{"id":2033,"date":"2017-02-13T11:24:47","date_gmt":"2017-02-13T10:24:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=2033"},"modified":"2018-01-03T11:00:43","modified_gmt":"2018-01-03T10:00:43","slug":"se-leuropa-chiama-a-volte-litalia-risponde-ma-a-pagare-e-il-diritto-di-asilo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/02\/13\/se-leuropa-chiama-a-volte-litalia-risponde-ma-a-pagare-e-il-diritto-di-asilo\/","title":{"rendered":"Se l\u2019Europa chiama, a volte l\u2019Italia risponde<br> ma a pagare \u00e8 il diritto di asilo"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong>Donatella Loprieno*<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"2036\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/02\/13\/se-leuropa-chiama-a-volte-litalia-risponde-ma-a-pagare-e-il-diritto-di-asilo\/immigrati\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/immigrati.jpg\" data-orig-size=\"282,179\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"immigrati\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/immigrati.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/immigrati.jpg\" class=\"alignright wp-image-2036 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/immigrati-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/strong><\/p>\n<p>Nella riunione del 10 febbraio 2017, il Consiglio dei Ministri, su proposta del neo Ministro dell\u2019Interno Marco Minniti e del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha approvato un pacchetto contenente Interventi urgenti in materia d\u2019immigrazione e di sicurezza urbana.<br \/>\n<!--more-->Ci\u00f2 che in agosto era una iniziativa legislativa del solo Ministro della Giustizia per l\u2019accelerazione delle procedure amministrative e giurisdizionali in materia di protezione internazionale ha cambiato dunque natura evolvendosi, con poche modifiche, in un decreto legge che include al suo interno ulteriori innovazioni. A scanso di equivoci c\u2019\u00e8 da premettere che i requisiti di straordinaria necessit\u00e0 e urgenza che dovrebbero caratterizzare il ricorso al decreto legge non paiono esistenti poich\u00e9 ci si occupa, una volta di pi\u00f9, di questioni strutturali che vanno avanti da anni.<\/p>\n<p>Ora, dei due decreti legge che compongono questo nuovo pacchetto sicurezza, il primo in particolare (quello contenente \u201c<em>Disposizioni urgenti per l\u2019accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonch\u00e9 misure per il contrasto dell\u2019immigrazione illegale<\/em>\u201d) desta in chi si occupa della materia pi\u00f9 di una perplessit\u00e0. Non si tratta, per\u00f2, di un fulmine a ciel sereno. Chi, infatti, ha seguito l\u2019implementazione della <em>Agenda europea sulla migrazione<\/em> della Commissione europea del 13 maggio 2015 e i rapporti che mensilmente sono stati prodotti in materia di <em>hotspots<\/em>, ricollocazione e reinsediamento temeva che i continui \u201crichiami\u201d all\u2019Italia in essi contenuti avrebbero prima o poi trovato qualcuno disposto a darvi seriamente seguito.<\/p>\n<p>Nell\u2019<em>Agenda<\/em> si leggeva che per fronteggiare la sfida delle epocali migrazioni nessuno Stato membro poteva essere lasciato da solo e che bisognava agire con un approccio nuovo, pi\u00f9 europeo. Quel \u201cpi\u00f9 europeo\u201d avrebbe significato, a fine maggio del 2015, la proposta di attivare il sistema di risposta di emergenza previsto dall\u2019art. 78, par. 3, del TFUE attraverso un meccanismo temporaneo per la redistribuzione delle persone con evidente bisogno di protezione internazionale, sgravando cos\u00ec i paesi maggiormente in prima linea nell\u2019affrontare la pressione migratoria (nella specie Grecia e Italia). In deroga al sistema europeo che, da tempo risalente, vuole che i migranti richiedano protezione internazionale nel primo paese d\u2019approdo e che tenta di inibire ogni cd. <em>movimento secondario<\/em>, il nuovo meccanismo \u201cpi\u00f9 europeo\u201d ha previsto la <em>rilocation <\/em>ossia il trasferimento dei richiedenti protezione internazionale dal primo Stato di approdo agli altri Stati europei (in base ad un particolare algoritmo).<\/p>\n<p>Chi arriva in Europa, si dice, deve sapere che trover\u00e0 protezione ma non spetta a lui decidere dove. In particolare, nella Decisione (Ue) 2015\/1601 del Consiglio del 22 settembre 2015 si \u00e8 raggiunto un accordo sulla ricollocazione di 40000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale da Italia e Grecia. La ritrosia (quando non una vera e propria opposizione di principio) dei partner europei ad accettare un simile meccanismo (ad oggi fallimentare per l\u2019esiguit\u00e0 dei migranti ricollocati) \u00e8 stata cagionata non solo dai rigurgiti nazionalisti e xenofobi qua e l\u00e0 serpeggianti ma anche dal numero non indifferente di migranti che, pur sbarcati sulle nostre coste, hanno preferito allontanarsi dal nostro territorio senza essere identificati per raggiungere altri paesi europei ove evidentemente avanzare la richiesta di asilo. Per ovviare a questa situazione di fatto, avvertita come uno dei principali ostacoli lungo la strada della \u201cordinata\u201d gestione dei flussi di migranti politici, un nuovo approccio (o metodo) ha fatto capolino ergendosi quasi a panacea degli innumerevoli problemi sollevati dalle migrazioni.