{"id":2862,"date":"2017-06-09T09:52:28","date_gmt":"2017-06-09T07:52:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=2862"},"modified":"2018-01-03T10:29:28","modified_gmt":"2018-01-03T09:29:28","slug":"effetti-perversi-ed-effetti-imprevisti-del-bricolage-elettorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/06\/09\/effetti-perversi-ed-effetti-imprevisti-del-bricolage-elettorale\/","title":{"rendered":"Effetti perversi ed effetti imprevisti <br> del bricolage elettorale"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"2843\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/06\/06\/legge-elettorale-nuova-collegi-vecchi-e-la-fine-del-maggioritario\/elezioni-voto\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/elezioni-voto.jpg\" data-orig-size=\"2652,2118\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"elezioni-voto\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/elezioni-voto-300x240.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/elezioni-voto-1024x818.jpg\" class=\"alignleft wp-image-2843 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/elezioni-voto-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>di <strong>Antonio Floridia<\/strong><\/p>\n<p>Nel momento in cui scriviamo questa nota (pomeriggio dell\u20198 giugno) non sappiamo ancora se il testo della riforma elettorale in discussione alla Camera riuscir\u00e0 ad essere approvato, o se l&#8217;accordo politico che sembrava sorreggerlo croller\u00e0 rovinosamente\u2026<!--more--><\/p>\n<p>Pur con questa incognita, possiamo chiederci: a quale famiglia di sistemi elettorali pu\u00f2 essere ricondotto il modello in discussione? Certamente, non tra i sistemi \u201cmisti\u201d maggioritario-proporzionale, come era la legge Mattarella: questa, infatti, prevedeva la doppia scheda e si fondava su due arene competitive ben distinte tra loro e su un meccanismo di integrazione e\/o compensazione tra di esse. Il nuovo sistema \u00e8 (sarebbe) invece integralmente proporzionale, fatti salvi gli effetti distorsivi derivanti dalla soglia di accesso al 5%. Ma definire il \u201cgenere\u201d (proporzionale) non basta: occorre anche individuare la \u201cspecie\u201d: e qui possiamo distinguere tra i proporzionali di lista (liste che, a loro volta, possono essere chiuse, aperte, o anche flessibili \u2013 come in alcuni paesi nord-europei) e i proporzionali \u201cpersonalizzati\u201d, come \u00e8 propriamente definibile quello tedesco. Ebbene, il nuovo modello \u00e8 un ibrido, perch\u00e9 definisce gli eletti sia sulla base di collegi uninominali (non maggioritari) sia sulla base di liste circoscrizionali bloccate: l\u2019arena competitiva \u00e8 unica, come unico \u00e8 il voto a disposizione dell\u2019elettore. Il quale si ritrova dinanzi ad un ambito di scelta piuttosto ristretto, o meglio si trova dinanzi ad un dilemma: se apprezza il candidato che un partito presenta in un collegio, pu\u00f2 votarlo solo se vota anche il partito; se intende votare per un partito deve votare in blocco anche tutti i suoi candidati. Piuttosto lambiccata anche la soluzione trovata per definire l\u2019ordine di priorit\u00e0 tra gli eletti: definito il numero dei seggi spettanti ad un partito in una circoscrizione, \u201cscattano\u201d in primo luogo i candidati che sono arrivati \u201cprimi\u201d nei collegi, e poi a seguire i candidati della lista circoscrizionale, e poi i migliori \u201cperdenti\u201d dei collegi.