{"id":1812,"date":"2017-01-14T16:21:39","date_gmt":"2017-01-14T15:21:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=1812"},"modified":"2018-01-03T11:05:13","modified_gmt":"2018-01-03T10:05:13","slug":"la-fiction-stato-civile-e-il-pluralismo-del-servizio-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/01\/14\/la-fiction-stato-civile-e-il-pluralismo-del-servizio-pubblico\/","title":{"rendered":"La fiction Rai &#8220;Stato civile&#8221; <br> e il pluralismo del servizio pubblico"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1813\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/01\/14\/la-fiction-stato-civile-e-il-pluralismo-del-servizio-pubblico\/image-79\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/image-6.jpeg\" data-orig-size=\"1707,916\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/image-6-300x161.jpeg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/image-6-1024x549.jpeg\" class=\"alignright wp-image-1813 size-medium\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/image-6-300x161.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"161\" srcset=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/image-6-300x161.jpeg 300w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/image-6-768x412.jpeg 768w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/image-6-1024x549.jpeg 1024w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/image-6.jpeg 1707w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>di <b>Lucilla Conte<\/b><\/p>\n<p>La riprogrammazione della docu-fiction <i>\u201cStato civile-L&#8217;amore \u00e8 uguale per tutti\u201d<\/i> nella fascia oraria prime time (che in Italia si colloca indicativamente tra le 20 e le 21) e in occasione delle festivit\u00e0 natalizie \u00e8 stata accolta con numerose critiche.<!--more--><br \/>\nTrasmesse prima della fiction di ambientazione partenopea <i>&#8220;Un posto al sole&#8221;<\/i> che da pi\u00f9 di venti anni gode di un successo di pubblico quantificabile in oltre due milioni di telespettatori, le sei puntate prodotte dalla Panama Film hanno reso visibile, nella fascia oraria di massima diffusione e trasversalit\u00e0 dell\u2019utenza, le storie di coppie same sex che grazie alla legge del 20 maggio 2016, n. 76 (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze) hanno potuto unirsi civilmente.<\/p>\n<p>Lo stile della narrazione appariva sobrio e in linea con quello di altre trasmissioni andate in onda sulla stessa rete e nel medesimo orario, come<i> &#8220;Sconosciuti-La nostra personale ricerca della felicit\u00e0&#8221;<\/i>: viene raccontata una quotidianit\u00e0 (spesso gi\u00e0) familiare che oscilla tra le gioie e i dolori dell\u2019umana esistenza. Per tutti un happy end: il riconoscimento giuridico della propria unione.<br \/>\nTutte le sei puntate, inoltre, iniziavano con una breve infografica che presentava i contenuti della nuova disciplina delle unioni civili: pochi cenni, sufficienti per rendere conoscibile al grande pubblico l\u2019esistenza di questa innovazione normativa.<\/p>\n<p>Nonostante le caratteristiche sopra indicate, la polemica \u00e8 infiammata non tanto per i contenuti della docu-fiction in s\u00e9, ma per l\u2019orario in cui \u00e8 stata riprogrammata. Se poteva andare bene la \u201criserva indiana\u201d della seconda serata (la prima puntata \u00e8 stata trasmessa gioved\u00ec 3 novembre 2016 alle ore 23.15), risultava per alcuni inaccettabile la fascia dell\u2019access prime time, con intere famiglie radunate attorno alla tavola (e davanti alla televisione) nelle giornate del 26, 27, 28, 29 e 30 dicembre alle ore 20.06<\/p>\n<p>Mentre la Senatrice Monica Cirinn\u00e0 applaudiva sulla sua pagina Facebook al coraggio della direttrice di rete Daria Bignardi, Mario Adinolfi parlava di \u201cvergogna di stato\u201d, \u201cindottrinamento forzato che non ha precedenti nella storia della tv italiana\u201d. Secondo il \u201cpopolo della Famiglia\u201d non si sarebbe dovuto \u201cfare indottrinamento gender a spese delle famiglie italiane nei giorni delle festivit\u00e0 natalizie\u201d, mentre l\u2019Osservatorio gender non esitava a parlare in proposito di vero e proprio \u201cgender diktat\u201d.