{"id":2102,"date":"2017-02-18T11:47:06","date_gmt":"2017-02-18T10:47:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=2102"},"modified":"2018-01-03T10:53:19","modified_gmt":"2018-01-03T09:53:19","slug":"i-paradossi-della-vicenda-taricco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/02\/18\/i-paradossi-della-vicenda-taricco\/","title":{"rendered":"I paradossi della vicenda Taricco"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"2103\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/02\/18\/i-paradossi-della-vicenda-taricco\/png-3\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/unnamed-file-1.png\" data-orig-size=\"263,192\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\".png\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/unnamed-file-1.png\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/unnamed-file-1.png\" class=\"alignleft wp-image-2103 size-full\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/unnamed-file-1.png\" alt=\"\" width=\"263\" height=\"192\" \/>La sovranit\u00e0 limitata in favore dell\u2019UE e \u2018controlimitata\u2019 in favore della Costituzione<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Andrea Guazzarotti*<\/strong><em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><\/a><\/em><\/p>\n<p>La nostra Corte costituzionale (<a href=\"http:\/\/www.giurcost.org\/decisioni\/2017\/0024o-17.html\">ord. n. 24\/2017<\/a>) ha chiesto alla Corte di giustizia UE di tornare sui suoi passi e spiegare se, nella decisione sul caso <a href=\"http:\/\/curia.europa.eu\/juris\/document\/document.jsf?text=&amp;docid=167061&amp;pageIndex=0&amp;doclang=IT&amp;mode=lst&amp;dir=&amp;occ=first&amp;part=1&amp;cid=597402\"><em>Taricco<\/em><\/a>, essa abbia davvero imposto ai giudici italiani la disapplicazione delle norme penali di favore in materia di frodi sull\u2019IVA per effetto dei vincoli derivanti da una disposizione del Trattato (<a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/02\/13\/se-leuropa-chiama-a-volte-litalia-risponde-ma-a-pagare-e-il-diritto-di-asilo\/325-tfue\/\">art. 325 TFUE<\/a>), o non abbia, piuttosto, inteso lasciare ai giudici nazionali la valutazione circa il grado di \u2018tollerabilit\u00e0 costituzionale\u2019 che l\u2019applicazione diretta di quella disposizione europea comporta.<!--more--><\/p>\n<p>L\u2019art. 325 TFUE, citato, afferma l\u2019obbligo degli Stati membri di punire con sanzioni efficaci le frodi contro gli interessi finanziari dell\u2019UE, in ogni caso, con sanzioni che siano analoghe a quelle previste per combattere le frodi contro gli interessi finanziari esclusivamente nazionali (come noto, una parte dell\u2019IVA \u00e8 incamerata dall\u2019UE). L\u2019articolo in questione \u00e8 stato interpretato dalla Corte di giustizia in modo da trarne una norma autoapplicativa negli ordinamenti nazionali (<em>in primis<\/em>, in quello italiano) che suona, grosso modo, cos\u00ec: qualsiasi disposizione non strettamente sostanziale (previsione degli elementi del reato o della pena), come ad es. la disciplina della prescrizione del reato, <em>deve essere disapplicata dal giudice nazionale qualora finisca per garantire l\u2019impunit\u00e0 in un numero considerevole di casi di frode grave lesivi degli interessi finanziari dell\u2019UE, ovvero qualora risulti meno rigorosa rispetto a quella prevista per omologhi casi di lesione di interessi finanziari dello Stato<\/em> (ad es. un termine di prescrizione pi\u00f9 breve per le frodi comunitarie rispetto a quelle puramente nazionali).