{"id":3166,"date":"2017-09-20T09:41:35","date_gmt":"2017-09-20T07:41:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=3166"},"modified":"2018-01-03T10:16:54","modified_gmt":"2018-01-03T09:16:54","slug":"no-in-my-country-i-sindaci-sceriffi-e-le-ordinanze-anti-profughi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/09\/20\/no-in-my-country-i-sindaci-sceriffi-e-le-ordinanze-anti-profughi\/","title":{"rendered":"No in my country: i sindaci sceriffi e le ordinanze anti-profughi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3167\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/09\/20\/no-in-my-country-i-sindaci-sceriffi-e-le-ordinanze-anti-profughi\/attachment\/2560339\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/2560339.jpg\" data-orig-size=\"1280,649\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"2560339\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/2560339-300x152.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/2560339-1024x519.jpg\" class=\"alignleft wp-image-3167 size-medium\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/2560339-300x152.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"152\" srcset=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/2560339-300x152.jpg 300w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/2560339-768x389.jpg 768w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/2560339-1024x519.jpg 1024w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/2560339.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>di <strong>Stefano Rossi<\/strong><\/p>\n<p>La notizia \u00e8 passata come una delle tante stravaganze estive e forse per questo \u00e8 sfuggita ai pi\u00f9 ed \u00e8 stata confinata (e sottovalutata) nelle pagine della cronaca locale della Lombardia. Il riferimento \u00e8 alla campagna sistematica organizzata dai sindaci della Lega Nord che hanno adottato delle ordinanze fotocopia, con l\u2019intento di boicottare il sistema approntato dal Ministero dell\u2019Interno per favorire la cosiddetta \u201caccoglienza diffusa\u201d attraverso l\u2019accordo diretto tra Prefettura e proprietari di immobili che vogliano destinarli all\u2019accoglienza dei richiedenti asilo.<!--more--><\/p>\n<p>Cos\u00ec in particolare in terra bergamasca \u2013 che gi\u00e0 all\u2019epoca del decreto Maroni si era distinta per la fantasia discriminatoria dei suoi primi cittadini \u2013 oltre una decina di sindaci \u201csovranisti\u201d hanno disposto, con ordinanza contingibile ed urgente, a carico di una moltitudine di soggetti destinatari (qualificati quali \u00abproprietari o soggetti aventi il possesso o la disponibilit\u00e0\u00bb di beni immobili che possano essere adibiti ad alloggi e strutture per accoglienza di richiedenti asilo) una serie di obblighi ed oneri elencati nei provvedimenti fotocopia.<\/p>\n<p>In particolare in detti <a href=\"https:\/\/www.bergamonews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Scansioni131.pdf\">provvedimenti<\/a> si prevede: a) l\u2019obbligo imposto ai proprietari, ai titolari di un diritto reale o di godimento su immobili di comunicare preventivamente all\u2019Amministrazione comunale la sottoscrizione di contratti di locazione o comodato per finalit\u00e0 inerenti l\u2019ospitalit\u00e0 dei richiedenti asilo; b) l\u2019obbligo imposto ai proprietari, conduttori o gestori di immobili siti nel territorio comunale di comunicare la partecipazione a bandi indetti da qualsivoglia Organo pubblico al fine dell\u2019ospitalit\u00e0 e gestione dell\u2019emergenza richiedenti asilo, nonch\u00e9 di comunicarne l\u2019esito entro 5 gg. dalla pubblicazione delle graduatorie; c) l\u2019obbligo imposto ai proprietari, conduttori o gestori di immobili siti nel territorio comunale di comunicare, con preavviso di 15 gg., la sottoscrizione di accordi, contratti o convenzioni con gli Organi ed Amministrazioni pubbliche deputate alla gestione dell\u2019emergenza profughi; d) l\u2019obbligo imposto ai proprietari, conduttori o gestri di immobili siti nel territorio comunale di produrre all\u2019Autorit\u00e0 comunale, entro 5 gg. dalla sottoscrizione, il contratto suddetto, con allegata copia della certificazione di conformit\u00e0 degli impianti; e) l\u2019obbligo imposto al soggetto privato contraente di comunicare, a mezzo di una relaziona a cadenza quindicinale, l\u2019organizzazione interna della struttura, consistente nel numero delle persone ospitate, nonch\u00e9 di ogni altra informazione riguardante la salute dei medesimi.