{"id":2983,"date":"2017-07-07T12:10:53","date_gmt":"2017-07-07T10:10:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=2983"},"modified":"2018-01-03T10:26:43","modified_gmt":"2018-01-03T09:26:43","slug":"non-e-riina-quindi-non-fa-notizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/07\/07\/non-e-riina-quindi-non-fa-notizia\/","title":{"rendered":"Non \u00e8 Riina, quindi non fa notizia"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"2984\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/07\/07\/non-e-riina-quindi-non-fa-notizia\/giuseppe_farinella\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Giuseppe_Farinella.jpg\" data-orig-size=\"156,250\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Giuseppe_Farinella\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Giuseppe_Farinella.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Giuseppe_Farinella.jpg\" class=\"alignright wp-image-2984 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Giuseppe_Farinella-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>di <strong><abbr class='c2c-text-hover' title='Professore ordinario di Diritto costituzionale - Universit\u00e0 di Ferrara'>Roberto Bin<\/abbr><\/strong><\/p>\n<p>(su Cassazione, sez. I penale, sent. 32405\/2017)<\/p>\n<p>Vi ricordate la <a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/06\/07\/cassazione-il-reo-riina-e-linutile-clamore\/\">polemica sulla sentenza della Cassazione<\/a> che aveva richiesto alla giudice di sorveglianza di Bologna di meglio valutare e argomentare il provvedimento con cui aveva rigettato la richiesta di Riina di interrompere la detenzione in carcere in regime di 41 bis per terminare dignitosamente la sua vita? <!--more-->Si \u00e8 detto di tutto: c\u2019\u00e8 stata la comprensibile reazione dei parenti delle vittime e la meno comprensibile sollevazione dei soliti forcaioli politici, si sono persino sospettati foschi intrighi e scambi indicibili, \u201c<em>farebbe venire il sospetto che qualcuno stia pagando le cambiali che sono state firmate 25 anni fa nel corso di una scellerata trattativa tra Stato e mafia, in cui uno dei punti che c&#8217;erano nel papello di Tot\u00f2 Riina era proprio l\u2019abolizione dell\u2019ergastolo e del 41 bis<\/em>&#8221; \u00a0(cos\u00ec avrebbe dichiarato <a href=\"http:\/\/tg24.sky.it\/cronaca\/2017\/06\/06\/toto-riina-borsellino.html\">Salvatore Borsellino<\/a>). Di Matteo e Ingroia hanno indicato il pericolo di indebolire la deterrenza e le indagini (cos\u00ec riporta il <a href=\"https:\/\/www.pressreader.com\/italy\/il-fatto-quotidiano\/20170606\/281719794551835\"><em>Fatto quotidiano<\/em> del 6 giugno 2017<\/a>). Il procuratore antimafia di Catanzaro, <a href=\"https:\/\/video.gelocal.it\/ilpiccolo\/cronaca\/riina-gratteri-contesta-la-cassazione-un-boss-come-lui-comanda-anche-con-gli-occhi\/74853\/75252\" class=\"broken_link\">Nino Gratteri<\/a>, ha dichiarato \u201c<em>\u00c8 ora di finirla con l&#8217;ipocrisia di chi sale sui palchi a commemorare Falcone e Borsellino e poi fa discorsi caritatevoli: un boss come Riina comanda anche solo con gli occhi<\/em>&#8220;. E su <em>Facebook<\/em> (ci informa <a href=\"http:\/\/www.secoloditalia.it\/2017\/06\/gasparri-riina-sta-male-ci-sono-carceri-attrezzate-per-lassistenza\/\"><em>Il secolo d\u2019Italia<\/em><\/a>) il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, ci ha illuminati come sempre con la sua esemplare linearit\u00e0: \u201c<em>Fine pena mai, per Riina e per quelli come lui!!! La Lega \u00e8 pronta a dare battaglia, in ogni sede<\/em>\u201d. E <a href=\"http:\/\/www.infooggi.it\/articolo\/caso-riina-di-pietro-morte-dignitosa-deve-essere-interpretata-nel-modo-corretto\/98884\/\">Antonio Di Pietro<\/a> ha sintetizzato con un icastica battuta ci\u00f2 che la Cassazione non si era sognata di dire: \u201c<em>Morte dignitosa vuol dire non farlo morire di fame o di