<\/p>\n<p>Ancora tutte da valutare, e piuttosto complesse, sono le implicazioni che questo sistema potrebbe avere sulla logica e le strategie della competizione. Possiamo fare alcune prime, provvisorie, osservazioni a questo proposito. Il sistema, in s\u00e9, non \u00e8 complicato: all\u2019elettore si chiede di apporre solo un segno sulla scheda: il fatto che questo serva a scegliere il candidato di collegio e, nello stesso tempo, \u201ctrascini\u201d il voto alle liste (che \u00e8 quello che determina in definitiva il numero complessivo dei seggi spettanti ad un partito) \u00e8 stato interpretato, e o criticato, da alcuni commenti come un meccanismo che incentiverebbe il cosiddetto \u201cvoto utile\u201d a favore dei partiti maggiori, o almeno di quelli che hanno la possibilit\u00e0 di essere in testa in un dato collegio. Non sappiamo se \u00e8 stato fatto questo \u201ccalcolo\u201d, ma esso ci sembra piuttosto improbabile: la competizione nei collegi non \u00e8 una vera competizione maggioritaria (come sarebbe stata in presenza del doppio voto) e, in realt\u00e0, si pu\u00f2 scommettere, non saranno poi molti gli elettori che si addentreranno in una complicata ponderazione dei possibili effetti del proprio voto: si voter\u00e0 una lista, e via\u2026 Anche perch\u00e9, per i motivi che vedremo subito, i candidati delle liste saranno tutti anche candidati dei collegi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 rilevante forse l\u2019effetto di incentivazione per i candidati di collegio, e anche i possibili \u201cconflitti di interesse\u201d tra i candidati nei collegi e quelli della lista: i primi avranno senza dubbio una forte spinta alla mobilitazione, i secondi \u2013 in linea di principio \u2013 avranno tante pi\u00f9 chances di \u201cpassare\u201d tanto meno numerosi saranno i \u201cprimi\u201d di collegio. Questo possibile \u201cconflitto\u201d sar\u00e0 risolto, ma solo in parte, dalla doppia candidatura (che, per fortuna, la legge limita ad una sola): chi si trova a correre in un collegio potr\u00e0 essere collocato anche nella lista; ma, a complicare le cose, interviene un altro fattore: essendo la lista composta al massimo da sei nomi, non tutti potranno avere la doppia candidatura. Non sappiamo ancora come i partiti \u201cgoverneranno\u201d questo delicato passaggio: ad esempio, in Toscana, vi sono 14 collegi e 38 deputati da eleggere; un partito che raccogliesse all\u2019incirca un terzo dei voti avr\u00e0 diritto a 12-13 seggi. Se questo partito vince in tutti i collegi, non tutti i \u201cprimi\u201d saranno eletti <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>; se vince in 7-8 collegi, scattano i seggi della lista: ma chi mai saranno questi fortunati? Si pu\u00f2 prevedere una difficile battaglia interna\u2026..o una raffinatissima stima, una sorta di ranking tra i collegi (blindati, sicuri, certi, probabili, incerti, disperati\u2026), collocando magari nelle liste solo i candidati \u201cborderline\u201d\u2026Ma certo sar\u00e0 divertente e\u00a0 istruttivo seguire la fase di formazione delle liste e vedremo le strategie che saranno adottate: tanto pi\u00f9 divertente, tanto pi\u00f9 volatile \u00e8 oggi l\u2019elettorato e tanto meno prevedibili sono gli stessi effetti che il nuovo sistema produrr\u00e0 sulle scelte di voto. Come mostra la storia delle riforme elettorali, si scoprir\u00e0 che qualcuno avr\u00e0 fatto male i propri conti.<\/p>\n<p>Quel che \u00e8 certo, \u00e8 che agli elettori \u00e8 sostanzialmente sottratto un vero diritto di scelta: l\u2019elettore pu\u00f2 scegliere solo una lista, per il collegio e per la circoscrizione (ed \u00e8 gi\u00e0 meglio, rispetto all\u2019Italicum, che portava di fatto solo a scegliere \u201cil capo\u201d), ma le conseguenze sugli eletti saranno determinate solo dalle strategie di \u201callocazione\u201d delle candidature che i vari partiti adotteranno. Tutto \u00e8 \u201cbloccato\u201d, come prima. La discussione sui \u201cnominati\u201d \u00e8 molto intrisa di ipocrisie: \u00e8 evidente che ai partiti spetta comunque il compito di presentare le candidature. Nel caso dei veri