<\/p>\n<p>In caso di mancato adempimento di tali obblighi ed oneri le ordinanze prevedono l\u2019applicazione della sanzione amministrativa pecuniarie, unitamente alla minaccia della denuncia all\u2019Autorit\u00e0 giudiziaria per violazione dell\u2019art. 650 c.p.<\/p>\n<p>Dalla lettura dei diversi provvedimenti sindacali emergono plurime criticit\u00e0, autorevolmente contestate anche dalla <a href=\"https:\/\/www.asgi.it\/asilo-e-protezione-internazionale\/richiedenti-asilo-ordinanze-comuni-prefetto-milano\/\">Prefettura di Milano<\/a> ad un sindaco della provincia che ha imitato i colleghi bergamaschi.<\/p>\n<p>Entrando nel merito, in primo luogo, \u00e8 perlomeno dubbia la legittimit\u00e0 della scelta, attraverso un provvedimento sindacale che assuma la forma di una \u00ab<em>ordinanza contingibile e urgente<\/em>\u00bb, di imporre obblighi ed oneri ad una moltitudine\u00a0 indistinta\u00a0 di cittadini, senza che tali previsioni trovino giustificazione in atti normativi primari: in specie obblighi di comunicazione \u201cpreventiva\u201d\u00a0 (e ci si chiede come sia possibile imporre l\u2019obbligo di comunicare un evento non ancora accaduto) all\u2019Ente comunale in ordine alla stipula di negozi giuridici (contratti di locazione, comodato o altro), ancora obblighi di informare l\u2019Ente comunale dell\u2019intenzione di partecipare a bandi per l\u2019accoglienza dei richiedenti asilo (influendo, in termini deteriori, sulla libert\u00e0 di partecipazione ai bandi pubblici che, come noto, si connotano per la concorsualit\u00e0 e segretezza delle offerte), nonch\u00e9 tutta una serie di ulteriori vincoli, da ultimo quello \u2013 posto a carico del soggetto gestore del progetto di accoglienza \u2013 di inviare all\u2019Ente comunale ogni quindici giorni una relazione sull\u2019organizzazione interna, ovvero \u00absul numero delle persone ospitate, nonch\u00e9 di ogni altra informazione riguardante la salute dei medesimi\u00bb, il che presupporrebbe a carico dei soggetti obbligati a tale dichiarazione il rischio di effettuare un trattamento illecito di dati sensibili e di natura sanitaria.<\/p>\n<p>L\u2019ordinanza obbliga quindi i richiedenti asilo a comunicare ogni 15 giorni la propria condizione di salute ai gestori della struttura ove sono alloggiati. I suddetti gestori sono poi tenuti a redigere una relazione con la citata cadenza quindicinale ed inviarla al Comune. Tuttavia, come dovrebbe essere \u00a0noto le informazioni relative allo stato di salute sono considerate dati sensibili ai sensi del T.U. sulla privacy, tali essendo \u00ab[\u2026] i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale\u00bb (art. 4 1\u00b0 co., lett. d) TU). L\u2019art. 20 del TU prevede inoltre che \u00abil trattamento dei dati sensibili da parte di soggetti pubblici [sia] consentito solo se autorizzato da espressa disposizione di legge nella quale sono specificati i tipi di dati che possono essere trattati e di operazioni eseguibili e le finalit\u00e0 di rilevante interesse pubblico perseguite\u00bb. Nel caso di specie nessuna disposizione di legge potrebbe autorizzare il Comune alla raccolta e al trattamento dei dati sanitari dei richiedenti asilo residenti sul territorio, n\u00e9 risulta che, in deroga, sia stata richiesta al Garante della Privacy l\u2019autorizzazione alla raccolta dei dati ai sensi del comma 3\u00b0 dello stesso articolo.