sete, ma non vuol dire farlo andare a casa<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Non era la prima volta che la Cassazione sosteneva tesi \u201cumanitarie\u201d e non \u00e8 certo stata l\u2019ultima. Con una <strong>sentenza pubblicata il 5 luglio scorso (n. 32405\/2017<\/strong>), pubblicata qui in calce, la prima sezione penale ha rinviato al Tribunale di sorveglianza di Roma la ordinanza annullata per analoghi vizi di motivazione, perch\u00e9 di questo si tratta: il giudice di sorveglianza non pu\u00f2 basare il suo provvedimento su un giudizio di pericolosit\u00e0 astratto, che non tenga in considerazione la \u201c<em>incidenza dello stato patologico, eventualmente insorto a carico del detenuto<\/em>\u201d; deve trattarsi di un \u201c<em>giudizio di necessaria \u2018attualizzazione\u2019 del pericolo rappresentato, in tesi, dall\u2019abbandono del particolare regime differenziato (in favore di quello ordinario), specie l\u00ec dove la particolare gravit\u00e0 della patologia imponga un contemperamento tra le opposte esigenze in rilievo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Questa notizia non ha suscitano alcuna attenzione. Giuseppe Farinella, ex capo \u00a0del mandamento di Cosa Nostra di Ganci-San Mauro Castelverde, da oltre vent\u2019anni in regime di 41 bis, non fa notizia quanto Tot\u00f2 Riina, ma la logica della sentenza della Cassazione \u00e8 la stessa: rafforzata da alcune ulteriori considerazioni. Anzitutto l\u2019et\u00e0, essendo Farinelli ultranovantenne (Riina ne ha solo 87 di anni), e poi, aspetto assai pi\u00f9 rilevante, che esistono vincoli che l\u2019Italia deve rispettare.<\/p>\n<p>La Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali e la Carta dei Diritti Fondamentali dell\u2019Unione Europea \u2013 ricorda la Cassazione &#8211; vietano di sottoporre a pene o trattamenti inumani o degradanti contrari al senso di umanit\u00e0, in piena assonanza del resto con la disposizione di cui all\u2019art. 27.3 Cost. (\u201c<em>Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0 e devono tendere alla rieducazione del condannato<\/em>\u201d). La giurisprudenza della Corte Edu pone questo divieto in termini assoluti, n\u00e9 la lotta contro il terrorismo o il crimine organizzato consentono deroghe. Ci\u00f2 significa che la natura del reato per cui il detenuto sta scontando la condanna non pu\u00f2 mai giustificare una deroga al principio per cui nessuno pu\u00f2 essere sottoposto a trattamenti degradanti e inumani. \u00c8 questo il principio che viene opposto alla motivazione del provvedimento del giudice di sorveglianza: \u00e8 compito del giudice verificare in concreto la sussistenza di un nesso causale tra la proroga del regime differenziato e l\u2019aggravamento delle condizioni di vita del soggetto; se tale nesso sussiste, il regime differenziato costituirebbe un trattamento inumano o degradante.<\/p>\n<p>Il che non significa certamente scarcerazione e arresti domiciliari, come sembra pensare Di Pietro, ma semplicemente cessazione del regime carcerario differenziato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 23 febbraio \u2013 5 luglio 2017, n. 32405<\/strong><br \/>\n<em>Presidente Bonito \u2013 Ritenuto Magi<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Ritenuto in fatto<\/em><\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Il Tribunale di Sorveglianza di Roma con ordinanza emessa in data 19.2.2016 ha respinto il reclamo proposto da F.G. avverso il decreto ministeriale (del 27.10.2015) di proroga del regime differenziato previsto dall\u2019art. 41 bis ord.pen..