{"id":4900,"date":"2018-03-25T17:13:39","date_gmt":"2018-03-25T15:13:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=4900"},"modified":"2018-03-27T15:57:57","modified_gmt":"2018-03-27T13:57:57","slug":"il-diavolo-le-pentole-e-i-coperchi-effetti-imprevisti-ed-effetti-perversi-dellultima-riforma-elettorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/03\/25\/il-diavolo-le-pentole-e-i-coperchi-effetti-imprevisti-ed-effetti-perversi-dellultima-riforma-elettorale\/","title":{"rendered":"Il diavolo, le pentole e i coperchi: effetti imprevisti ed effetti perversi dell&#8217;ultima riforma elettorale"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4903\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/03\/25\/il-diavolo-le-pentole-e-i-coperchi-effetti-imprevisti-ed-effetti-perversi-dellultima-riforma-elettorale\/c_57761978cb\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/c_57761978cb.jpg\" data-orig-size=\"750,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"c_57761978cb\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/c_57761978cb-300x240.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/c_57761978cb.jpg\" class=\"alignright size-medium wp-image-4903\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/c_57761978cb-300x240.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/c_57761978cb-300x240.jpg 300w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/c_57761978cb.jpg 750w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>di <strong>Antonio Floridia<em>*<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sappiamo oramai tutto del \u201cRosatellum\u201d, e sappiamo anche i risultati che sono emersi dalle urne del 4 marzo. Pu\u00f2 essere tuttavia utile ritornare, <em>post factum,<\/em> sui meccanismi della legge elettorale, assumendo un punto di vista peculiare: si sono prodotti gli effetti previsti dai legislatori, o sono scaturiti effetti inattesi o finanche perversi?<!--more--><\/p>\n<p>Crediamo che questa \u201cultima\u201d riforma elettorale italiana (\u201cultima\u201d in ordine di tempo, non certo perch\u00e9 si possa immaginare sia quella \u201cdefinitiva\u201d\u2026) sar\u00e0 ricordata nei manuali come un classico esempio di \u201ceterogenesi dei fini\u201d o, per dirla in modo pi\u00f9 semplice, un ottimo esempio di quel che si riassume in un detto popolare: \u201cil diavolo fa le pentole, ma non i coperchi\u201d.<\/p>\n<p>Nel complesso, si conferma quanto alcuni alcuni (tra cui chi scrive) avevano sostenuto nel mentre questa riforma veniva alla luce: siamo in presenza di un primato del \u201cbricolage\u201d elettorale, un tentativo confuso di assemblare logiche diverse. L\u2019esito non \u00e8 stato un sistema \u201cmisto\u201d, ma un <em>monstrum<\/em>. E&#8217; difficile trovare una qualche logica unitaria che possa giustificare questa costruzione. Si privilegia la \u201cgovernabilit\u00e0\u201d? No, perch\u00e9 come avevano mostrato tutte le simulazioni, e come poi hanno confermato i risultati, con un assetto tripolare \u00e8 altamente improbabile che possa emergere una qualche maggioranza. Si voleva difendere la rappresentanza? No, perch\u00e9 le distorsioni sono state comunque elevate, e per di pi\u00f9 anche casuali, come mostreremo in questo articolo. Si voleva ridurre la frammentazione? No, certamente: il tipo di coalizione previsto da questo sistema ha incoraggiato la rendita di posizione delle piccole liste. E allora, perch\u00e9 si \u00e8 giunti proprio a questa riforma, tra le tante possibili? Per cercare una spiegazione, non resta che affidarsi ad un tentativo di interpretazione delle convenienze di breve termine che hanno caratterizzato i vari attori.<\/p>\n<p>Subito dopo l\u2019approvazione della riforma, anche tra chi ha voluto questa legge, in particolare il PD, sono emersi molti dubbi: non avremo fatto un favore ai nostri avversari? In effetti, una cosa \u00e8 chiara: questo modello elettorale ha risolto felicemente tutti i problemi politici del centrodestra, si \u00e8 adattato perfettamente alle esigenze delle sue diverse componenti. Nei mesi precedenti era emersa, e c&#8217;\u00e8 tuttora, una forte divaricazione tra gli orientamenti della Lega e di Fratelli d&#8217;Italia, caratterizzati da nazionalismo, xenofobia, sovranismo, e quelli di Berlusconi e Forza Italia, pi\u00f9 legati al Partito Popolare europeo, tipici di una destra conservatrice, ma pi\u00f9 moderata ed europeista. Con un sistema proporzionale \u201cnormale\u201d, queste differenze sarebbero state accentuate: nel momento in cui si pensava ancora che si dovesse votare con <em>L\u2019italicum, <\/em>o con la normativa residuata dalle sentenze della Corte (il cosiddetto <em>Consultellum<\/em>), l&#8217;ipotesi di un&#8217;unica, grande lista del centro-destra incontrava molte resistenze, perch\u00e9 gli elettori delle tre diverse componenti non si sarebbero sommati e mescolati facilmente. Con questa legge elettorale, il problema non si \u00e8 posto nemmeno: ogni partito del centrodestra ha presentato la propria lista, vi \u00e8 stata una trattativa per concordare i candidati nei collegi uninominali, e tutti i voti di lista sono confluiti su questi candidati.