<\/p>\n<p>Trattasi dell\u2019approccio cd. <em>hotspots, <\/em>una metodologia di lavoro nelle aree di sbarco pi\u00f9 problematiche di Italia e Grecia (i ventri molli della frontiera europea) ove autorit\u00e0 nazionali e personale delle principali agenzie europee, collaborando, procedono ad identificare, registrare e rilevare le impronte digitali di quanti pi\u00f9 migranti possibile. Quasi come un mantra, in ognuno dei rapporti sullo stato di avanzamento dei lavori dell\u2019Agenda si ripete che il metodo <em>hotspot<\/em> per essere efficace richiede un potenziamento delle capacit\u00e0 di accoglienza delle strutture che ospitano i richiedenti asilo in attesa di ricollocazione, adeguate capacit\u00e0 di trattenere i migranti irregolari prima che sia eseguita una decisione di rimpatrio (allungando i tempi del trattenimento e aumentando i posti a disposizione),\u00a0 una rapida selezione dei richiedenti asilo, una pi\u00f9 solida cornice normativa per il metodo <em>hotspot<\/em> e in particolare \u00ab<em>to allow the use of force for fingerprinting and to include<\/em><em> provisions on longer term retention for those migrants that resist fingerprinting<\/em>\u00bb (Communication fron the Commission to the European Parliament and the Council. Progress Report on the Implementation of the hotpots in Italy del 15 dicembre 2015).<\/p>\n<p>Il messaggio degli organi dell\u2019Unione nella sua chiarezza \u00e8 stato, dunque, inequivoco: la legislazione nazionale dovr\u00e0 essere modificata in via prioritaria e dovranno essere predisposte tutte le misure operative per garantire che a tutti i migranti siano rilevate le impronte digitali (ricorrendo, se del caso, anche all\u2019uso proporzionato della forza), che i migranti irregolarmente presenti siano immediatamente rimpatriati e ridotti in detenzione amministrativa fino a quando non sono rimpatriati, che le procedure in materia di protezione internazionale siano rese pi\u00f9 celeri, efficienti, semplificate, scarnificate. Ridotte, in una parola, all\u2019osso.<\/p>\n<p>Ricostruito, pur se assai sommariamente, l\u2019antefatto al decreto legge \u201cMinniti\u201d or ora approvato, ci pare di poter dire che a volte se l\u2019Europa chiama, l\u2019Italia risponde. Fai i compitini, insomma.<\/p>\n<p>Tra le misure adottate, in particolare, si istituiscono presso 14 tribunali (Bari, Cagliari, Catania, Catanzaro, Firenze, Lecce, Milano, Palermo, Roma, Napoli, Torino e Venezia) sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell\u2019Unione europea. Nello specifico, le su richiamate sezioni avranno competenza in materia di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio italiano in favore di cittadini UE; di impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini Ue per motivi di sicurezza; riconoscimento della protezione internazionale; mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitari; diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari; di accertamento dello stato di apolidia. In tali controversie, il tribunale giudica in composizione monocratica, in contraddittorio solo eventuale con la eliminazione, nella maggioranza dei casi, dell\u2019audizione personale del ricorrente.<\/p>\n<p>Vengono introdotte norme per la semplificazione e l\u2019efficienza delle procedure innanzi alle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e di integrazione dei richiedenti, nonch\u00e9 per la semplificazione e l\u2019efficienza dei procedimenti giudiziari di riconoscimento dello status di protezione internazionale e degli altri procedimenti giudiziari connessi ai fenomeni dell\u2019immigrazione. Si costruisce un nuovo modello processuale basato sul rito camerale che restringe i casi ove si richiede l\u2019udienza orale, con ampio uso di videoregistrazione e prolungamento dei tempi di detenzione amministrativa.\u00a0 Si riducono da sei a quattro mesi i termini entro i quali si definisce il procedimento con un decreto non reclamabile ma ricorribile esclusivamente in Cassazione. Semplificazione ed efficienza significano, in realt\u00e0, stravolgimento della procedura per i ricorsi contro i dinieghi di status di protezione in risposta evidentemente ad una giurisprudenza che dopo le decisioni sfavorevoli delle commissioni territoriali ha riconosciuto lo status di protezione internazionale. Si abolisce il grado di appello che, letto insieme alle altre misure previste per l\u2019accelerazione dell\u2019esame delle domande di protezione internazionale (e dei relativi ricorsi), anche per la difficolt\u00e0 di proporre un ricorso in Cassazione, sembra depotenziare (se non svuotare del tutto) l\u2019esercizio effettivo del diritto alla difesa di cui all\u2019art. 24 della Costituzione.