{"id":2798,"date":"2017-06-04T09:45:54","date_gmt":"2017-06-04T07:45:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=2798"},"modified":"2018-01-03T10:32:20","modified_gmt":"2018-01-03T09:32:20","slug":"ma-dire-italia-paese-di-m-e-reato-o-libera-manifestazione-del-pensiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/06\/04\/ma-dire-italia-paese-di-m-e-reato-o-libera-manifestazione-del-pensiero\/","title":{"rendered":"Insultare l&#8217;Italia \u00e8 reato <br> o libera manifestazione del pensiero?"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"2807\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/06\/04\/ma-dire-italia-paese-di-m-e-reato-o-libera-manifestazione-del-pensiero\/image-98\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/image.jpeg\" data-orig-size=\"1254,1102\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/image-300x264.jpeg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/image-1024x900.jpeg\" class=\"alignleft wp-image-2807 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/image-150x150.jpeg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>di <strong>Valentina Pupo *<\/strong><\/p>\n<p>Un recente caso di cronaca giudiziaria riporta alla ribalta la questione della compatibilit\u00e0 con l\u2019attuale assetto costituzionale di talune fattispecie di vilipendio politico, contro la Repubblica, la nazione italiana e le istituzioni dello Stato, in particolare per il loro asserito contrasto con l\u2019art. 21 della Costituzione, che, com\u2019\u00e8 noto, prevede il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. <!--more-->Si tratta della vicenda di un cittadino tunisino, sotto processo a Milano, con l\u2019accusa di vilipendio alla nazione italiana, per aver affermato, nel 2015, reagendo ad un controllo anti-droga di polizia, che \u201c<em>l\u2019Italia \u00e8 un posto di m\u2026<\/em>\u201d. L\u2019illecito in questione, fattispecie comune contemplata all\u2019art. 291 del codice penale (\u201c<em>Chiunque pubblicamente vilipende la nazione italiana<\/em>\u201d), era in origine sanzionato con la reclusione da 1 a 3 anni, mentre in seguito alla riforma dei reati di opinione, intervenuta con la legge n. 85\/2006, \u00e8 ora punito con la pena pecuniaria della multa da 1000 a 5000 euro.<\/p>\n<p>La norma potrebbe giungere all\u2019attenzione della Corte costituzionale se il giudice della seconda sezione penale del Tribunale di Milano dovesse accogliere l\u2019eccezione di illegittimit\u00e0 costituzionale presentata dall\u2019avvocato dell\u2019imputato, imperniata proprio sul citato contrasto del disposto di cui all\u2019art. 291 del codice penale con la libert\u00e0 di manifestazione del pensiero. Ad avviso del legale dell\u2019uomo, difatti, \u201cnessuno dovrebbe essere sottoposto a processo penale per avere espresso una propria idea, per quanto non condivisibile\u201d, senza contare che \u201cfu proprio l\u2019esaltazione fanatica dell\u2019idea spirituale di nazione e razza a costituire il fulcro dell\u2019ideologia nazi-fascista\u201d. Occorre ricordare, difatti, che tali fattispecie delittuose devono la loro originaria introduzione al Codice penale Rocco del 1930, ispirato, in proposito, dalla finalit\u00e0 di sanzionare quelle condotte ritenute lesive del prestigio delle istituzioni e dei valori etici propugnati dall\u2019ideologia del regime.<\/p>\n<p>In effetti, come ha pi\u00f9 volte sottolineato la dottrina, alcune fattispecie di reato ricomprese nella generale categoria dei delitti contro la personalit\u00e0 dello Stato, alla luce del mutato assetto costituzionale ed istituzionale del Paese, pongono effettivamente degli evidenti problemi di compatibilit\u00e0 con la garanzia della libert\u00e0 sancita dall\u2019art. 21 della Costituzione, implicando limitazioni che, peraltro, risultano difficilmente giustificabili anche alla luce del dovere di fedelt\u00e0 alla Repubblica sancito dall\u2019art. 54 della Costituzione, che richiede piuttosto, e in primo luogo, il rispetto dei diritti fondamentali della persona, come quello di esprimere liberamente il proprio pensiero.