<\/p>\n<p>Le ragioni strategiche per cui il centrodestra ha visto con favore questo sistema sono dunque chiare. Molto meno chiare sono le ragioni per le quali il Pd ha sposato un modello siffatto. La linea della segreteria del Pd, sin dalle elezioni europee del 2014 (segnate da un forte successo che si sarebbe rivelato effimero in tutte le successive elezioni amministrative e regionali), \u00e8 stata quella che puntava sul PD come partito sostanzialmente auto-sufficiente, capace di aggregare un vasto consenso, di espandersi verso il centro, lasciando una quota marginale di consensi alla sua sinistra. Il Pd, sulla base di questa linea, non ha costruito alcuna strategia coalizionale. Improvvisamente, viene approvata invece una legge elettorale che prevede nuovamente le coalizioni, seppure un po&#8217; anomale, e quindi si assiste ad un tentativo affannoso di rimediare: con scarsi risultati, come si \u00e8 poi visto<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Perch\u00e9 questa incongruenza? Siamo forse di fronte ad un caso in cui l&#8217;analista sbaglierebbe se volesse trovare, a tutti i costi, una <em>ratio<\/em>, una \u201clogica\u201d, nei comportamenti degli attori politici: possono entrare in gioco non solo elementi contingenti, ma anche alcune variabili di tipo \u201ccognitivo\u201d, ossia, semplicemente, non si padroneggiano bene tutti gli elementi necessari ad una valutazione pi\u00f9 compiuta dei propri stessi interessi e non si analizzano bene gli effetti sistemici che producono.<\/p>\n<p>Pur non escludendo, quindi, la possibile presenza di una \u201cfallacia\u201d cognitiva dei riformatori, si possono ipotizzare alcune ragioni strategiche alla base della scelta del Pd: per ciascuna di esse possiamo valutare, alla luce dei risultati, se i calcoli iniziali abbiano trovato una qualche corrispondenza nei risultati effettivi, o se non vi siano stati piuttosto effetti imprevisti o perversi.<\/p>\n<ol>\n<li><strong><em>a) L&#8217;introduzione dei collegi uninominali.<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;ipotesi era che, ripristinando in qualche modo i collegi uninominali, si potessero creare difficolt\u00e0 al M5S, tendenzialmente privo di candidati radicati nel territorio o sufficientemente noti, in grado di attrarre un voto personalizzato. E\u2019 ben chiaro che questa aspettativa \u00e8 stata del tutto illusoria: il voto al M5S si \u00e8 confermato come un voto di opinione, l&#8217;elettore del M5S non guarda ai singoli candidati, ma si riconosce nella proposta politica e nei discorsi del leader. Inoltre, l&#8217;idea che la competizione potesse concentrarsi sulla posta in gioco nell&#8217;arena uninominale maggioritaria ha trascurato un dato essenziale: l&#8217;elettore \u00e8 stato indotto dalla struttura stessa della scheda ad adottare un\u2019elementare \u201cscorciatoia cognitiva\u201d, ossia la scelta del simbolo del partito. Per una gran parte degli elettori, \u00e8 stata la scelta del partito l&#8217;elemento che ha trainato la scelta, salvo qualche particolare caso locale<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<ol>\n<li><em><strong>b) la strategia del \u201cvoto utile\u201d.<\/strong><\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;ipotesi che ha fatto optare per questa particolare combinazione di proporzionale e maggioritario \u00e8 che\u00a0 si potesse mettere in difficolt\u00e0 la lista a sinistra del PD: di fronte alla possibilit\u00e0 che un candidato del M5S o del centrodestra potesse prevalere in un collegio uninominale maggioritario, si presumeva che un elettore di sinistra potesse, o <em>dovesse<\/em>, preferire il candidato del Pd (con le conseguenze che il voto unico comporta, influenzando quindi il risultato proporzionale). Tutta la campagna elettorale del Pd \u00e8 stata incentrata sul rischio che il centrodestra potesse ottenere la maggioranza dei seggi. Ebbene, l\u2019appello al \u201cvoto utile\u201d contro la destra si \u00e8 rivelata una tipica strategia <em>self-defeating<\/em>, che ha prodotto effetti imprevisti (e negativi per il PD): da una parte, \u00e8 probabile che questo appello al \u201cvoto utile\u201d abbia in effetti frenato l\u2019emorragia di voti del PD e contribuito al risultato modesto di \u201cLiberi e Uguali\u201d; ma, dall\u2019altra parte, il principale beneficiario di questo appello \u00e8 stato il M5S, apparso (del tutto razionalmente) agli occhi di molti elettori in uscita dal PD come l\u2019unico vero argine ad una vittoria del centrodestra: come mostra la geografia del voto, \u00e8 stata la vera e propria valanga di voti al M5S nelle regioni meridionali (dove si trovavano la gran parte dei collegi effettivamente \u201cmarginali\u201d) ad impedire la conquista della maggioranza al centrodestra. Era corretta l&#8217;obiezione che, da parte di \u201cLiberi e Uguali\u201d si opponeva alle argomentazioni proposte dal Pd (\u201cnoi cerchiamo i voti di chi, comunque, non voterebbe mai per il PD\u201d); peccato che l&#8217;ondata di ripulsa verso il Pd sia stata tanto forte da travolgere anche \u201cLiberi e Uguali\u201d, una lista apparsa comunque troppo contigua al PD.