<br \/>\nAl fine di meglio comprendere il tema posto dal reclamante, odierno ricorrente, va ricordato che:<br \/>\na) F.G. , nato il (<em>omissis<\/em>) (dunque ultranovantenne) \u00e8 sottoposto al regime differenziato da oltre venti anni;<br \/>\nb) la condanna in espiazione \u00e8 alla pena dell\u2019ergastolo, per fatti avvenuti non oltre l\u2019anno 1992. Tra i fatti in espiazione risultano le stragi di mafia del 1992, per aver ricoperto il F. &#8211; all\u2019epoca &#8211; il ruolo di vertice del mandamento di cosa nostra di Ganci-San Mauro Castelverde (anche membro permanente della cd. commissione provinciale).<br \/>\nIn relazione ai contenuti del reclamo si evidenzia che, pure in presenza di condizioni di salute di indubbia seriet\u00e0 patologica, dette patologie risultano di natura esclusivamente organica e non incidono sullo stato mentale e sulle capacit\u00e0 cognitive del soggetto recluso.<br \/>\nDunque in presenza del permanente pericolo di contatti (motivato in sede di decreto ministeriale in modo congruo) con l\u2019ente criminale di appartenenza &#8211; si osserva -, la deroga al regime ordinario risulta legittima, posto che ai fini qui in rilevo &#8220;si riconosce valenza alle sole affezioni psichiche che, nell\u2019ipotesi in cui siano tanto compromesse da menomare la capacit\u00e0 di comprensione e di comunicazione, potrebbero sminuire la possibilit\u00e0 dei contatti&#8221;.<br \/>\n2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione &#8211; a mezzo del difensore &#8211; F.G. .<br \/>\nCon il ricorso, dopo una breve premessa in fatto, si deduce erronea applicazione della disciplina regolatrice ed assenza di motivazione su profili rilevanti.<br \/>\nLa difesa lamenta l\u2019omessa ponderazione tra le gravi condizioni di salute (aggravate anche dall\u2019et\u00e0) e la necessit\u00e0 di mantenimento del regime differenziato.<br \/>\nIn tesi, a fronte del lungo periodo di applicazione di tale regime e della assenza di segni visibili di vitalit\u00e0, all\u2019esterno, del gruppo criminoso di originaria appartenenza, la valutazione del Tribunale &#8211; specie in rapporto alla necessit\u00e0 di conciliare la tutela sociale con il divieto di trattamenti inumani o degradanti avrebbe dovuto porre in evidenza aspetti di particolare \u201clivello e attualit\u00e0\u201d della pericolosit\u00e0 del soggetto recluso, in realt\u00e0 inesistenti.<br \/>\nSi evidenzia come il figlio del F. , detenuto da oltre venti anni, non si trovi pi\u00f9 sottoposto al regime differenziato ma a quello ordinario, a dimostrazione del fatto che il mandamento di originaria appartenenza non dimostri vitalit\u00e0.<br \/>\nIn ogni caso, si reputa erronea l\u2019affermazione per cui &#8211; in sede di verifica della legittimit\u00e0 della proroga del regime differenziato &#8211; rilevino esclusivamente deficit di tipo cognitivo e non anche la gravit\u00e0 delle patologie organiche.<br \/>\nIl complessivo giudizio sulle condizioni di salute influisce &#8211; in tesi &#8211; sul livello di pericolosit\u00e0 da cui deriva la legittimit\u00e0 delle restrizioni e in ogni caso tende a concretizzare una forma &#8211; vietata &#8211; di trattamento inumano o degradante.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>Considerato in diritto<\/em><\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Il ricorso \u00e8 fondato e va accolto, per le ragioni che seguono.<br \/>\n2. La detenzione, in qualunque forma si realizzi, rappresenta una delle manifestazioni pi\u00f9 rilevanti del potere punitivo dello Stato, diretto verso gli autori di fatti previsti dalla legge come reato ed ha connotati costituzionali di validit\u00e0 molto precisi. La finalit\u00e0 primaria della pena &#8211; prevista in Costituzione &#8211; resta quella rieducativa (almeno in termini di aspirazione) ed in tale ambito vi \u00e8 espresso divieto di infliggere al condannato trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0 (art. 27 co.3 Cost.).