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga che il trattamento dei dati sensibili deve essere effettuato \u00absolo con il consenso scritto dell\u2019interessato e previa autorizzazione del Garante, nell\u2019osservanza dei presupposti e dei limiti stabiliti dal presente codice, nonch\u00e9 dalla legge e dai regolamenti\u00bb (art. 26, 1\u00b0 co., TU), inoltre che \u00abi dati idonei a rivelare lo stato di salute non possono essere diffusi\u00bb (art. 26, 5\u00b0 co., TU) e per finire che \u00abi dati sensibili e giudiziari sono raccolti, di regola, presso l\u2019interessato\u00bb (art. 22, 4\u00b0 co., TU). Nella specie, le ordinanze non prevedono alcuna delle cautele e limitazioni indicate dalle citate norme ponendosi in aperta violazione delle garanzie ivi prescritte.<\/p>\n<p>Ancora vi \u00e8 da rammentare che gli obblighi sopra indicati, per essere imposti con ordinanza sindacale, necessiterebbero altres\u00ec \u00a0della sussistenza dei presupposti dell\u2019urgenza ed indifferibilit\u00e0, condizioni che, nel caso di specie, sono assenti tanto che nei vari provvedimenti si riscontra solo una generica motivazione rintracciabile nella necessit\u00e0 di salvaguardare la pubblica incolumit\u00e0 ed evitare possibili situazioni emergenziali. Le varie ordinanze infatti specificano che \u00ab<em>la sistemazione logistica degli immigrati, comunque\u00a0 effettuata, viene ad incidere sul numero dei soggetti residenti nel territorio comunale, comportando la necessit\u00e0 di specifiche iniziative amministrative comunali, possibili situazioni di disagio socio sanitario ovvero circostanze che vanno ad incidere sulla pubblica sicurezza ovvero la necessit\u00e0 di azioni comunali al fine di favorire l\u2019integrazione e la socializzazione dei soggetti ospitati<\/em>\u00bb. Tale inciso, tuttavia, \u00e8 puramente ipotetico e non \u00e8 per nulla spiegato n\u00e9 evincibile il reale rischio e l\u2019urgenza che motiverebbe l\u2019ordinanza.<\/p>\n<p>Come ha gi\u00e0 chiarito la giurisprudenza costituzionale (Corte cost., nn. 196\/2009; 115\/2011), solo situazioni straordinarie e temporanee possono legittimare l\u2019assunzione di poteri <em>extra ordinem<\/em> da parte delle autorit\u00e0 locali, laddove, in mancanza di tali comprovati presupposti, non \u00e8 consentita l\u2019adozione di veri e propri atti di normazione a carattere generale (come documentato dallo stesso caso di specie, ove a titolo esemplificativo, mediante ordinanza sindacale, \u00e8 stato introdotto un obbligo di informativa che condiziona la libert\u00e0 economica).<\/p>\n<p>L\u2019imprescindibile necessit\u00e0 che, in ogni ipotesi di conferimento di poteri amministrativi, venga osservato il principio di legalit\u00e0 sostanziale \u2013 posto a base dello Stato di diritto \u2013 impedisce un\u2019ipotesi di \u00abassoluta indeterminatezza\u00bb del potere conferito dalla legge ad una autorit\u00e0 amministrativa, il che altrimenti produrrebbe l\u2019effetto di attribuire, in pratica, una \u00abtotale libert\u00e0\u00bb al soggetto od organo investito della funzione (Corte cost. n. 307\/2003; in senso conforme, <em>ex plurimis<\/em>, n. 32\/2009 e n. 150\/1982). Non \u00e8 sufficiente quindi che il potere sia finalizzato dalla legge alla tutela di un bene o di un valore, ma \u00e8 indispensabile che il suo esercizio sia determinato nel contenuto e nelle modalit\u00e0, in modo da mantenere costantemente una, pur elastica, copertura legislativa dell\u2019azione amministrativa.<\/p>\n<p>Le ordinanze sindacali in oggetto incidono, per la natura delle loro finalit\u00e0 (incolumit\u00e0 pubblica e pubblica sicurezza) e per i loro destinatari (i proprietari o gestori di immobili presenti in un dato territorio), sulla sfera generale di libert\u00e0 dei singoli e delle comunit\u00e0 amministrate, ponendo prescrizioni di comportamento, divieti, obblighi di fare, che, pur asseritamente indirizzati alla tutela di beni pubblici importanti, impongono comunque, in maggiore o minore misura, restrizioni ai soggetti considerati.