<\/em>. In effetti, non vi era alcun motivo per rilevarlo: \u00e8 il sistema che funziona in questo modo, il Ministro non ha un potere simile a quello di un <em>parole board <\/em>o a quello di un giudice che valutano rieducazione e pericolosit\u00e0 e decidono di conseguenza. Il Ministro si pu\u00f2 muovere unicamente nel terreno delle scelte umanitarie o compassionevoli.<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora un giudice, la cui penna \u00e8 sicuramente molto calibrata, sente il bisogno di aggiungere il superfluo, sottolineando che se mai la persona uscir\u00e0 dal carcere sar\u00e0 unicamente per andare a morire a casa invece che dietro le sbarre di una cella? E che, di conseguenza, la decisione circa la sua impossibilit\u00e0 di risocializzazione \u00e8 stata presa una volta per sempre?<\/p>\n<p>Vi sono almeno due possibilit\u00e0 per meglio comprendere il punto, che in entrambi i casi chiamano in gioco il rapporto tra i giudici inglesi e i giudici della Corte europea dei diritti dell\u2019uomo, i quali da <em>Vinter <\/em>del 2013 in avanti hanno giudicato siffatto sistema inglese in violazione dell\u2019articolo 3 della Convenzione poich\u00e9 il detenuto \u00e8 privato del \u201c<em>right to hope<\/em>\u201d, del diritto di sperare. Il <em>whole life sentence <\/em>\u00e8 una pena inumana e degradante, in quanto, comunque si comporti la persona, potr\u00e0 sperare un giorno di uscire dal carcere solo per fattori non direttamente legati al suo ravvedimento o alla sua pericolosit\u00e0, peraltro decisi dal Ministro. Al contrario, sostiene la Corte di Strasburgo, la persona, sin dal momento della sentenza di condanna, deve sapere come comportarsi per eventualmente un giorno sperare di uscire (vivo) dal carcere. A oggi, il margine di apprezzamento (questa comoda dottrina\u2026) non \u00e8 di poco conto: agli Stati spetta decidere il tempo dopo il quale la valutazione deve avvenire e soprattutto l\u2019organo deputato ad assicurarla. Quello che per\u00f2 gli Stati non possono mancare di prevedere sono dei criteri obiettivi che il detenuto pu\u00f2 decidere di seguire per poi chiederne il vaglio. E, certamente, per i giudici di Strasburgo, il sistema inglese non \u00e8 in linea con questi parametri: concedere ipoteticamente al detenuto la possibilit\u00e0 di \u201c<em>to die at home<\/em>\u201d \u00e8 cosa ben differente di valutarne risocializzazione e pericolosit\u00e0. Potr\u00e0 anche stare in carcere fino alla fine dei propri giorni, ma il punto \u00e8 che vi deve essere qualcuno (in ipotesi, ammette la Corte, anche un Ministro) che, prima o poi (la Corte \u201csuggerisce\u201d 25 anni come previsto dallo Statuto della Corte penale internazionale e ha di recente escluso che possano essere 40 anni), valuti il corso della detenzione. Altrimenti, la pena \u00e8 inumana e degradante, senza alcun senso, in palese violazione della dignit\u00e0 umana garantita dall\u2019articolo 3 della Convenzione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora il giudice inglese si lascia scappare quell\u2019osservazione superflua? Una prima risposta: il giudice non conosce la giurisprudenza di Strasburgo, quindi in realt\u00e0 quello che dice \u00e8 unicamente per affermare che la sua \u00e8 una decisione davvero definitiva. Nella societ\u00e0 (da libero) quella persona non potr\u00e0 pi\u00f9 tornare. Il suo reato \u00e8 troppo grave. Ha ucciso una \u201cpatriota\u201d inglese (le parole contano molto in queste <em>remarks<\/em> e questa \u00e8 del reo, poi riutilizzata dal giudice). Nessuna possibilit\u00e0 di risocializzazione, per quanto ardua, difficile e ipotetica possa mai essere.