<\/p>\n<p>Una simile norma di creazione giurisprudenziale ha il potere di trasformare un vincolo del Trattato (art. 325 cit.) prevalentemente \u2018programmatico\u2019 in uno immediatamente vincolante, cio\u00e8 di trasformare un comando diretto ai legislatori nazionali (adottare sanzioni penali e\/o amministrative sufficientemente dissuasive, assistite da adeguate norme di contorno, quali quelle sulla prescrizione), in un comando diretto ai giudici nazionali (condannare tutti coloro che si sono macchiati di frodi contro l\u2019UE, disapplicando tutte le norme nazionali di garanzia contrarie a tale esito). Tale trasformazione ha il piccolo inconveniente. Essa amplia a dismisura la discrezionalit\u00e0 dei giudici penali (che significa \u201c<em>numero considerevole di frodi gravi<\/em>\u201d?), a discapito del principio costituzionale di stretta legalit\u00e0 penale (art. 25 Cost.), ossia di una versione particolarmente forte della certezza del diritto a garanzia dei diritti dei cittadini. Stante la gravit\u00e0 della sanzione penale, questi ultimi devono essere messi nella condizione di poter prevedere, con maggior grado di certezza che in altri ambiti del diritto, le possibili conseguenze delle proprie condotte.<\/p>\n<p>La Corte costituzionale, rivolgendosi alla Corte di giustizia, chiarisce che non era in alcun modo prevedibile, al momento in cui gli imputati nel caso <em>Taricco<\/em> compirono gli atti truffaldini (frodi c.d. carosello per detrarre indebitamente l\u2019IVA), che il diritto dell\u2019Unione avrebbe comportato la neutralizzazione della disciplina interna sulla prescrizione di quel tipo di reati, rendendo gli autori delle frodi imputabili per un periodo di tempo assai pi\u00f9 lungo di quello previsto <em>ex lege<\/em>. Per questo motivo, la Corte costituzionale ritiene che dar seguito alla \u2018direttiva interpretativa\u2019 coniata dalla Corte di giustizia comporterebbe la violazione di un principio costituzionale \u2018supremo\u2019, insuscettibile di limitazioni ai sensi dell\u2019art. 11 Cost. (un \u2018controlimite\u2019, appunto), un principio che contribuisce a determinare la nostra \u2018identit\u00e0 costituzionale\u2019 e, come tale, non \u00e8 sacrificabile neppure dinanzi agli obiettivi nobili dell\u2019integrazione europea (<em>pace e giustizia tra le nazioni<\/em>, come recita l\u2019art. 11 Cost., cit.).<\/p>\n<p>Prima di capire cosa succeder\u00e0 nel processo dinanzi ai giudici europei attivato dal rinvio pregiudiziale della nostra Corte costituzionale, occorre rilevare che questo caso ha in comune con alcuni precedenti della Corte di giustizia un dato abbastanza evidente: i giudici nazionali cercano di allearsi con il giudice europeo per scardinare un insieme di lacci e laccioli apprestato dal legislatore nazionale per ostacolare il loro perseguimento della giustizia (garantendo l\u2019impunit\u00e0 rispetto a reati difficili da indagare e perseguire).<\/p>\n<p>Il precedente pi\u00f9 noto \u00e8 quello della depenalizzazione del \u2018falso in bilancio\u2019 compiuta dal Governo Berlusconi all\u2019inizio della XIV Legislatura e sfociata nella decisione d\u2019inammissibilit\u00e0 della Corte di giustizia del 2005 (<a href=\"http:\/\/curia.europa.eu\/juris\/liste.jsf?language=it&amp;num=C-387\/02\">sentenze <em>Berlusconi e\u00a0a<\/em>.<\/a>, C\u2011387\/02, C\u2011391\/02 e C\u2011403\/02). Se allora, forse anche per la politicit\u00e0 intrinseca del caso, la Corte di giustizia aveva evitato di aggravare <em>a posteriori<\/em> la situazione processuale dell\u2019(illustre) imputato, oggi essa sembra dare ai giudici italiani carta bianca, poco importa se ci\u00f2 li trasformi in dei soggetti altamente discrezionali, titolari di un potere di adeguamento dell\u2019ordinamento nazionale a quello europeo che sembrerebbe piuttosto spettare agli organi politico-legislativi nazionali. Ma si sa, se questi ultimi non intervengono, qualcuno deve pur farlo, o no? \u00c8 da anni, infatti, che in Italia si dibatte sull\u2019inadeguatezza della disciplina della prescrizione, la quale, sommata al cronico ingolfamento della giustizia, finisce per garantire l\u2019impunit\u00e0 per tutti quei reati di pi\u00f9 difficile indagine.