collegi uninominali maggioritari, l&#8217;elettore \u201csceglie\u201d il proprio rappresentante, in quanto sceglie tra i diversi candidati offerti dai vari partiti. Ma anche nel caso delle preferenze, l&#8217;ambito di scelta dell&#8217;elettore \u00e8 fortemente limitato dalla selezione preventiva che i partiti possono operare nella definizione della lista: come mostra la storia della \u201cprima Repubblica\u201d, vi erano candidati \u201cforti\u201d, candidati \u201cborderline\u201d e candidati \u201cportatori d&#8217;acqua\u201d o \u201criempitivi\u201d. Il diritto di scelta dell&#8217;elettore si misura in altro modo: nella trasparenza degli effetti che il proprio voto produce. Il drammatico problema politico che la democrazia italiana si trova a fronteggiare \u00e8 quella di una gravissima crisi della \u201crappresentativit\u00e0\u201d degli eletti, e quello della ricostruzione di una legittimazione \u201cdal basso\u201d della rappresentanza parlamentare. Tutto lascia presagire che questo modello \u2013 se mai vedr\u00e0 la luce \u2013 non risolver\u00e0 questi problemi.<\/p>\n<p>In ogni caso, la strategia di distribuzione delle candidature, tra collegi e liste circoscrizionali avrebbe bisogno di un periodo di adeguato apprendimento, sia da parte degli attori politici che da parte degli elettori: un fattore essenziale, pi\u00f9 in generale, per un \u201cbuon uso\u201d di un qualsiasi sistema elettorale. Anche per questo appare davvero insensata la corsa alle elezioni anticipate.<\/p>\n<p>Molti si stanno affannando ad attaccare questo possibile modello in quanto \u201cproporzionale\u201d e, perci\u00f2 stesso, foriero di un destino di \u201cingovernabilit\u00e0\u201d: anche su questo, andrebbe fatta un po&#8217; di pulizia concettuale e sgomberare il campo dai tanti, troppi luoghi comuni che accompagnano il discorso pubblico su tali questioni. I sistemi \u201cmaggioritari\u201d che abbiamo avuto finora, hanno davvero garantito questa \u201cgovernabilit\u00e0\u201d? La tanto (giustamente) deprecata \u201cframmentazione\u201d, da dove \u00e8 nata e da dove nasce? Non \u00e8 stata forse alimentata dal potere di coalizione che i sistemi fondati sul \u201cpremio di maggioranza\u201d conferiscono anche alle pi\u00f9 infime forze marginali? O non sarebbe invece davvero limitata, tale frammentazione, da un sistema come quello ora in discussione che pone la soglia al 5% (ed \u00e8 un aspetto sicuramente positivo della proposta odierna)?<\/p>\n<p>In effetti, da questa discussione, emergono i nodi di fondo e irrisolti di un&#8217;idea e di una pratica della \u201cingegneria elettorale\u201d, a cui sono stati affidati compiti e missioni che una legge elettorale, per quanto ben fatta, non potr\u00e0 mai risolvere. E&#8217; davvero possibile \u201cforzare\u201d una dialettica \u201cbipolare\u201d, se le culture politiche radicate nella storia di un paese rifuggono da questo schema? I \u201cfatti\u201d, prima o poi, non si prenderanno una clamorosa rivincita? E ancora: tutti a lamentare la struttura \u201ctripolare\u201d del sistema politico italiano: ma questa struttura non \u00e8 emersa proprio quando \u201cvigeva\u201d la credenza nel \u201cmaggioritario\u201d?<\/p>\n<p>Il dibattito corrente ha, per cos\u00ec dire, introiettato una condizione cronica di destrutturazione del sistema politico: una condizione che viene considerata oramai come un dato irreversibile a cui porre un qualche rimedio solo in chiave di \u201cgovernabilit\u00e0\u201d. Non si riflette sulla possibilit\u00e0 che un diverso sistema elettorale possa <em>aiutare<\/em> a <em>ricostruire <\/em>un sistema di partiti pi\u00f9 solido (come potrebbe essere semplicemente un sistema proporzionale, con soglie alte, e voto di preferenza in circoscrizioni piccole). Al contrario, si