<\/p>\n<p>Una seconda possibilit\u00e0: il giudice inglese, al contrario, conosce benissimo la giurisprudenza della Corte di Strasburgo e altro non fa che riaffermare la \u201csuperiorit\u00e0\u201d del sistema inglese rispetto alle decisioni della Corte europea. Da questo punto di vista, in effetti, riteniamo non sia un caso che il giudice Wilkie utilizzi le stesse identiche parole adoperate dalla Grande Camera nel caso <em>Vinter<\/em>: tra il \u00a7 127 della storica decisione della Corte e le parole del giudice inglese vi \u00e8 perfetta eguaglianza. La Corte sostiene che \u201c<em>to die at home<\/em>\u201d non \u00e8 l\u2019esito (ipotetico) che una pena possa avere se vuole essere compatibile con la Convenzione, il giudice inglese ribadisce invece che la persona, se mai il Ministro decidesse di usare il suo potere di clemenza, altro non potrebbe fare che \u201c<em>to die at home<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong><\/p>\n<p>In entrambi i casi, vi \u00e8 poco da stare tranquilli. Nel primo caso, verrebbe da domandarsi in cosa si differenziano, da un punto di vista giuridico, la pena di morte e l\u2019ergastolo senza condizionale. Torniamo ai fondamentali e poniamoci le domande pi\u00f9 complesse! Per chi scrive, non vi sono differenze. Spetta a chi \u00e8 contrario alla prima e favorevole al secondo dimostrane l\u2019esistenza (un problema oggi fondamentale negli Stati Uniti, ma non meno in questa nostra Europa, nella quale da solo il Regno Unito conta pi\u00f9 ergastolani di tutti quanti quelli esistenti nei 47 Stati membri del Consiglio d\u2019Europa). Nel secondo caso, non si tratta solo dell\u2019ennesima sfida che i giudici inglesi lanciano ai giudici di Strasburgo, ma anche della (eventuale) volont\u00e0 di influire indirettamente su alcuni casi oggi pendenti a Strasburgo, in particolare due, entrambi aventi come parte resistente il Regno Unito. Il primo, <em>Hutchinson<\/em>, del quale vi \u00e8 gi\u00e0 stata la Grande Camera (21 ottobre 2015) e si \u00e8 in attesa della decisione. Il secondo, <em>Harkins n. 2<\/em>, la cui Grande Camera si terr\u00e0 l\u201911 gennaio 2017, dopo un discutibile ma indicativo <em>relinquish <\/em>da parte della Sezione.<\/p>\n<p>Sono realmente alternative le due ipotesi che abbiamo avanzato? Probabilmente no: o non conosci la giurisprudenza di Strasburgo oppure la conosci. Al lettore l\u2019ardua sentenza.<\/p>\n<p><em>P.S.<\/em><\/p>\n<p>Durante la scrittura di queste brevissime note, \u00e8 uscita l\u2019attesa decisione della Grande Camera della Corte di Strasburgo nel caso <em>Lhermitte v. Belgio<\/em>. Una nettissima spaccatura. La non violazione \u00e8 stata decisa da dieci giudici contro sette e tra questi secondi il Presidente della Corte (anche in Sezione si registr\u00f2 una rottura: quattro voti contro tre dichiararono la non violazione). In discussione era la compatibilit\u00e0 con l\u2019articolo 6 della Convenzione, quindi con il <em>fair trail<\/em>, ma anche con lo Stato di diritto, dell\u2019istituto della giuria popolare, in particolare dell\u2019assenza di motivazioni dei suoi verdetti. Un caso di fondamentale importanza, almeno per chi crede che, nel bene e nel male, ci\u00f2 che continua a distinguere un giudice da un legislatore sono le procedure, in particolare le immancabili motivazioni. Come si usa dire, chi ha orecchie per intendere\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 23 novembre 2016, il giudice Alan Fraser Wilkie ha condannato al whole life sentence l\u2019omicida della parlamentare inglese Jo Cox.<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2016\/11\/26\/il-giudice-inglesee-le-motivazioni-della-penanel-caso-jo-cox\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2016%2F11%2F26%2Fil-giudice-inglesee-le-motivazioni-della-penanel-caso-jo-cox%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" 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