<\/p>\n<p>In simili casi di inadeguatezza dell\u2019ordinamento nazionale rispetto ai vincoli prefigurati dai Trattati europei, invero, un rimedio c\u2019\u00e8 e non \u00e8 quello del rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia fatto dai giudici nazionali per ottenere \u2018licenza di riformare\u2019, ossia il potere concesso dal <em>fiat<\/em> della Corte dell\u2019UE di disapplicare tutto il diritto nazionale contrastante con le norme europee, baypassando sia il Parlamento che la stessa Corte costituzionale. Il rimedio corretto consiste nella procedura d\u2019infrazione contro lo Stato inadempiente che solo la Commissione UE pu\u00f2 attivare, deferendo il Governo nazionale alla stessa Corte di giustizia (artt. 258-260 TFUE).<\/p>\n<p>A differenza del rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia sollevato dai giudici nazionali (art. 267 TFUE), l\u2019esito di tale procedura, qualora fosse di incompatibilit\u00e0 tra diritto nazionale e diritto UE, non condurrebbe automaticamente alla prevalenza del diritto europeo su quello nazionale (ossia, non consegnerebbe ai giudici nazionali la famigerata \u2018licenza di riformare\u2019 evocata sopra), bens\u00ec condurrebbe al solo obbligo dello Stato di porre rimedio alla violazione accertata, pena il rischio di una seconda procedura sfociante in una sanzione pecuniaria. Cos\u00ec, se ad es. viene accertato che lo Stato non rispetta la normativa europea sulle discariche, stante l\u2019eccessivo numero di quest\u2019ultime, lo Stato sar\u00e0 tenuto a pagare una serie di ammende fintanto che la Commissione non accerter\u00e0 che le discariche si sono ridotte entro le soglie consentite, ecc.<\/p>\n<p>Si tratta di una procedura sanzionatoria tipicamente internazionalistica, che lascia allo Stato la libert\u00e0 di scegliere i tempi e i mezzi della riforma interna da compiere, sia pure sotto il pungolo dell\u2019ammenda. Questa procedura ha per\u00f2 un piccolo difetto: la sua \u2018politicit\u00e0\u2019. Essa, infatti, pu\u00f2 essere attivata solo da un organo \u2018politico\u2019, qual \u00e8 la Commissione europea. Nel noto caso <em>Berlusconi<\/em>, cit., la Commissione \u00e8 intervenuta nel giudizio sul ricorso pregiudiziale dei giudici italiani dinanzi alla Corte UE per sostenere la chiara incompatibilit\u00e0 con il diritto UE della depenalizzazione parziale del falso in bilancio (compiuta dal Governo italiano per salvare il suo capo dai processi penali in cui era coinvolto in quanto proprietario di Mediaset); una volta che la Corte UE ha dichiarato l\u2019inammissibilit\u00e0 di quel ricorso pregiudiziale (per motivi formali che lasciavano impregiudicata la questione della legittimit\u00e0 della depenalizzazione), la stessa Commissione si \u00e8 limitata a prenderne atto, senza poi intraprendere alcuna procedura d\u2019infrazione. E dire che, alla luce dei precedenti, essa avrebbe potuto quasi sicuramente ottenere la condanna dell\u2019Italia, se solo l\u2019avesse voluto.<\/p>\n<p>La politicit\u00e0 della procedura d\u2019infrazione \u00e8 spiegabile alla luce del fatto che la Commissione europea non ha solo la funzione di \u2018cane da guardia\u2019 verso gli Stati membri che violino gli obblighi dell\u2019ordinamento UE, ma anche quella di negoziare complessi accordi politici con i singoli governi nazionali (e con il Parlamento europeo) per far partire qualsiasi riforma legislativa (nella maggior parte dei casi, l\u2019iniziativa legislativa per giungere all\u2019approvazione di direttive e regolamenti europei spetta, infatti, alla sola Commissione). Ed \u00e8 cosa assai complicata chiedere la condanna di uno Stato il giorno prima, per poi chiedergli l\u2019accordo su una proposta legislativa il giorno dopo, specie se si tratta di uno Stato rilevante per dimensioni o peso politico.