<\/p>\n<p>Difatti, mentre nelle condotte di istigazione ed incitamento a compiere reati contro l\u2019ordinamento costituzionale democratico e le sue istituzioni \u00e8 possibile riconoscere una pericolosit\u00e0 sostanziale che, per cos\u00ec dire, le pone al di fuori dell\u2019ambito di una semplice manifestazione del pensiero, facendo ad esse assumere una connotazione tale da mettere \u201cmaterialmente\u201d a repentaglio i beni protetti, e tale da configurarle come strumenti in grado di suscitare azioni violente, disgregatrici o persino eversive dell\u2019ordine costituzionale democratico, nelle condotte di vilipendio \u2013 che pure, specie nelle loro manifestazioni pi\u00f9 grossolane, \u00a0dimostrano sfiducia, disaffezione o disprezzo per le istituzioni democratiche \u2013 risulta assai pi\u00f9 difficoltoso ravvisare un pericolo materiale e concreto per quelle istituzioni e quei valori, a fronte, invece, di una pi\u00f9 evidente compressione della libert\u00e0 di esprimere liberamente il proprio pensiero, racchiusa nelle relative fattispecie incriminatrici (L. Ventura).<\/p>\n<p>Peraltro, anche la Corte costituzionale, in relazione alla questione di legittimit\u00e0 relativa al reato di cui all\u2019art. 266 del codice penale (<em>Istigazione di militari a disobbedire alle leggi<\/em>) ha, in passato, puntualizzato come l\u2019istigazione \u00abnon \u00e8 pura manifestazione di pensiero, ma \u00e8 azione e diretto incitamento all\u2019azione, sicch\u00e9 essa non risulta tutelata dall\u2019art. 21 della Costituzione\u00bb e come, rispetto alla norma in questione, la libert\u00e0 di cui all\u2019art. 21 Cost. possa consentire di propugnare idee a favore della pace universale, della non violenza, dell\u2019ammissibilit\u00e0 dell\u2019obiezione di coscienza, che \u00abnon si concretino mai in una istigazione a disertare [\u2026], a commettere altri reati, a violare in genere i doveri imposti al militare dalle leggi\u00bb (sent. n. 16\/1973).<\/p>\n<p>Le giustificazioni pi\u00f9 spesso addotte, da parte della dottrina penalistica, a favore del mantenimento di tali reati di vilipendio, anche nell\u2019attuale contesto, si imperniano sull\u2019argomentazione per cui non si potrebbe accordare tutela di rango costituzionale persino alle pi\u00f9 futili manifestazioni del pensiero, non idonee a favorire il progresso delle istituzioni, nonch\u00e9 sull\u2019osservazione che il prestigio delle istituzioni, che rappresenta il bene protetto da queste fattispecie, avrebbe un rilievo costituzionale tale da entrare nel bilanciamento con la libert\u00e0 di manifestazione del pensiero. Criticamente (con G. Fiandaca &#8211; E. Musco) pu\u00f2 rilevarsi, tuttavia, come tale libert\u00e0, proprio per la sua valenza politica e pratica, dovrebbe comprendere qualsiasi forma di espressione del pensiero, dalle pi\u00f9 sgraziate, a quelle culturalmente pi\u00f9 ponderate e meditate, non potendosi misurare la meritevolezza della tutela in modo inversamente proporzionale alla grossolanit\u00e0 delle idee manifestate. E peraltro, in frangenti di pesante crisi di credibilit\u00e0 della classe politica e di conseguente dilagante sfiducia nelle istituzioni da essa incarnate, che ingenera malcontento diffuso nell\u2019opinione pubblica e mina quello stesso prestigio che tali norme vorrebbero tutelare, molto pi\u00f9 difficile diventa l\u2019individuazione di quelle manifestazioni di pensiero che esulano dall\u2019ambito di tutela apprestato dalla disposizione costituzionale ed integrano, invece, il contenuto di un reato di vilipendio. Il prestigio non potrebbe, per cos\u00ec dire, essere tutelato a prescindere, anche in presenza di istituzioni mal funzionanti, che poco fanno per meritare quella tutela.