<br \/>\nVa inoltre ricordato che tale divieto \u00e8 previsto e rafforzato da strumenti giuridici sovranazionali, quali la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali (ratificata e resa esecutiva con legge n. 848 del 4.8.1955) e la Carta dei Diritti Fondamentali dell\u2019Unione Europea (la legge n. 130 del 2008 ha ratificato e dato esecuzione al Trattato di Lisbona del 13.12.2007 che modifica il Trattato sull\u2019Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunit\u00e0 europea e alcuni atti connessi e con successiva comunicazione del Ministero degli Esteri del 20 gennaio 2010 si \u00e8 dato avviso della entrata in vigore del suddetto Trattato di Lisbona, in data 1.12.2009, avendo depositato l\u2019ultimo stato firmatario il proprio strumento di ratifica; da ci\u00f2 \u00e8 derivata l\u2019adozione in ambito UE &#8211; ai sensi dell\u2019art. 6 TUE &#8211; della Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Unione Europea del 7.12.2000, posto che secondo tale disposizione l\u2019Unione riconosce i diritti, le libert\u00e0 e i principi sanciti in tale Carta, che ha lo stesso valore giuridico dei Trattati).<br \/>\nNon appare dunque possibile prescindere dalla formale vigenza sia dell\u2019art. 3 Conv. Eur. secondo cui nessuno puo\u2019 essere sottoposto a tortura n\u00e9 a pene o trattamenti inumani o degradanti che dell\u2019art. 4 della cd. Carta di Nizza, formulato in identico modo, norme che forniscono ulteriore protezione al diritto al trattamento \u201cnon contrario\u201d al senso di umanit\u00e0, in piena assonanza con la disposizione di cui all\u2019art. 27 Cost..<br \/>\nPeraltro, va ricordato &#8211; sempre in premessa &#8211; che nella giurisprudenza della Corte Edu il divieto di cui all\u2019art. 3 configura un obbligo positivo per lo Stato e non trova forma alcuna di bilanciamento in esigenze antagoniste. Ricorrente \u00e8 infatti l\u2019affermazione (v. decisione <em>Labita contro Italia<\/em>) per cui (..) anche nelle circostanze pi\u00f9 difficili, quali la lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato, la Convenzione vieta in termini assoluti la tortura e le pene o trattamenti disumani o degradanti. L\u2019articolo 3 non prevede restrizioni, in contrasto con la maggior parte delle clausole normative della Convenzione e dei Protocolli nn. 1 e 4, e secondo l\u2019articolo 15 par. 2 non ammette alcuna deroga, anche in caso di pericolo pubblico che minaccia la vita della nazione (sentenze <em>Selmouni c\/ Francia<\/em> (GC), n. 25803\/94, par. 95, CEDU 1999-V; <em>Assenov e altri c\/ Bulgaria<\/em> del 28 ottobre 1998, par. 93). Il divieto della tortura o delle pene o trattamenti disumani o degradanti \u00e8 assoluto, quali che siano i comportamenti della vittima (sentenza <em>Chahal c\/ Regno Unito<\/em> del 15 novembre 1996, Raccolta 1996-V, p. 1855, par. 79). La natura del reato ascritto al ricorrente non \u00e8 pertanto pertinente per quanto riguarda l\u2019esame sulla base dell\u2019articolo 3.. (..).<br \/>\n3. Ci\u00f2 posto, a venire in rilievo nel caso in esame sono &#8211; essenzialmente &#8211; due affermazioni in diritto contenute nel provvedimento impugnato che, ad avviso del Collegio, non possono essere ritenute esatte.<br \/>\n3.1 La prima riguarda la sostanziale &#8220;irrilevanza&#8221; a fini di conferma o meno del regime differenziato di una condizione patologica obiettivamente grave che unita all\u2019et\u00e0 avanzata &#8211; determini il concreto rischio di trattamento inumano o degradante.<br \/>\nL\u2019affermazione non \u00e8 condivisibile, posto che l\u00ec dove &#8211; ed \u00e8 compito del giudice di merito accertarlo &#8211; la specifica \u201cmodalit\u00e0\u201d di detenzione (con innegabile surplus di afflittivit\u00e0 correlato a talune restrizioni) si ponga come fattore di aggravamento della complessiva condizione di vita del soggetto recluso, il tema \u00e8 &#8211; di contro rilevante.