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 sottile risultava la critica ricevuta da Massimiliano Padula, presidente dell\u2019 Aiart (Associazione italiana telespettatori onlus) in una lettera del 20 dicembre 2016 su <i>Avvenire.it,<\/i>\u00a0tesa a svolgere una pi\u00f9 complessiva riflessione sul tema del pluralismo radiotelevisivo, racchiusa nella seguente domanda: <i>\u201cPerch\u00e9 la Rai non prova a superare la logica del sensazionalismo per investire su programmi che sappiano raccontare bene anche la famiglia etero, quella &#8216;noiosa&#8217; composta da madri, padri e figli? (\u2026) \u00c8 questa la sfida che poniamo al servizio pubblico: scrivere e realizzare un format che riesca a raccontare la fatica e la gioia della normalit\u00e0, a dare spazio alle contraddizioni e alle imperfezioni che oggi una coppia uomo-donna (sposata in Chiesa o civilmente) vive, nonostante le tante iniquit\u00e0 sociali ed economiche che spesso impediscono di generare figli e progettare il futuro\u201d.<\/i><\/p>\n<p>La richiesta appare sorprendente, per argomenti fattuali e argomenti giuridici di immediata evidenza.<br \/>\nIl racconto della famiglia etero (chiss\u00e0 perch\u00e9 poi definita noiosa?) costituisce ormai un solido e fortunato genere televisivo. Numerosissime fiction, soprattutto del servizio pubblico radiotelevisivo, hanno avuto ad oggetto la famiglia in tutte le sue contraddizioni e imperfezioni. A partire da <i>&#8220;Un medico in famiglia&#8221;<\/i> -trasmesso per la prima volta nel 1998 e giunto alla decima stagione- e dalla soap-opera <i>&#8220;Un posto al sole&#8221;<\/i>, la famiglia (o le famiglie: nucleari, ricomposte, allargate\u2026) \u00e8 stata la vera protagonista della programmazione del servizio pubblico, fino a giungere alle fiction pi\u00f9 recenti come<i> &#8220;Una grande famiglia&#8221;<\/i> prodotta da Rai Fiction e trasmessa in prima serata su Rai 1 a partire dal 15 aprile 2012 e fino alla primavera del 2015 -avente ad oggetto le alterne vicende di di una famiglia di industriali lombardi- e <i>&#8220;Tutto pu\u00f2 succedere&#8221;<\/i> andata in onda dal 27 dicembre 2015 al 13 marzo 2016, su Rai 1 (adattamento italiano della serie televisiva statunitense del 2010 Parenthood, trasmessa sulla NBC).<\/p>\n<p>Appare dunque non corrispondente a realt\u00e0 l\u2019affermazione che l\u2019immagine della famiglia (pi\u00f9 o meno) tradizionale sia sottorappresentata nell\u2019offerta radiotelevisiva del servizio pubblico.<br \/>\nOltre alla dimensione della fiction, risulta inoltre presente anche quella che attraverso lo strumento della docu-fiction che tratta argomenti particolarmente sensibili quali la violenza \u2013 anche endofamiliare &#8211; sulla donne (\u00e8 il caso della trasmissione di Rai 3 <i>&#8220;Amore Criminale&#8221;<\/i>, in onda dal 2007 e trasmessa sia in seconda che in prima serata).<\/p>\n<p>La pluralit\u00e0 dei temi e dei linguaggi appare dunque evidente. L\u2019idea distorta contenuta nella generalit\u00e0 delle critiche alla nuova programmazione di <i>&#8220;Stato civile&#8221;<\/i> \u00e8 quella di un pluralismo che si sviluppi \u201cper differenza\u201d e non \u201cper inclusione e \/o accrescimento\u201d. In altre parole, conviene chiedersi se la programmazione in prime time di quella trasmissione debba essere intesa nel senso di una sottrazione di spazio alla rappresentazione della famiglia tradizionale, oppure nel senso di un arricchimento dell\u2019offerta culturale da parte del servizio radiotelevisivo.<\/p>\n<p>In una lontana sentenza in tema di disciplina della trasmissioni radiotelevisive su scala nazionale (n.826\/1988), la Corte costituzionale ha fornito una definizione di pluralismo radiotelevisivo: <b>\u00abil pluralismo dell&#8217;informazione radiotelevisiva significa, innanzitutto, possibilit\u00e0 di ingresso, nell&#8217;ambito dell&#8217;emittenza pubblica e di quella privata, di quante pi\u00f9 voci consentano i mezzi tecnici\u00bb<\/b> (Considerato in diritto, punto n. 11).<\/p>\n<p>In particolare, a giudizio della Corte, compito specifico del servizio pubblico radiotelevisivo \u00e8 <b>\u00abdar voce &#8211; attraverso un&#8217;informazione completa, obiettiva, imparziale ed equilibrata nelle sue diverse forme di espressione- a tutte, o al maggior numero possibile di opinioni, tendenze, correnti di pensiero politiche, sociali e culturali presenti nella societ\u00e0, onde agevolare la partecipazione dei cittadini allo sviluppo sociale e culturale del Paese\u00bb<\/b> (Considerato in diritto, punto n. 12).