<\/p>\n<ol>\n<li><strong><em>c) gli effetti \u201cmaggioritari\u201d e le distorsioni della rappresentanza.<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Gli osservatori pi\u00f9 attenti, o anche quelli pi\u00f9 \u201cmaliziosi\u201d, avevano visto nella scelta di questa legge \u201cibrida\u201d un preciso disegno politico sottostante: creare le condizioni per cui l\u2019unica, effettiva maggioranza potesse risultare quella tra il Pd e Forza Italia: una rinverdita soluzione \u201ccentrista\u201d. Una parziale distorsione maggioritaria avrebbe potuto consentire questa soluzione. Ipotesi che si \u00e8 rivelata fallace, per la caduta grave del PD, superiore anche alle peggiori aspettative, e per la debolezza di Forza Italia e di Berlusconi, che ha perso la leadership sul centrodestra, a vantaggio della Lega di Salvini. Ancora una volta, i riformatori improvvidi, o \u201ctroppo furbi\u201d, hanno dovuto fare i conti&#8230;con l\u2019oste, ossia gli elettori e le loro scelte.<\/p>\n<p>Quel che per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 grave sono gli effetti sulla rappresentanza e sulla rappresentanza territoriale:\u00a0 si guardi la tabella qui di seguito, in cui \u00e8 calcolato il rapporto tra percentuale dei voti e percentuale dei seggi in ciascuna delle 27 circoscrizioni, considerando nel complesso i seggi ottenuti dai diversi schieramenti, sia nei collegi uninominali che nella quota proporzionale:<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"4908\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/03\/25\/il-diavolo-le-pentole-e-i-coperchi-effetti-imprevisti-ed-effetti-perversi-dellultima-riforma-elettorale\/fullsizerender\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/FullSizeRender.jpg\" data-orig-size=\"640,338\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"FullSizeRender\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/FullSizeRender-300x158.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/FullSizeRender.jpg\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4908\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/FullSizeRender.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/FullSizeRender.jpg 640w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/FullSizeRender-300x158.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p>Da questi dati risaltano alcuni elementi: nel complesso, la distorsione maggioritaria \u00e8 stata piuttosto contenuta: 5,8% a favore del centrodestra, 3,7% a favore del M5S, 4,3% a sfavore del Pd, 1,1% a sfavore di Liberi e Uguali. Tuttavia, emerge un netto squilibrio nella rappresentanza territoriale: il centrodestra \u00e8 sistematicamente sovra-rappresentato in tutto il Nord, ma anche in Toscana, in Umbria e nel Lazio; il M5S \u00e8 altrettanto ampiamente sovra-rappresentato in tutto il Mezzogiorno e nelle isole; il Pd ottiene una modesta sovra-rappresentazione solo in Toscana e in Emilia Romagna. Basterebbero solo questi dati a dare il senso\u00a0 del clamoroso errore strategico del PD: un semplice calcolo ci dice, che \u2013 a parit\u00e0 di voti e a soglie invariate \u2013 con un \u201cnormale\u201d sistema proporzionale, il Pd avrebbe ottenuto circa 145 seggi (invece di 112), il centrodestra 234 seggi (anzich\u00e9 260), il M5S\u00a0 avrebbe conquistato 207 seggi (anzich\u00e9 221) e LeU 21 seggi (invece di 14).<\/p>\n<p>Anche in questo caso, naturalmente, sarebbe emersa una Camera priva di una chiara maggioranza: ma i rapporti di forza sarebbero stati diversi, e non sappiamo quanto questo avrebbe potuto incidere sugli sviluppi della situazione politica.<\/p>\n<p>Ma dai dati presentati emergono anche alcune particolarit\u00e0, che fanno entrare in gioco anche la casualit\u00e0 insita nel meccanismo di distribuzione territoriale dei seggi. In primo luogo, si guardi agli effetti del fenomeno delle \u201cliste incapienti\u201d (liste, cio\u00e8, prive di un numero sufficiente di candidati rispetto ai seggi spettanti): il fenomeno ha riguardato il M5S. Nelle circoscrizioni Campania 1 e Sicilia 2, il M5S ha vinto \u201ctroppo\u201d, e ha perso in ciascuna di queste circoscrizioni ben tre seggi, che erano stati assegnati in un primo momento. I seggi spettanti alla lista sono stati cos\u00ec redistribuiti in altre sei circoscrizioni: ma l\u2019effetto finale \u00e8 che \u00e8 stata modificato in queste sei circoscrizioni il numero complessivo di seggi spettanti in base alla popolazione. Il fenomeno delle liste \u201cincapienti\u201d si verifica anche al Senato, in Sicilia, sempre per il M5S: ma, in questo caso, non \u00e8 stato possibile attribuire ad un\u2019altra regione il seggio \u201ceccedente\u201d, in base alla norma costituzionale che prevede l\u2019assegnazione dei seggi al Senato \u201csu base regionale\u201d: la questione \u00e8 stata demandata alla Giunta per le elezioni del Senato, ed \u00e8 presumibile che la controversia non sar\u00e0 facilmente e rapidamente risolvibile.