<br \/>\nL\u2019autorit\u00e0 giurisdizionale concorre, infatti, all\u2019attuazione dei principi fondamentali e dei diritti inviolabili della persona garantiti dalla Carta Costituzionale e dai Trattati sovranazionali in ogni occasione di intervento che involga &#8211; per attribuita competenza interna correlata al procedimento trattato &#8211; tali principi o tali diritti (si veda, tra le altre, la generale affermazione contenuta in Sez. VI n. 20514 del 28.4.2010). Pertanto, l\u00ec dove risulti sussistente un concreto \u201crischio\u201d di concretizzazione di trattamento inumano o degradante spetta all\u2019autorit\u00e0 giurisdizionale effettuare la verifica di tale aspetto e se &#8211; come nella situazione in esame &#8211; la procedura riguardi una modalit\u00e0 di attuazione del trattamento carcerario \u201cincidente\u201d sulla \u201clegalit\u00e0 complessiva\u201d della detenzione, \u00e8 compito del giudice verificare la sussistenza &#8211; o meno &#8211; di un nesso causale tra la proroga del regime differenziato e l\u2019aggravamento delle condizioni di vita del soggetto. Ove si arrivi alla conclusione della esistenza di tale incidenza &#8211; anche in termini di \u201cconcausa\u201d di un trattamento che si configuri come inumano o degradante &#8211; \u00e8 da ritenersi necessaria (anche ai sensi del citato art. 3 Conv.Eur.) la rimozione del regime differenziato, ferma restando &#8211; per il limite di competenza correlato all\u2019oggetto del procedimento &#8211; la protrazione del regime detentivo ordinario, sulla cui validit\u00e0 dovr\u00e0 pronunziarsi altra autorit\u00e0 giudicante (ai sensi degli artt. 146 e 147 cod. pen.).<br \/>\n3.2 La seconda affermazione che contrasta con la recente evoluzione della giurisprudenza di questa Corte di legittimit\u00e0 \u00e8 quella per cui soltanto una patologia psichica (totalmente invalidante) incidente sulla capacit\u00e0 cognitiva del recluso potrebbe &#8211; in tesi &#8211; avere rilievo sul giudizio in tema di applicazione o proroga del regime differenziato di cui all\u2019art. 41 bis ord.pen..<br \/>\nIn altri termini, il Tribunale afferma che soltanto un giudizio di \u201cconstatazione\u201d della impossibilit\u00e0 di comunicare validamente con terzi realizza la condizione dell\u2019assenza di quel particolare \u201cpericolo\u201d, legittimante le restrizioni al regime detentivo.<br \/>\nSul piano logico\/giuridico l\u2019affermazione \u201cprova troppo\u201d. \u00c8 infatti evidente che se un soggetto, per condizione patologica sopravvenuta incidente sulla sfera cognitiva, non \u00e8 in grado di articolare validamente il proprio pensiero o recepire il pensiero altrui non pu\u00f2 rappresentare &#8211; nemmeno in via di ipotesi &#8211; un pericolo.<br \/>\nMa nel sistema giuridico vigente il giudizio di pericolosit\u00e0 &#8211; in tutte le sue numerose forme &#8211; non \u00e8 esclusivamente di tipo \u201cconstatativo\u201d, quanto essenzialmente di tipo prognostico e constatativo insieme, nel senso che l\u2019analisi della condizione attuale e della complessiva personalit\u00e0 del soggetto influisce su ci\u00f2 che \u00e8 &#8211; per comune accezione &#8211; una prognosi rivolta alle future, probabili condotte. Dunque la pretesa di una \u201cconstatazione\u201d della neutralizzazione finisce con il ridimensionare in modo eccessivo l\u2019ambito valutativo giurisdizionale, che pu\u00f2 e deve articolarsi sui binari della prognosi razionale.<br \/>\nQuesta Corte, con la decisione numero 16019 del 27 gennaio 2016 (rv 266620) ha affermato che costituisce violazione di legge &#8211; nei procedimenti tesi alla verifica delle condizioni di validit\u00e0 della applicazione o proroga del regime differenziato &#8211; l\u2019omessa considerazione da parte del giudice della incidenza dello stato patologico, eventualmente insorto a carico del detenuto, sulla particolare valutazione di pericolosit\u00e0 richiesta della norma.<br \/>\nTale arresto, che il Collegio condivide, va dunque ribadito nel caso in esame, caratterizzato peraltro dalla esistenza di un fattore obiettivo di aggravamento della condizione fisica correlato all\u2019et\u00e0 del soggetto recluso, ultranovantenne.