<\/p>\n<p>Interessante, ai fini di una definizione del concetto di <b>pluralismo<\/b>, anche un risalente documento di indirizzo alla societ\u00e0 concessionaria del servizio pubblico da parte della Commissione parlamentare per l&#8217;indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (http:\/\/www.camera.it\/_bicamerali\/rai\/attiprov\/i970213.htm), in cui vengono individuate ulteriori declinazioni del pluralismo, in particolare <b>il pluralismo sociale <\/b>(sulla base del quale il servizio pubblico ha il compito di rappresentare la autonomia e la dialettica delle realt\u00e0 sociali del nostro Paese in tutta la loro ricchezza, dando voce anche a chi spesso voce non ne ha);<b> il pluralismo culturale <\/b>(che risulta realizzato nella misura in cui possano emergere le diverse opzioni culturali presenti nel Paese);\u00a0<b>il<\/b> <b>pluralismo di genere e di et\u00e0 <\/b>(per cui risulta necessario che il servizio pubblico radiotelevisivo si faccia promotore del principio delle pari opportunit\u00e0 tra uomini e donne facendosi carico, nello strutturare la programmazione, <i>\u00abdella presenza, tra i radio e telespettatori, dei minori: grande attenzione va riservata alla loro tutela, non soltanto in termini di protezione dalle culture della violenza e della prevaricazione fisica e psicologica, ma anche e soprattutto nel senso della promozione positiva di valori\u00bb<\/i>).<\/p>\n<p>\u00c8 dunque possibile, alla luce di questi indici interpretativi, ricostruire una nozione di pluralismo che pure nel rispetto delle diverse opzioni culturali anche all\u2019occasione antitetiche, favorisca la presenza della pi\u00f9 ampia variet\u00e0 di contenuti, cos\u00ec da rappresentare nel modo pi\u00f9 fedele possibile l\u2019intero spettro della societ\u00e0 italiana, rendendolo accessibile ai telespettatori.<\/p>\n<p>Il concetto di accessibilit\u00e0 deve essere declinato anche nel senso della possibilit\u00e0, per i telespettatori, di selezionare, sulla base delle loro preferenze e\/o anche in relazione alla presenza di telespettatori minori, i contenuti resi disponibili per la visione.<br \/>\nCome gi\u00e0 individuato a suo tempo dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 826\/1988, il pluralismo si manifesta <i>\u00abnella concreta possibilit\u00e0 di scelta, per tutti i cittadini, tra una molteplicit\u00e0 di fonti informative, scelta che non sarebbe effettiva se il pubblico al quale si rivolgono i mezzi di comunicazione audiovisiva non fosse in condizione di disporre, tanto nel quadro del settore pubblico che in quello privato, di programmi che garantiscono l&#8217;espressione di tendenze aventi caratteri eterogenei\u00bb <\/i>(Considerato in diritto, punto n. 11).<\/p>\n<p>Questa facolt\u00e0 di scelta si trova oggi di fronte a un progressivo slittamento del concetto stesso di pluralismo <i>\u00abnon pi\u00f9 inteso come specchio riflettente il posizionamento e il peso elettorale dei partiti e delle collegate ideologie e narrazioni, ma piuttosto come capacit\u00e0 di leggere, analizzare, interpretare la molteplicit\u00e0 delle fonti sociali, culturali, artistiche e politiche di questa nuova stagione, caratterizzata dalla crisi delle ideologie e delle forme partito del novecento e dalle spinte dei movimenti e dei populismi\u00bb<\/i> (E.Scotto-Lavina, Informazione e servizio pubblico. Il terzo tempo di un modello organico e le sue criticit\u00e0, in Problemi dell\u2019informazione, 3, 2016, p. 599).<\/p>\n<p>L\u2019ondata polemica che ha investito la riprogrammazione della docu-fiction <i>&#8220;Stato Civile&#8221;<\/i> ha, inoltre, posto in secondo piano la sua funzione prevalentemente informativa e ricostruttiva di esperienze portate all\u2019attenzione dei telespettatori.<\/p>\n<p>L\u2019 access prime time o preserale fu la fascia oraria in cui and\u00f2 in onda il 15 novembre 1960 la prima puntata della trasmissione<i> &#8220;Non \u00e8 mai troppo tardi&#8221;<\/i>, in cui il maestro Alberto Manzi impartiva l\u2019insegnamento della lingua italiana insieme ad alcuni rudimenti di cultura generale. La scelta della sua collocazione era sintomatica dell\u2019esigenza di raggiungere il pi\u00f9 vasto numero di telespettatori e di permettere anche ai lavoratori un momento di formazione.\u00a0Il ruolo sociale, educativo e culturale di quella trasmissione \u00e8 universalmente riconosciuto ancora oggi e pu\u00f2 fornire uno spunto utile per meglio leggere questa polemica natalizia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Lucilla Conte La riprogrammazione della docu-fiction \u201cStato civile-L&#8217;amore \u00e8 uguale per tutti\u201d nella fascia oraria prime time (che in Italia si colloca indicativamente tra le 20 e le 21) e in occasione delle festivit\u00e0 natalizie \u00e8 stata accolta con numerose critiche.<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/01\/14\/la-fiction-stato-civile-e-il-pluralismo-del-servizio-pubblico\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2017%2F01%2F14%2Fla-fiction-stato-civile-e-il-pluralismo-del-servizio-pubblico%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" style=\"background-color:#0765FE;width:35px;height:35px;display:inline-block;opacity:1;float:left;font-size:32px;box-shadow:none;display:inline-block;font-size:16px;padding:0 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