<\/p>\n<p>Ma non finisce qui. Si guardi al Molise: 3 seggi, due nei collegi maggioritari (vinti dal M5S) e uno solo proporzionale. Ebbene, quest&#8217;ultimo \u00e8 stato vinto da Liberi e Uguali, con il 3,7% dei voti! Come \u00e8 potuto accadere? E&#8217; entrata in funzione la procedura di distribuzione territoriale dei seggi, con la peculiare compensazione tra liste \u201ceccedentarie\u201d e \u201cliste \u201cdeficitarie\u201d.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> Accade cos\u00ec che LeU\u00a0 sia sotto-rappresentata in due regioni, come la Toscana e l&#8217;Emilia Romagna, o in Basilicata, dove ottiene le migliori percentuali, e sovra-rappresentata \u2013 oltre che in Molise \u2013 anche in Calabria e Sicilia.<\/p>\n<p>Si sbaglierebbe a sottovalutare il peso politico di queste distorsioni della rappresentanza territoriale: si pensi solo al PD e all&#8217;arduo compito che ha di fronte, ossia tentare una qualche risposta ad una presenza oramai marginale in quasi tutto il Mezzogiorno: questo compito non \u00e8 certo agevolato dalla debolissima rappresentanza parlamentare (ad esempio, solo 4 deputati in tutta la Sicilia e in Puglia, o 6 in tutta la Campania). E lo stesso si pu\u00f2 dire per gran parte del Nord, dove la presenza parlamentare del centrodestra (ma della Lega, sopratutto) \u00e8 di gran lunga superiore alla pur cospicua forza elettorale che esprime.<\/p>\n<p>Peraltro, l&#8217;esito del voto nel Mezzogiorno, con l&#8217;impressionante valanga di voti al M5S, segnala un altro clamoroso errore strategico, che accomuna in questo caso i vertici del Pd e di Forza Italia. Non \u00e8 stato sufficientemente notato come i congegni del Rosatellum siano caratterizzati da due elementi: il primo, molto ben noto, \u00e8 quello delle liste \u201cbloccate\u201d; il secondo, \u00e8 quello di un <em>basso numero di candidati <\/em>e di liste <em>molto<\/em> <em>corte <\/em>(alla base del sopra ricordato fenomeno delle liste \u201cincapienti\u201d): collegi uninominali molto ampi, ma sopratutto liste proporzionali composte da soli quattro candidati, che \u201ccoprono\u201d collegi plurinominali molto vasti e popolosi. Ebbene, possiamo dire che la preoccupazione dei vertici di non mollare la presa sul controllo degli eletti ha prevalso sull&#8217;interesse ad accrescere il consenso elettorale. Si prendano ad esempio le recenti elezioni regionali siciliane del novembre 2017: il Pd, in quell&#8217;occasione, \u00e8 riuscito a mantenere grosso modo la percentuale delle elezioni precedenti grazie alla mobilitazione dei \u201csignori della preferenze\u201d. Il Pd \u00e8 stato in Sicilia il partito con il pi\u00f9 alto tasso di uso delle preferenze, da parte dei propri elettori; e molto alto anche quello di tutte le formazioni del centrodestra: molto pi\u00f9 basso quello degli elettori del M5S. E&#8217; del tutto evidente come il voto dei siciliani alle elezioni politiche sia stato guidato da tutt&#8217;altra logica: chi scrive non rimpiange certo i fasti del \u201cvoto di scambio\u201d, ma \u00e8 davvero singolare che questo elementare dato di conoscenza della realt\u00e0 politica meridionale sia stato ignorato. Forse non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla, o ben poco, da \u201cscambiare\u201d: ma certo, per questa via, si rompe anche un tradizionale canale di rapporto tra una quota importante di elettori e il sistema politico locale. E dunque, non ci si pu\u00f2 sorprendere se poi esplode un particolare \u201cvoto di opinione\u201d, come quello al M5S.<\/p>\n<p>In definitiva, anche da questa vicenda emerge un insegnamento teorico, che viene confermato alla luce dei risultati: le riforme elettorali condotte e perseguite sulla scia del presunto interesse immediato di coloro che hanno la forza politica e parlamentare sufficiente ad imporne l\u2019approvazione, sono sempre soggette al possibile emergere di effetti imprevisti, legati ad una o pi\u00f9 variabili politiche non sufficientemente considerate. E si pu\u00f2 aggiungere una sorta di teorema: questi effetti imprevisti saranno tanto pi\u00f9 probabili, tanto minore \u00e8 stato il livello di consapevolezza \u201ctecnica\u201d e \u201cscientifica\u201d dei promotori. In altri termini, se prevale l\u2019improvvisazione, l\u2019aggiustamento incrementale dei diversi tasselli di un sistema elettorale, l\u2019attenzione spasmodica ai \u201cdettagli\u201d che si presume possano risultare convenienti a questa o quella componente della \u201ccoalizione\u201d che sostiene la riforma; e se \u2013 di converso \u2013 svanisce l\u2019attenzione alla dimensione \u201csistemica\u201d di un modello elettorale, \u2013 bene, se accade tutto questo, \u00e8 allora molto probabile che, alla fine, alcuni attori scoprano sconsolatamente di aver fatto male i propri calcoli.