<\/p>\n<p>E qui veniamo al paradosso dei controlimiti nel nostro caso <em>Taricco<\/em>. Che cosa accadrebbe, infatti, se alla richiesta sollevata dalla nostra Corte costituzionale affinch\u00e9 la Corte di giustizia \u2018ci ripensi\u2019, segua un rifiuto, pi\u00f9 o meno garbato, della Corte di giustizia? La nostra Corte dovrebbe, coerentemente, attivare lo scudo spaziale dei \u2018controlimiti\u2019 e dichiarare l\u2019incostituzionalit\u00e0 della norma europea, sia pure utilizzando lo stratagemma formale di colpire parzialmente la legge italiana d\u2019esecuzione dei Trattati europei. Noi resteremmo nell\u2019UE, niente paura, ma ci sottrarremmo al rispetto di uno degli obblighi che, stando all\u2019interpretazione della Corte di giustizia, deriverebbero dai Trattati. E allora? Che cosa rischieremmo?<\/p>\n<p>Non potendo la Corte di giustizia attivarsi d\u2019ufficio per far valere il vincolo delle sue pronunce, l\u2019unico scenario prospettabile sarebbe quello di una procedura d\u2019infrazione attivata dalla Commissione europea contro lo Stato italiano, responsabile per la \u2018ribellione\u2019 dei propri giudici, Corte costituzionale in testa. Il che \u00e8 paradossale, nella misura in cui la stessa Corte costituzionale ha espressamente riconosciuto (nell\u2019ordinanza n. 24\/2017, cit.), che lo Stato italiano ha il dovere di rivedere la sua disciplina della prescrizione, in modo da conformarsi agli obblighi derivanti dall\u2019art. 325 TFUE cit., sull\u2019effettivit\u00e0 delle sanzioni contro le frodi comunitarie. Solo che tale risultato lo si pu\u00f2 ottenere solo attraverso riforme legislative, magari pungolate da una bella procedura d\u2019infrazione, non attraverso manovre surrettizie capaci di scardinare il principio costituzionale di stretta legalit\u00e0 in materia penale.<\/p>\n<p>Un bel cortocircuito! Per farci riformare la disciplina della prescrizione che garantisce l\u2019impunit\u00e0 per le frodi contro gli interessi finanziari dell\u2019UE, il sistema europeo sembra non essere in grado di colpire il sistema politico-legislativo italiano passando per le vie corrette (la procedura d\u2019infrazione) e preferisce affidarsi allo strumento improprio del rinvio pregiudiziale (trasformando i giudici nazionali in guardiani dell\u2019ordine europeo con \u2018licenza di riformare\u2019 e dando loro poteri discrezionali incompatibili con la certezza del diritto e la legalit\u00e0 penale). Questo uso surrettizio dei rimedi processuali dei Trattati, di cui \u00e8 artefice la Corte di giustizia in combutta con i giudici penali nazionali, finirebbe indirettamente per essere portato dinanzi alla stessa Corte di giustizia, qualora la Commissione volesse attivare una procedura d\u2019infrazione per reagire alla \u2018ribellione\u2019 della nostra Corte costituzionale, rea di aver elevato lo scudo dei \u2018controlimiti\u2019. Ce n\u2019\u00e8 abbastanza per credere che la Corte di giustizia, o, in subordine, la Commissione, verranno a pi\u00f9 miti consigli, specie in tempi di euroscetticismo come questi.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">*<\/a><em>Professore associato di Diritto costituzionale, Universit\u00e0 di Ferrara<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sovranit\u00e0 limitata in favore dell\u2019UE e \u2018controlimitata\u2019 in favore della Costituzione di Andrea Guazzarotti* La nostra Corte costituzionale (ord. n. 24\/2017) ha chiesto alla Corte di giustizia UE di tornare sui suoi passi e spiegare se, nella decisione sul caso Taricco, essa abbia davvero imposto ai giudici italiani la disapplicazione delle norme penali di &#8230; <a title=\"I paradossi della vicenda Taricco\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/02\/18\/i-paradossi-della-vicenda-taricco\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/02\/18\/i-paradossi-della-vicenda-taricco\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2017%2F02%2F18%2Fi-paradossi-della-vicenda-taricco%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" style=\"background-color:#0765FE;width:35px;height:35px;display:inline-block;opacity:1;float:left;font-size:32px;box-shadow:none;display:inline-block;font-size:16px;padding:0 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