<\/p>\n<p>Va detto, peraltro, che la Corte costituzionale gi\u00e0 in passato \u00e8 stata chiamata a pronunciarsi in relazione a talune figure di vilipendio contemplate dal codice penale, sia in sede di giudizio di ammissibilit\u00e0 del referendum \u2013 proposto nel 1981 dai Radicali per l\u2019abrogazione di oltre trenta articoli del codice penale, tra i quali quello in questione, e dichiarato inammissibile per l\u2019eterogeneit\u00e0 del quesito \u2013, sia in sede di giudizio di legittimit\u00e0. In particolare, nella sentenza n. 20\/1974, la Corte ha ritenuto che la previsione dei reati di vilipendio, nelle varie forme che esso pu\u00f2 assumere, non contrastasse con la libert\u00e0 di manifestazione del pensiero, consistendo la comune accezione di vilipendio \u00abnel tenere a vile, nel ricusare qualsiasi valore etico o sociale o politico all\u2019entit\u00e0 contro cui la manifestazione \u00e8 diretta s\u00ec da negarle ogni prestigio, rispetto, fiducia, in modo idoneo a indurre i destinatari della manifestazione [\u2026] al disprezzo delle istituzioni o addirittura ad ingiustificate disobbedienze. Ci\u00f2 con evidente e inaccettabile turbativa dell\u2019ordinamento politico-sociale, quale \u00e8 previsto e disciplinato dalla Costituzione vigente. Il che [\u2026] non esclude che si possa, ma con ben diverse manifestazioni di pensiero, propugnarne i mutamenti che si ritengano necessari\u00bb.<\/p>\n<p>Si tratta, \u00e8 vero, di un\u2019impostazione risalente, e nulla esclude che, se la questione arrivasse oggi alla Corte, essa potrebbe assumere una deliberazione del tutto differente; tuttavia, va rilevato che, in tal caso, segnerebbe una decisa contrapposizione rispetto al diritto vivente. La giurisprudenza della Corte di cassazione, in effetti, anche di recente, e coerentemente con quelli che costituiscono i suoi numerosi precedenti sul tema, in relazione al caso di un cittadino settantenne, condannato per il reato di vilipendio alla nazione italiana per essersi lasciato andare \u2013 di fronte ad una contravvenzione elevatagli dai carabinieri in conseguenza di un\u2019infrazione al codice della strada \u2013 ad espressioni contumeliose, di tenore analogo a quelle espresse dal cittadino tunisino di cui sopra, ha osservato che \u00abil diritto di manifestare il proprio pensiero in qualsiasi modo non pu\u00f2 trascendere in offese grossolane e brutali prive di alcuna correlazione con una critica obiettiva\u00bb e dunque, affinch\u00e9 sia integrata la fattispecie delittuosa di cui all\u2019articolo 291 del codice penale \u00ab<strong>\u00e8 sufficiente una manifestazione generica di vilipendio alla nazione<\/strong>, da intendersi come comunit\u00e0 avente la stessa origine territoriale, storia, lingua e cultura, effettuata pubblicamente\u00bb, senza che siano per questo necessari \u00abatti di ostilit\u00e0, di violenza o manifestazioni di odio: basta l\u2019offesa alla nazione, cio\u00e8 un\u2019espressione di ingiuria o di disprezzo che leda il prestigio o l\u2019onore della collettivit\u00e0 nazionale, a prescindere dai vari sentimenti nutriti dall\u2019autore\u00bb (Cass. pen., sez. I, sent. 4 luglio 2013, n. 28730).<\/p>\n<p>Le imprecazioni pronunciate, in sostanza, integrerebbero il delitto previsto dalla norma sia nel profilo oggettivo, essendo sufficiente, a parere della Suprema Corte, il fatto di aver pronunciato pubblicamente espressioni di tale \u00abgrossolana brutalit\u00e0\u00bb da ledere il prestigio e l\u2019onore della comunit\u00e0 nazionale, sia sotto il profilo soggettivo, essendo sufficiente il dolo generico, vale a dire \u00abla coscienza e volont\u00e0 di proferire, dinanzi ai verbalizzanti e ai numerosi cittadini presenti sulla pubblica via\u00bb, le espressioni di disprezzo incriminate, indipendentemente dai veri sentimenti dell\u2019autore e dal movente specifico dell\u2019atto.