<\/p>\n<p>Tuttavia, com\u2019\u00e8 noto, la Costituzione italiana \u2013 ispirandosi ai principi fondamentali della legalit\u00e0 e della democraticit\u00e0 \u2013 richiede che nessuna prestazione, personale o patrimoniale, possa essere imposta, se non in base alla legge. Secondo la costante giurisprudenza costituzionale, \u00a0l\u2019espressione \u00abin base alla legge\u00bb, contenuta nell\u2019art. 23 Cost., si deve interpretare \u00abin relazione col fine della protezione della libert\u00e0 e della propriet\u00e0 individuale, a cui si ispira tale fondamentale principio costituzionale\u00bb; questo principio \u00abimplica che la legge che attribuisce ad un ente il potere di imporre una prestazione non lasci all\u2019arbitrio dell\u2019ente impositore la determinazione della prestazione\u00bb (Corte cost. n. 4\/1957). Lo stesso orientamento \u00e8 stato ribadito in tempi recenti, quando la Corte ha affermato che, per rispettare la riserva relativa di cui all\u2019art. 23 Cost., \u00e8 quanto meno necessario che \u00abla concreta entit\u00e0 della prestazione imposta sia desumibile chiaramente dagli interventi legislativi che riguardano l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019amministrazione\u00bb (Corte cost. n. 190\/2007). Quanto esposto, pone seri dubbi relativamente alla legittimit\u00e0 degli obblighi di comunicazione, sia preventiva o successiva, imposti nelle ordinanze in oggetto, i quali non trovano alcun riscontro in leggi o atti aventi forza di legge dello Stato.<\/p>\n<p>Si potrebbe rilevare, in via ulteriore, come la disciplina dettata nelle ordinanze violi anche \u00a0l\u2019art. 97 della Costituzione con riferimento ai principi di buon andamento e imparzialit\u00e0 della pubblica amministrazione, proprio in ragione della mancanza di una motivazione credibile rispetto ad un provvedimento adottato in assenza pure delle condizioni che legittimano l\u2019esercizio del potere che vi \u00e8 presupposto. Le previsioni contenute nelle ordinanze determinano altres\u00ec una potenziale lesione del principio di eguaglianza, in quanto medesimi comportamenti possono essere ritenuti leciti o non leciti a seconda del territorio. Infine l\u2019assenza di un comune e uniforme parametro legislativo impedisce di valutare la ragionevolezza dei provvedimenti adottati soprattutto rispetto alla eterogeneit\u00e0 delle situazioni locali.<\/p>\n<p>A fronte dell\u2019inosservanza degli obblighi indicati i sindaci hanno imposto una sanzione amministrativa variabile da 2.500 a 15.000 euro in aperta violazione dell\u2019art. 1 della legge n. 689\/1981 nella misura in cui tale disposizione\u00a0impedisce che l\u2019illecito amministrativo e la relativa sanzione siano introdotti direttamente da fonti normative secondarie (Cons. di Stato, V, n. 3847\/2013; Cons. di Stato, V, n. 1973\/2013). A ci\u00f2 si cumula la minaccia di procedere \u00ab<em>alla denuncia all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria ai sensi dell\u2019articolo 650 c.p.<\/em>\u00bb, reato che prevede la pena dell\u2019arresto fino a tre mesi.<\/p>\n<p>Sotto quest\u2019ultimo profilo, la soluzione scelta nelle ordinanze non \u00e8 priva di incognite laddove la giurisprudenza penale, pronunciandosi in materia di sindacato sul provvedimento amministrativo illegittimo, in relazione alla contravvenzione di cui all\u2019art 650 c.p., ha ribadito che \u00ab<em>in presenza di norme penali che sanzionano l\u2019inottemperanza a un ordine della pubblica amministrazione, il giudice penale deve verificare la legittimit\u00e0 del provvedimento amministrativo presupposto del reato, sia sotto il profilo sostanziale, sia sotto quello formale, con riferimento a tutti e tre i vizi tipici che possono determinare l\u2019illegittimit\u00e0 degli atti amministrativi, e cio\u00e8 violazione di legge, incompetenza, eccesso di potere<\/em>\u00bb (<strong>Cass. pen., sez. I, n. 9157\/2012<\/strong>)<em>. <\/em>Ai fini della configurabilit\u00e0 del reato di cui all\u2019art. 650 c.p. \u00e8 quindi necessario accertare che il \u00ab<em>provvedimento corrisponda effettivamente alla funzione legale tipica assegnatagli dall\u2019ordinamento<\/em>\u00bb e, in particolare, che: <em>a)<\/em> l\u2019inosservanza riguardi un ordine specifico emanato dall\u2019Autorit\u00e0 per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico, o di igiene o di giustizia; <em>b)<\/em> il provvedimento sia adottato nell\u2019interesse della collettivit\u00e0. In un caso, come pare quello di specie, di un\u2019ordinanza <em>illegittima<\/em>, perch\u00e9 emanata in assenza dei relativi presupposti, ne consegue che \u00abl\u2019illegalit\u00e0 dell\u2019ordine, costituente il presupposto del reato si riflette sulla configurabilit\u00e0 dello stesso\u00bb, escludendola in radice.