<\/p>\n<p><strong>E ora cosa accade?<\/strong><\/p>\n<p>E veniamo cos\u00ec all\u2019oggi. La questione della riforma elettorale \u00e8 destinata a rimanere all\u2019ordine del giorno, una <em>issue-policy <\/em>permanente della politica italiana, come oramai accade da un quarto di secolo: un <em>unicum <\/em>nel panorama delle democrazie contemporanee. E non sono pochi quelli che prevedono un rapido ritorno alle urne: gi\u00e0, ma con quale legge elettorale? Al di l\u00e0 della superficie del dibattito che ci ha accompagnato in questi mesi, stenta ad emergere una vera riflessione sulle ragioni di fondo, sulla \u201cfilosofia\u201d, che dovrebbe e potrebbe ispirare una riforma elettorale, in questo momento.<\/p>\n<p>Io credo che nelle tesi di quanti insistono su una ricetta \u201ciper-maggioritarista\u201d e plebiscitaria vi sia al fondo una lettura riduttiva, e francamente inaccettabile, &#8211; ma anche, in fondo, illusoria &#8211; delle ragioni stesse di quella che viene correntemente definita come \u201ccrisi della democrazia\u201d. Ridotta all\u2019osso, la domanda \u00e8: questa crisi, \u00e8 una crisi di \u201cgovernabilit\u00e0\u201d o \u00e8 una crisi di \u201clegittimazione\u201d? Ossia, nasce dall\u2019inadeguatezza delle \u201cnormali\u201d procedure di una democrazia parlamentare, a cui rispondere attraverso soluzioni istituzionali \u201cdecisionistiche\u201d e plebiscitarie, oppure la crisi della \u201cgovernabilit\u00e0\u201d nasce da un profondo deficit di consenso reale, dalle fratture che emergono nella societ\u00e0, dalle crescenti diseguaglianze economiche e sociali, dall\u2019interrompersi dei canali della rappresentanza politica? E alle difficolt\u00e0 del governo di societ\u00e0 \u201ccomplesse\u201d si risponde con una qualche strategia \u201csistemica\u201d di \u201criduzione della complessit\u00e0\u201d, attraverso cio\u00e8 meccanismi istituzionali di accentramento e verticalizzazione del potere e del comando; o, al contrario, provando a riattivare pazientemente modelli e pratiche di partecipazione politica diffusa e decentrata, e ricostruendo una pluralit\u00e0 di forme e livelli di rappresentanza politica e di mediazione sociale?<\/p>\n<p>Se questi sono i dilemmi di fronte a noi, una qualsiasi riflessione sulle basi normative di una possibile riforma elettorale \u00e8 necessaria, anche quando poi si devono fare i conti con le contingenti condizioni politiche che ne rendano possibile l\u2019approvazione: \u00e8 necessaria, &#8211; questa riflessione &#8211; perch\u00e9, i modi e gli argomenti con cui si giustificano pubblicamente determinate scelte influenzano profondamente il discorso pubblico sulle riforme possibili e\/o auspicabili, determinano quel che si dice \u201cun clima di opinione\u201d, e per questa via entrano nello stesso concreto processo politico che le pu\u00f2 favorire o ostacolare. In questo senso, una responsabilit\u00e0 non da poco spetta anche a tutti gli \u201caddetti ai lavori\u201d, politologi, giuristi, commentatori.<\/p>\n<p>E allora, la domanda da cui partire \u00e8 la seguente: posta la condizione critica della democrazia italiana, e dato il basso livello di legittimazione democratica delle sue istituzioni, a quali principi occorre dare priorit\u00e0, e quali obiettivi primari \u00e8 necessario davvero perseguire? E su questa base, quali concrete soluzioni appaiono insieme desiderabili e realistiche, sagge e praticabili allo stesso tempo? Solo a partire da una definizione normativa di quali possono, o debbano essere, oggi, nelle concrete condizioni del nostro paese, le <em>finalit\u00e0 <\/em>di una riforma elettorale, possiamo poi individuare i modelli possibili, e poi anche le necessarie mediazioni accettabili. Naturalmente, significherebbe ricadere negli errori del passato pensare che una buona riforma elettorale possa bastare di per s\u00e9 a risollevare le condizioni critiche della democrazia italiana: per\u00f2 pu\u00f2 porre alcune basi per favorire e incoraggiare un\u2019inversione di tendenza.<\/p>\n<p>Ebbene, se le premesse sono queste, le finalit\u00e0 dovrebbero essere chiare: in primo luogo, ricostruire le condizioni di legittimit\u00e0 democratica della rappresentanza parlamentare. In una condizione che \u00e8 quasi un \u201canno zero\u201d della democrazia italiana, \u00e8 questo il compito primario, una condizione necessaria per qualsivoglia, vera e non fittizia, espressione di una capacit\u00e0 di governo. Il famoso binomio governabilit\u00e0-rappresentanza, in una condizione di grave delegittimazione delle istituzioni, non pu\u00f2 essere affidato ad un equilibrio tra esigenze messe astrattamente sullo stesso piano: la ricostituzione di una legittima e forte rappresentanza politica \u00e8 la <em>premessa<\/em> per una qualsivoglia effettiva governabilit\u00e0. Ed \u00e8 una premessa ineludibile, almeno se vogliamo dare al \u201cgoverno\u201d il valore di un esercizio del potere democratico fondato su un reale consenso e su una reale propensione dei cittadini a collaborare