{"id":5058,"date":"2018-05-01T18:28:33","date_gmt":"2018-05-01T16:28:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=5058"},"modified":"2018-05-03T11:56:51","modified_gmt":"2018-05-03T09:56:51","slug":"diritto-alloblio-e-diritto-a-essere-ricordati-correttamente-sulla-rete-la-sentenza-della-corte-inglese-sul-ruolo-dei-motori-di-ricerca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/05\/01\/diritto-alloblio-e-diritto-a-essere-ricordati-correttamente-sulla-rete-la-sentenza-della-corte-inglese-sul-ruolo-dei-motori-di-ricerca\/","title":{"rendered":"Diritto all&#8217;oblio e diritto a essere ricordati correttamente sulla rete: la sentenza della Corte inglese sul ruolo dei motori di ricerca"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5059\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/05\/01\/diritto-alloblio-e-diritto-a-essere-ricordati-correttamente-sulla-rete-la-sentenza-della-corte-inglese-sul-ruolo-dei-motori-di-ricerca\/diritto-all-oblio\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/diritto-all-oblio.jpg\" data-orig-size=\"1140,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"diritto-all-oblio\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/diritto-all-oblio-300x158.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/diritto-all-oblio-1024x539.jpg\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5059\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/diritto-all-oblio-300x158.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/diritto-all-oblio-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/diritto-all-oblio-768x404.jpg 768w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/diritto-all-oblio-1024x539.jpg 1024w, https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/diritto-all-oblio.jpg 1140w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>di<strong> Maria Romana Allegri<\/strong><\/p>\n<p>Una recente <a href=\"https:\/\/www.judiciary.gov.uk\/judgments\/nt1-nt2-v-google-llc-right-to-be-forgotten\/\" class=\"broken_link\">sentenza della High Court of Justice<\/a> inglese ha riproposto, sollevando alcune interessanti questioni interpretative, il tema del cosiddetto \u201cdiritto all\u2019oblio\u201d relativamente alla richiesta rivolta al motore di ricerca di de-indicizzare gli URL che vengono visualizzati in collegamento al nome di una specifica persona.<!--more--> Le questioni pi\u00f9 rilevanti sono essenzialmente tre:<\/p>\n<p>1) la corretta qualificazione di quello che viene definito impropriamente \u201cdiritto all\u2019oblio\u201d;<\/p>\n<p>2) la possibilit\u00e0 per chiunque di utilizzare i <em>social media<\/em> per rettificare informazioni presenti <em>online<\/em> e ritenute lesive della propria reputazione, indipendentemente dalla loro correttezza e attendibilit\u00e0;<\/p>\n<p>3) la possibilit\u00e0 di qualificare i motori di ricerca come esercenti un\u2019attivit\u00e0 giornalistica in senso lato.<\/p>\n<p>Il modello di riferimento \u00e8 ancora una volta la celebre sentenza della Corte di Giustizia dell\u2019Unione europea relativa al caso <a href=\"http:\/\/curia.europa.eu\/juris\/document\/document.jsf?docid=152065&amp;doclang=IT\"><em>Google Spain<\/em><\/a> (13 maggio 2014), in base alla quale i motori di ricerca sono stati qualificati come responsabili del trattamento dei dati personali secondo la direttiva 95\/46\/CE, in quanto la loro attivit\u00e0 permette a qualsiasi utente di Internet di ottenere, partendo dal nome di una certa persona, un elenco di risultati che ad essa si riferiscono, riuscendo cos\u00ec a ricostruirne il profilo anche in relazione a molteplici aspetti della vita privata. La sentenza ha quindi imposto ai motori di ricerca di vagliare le richieste di de-indicizzazione dei <em>link <\/em>presentate da persone fisiche e giuridiche, decidendo se accoglierle o meno in base al bilanciamento fra il diritto fondamentale al rispetto della vita privata del richiedente e il legittimo interesse degli utenti di Internet ad avere accesso alle informazioni; tale valutazione deve tenere conto della natura delle informazioni di cui si chiede la deindicizzazione, del loro eventuale carattere \u201csensibile\u201d per la vita privata di coloro ai quali esse si riferiscono, nonch\u00e9 dell\u2019interesse del pubblico a disporre di tali informazioni, che pu\u00f2 variare anche a seconda del ruolo rivestito da talune persone nella vita pubblica.