<\/p>\n<p>Si introducono, infine, misure per l\u2019accelerazione delle procedure di identificazione e per la definizione della posizione giuridica dei cittadini di paesi terzi non appartenenti all\u2019Ue, per il contrasto all\u2019immigrazione illegale e per il traffico dei migranti. Si coglie l\u2019occasione per dare quella copertura legale ai centri <em>hotspot<\/em> che, infatti, dovranno essere individuati tra quelli destinati alla prima accoglienza. Nei centri saranno effettuate le operazioni di fotosegnalamento, rilevamento delle impronte digitali e registrazione (obbligatorie per gli Stati membri dell\u2019Ue). Chi si rifiuta di rilasciare le impronte digitali sar\u00e0 trasferito in un centro di detenzione amministrativa in quanto il rifiuto viene ad essere configurato come un rischio di fuga che quel trattenimento legittima.<\/p>\n<p>Ritorna, impetuosa e irrisolta, la questione di come garantire effettivit\u00e0 ai provvedimenti di espulsione e del conseguente potenziamento della rete dei centri di identificazione.\u00a0 Ancora una volta si coglie l\u2019occasione di un decreto legge per modificare il <em>nomen iuris <\/em>del luogo in cui si consuma la detenzione amministrativa. Dai <em>Centri di permanenza temporanei e di Assistenza<\/em>, quali erano identificati dall\u2019art. 14 della legge n. 40\/1998 che li ha istituiti, in <em>Centri di identificazione ed espulsione<\/em> in virt\u00f9 dell\u2019art. 9 del d.l. n. 92\/2008, fino agli attuali <em>Centri di permanenza per il rimpatrio<\/em>. Ulteriore novit\u00e0 \u00e8 che tali strutture dovranno essere dislocate sull\u2019intero territoriale nazionale. Per quelli di nuova istituzione dovr\u00e0 essere sentito il Presidente della regione interessata, privilegiandosi siti e aree pi\u00f9 facilmente raggiungibili, nei quali siano presenti strutture pubbliche che possano essere riconvertite allo scopo. La capienza, per\u00f2, dovr\u00e0 essere limitata e idonea a garantire che le condizioni del trattenimento assicurino l\u2019assoluto rispetto della dignit\u00e0 della persona.<\/p>\n<p>Infine, le nuove norme iniettano nell\u2019ordinamento giuridico una stilla davvero preziosa. I prefetti, d\u2019intesa con i Comuni, promuoveranno iniziative volte a favorire l\u2019impiego dei richiedenti protezione internazionale, su base volontaria e gratuita, nello svolgimento di attivit\u00e0 con finalit\u00e0 di carattere sociale in favore delle collettivit\u00e0 locali. Questo al fine di favorire l\u2019integrazione dei richiedenti asilo nel tessuto sociale delle localit\u00e0 in cui sono ospitati. La previsione sembra riecheggiare l\u2019idea secondo cui occorre prevenire i sentimenti di ostilit\u00e0 nei riguardi dei migranti politici da parte degli autoctoni, palesatesi in alcune occasioni, attraverso una sorta di restituzione alla collettivit\u00e0 della graziosa concessione attraverso lavoro gratuito.<\/p>\n<p>Dovremo aspettare l\u2019articolato per meglio comprendere la portata e circoscrivere puntualmente ci\u00f2 che a primo acchito appare, per dirla con le parole di Gianfranco Schiavone (vice presidente dell\u2019Associazione studi giuridici sull\u2019immigrazione), una proposta irricevibile specie nella parte in cui taglia un grado di giudizio in una materia, quella della protezione internazionale, che afferisce ad un diritto soggettivo fondamentale, tutelato dalla Costituzione e da innumerevoli strumenti giuridici sovranazionali e internazionali. Perch\u00e9 quando parliamo di protezione internazionale, \u00e8 bene ricordarcelo, abbiamo a che fare con esseri umani che hanno subito persecuzioni, torture, sevizie, discriminazioni intollerabili.<\/p>\n<p>* <u><i>Ricercatrice di Istituzioni di diritto pubblico, Universit\u00e0 della Calabria<\/i><\/u><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Donatella Loprieno* Nella riunione del 10 febbraio 2017, il Consiglio dei Ministri, su proposta del neo Ministro dell\u2019Interno Marco Minniti e del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha approvato un pacchetto contenente Interventi urgenti in materia d\u2019immigrazione e di sicurezza urbana.<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/02\/13\/se-leuropa-chiama-a-volte-litalia-risponde-ma-a-pagare-e-il-diritto-di-asilo\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' 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