spacciano per verit\u00e0 indiscutibili delle inferenze del tutto arbitrarie: come quando si \u201cproiettano\u201d gli ultimi sondaggi sui risultati ipotetici dell\u2019\u201dapplicazione\u201d di un altro modello, e deducendone cos\u00ec, meccanicamente, la conseguente \u201cingovernabilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Se ci fossero partiti con un minimo di visione strategica sul futuro del paese, e non appiattiti sulle (peraltro presunte e molto fallaci) convenienze a breve termine, il criterio-guida che dovrebbe guidare la scelta di un nuovo sistema elettorali potrebbe essere molto semplice: sono \u201cbuoni\u201d (o sufficientemente tali) quei sistemi elettorali che permettono di registrare ed esprimere i <em>reali<\/em> orientamenti politici degli elettori; che, in una fase di crisi e di cambiamento degli orientamenti politici degli elettori, non \u201ccomprimono\u201d illusoriamente questa crisi, ma restituiscono la parola alla politica; sistemi che permettano agli elettori di scegliere una propria rappresentanza politico-territoriale, conferendole legittimit\u00e0 democratica, attraverso una competizione diffusa e decentrata; sistemi, infine, che \u2013 restando, come dovremmo essere, nell\u2019ambito di un regime parlamentare &#8211; affidino al Parlamento la legittima ricerca di possibili mediazioni, qualora dalle urne non esca un esito univoco (l\u2019imbarbarimento anche del linguaggio politico si nota anche da questo: \u201cmediazione\u201d \u00e8 divenuta una parolaccia, sinonimo di \u201cinciucio\u201d).<\/p>\n<p>Sistemi elettorali che rispondono a questi requisiti, ovviamente, ce ne sono tanti e diversi, e ciascuno con le sue caratteristiche: basta guardare alle democrazie europee per poterne trovare vari esempi (e, se si esclude il sistema semi-presidenziale francese, nessuno garantice <em>a priori <\/em>che ci sia un \u201cvincitore\u201d, la \u201csera delle elezioni\u201d). Ma la pre-condizione della loro efficacia e funzionalit\u00e0 sta nella loro coerenza interna: si pu\u00f2 preferire un modello o l\u2019altro, o si pu\u00f2 ritenere l\u2019uno o l\u2019altro pi\u00f9 adatto alle condizioni specifiche del nostro paese, ma non si pu\u00f2 fare una sorta di bricolage, imboccare la via perigliosa di un gioco \u201ccombinatorio\u201d tra logiche diverse.<\/p>\n<p>A dispetto dei <em>laudatores <\/em>di un maggioritario immaginario<em>, <\/em>un vero sistema proporzionale, con una soglia non aggirabile al 5% (e senza i lambiccamenti di quest&#8217;ultima proposta, dovuti essenzialmente all&#8217;obiettivo di un pieno controllo sugli eletti, mascherandolo in modo ipocrita, senza la sfacciataggine del <em>Porcellum<\/em>), potrebbe avere effetti positivi sulla stessa qualit\u00e0 della competizione. Intanto, potrebbe creare le condizioni perch\u00e9 si esprimano, emergano o si ricompongano le reali articolazioni della cultura politica degli italiani: una destra xenofoba e nazionalista, una destra conservatrice, un\u2019area moderata centrista, un partito di centro-sinistra, una sinistra. E poi permetterebbe di ridare centralit\u00e0 all\u2019asse destra-sinistra, eliminando la comoda rendita di posizione di cui oggi gode il M5S (o, in positivo, aiutando questo movimento a superare le attuali ambiguit\u00e0): con i sistemi finora vigenti, il M5S \u00e8 stato in grado di catalizzare su di s\u00e9 tutte le pi\u00f9 svariate ragioni di protesta e di risentimento. In presenza di vincitori \u201cannunciati\u201d, il voto al M5S \u00e8 il voto \u201ccontro\u201d, per eccellenza. Qualcuno si sta interrogando come mai, nonostante tutto, il M5S continui a volare molto alto nelle intenzioni di voto degli italiani? E sarebbe ancora cos\u00ec, agli occhi di molti elettori, se il voto tornasse a prevedere la legittima possibilit\u00e0 e necessit\u00e0 di coalizioni parlamentari post-elettorali?