<\/p>\n<p>Anche alla luce di queste considerazioni, non si pu\u00f2 che essere fortemente critici verso tali ordinanze, non solo in relazione agli aspetti formali e di legittimit\u00e0 dell\u2019atto, ma anche e soprattutto in relazione all\u2019approccio che dalle stesse traspare in ordine alla gestione del fenomeno dei richiedenti asilo.<\/p>\n<p>I migranti sbarcati in Italia dall\u2019inizio dell\u2019anno sono oltre quarantamila. Dietro questi numeri ci sono persone, con un nome e un cognome, una famiglia, una storia di vita che li ha portati per necessit\u00e0, sopravvivenza o disperazione nel nostro territorio. Di loro dovremmo occuparci di pi\u00f9 e preoccuparci di meno. In Lombardia, ad esempio, vengono ospitati poco pi\u00f9 di 28mila richiedenti asilo, pari allo 0.28 della popolazione. Pu\u00f2 un numero come questo destare preoccupazione per la perdita della nostra identit\u00e0 o dei nostri valori, come sostengono alcuni borgomastri nostrani ?<\/p>\n<p>Se tutti i Comuni avessero sin dall\u2019inizio partecipato \u2013 ciascuno secondo le proprie possibilit\u00e0 e secondo le peculiarit\u00e0 del territorio e del tessuto sociale \u2013 nel condividere con le Prefetture, le Province ed i (pochi) Comuni gi\u00e0 attivi, la responsabilit\u00e0 (certamente \u201cscomoda\u201d e per alcuni anche \u201cfastidiosa\u201d) del farsi carico dell\u2019accoglienza di una quota dei profughi, non vi sarebbe stata alcuna emergenza e il fenomeno sarebbe stato affrontato in modo equilibrato e razionale con gli strumenti messi a disposizione dalle leggi dello Stato (SPRAR e\/o accoglienza diffusa &#8211; CAS), costruendo politiche pubbliche orientate ad un obiettivo condiviso e primario: quello della coesione sociale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 pertanto tollerabile che alcuni sindaci arrivino addirittura ad utilizzare strumenti coercitivi, quali le ordinanze contingibili e urgenti, imponendo ai propri cittadini obblighi gravosi quanto irrituali, se non addirittura impossibili da ottemperare. Vi \u00e8 infatti, in questo frangente, un utilizzo strumentale delle ordinanze da parte di soggetti che rivestono la funzione di pubblico ufficiale, il che \u2013 nei suoi termini estremi \u2013 potrebbe configurare un\u2019ipotesi di abuso d\u2019ufficio concretantesi in una deliberata scelta politica collettiva volta a boicottare, attraverso l\u2019esercizio del potere amministrativo e per fini di propaganda politica, una legittima legge dello Stato.<\/p>\n<p>Per concludere, sarebbe auspicabile che al \u201csovversivismo della classe dirigente locale\u201d venisse \u00a0posto un argine attraverso una immediata, chiara ed incisiva presa di posizione da parte del Governo, a mezzo dei Prefetti, i quali, nell\u2019esercizio delle loro prerogative, potrebbero procedere all\u2019annullamento delle ordinanze, laddove un atteggiamento passivo aprirebbe la strada \u2013 come avvenne all\u2019epoca del decreto Maroni \u2013 all\u2019intervento dei giudici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Rossi La notizia \u00e8 passata come una delle tante stravaganze estive e forse per questo \u00e8 sfuggita ai pi\u00f9 ed \u00e8 stata confinata (e sottovalutata) nelle pagine della cronaca locale della Lombardia. Il riferimento \u00e8 alla campagna sistematica organizzata dai sindaci della Lega Nord che hanno adottato delle ordinanze fotocopia, con l\u2019intento di &#8230; <a title=\"No in my country: i sindaci sceriffi e le ordinanze anti-profughi\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/09\/20\/no-in-my-country-i-sindaci-sceriffi-e-le-ordinanze-anti-profughi\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2017\/09\/20\/no-in-my-country-i-sindaci-sceriffi-e-le-ordinanze-anti-profughi\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" 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