con fiducia ad un\u2019impresa collettiva, a farsene attivi protagonisti. Questo consenso e questa legittimazione sono il solo modo con cui \u00e8 possibile \u201cgovernare\u201d veramente societ\u00e0 complesse e pluralistiche, per le quali \u00e8 del tutto illusorio pensare che un potere solitario e accentrato possa essere in grado di controllare e padroneggiare tutte le \u201cvariabili\u201d, i saperi e le informazioni necessarie. Certo, se si ritiene che oggi la democrazia pu\u00f2 assumere solo la forma di un atto puntuale di autorizzazione al comando, e che ai cittadini, in fondo, basta chiedere di svolgere solo il ruolo di giudici-spettatori, chiamati ad acclamare o ripudiare il leader di turno, allora vanno bene anche sistemi elettorali che ci garantiscano un vincitore certo e non condizionabile, che abbia le \u201cmani libere\u201d per cinque anni: ma sar\u00e0 poi, costui, in grado veramente di governare, di esprimere \u2013 nel senso pi\u00f9 forte \u2013 una capacit\u00e0 di governo legittima e riconosciuta?<\/p>\n<p>Nelle condizioni specifiche del sistema politico italiano, segnato da un processo galoppante di destrutturazione, quella finalit\u00e0 \u2013 ricostruire la legittimit\u00e0 della rappresentanza parlamentare \u2013 deve essere accompagnata da altre finalit\u00e0 che appaiono parimenti rilevanti. E la prima di queste \u00e8 quelle di adottare un sistema elettorale in grado di incentivare \u2013 <em>incentivare, non determinare<\/em> \u2013 la ricostruzione di partiti, e di un sistema di partiti, degni di questo nome.<\/p>\n<p>Si possono adottare diverse soluzioni, ma sarebbe delittuoso proseguire sulla via di una farraginosa combinazione tra logiche diverse, perseverare diabolicamente sulla via del \u201cbricolage\u201d elettorale, anzich\u00e9 su quella di una vera \u201cingegneria\u201d istituzionale, nel senso rigoroso a cui ci richiamava Giovanni Sartori.<\/p>\n<p>I guasti di questo modo di procedere sono sotto gli occhi di tutti, in questo dopo-elezioni: avere spacciato questo ibrido come una forma di \u201cmaggioritario\u201d sta mettendo in luce l&#8217;analfabetismo costituzionale di molti protagonisti: se gli effetti, come abbiamo visto, sono stati quelli di una modesta distorsione maggioritaria nei risultati complessivi (a cui si giunge, per\u00f2, attraverso gravi distorsioni della rappresentanza territoriale), che senso ha parlare di \u201cvincitori\u201d delle elezioni, nel senso di un qualche \u201cdiritto\u201d ad esprimere e formare un governo (altra cosa, evidentemente, sono i giudizi politici su chi si \u00e8 rafforzato o indebolito)? Dovrebbe essere del tutto evidente che, in una democrazia parlamentare, conta la capacit\u00e0 coalizionale e dovrebbe contare la paziente ricerca di una mediazione programmatica (laddove si continua indecentemente a bollare questa fisiologica prassi come un \u201cinciucio\u201d).<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n<p>Si vuole puntare su un vero \u201cmaggioritario\u201d? Lo si faccia, ma senza scorciatoie, ben sapendo che nulla garantisce che vi siano, a priori, \u201cvincitori\u201d o maggioranze certe. E quindi, va bene un doppio turno di collegio, alla francese, non il mega-ballottaggio plebiscitario previsto dall&#8217;<em>Italicum:<\/em> \u00e8 prioritario ricostruire una vera legittimazione \u201cdal basso\u201d degli eletti.<\/p>\n<p>Chi scrive ritiene, tuttavia, che la scelta di un sistema proporzionale \u2013 con una soglia al 4 o al 5%, non aggirabile \u2013 si presenta come la soluzione pi\u00f9 saggia; e naturalmente l\u2019adozione di un <em>vero<\/em> sistema tedesco, nella sua interezza, sarebbe la soluzione ottimale.<\/p>\n<p>Lungi dall\u2019essere una sciagura, &#8211; come pigramente molti osservatori continuano a sostenere &#8211; il ritorno ad una <em>coerente<\/em> visione proporzionale \u2013 senza gli inutili e barocchi mascheramenti del Rosatellum &#8211; pu\u00f2 rappresentare il solo terreno su cui almeno provare a invertire un radicale processo di delegittimazione delle istituzioni democratiche, e a migliorare lo \u201cspirito pubblico\u201d che si respira in Italia.<\/p>\n<p>Un sistema proporzionale cos\u00ec concepito pu\u00f2 contribuire a fare emergere (o anche ri-emergere) la reale <em>articolazione e distinzione<\/em> delle forze in campo e delle diverse culture politiche (non le finte \u201ccoalizioni\u201d del Rosatellum): una destra xenofoba, nazionalista e anti-europea; una destra conservatrice pi\u00f9 tradizionale, ma europeista, legata al partito popolare europeo, con una possibile ricomposizione della galassia centrista; una possibile collocazione del PD come partito di centro\/centro-sinistra; la possibile emergenza di un nuovo partito della sinistra. Un modo, peraltro, per evitare che la dinamica competitiva si focalizzi esclusivamente sull\u2019asse tra \u201csistema\u201d e \u201canti-sistema\u201d, per ridare centralit\u00e0 all\u2019asse destra-sinistra e mettere quanto meno in difficolt\u00e0 la comoda rendita di posizione su cui finora ha prosperato il M5S (o, in positivo, a favorirne l&#8217;evoluzione): una forza, quella del M5S, che \u00e8 riuscita a catalizzare tutte le pi\u00f9 disparate ragioni di protesta e risentimento, ma non \u00e8 mai stata costretta veramente a misurarsi con una pi\u00f9 precisa definizione della propria identit\u00e0 sul terreno delle politiche e della loro ispirazione politico-culturale. E\u2019 negativo che questo accada? O \u00e8 meglio che tutto venga \u201ccompresso\u201d nello scontro leaderistico tra mega-aggregati privi di una reale rispondenza nei reali orientamenti presenti nell\u2019elettorato?