<\/p>\n<p>Sennonch\u00e9 tale orientamento, specie in relazione al reato di vilipendio in questione, sembra eccessivamente squilibrato nel senso di porre pesanti limitazioni alla libert\u00e0 di manifestazione del pensiero di ogni individuo, sopratutto quando essa si traduca in mere espressioni di dissenso, per quanto sostanziate in opinioni eccessive, dozzinali, volgari e culturalmente non ponderate, senza che vi sia un bene di pari rilievo costituzionale concretamente messo in pericolo ed al quale assicurare tutela, considerando illegittime quelle espressioni. Pi\u00f9 equilibrato potrebbe risultare, come pure \u00e8 stato proposto (A. Morelli), il fatto di circoscrivere i reati di vilipendio alle sole condotte che manifestino, materialmente e pubblicamente, l\u2019attacco e il disprezzo verso quei \u201csimboli impersonali della Repubblica\u201d \u2013 come, ad esempio, la bandiera \u2013 che, in modo altamente evocativo, richiamano sentimenti di adesione degli individui alle istituzioni ed ai principi repubblicani, essendo peraltro possibile tutelare le persone fisiche che <em>pro tempore<\/em> rivestono determinati organi costituzionali, contro eventuali offese e contumelie ad esse rivolte, tramite il ricorso alle fattispecie di reato dei delitti contro l\u2019onore (anche se, va detto che, di recente, con il d. lgs. n. 7\/2016, alcune di queste figure, come l\u2019ingiuria, sono state abrogate come specifiche figure penali e ricondotte, invece, all\u2019irrogazione di una sanzione punitiva pecuniaria di natura civile, che, tra l\u2019altro, riproduce le specifiche ipotesi aggravate penalistiche, e va ad aggiungersi, per i fatti commessi con dolo, al risarcimento del danno, ma con destinazione pubblicistica, alla Cassa delle ammende, del relativo provento).<\/p>\n<p>In conclusione, la soluzione prospettata parrebbe pi\u00f9 equilibrata, nell\u2019ottica della tutela della fondamentale libert\u00e0 costituzionale di manifestazione del pensiero, quale pilastro portante di una societ\u00e0 autenticamente democratica, contro limitazioni che, in sostanza, appaiono basate su previsioni dai profili alquanto vaghi e indeterminati, tali da poter essere ingiustamente omnicomprensivi, oltre che, per certi versi, anche obsoleti. Ma si vedr\u00e0, nel caso in cui la questione giungesse alla Corte costituzionale, quale sar\u00e0 il verdetto del giudice delle leggi.<\/p>\n<p><em>*Assegnista di ricerca in Diritto costituzionale, Universit\u00e0 \u201cMagna Gr\u00e6cia\u201d di Catanzaro<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Valentina Pupo * Un recente caso di cronaca giudiziaria riporta alla ribalta la questione della compatibilit\u00e0 con l\u2019attuale assetto costituzionale di talune fattispecie di vilipendio politico, contro la Repubblica, la nazione italiana e le istituzioni dello Stato, in particolare per il loro asserito contrasto con l\u2019art. 21 della Costituzione, che, com\u2019\u00e8 noto, prevede il &#8230; <a title=\"Insultare l&#8217;Italia \u00e8 reato &lt;br&gt; o libera manifestazione del pensiero?\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/06\/04\/ma-dire-italia-paese-di-m-e-reato-o-libera-manifestazione-del-pensiero\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/06\/04\/ma-dire-italia-paese-di-m-e-reato-o-libera-manifestazione-del-pensiero\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2017%2F06%2F04%2Fma-dire-italia-paese-di-m-e-reato-o-libera-manifestazione-del-pensiero%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" 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