<\/p>\n<p>Da allora i motori di ricerca\u00a0 \u2013 <em>Google <\/em>in particolare \u2013 sono stati letteralmente inondati di richieste di de-indicizzazione: secondo il <a href=\"https:\/\/transparencyreport.google.com\/eu-privacy\/overview\"><em>Transparency Report<\/em><\/a> periodicamente aggiornato da Google, da maggio 2014 ad oggi il motore di ricerca ha valutato le richieste di de-indicizzazione relative ad oltre due milioni di URL, accolte in circa il 44% dei casi, mentre circa mezzo milione di URL sono ancora sotto esame.<\/p>\n<p>Fra le richieste non accolte si iscrivono anche quelle presentate dai cittadini inglesi NT1 e NT2 (protetti dall\u2019anonimato), che hanno reagito al diniego di <em>Google<\/em> ricorrendo al giudice. Entrambi avevano chiesto senza successo a <em>Google<\/em> la de-indicizzazione di alcuni <em>link<\/em> a notizie riguardanti alcune vicende giudiziarie in cui erano stati coinvolti molti anni prima, per le quali erano stati condannati a pene detentive (quattro anni per NT1, sei mesi per NT2) per reati connessi alla loro pregressa attivit\u00e0 professionale. Non a caso, la <em>High Court of Justice <\/em>(giudice monocratico) ha esaminato i ricorsi impostando il ragionamento in modo da seguire pedissequamente i criteri indicati nelle <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/justice\/article-29\/documentation\/opinion-recommendation\/files\/2014\/wp225_en.pdf\">linee-guida<\/a> adottate a novembre 2014 dall\u2019<em><a href=\"http:\/\/www.garanteprivacy.it\/home\/attivita-e-documenti\/attivita-comunitarie-e-internazionali\/cooperazione-in-ambito-ue\/gruppo-di-lavoro-ex-articolo-29\">Article 29 Working Party<\/a><\/em> relativamente all\u2019implementazione della sentenza <em>Google Spain<\/em>.<\/p>\n<p>Innanzitutto, il giudice inglese ha correttamente qualificato la richiesta dei ricorrenti come finalizzata non tanto \u201call\u2019essere dimenticati\u201d, quanto \u201call\u2019essere ricordati correttamente\u201d. Peraltro, la de-indicizzazione dei <em>link <\/em>da parte del motore di ricerca non implica la cancellazione delle informazioni dai siti in cui erano state originariamente pubblicate, ma semplicemente l\u2019interruzione del collegamento fra tali informazioni e una <em>query<\/em> effettuata tramite il motore di ricerca a partire dal nome della persona cui tali informazioni si riferiscono. Da questo punto di vista, la decisione in commento \u00e8 in linea con quanto pi\u00f9 volte ribadito dalla nostra Corte di Cassazione sul diritto alla corretta proiezione sociale della propria identit\u00e0 personale (Cass. I civ., sentt. nn. 3769\/1985 e 11864\/2004 , nonch\u00e9 Cass. III civ.\u00a0 n. 5525\/2012), che rappresenta una delle forme in cui il diritto comunemente \u2013 ma impropriamente \u2013 definito come \u201cdiritto all\u2019oblio\u201d si estrinseca. Il giudizio della <em>High Court <\/em>si \u00e8 quindi concentrato in buona parte sull\u2019esame dei motivi addotti dai ricorrenti a dimostrazione della <em>inaccuracy<\/em> (scorrettezza, inattendibilit\u00e0) delle notizie riportate nei <em>link <\/em>di cui si chiedeva la deindicizzazione, giungendo alla conclusione che la <em>inaccuracy <\/em>potesse essere fondatamente eccepita solo nel caso NT2 (che ha infatti ottenuto la de-indicizzazione), ma non nel caso NT1 (che invece non la ha ottenuta).<\/p>\n<p>In secondo luogo, il giudice ha considerato l\u2019impatto che il rifiuto della de-indicizzazione da parte di <em>Google <\/em>poteva avere nella attuale vita privata, familiare e professionale dei ricorrenti. In altre parole, il giudice ha dovuto bilanciare la \u201caspettativa di <em>privacy<\/em>\u201d che i ricorrenti rivendicavano in relazione a vicende trascorse ormai da anni con l\u2019attuale interesse pubblico di conoscenza rispetto ad esse.