<\/p>\n<p>Un\u2019altra finalit\u00e0 che potrebbe essere perseguita in questo modo \u00e8 quella che possiamo sintetizzare cos\u00ec: cercare di innalzare la qualit\u00e0 del discorso pubblico. In Italia, oggi, si respira un\u2019aria mefitica: e gli esempi abbondano. E\u2019 davvero difficile dire che vi sia una reale capacit\u00e0 di orientare e formare il senso comune, o che vi siano attori politici in grado di formare l\u2019opinione pubblica, piuttosto che inseguirla, o peggio sollecitarne le pulsioni pi\u00f9 regressive. Una ricostruzione del sistema dei partiti su basi coerentemente proporzionali (con le conseguenti implicazioni per le campagne elettorali) potrebbe essere un primo passo per frenare questa tendenza, in quanto potrebbe indurre tutte le forze in campo a delineare un proprio autonomo profilo politico e programmatico ma, nello stesso tempo, a indicare la possibile <em>compatibilit\u00e0 <\/em>con i programmi altrui: sarebbe male se ci\u00f2 accadesse? L&#8217;opposto di quanto accade con i sistemi \u201ca premio di maggioranza\u201d (dove gli elettori sono spesso indotti a pronunciarsi pro o contro un possibile vincitore) e l&#8217;opposto di quanto accaduto ora con il Rosatellum, dove ha prevalso una finta \u201cnarrazione\u201d maggioritaria, l&#8217;idea muscolare che ci potesse essere un \u201cvincitore\u201d che poi governa da solo. Cercare un punto di equilibrio tra l\u2019<em>autonomia<\/em> e la <em>specificit\u00e0 <\/em>delle proprie posizioni e la possibile <em>compatibilit\u00e0 <\/em>con i programmi altrui sarebbe anche un modo per attenuare un discorso pubblico giocato tutto in modo <em>adversarial<\/em>, per evitare \u201cun tutti contro tutti\u201d, e costringerebbe partiti ed elettori a guardare anche nel merito delle possibili politiche da perseguire e sui necessari punti di mediazione per rispondere ad esigenze diverse. Tra l\u2019altro, non sarebbe male se agli elettori fosse fatta presente la <em>complessit\u00e0 obiettiva <\/em>delle politiche, l\u2019impraticabilit\u00e0 delle soluzioni \u201cfacili\u201d, la necessit\u00e0 di strategie di medio-lungo termine, cercando di superare quella che possiamo definire la \u201ctirannia delle preferenze immediate\u201d, la ricerca del consenso \u201ca breve\u201d; e non sarebbe nemmeno male se si avviasse una rivalutazione della \u201cprofessionalit\u00e0\u201d politica, e si mettessero cos\u00ec in difficolt\u00e0 tutti coloro che giocano sulla retorica del \u201ccittadino comune\u201d, sulla retorica del \u201cprimo che passa\u201d o sull\u2019elogio del dilettantismo\u00a0 politico.<\/p>\n<p>A questo punto, possiamo provare a trarre alcune conclusioni. Tutto il dibattito italiano sulle possibili riforme elettorali ha, per cos\u00ec dire introiettato, una condizione cronica di instabilit\u00e0 e destrutturazione del sistema politico, &#8211; una condizione che viene considerata oramai come un dato fisiologico e irreversibile a cui porre un qualche rimedio solo in chiave di \u201cgovernabilit\u00e0\u201d.\u00a0 Quello che oggi occorre chiedersi, &#8211; e una responsabilit\u00e0 non da poco spetta anche alle comunit\u00e0 intellettuali che influenzano e possono influenzare anche gli schemi interpretativi con cui il ceto politico e l\u2019opinione pubblica legge i processi reali &#8211;\u00a0 \u00e8 se non sia giunto il momento di muovere da altri interrogativi e da altri presupposti: e quindi chiedersi, innanzi tutto, come sia possibile costruire, anche attraverso nuove regole elettorali, un processo di <em>ri-legittimazione <\/em>delle istituzioni democratiche italiane, ma poi anche come un diverso sistema elettorale possa almeno <em>aiutare<\/em> a <em>ricostruire <\/em>un sistema politico, e un sistema di partiti degni di questo nome, creando le premesse per una migliore formazione e selezione dello stesso personale politico. Senza alcuna facile illusione, ribadiamo, che questo possa essere un processo facile e immediato, ma consapevoli che questo \u00e8 un nodo nevralgico comunque da affrontare.