<\/p>\n<p>Insomma, nessuno pu\u00f2 dire, oggi, come reagirebbe l\u2019elettorato ad un diverso formato della competizione; ad una campagna elettorale in cui al centro vi fosse un confronto tra diverse piattaforme programmatiche e la loro relativa compatibilit\u00e0; ad una competizione in cui avesse di nuovo spazio e importanza la scelta del candidato, su basi territoriali circoscritte. E\u2019 del tutto prevedibile un radicale riallineamento delle preferenze, e spetterebbe agli elettori stabilire quale peso relativo attribuire alle diverse aree politiche (appena cinque o sei, come nella famigerata Prima Repubblica) e quali coalizioni sarebbero possibili.<\/p>\n<p>Indubbiamente, oggi, in Europa, vi \u00e8 una condizione critica, che rende in molti casi difficili dei governi stabili. Ma le regole elettorali consolidate e stabili, molto diverse tra loro, e non necessariamente \u201cproporzionali\u201d, che funzionano in molti paesi, permettono comunque di<em> registrare dinamiche politiche reali<\/em>, e si rivelano come \u201csensori\u201d sensibili degli smottamenti e degli spostamenti negli orientamenti politici degli elettori. Se da questi spostamenti deriva una difficolt\u00e0 ad individuare una soluzione stabile di governo, questo va visto come il segno di un passaggio da un assetto del sistema politico entrato in crisi ad un diverso assetto, ancora da costruire. <em>E ci sarebbe anche da sorprendersi se non fosse cos\u00ec<\/em>, se solo consideriamo il difficile passaggio che si trova ad affrontare l&#8217;Europa, in questa fase storica: proprio per questo, occorre che nuovi equilibri politici e di governo nascano da una vera dialettica politica, dal confronto-scontro tra diversi possibili modelli o idee dello sviluppo nazionale e trans-nazionale. In questo scenario, non \u00e8 dai sistemi elettorali e dalle loro riforme che possiamo attenderci ricette risolutive che possano fermare questa fase di turbolenza politica e storica. Ma certo, pessime riforme elettorali possono solo peggiorare le cose: \u00e8 del tutto illusorio e pericoloso che questa relativa instabilit\u00e0 degli assetti di governo possa essere surrogata da sistemi elettorali che portino il segno di una forzosa \u201criduzione della complessit\u00e0\u201d. Semplicemente, occorrebbe ridare la parola alla politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 La riduzione da 303 a 225 dei collegi, approvata in commissione, rispondeva a questa esigenza: minimizzare il numero di candidati \u201cprimi\u201d nei collegi che, nondimeno, non saranno eletti: un rischio ridotto, ma non del tutto eliminato,\u00a0 soprattutto se si ipotizza una circoscrizione con un risultato piuttosto omogeneo ed equilibrato nei vari collegi, con un partito primo ovunque, ma con percentuali non molto elevate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Floridia Nel momento in cui scriviamo questa nota (pomeriggio dell\u20198 giugno) non sappiamo ancora se il testo della riforma elettorale in discussione alla Camera riuscir\u00e0 ad essere approvato, o se l&#8217;accordo politico che sembrava sorreggerlo croller\u00e0 rovinosamente\u2026<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/06\/09\/effetti-perversi-ed-effetti-imprevisti-del-bricolage-elettorale\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2017%2F06%2F09%2Feffetti-perversi-ed-effetti-imprevisti-del-bricolage-elettorale%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" style=\"background-color:#0765FE;width:35px;height:35px;display:inline-block;opacity:1;float:left;font-size:32px;box-shadow:none;display:inline-block;font-size:16px;padding:0 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