<br \/>\nNon vi \u00e8 alcuna ragione, in particolare, per limitare l\u2019indagine ai profili di patologia psichica, come ipotizzato dal Tribunale di Sorveglianza.<br \/>\nRichiamando qui i contenuti motivazionali di tale precedente, va ribadito che non pu\u00f2 dirsi, infatti, di per s\u00e9 (ed in ogni caso) ininfluente la sopravvenuta condizione fisica del soggetto &#8211; ove siano emerse patologie di particolare rilievo in rapporto alla pregressa attitudine antisociale e, pertanto, il tema in questione non pu\u00f2 dirsi estraneo ad un giudizio di necessaria \u201cattualizzazione\u201d del pericolo rappresentato, in tesi, dall\u2019abbandono del particolare regime differenziato (in favore di quello ordinario), specie li\u2019 dove la particolare gravit\u00e0 della patologia imponga un contemperamento tra le opposte esigenze in rilievo (si vedano anche i recenti approdi della giurisprudenza sovranazionale, sul delicato rapporto tra esigenze di contenimento della pericolosit\u00e0 sociale, proroga di regime differenziato speciale e necessaria tutela delle condizioni di salute del soggetto recluso, in particolare la decisione emessa dalla Corte Edu in data 17 novembre 2015 nel caso <em>Bamohammaud contro Belgio<\/em>, con ritenuta violazione del divieto di trattamento inumano o degradante di cui all\u2019art. 3 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali nello specifico caso esaminato; in termini generali, il necessario apprezzamento della incidenza delle condizioni di salute del soggetto recluso in rapporto alle &#8220;ragionevoli contingenze&#8221; della carcerazione ed ai fini di cui all\u2019art. 3, norma che impone la protezione adeguata dell\u2019integrit\u00e0 fisica del soggetto sottoposto a privazione della libert\u00e0, \u00e8 stato evidenziato, pur non ravvisandosi violazione, nella decisione Enea c. Italia, emessa dalla Grande Camera il 17 settembre 2009 proprio in riferimento al regime differenziato italiano di cui all\u2019art. 41 bis ord.pen..<br \/>\n3.3 Per quanto sinora affermato, la decisione impugnata finisce per evitare di confrontarsi con un tema rilevante, rappresentato dalla \u201cpossibile incidenza\u201d delle condizioni di salute (unite all\u2019et\u00e0 particolarmente avanzata) sulla complessiva legittimit\u00e0 della proroga del regime differenziato, sia in punto di divieto di realizzazione di un trattamento inumano o degradante che in tema di analisi della condizione attuale di pericolosit\u00e0 del recluso in rapporto alla necessaria inibizione di contatti potenzialmente criminogeni.<br \/>\nNe va pertanto disposto l\u2019annullamento, con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Sorveglianza di Roma.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong><em>P.Q.M.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Annulla l\u2019ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Sorveglianza di Roma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di <abbr class='c2c-text-hover' title='Professore ordinario di Diritto costituzionale - Universit\u00e0 di Ferrara'>Roberto Bin<\/abbr> (su Cassazione, sez. I penale, sent. 32405\/2017) Vi ricordate la polemica sulla sentenza della Cassazione che aveva richiesto alla giudice di sorveglianza di Bologna di meglio valutare e argomentare il provvedimento con cui aveva rigettato la richiesta di Riina di interrompere la detenzione in carcere in regime di 41 bis per terminare &#8230; <a title=\"Non \u00e8 Riina, quindi non fa notizia\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/07\/07\/non-e-riina-quindi-non-fa-notizia\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/07\/07\/non-e-riina-quindi-non-fa-notizia\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" 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