<\/p>\n<p>Le risposte prevalse finora, dapprima quella di un assetto tendenzialmente plebiscitario della nostra democrazia e della stessa competizione elettorale, e poi oggi quella di un confuso e improvvisato assemblaggio di logiche diverse, hanno portato solo in un vicolo cieco. Prima o poi occorrer\u00e0 tentare altre strade. Sistemi elettorali, ovviamente, ce ne sono tanti e diversi, e ciascuno con le sue caratteristiche, ma la pre-condizione della loro efficacia e funzionalit\u00e0 sta nella loro coerenza interna. Si pu\u00f2 ritenere l\u2019uno o l\u2019altro modello pi\u00f9 adatto alle condizioni specifiche dell\u2019Italia; ma non si pu\u00f2 imboccare la via perigliosa di un gioco \u201ccombinatorio\u201d tra modelli diversi. Ma soprattutto, deve essere chiaro a quale <em>idea di democrazia <\/em>ci vogliamo ispirare.<\/p>\n<p>*<em>Osservatorio elettorale Regione Toscana<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Subito dopo l\u2019approvazione della legge, il Pd ha avviato un affrettato e confuso tentativo di \u201c<em>coalition building\u201d<\/em>, cercando in particolare un rapporto con il movimento di sinistra \u201cCampo progressista\u201d, guidato dall\u2019ex-sindaco di Milano,Giuliano Pisapia. Ma questo tentativo \u00e8 fallito, perch\u00e9 il Pd non ha potuto offrire garanzie di \u201cdiscontinuit\u00e0 programmatiche\u201dsu vari temi, come chiedeva Pisapia. Alla fine, il Pd ha costruito una coalizione con la lista \u201cPi\u00f9 Europa\u201d, guidata da Emma Bonino, e da due altre piccole liste (\u201cInsieme\u201d, che raccoglieva Verdi, socialisti ed alcuni amici di Prodi; e \u201cCivica Popolare\u201d, una lista guidata dal ministro della Sanit\u00e0, Beatrice Lorenzin, composta da ex-esponenti del \u201cnuovo centrodestra\u201d che avevano sostenuto e partecipato al governo di Renzi), La strategia coalizionale del Pd si \u00e8 rivelata in gran parte fallimentare: la lista \u201cPi\u00f9 Europa\u201d ha ottenuto il 2,5% (non ottenendo propri eletti, ma \u201ctrasferendo\u201d i propri voti al PD; le altre due sono rimaste sotto la soglia dell\u20191%, e quindi sono stati voti interamente \u201csprecati\u201d).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Non sono ancora disponibili dati completi sui voti espressi esclusivamente ai candidati dei collegi uninominali: una prima analisi sul voto in Toscana mostra tuttavia che 96,5 elettori su 100 hanno votato solo i simboli di partito: cfr. <a href=\"http:\/\/www.regione.toscana.it\/istituzioni\/elezioni\">http:\/\/www.regione.toscana.it\/istituzioni\/elezioni<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>Tralasciamo la Val D&#8217;Aosta, dove l&#8217;unico seggio uninominale maggioritario \u00e8 stato vinto dal M5S, e 12 seggi assegnati nella circoscrizione Estero.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Ricordiamo che la procedura di assegnazione dei seggi prevista dal Rosatellum avviene attraverso una serie di passaggi, regolati attraverso la formula Hare (quoziente \u201cnaturale\u201d e migliori resti): a) un conteggio nazionale dei voti, con l&#8217;attribuzione complessiva dei seggi spettanti alle coalizioni\/liste che hanno superato la soglia di accesso; b) l&#8217;attribuzione dei seggi in ciascuna delle 27 circoscrizioni; c) la verifica della congruenza tra i seggi calcolati a livello nazionale e il totale dei seggi attribuiti in tutte le circoscrizioni; d) nel caso (molto probabile) di mancata corrispondenza tra i due dati precedenti, l&#8217;avvio di un meccanismo di compensazione tra le liste \u201ceccedentarie\u201d (che hanno, cio\u00e8, pi\u00f9 seggi a livello nazionale di quanti ne ottengono nell&#8217;insieme delle circoscrizioni) e le liste \u201cdeficitarie\u201d (che hanno, cio\u00e8, meno seggi a livello nazionale di quanti ne ottengono nell&#8217;insieme delle circoscrizioni); e) infine, la distribuzione dei seggi spettanti a ciascuna lista in ciascuna circoscrizione tra i diversi collegi plurinominali che compongono una circoscrizione, con possibilit\u00e0, anche in questo caso, di \u201cslittamenti\u201d da un collegio all&#8217;altro.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>Valga ad esempio il caso del Portogallo: alle ultime elezioni politiche, il partito pi\u00f9 votato \u00e8 stato il partito di centrodestra, ma i socialisti e altri due partiti di sinistra sono stati in grado di formare una maggioranza e governano insieme (a quanto pare efficacemente) da un paio d&#8217;anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Floridia* Sappiamo oramai tutto del \u201cRosatellum\u201d, e sappiamo anche i risultati che sono emersi dalle urne del 4 marzo. Pu\u00f2 essere tuttavia utile ritornare, post factum, sui meccanismi della legge elettorale, assumendo un punto di vista peculiare: si sono prodotti gli effetti previsti dai legislatori, o sono scaturiti effetti inattesi o finanche perversi?<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/03\/25\/il-diavolo-le-pentole-e-i-coperchi-effetti-imprevisti-ed-effetti-perversi-dellultima-riforma-elettorale\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2018%2F03%2F25%2Fil-diavolo-le-pentole-e-i-coperchi-effetti-imprevisti-ed-effetti-perversi-dellultima-riforma-elettorale%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow 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