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda NT2, il giudice ha tenuto in considerazione la relativa tenuit\u00e0 del reato commesso, il successivo comprovato e pieno ravvedimento del condannato, l\u2019impatto del diniego di deindicizzazione nella attuale vita familiare di NT2 per via della presenza di figli minori, l\u2019assoluta diversit\u00e0 dell\u2019attuale attivit\u00e0 professionale di NT2 rispetto a quella svolta al tempo della condanna e conseguentemente la sopraggiunta irrilevanza della conoscenza delle passate vicende giudiziarie. Per questi motivi, il giudice ha ordinato a <em>Google<\/em> di procedere alla de-indicizzazione degli URL indicati da NT2, pur non riconoscendo a quest\u2019ultimo il diritto al risarcimento per il danno patito a causa della tardiva de-indicizzazione.<\/p>\n<p>Invece, per quanto riguarda NT1, il giudice \u00e8 giunto a conclusioni opposte, non accogliendo la domanda di de-indicizzazione. Infatti, le informazioni contenute nei <em>link<\/em> contestati non erano relative a dati qualificati come \u201csensibili\u201d dalla direttiva 95\/46\/CE, non erano tali da danneggiare la vita privata e familiare di NT1, ma solo eventualmente quella professionale e, soprattutto, la condotta del ricorrente negli anni successivi al termine della pena non era stata tale da dimostrare il suo completo distacco dalle vicende per cui era stato condannato. In primo luogo, infatti, NT1 continuava a svolgere un\u2019attivit\u00e0 professionale per certi versi affine a quella precedente, per via della quale il giudice ha riconosciuto l\u2019interesse dei suoi potenziali clienti a ricevere informazioni attendibili sull\u2019onest\u00e0 ed integrit\u00e0 di colui con il quale si apprestavano a contrattare. Inoltre, nel tentativo di attenuare gli effetti negativi per la sua reputazione dovuti alla presenza <em>online<\/em> di informazioni relative alla sua passata condanna, NT1 aveva fatto ricorso a un servizio di <em>reputation management<\/em> denominato <em>Cleanup, <\/em>su consiglio del quale aveva utilizzato alcuni <em>social media<\/em> per far circolare dei <em>post<\/em> che, distorcendo la realt\u00e0 dei fatti, miravano a riabilitare la sua immagine professionale.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo elemento \u00e8 stato valutato dal giudice con particolare gravit\u00e0: i <em>post <\/em>pubblicati da NT1 sono stati considerati dal giudice ingiustificatamente \u00ab<em>false or misleading<\/em>\u00bb e proprio per questo \u00ab<em>the continued accessibility of substantially fair and accurate information to the contrary served the legitimate purpose of correcting the record<\/em>\u00bb (punto n. 195 della sentenza). Dunque, secondo il giudice il diniego di de-indicizzazione dei <em>link<\/em> era funzionale proprio a restituire al pubblico una rappresentazione veritiera e attendibile di NT1, a dispetto dei suoi stessi tentativi di travisarla, con ci\u00f2 implicitamente negando la sussistenza del cosiddetto \u201cdiritto all\u2019oblio\u201d quando dall\u2019oblio pu\u00f2 derivare una rappresentazione falsificata della realt\u00e0. Il giudice della <em>High Court<\/em> non si \u00e8 spinto oltre nell\u2019indagine del complesso rapporto fra informazioni presenti <em>online<\/em> e verit\u00e0 dei fatti. Tuttavia al punto n. 130 della sentenza apre \u2013 e subito richiude \u2013 una finestra su questo vasto scenario, evidenziando il rischio insito nella tendenza alla rettifica \u201cfai-da-te\u201d di notizie ritenute nocive per la reputazione individuale attraverso la pubblicazione <em>online <\/em>di ulteriori notizie \u201ccorrettive\u201d mediante i <em>social media<\/em>: questa attivit\u00e0, che nella generalit\u00e0 dei casi conduce ad un offuscamento della verit\u00e0, potrebbe per\u00f2 talvolta apparire giustificata se compiuta da chi legittimamente cerca di reagire con i mezzi a propria disposizione \u2013 cio\u00e8 i <em>social media <\/em>\u2013 alla pubblicazione di notizie che distorcono la rappresentazione della propria immagine pubblica.<\/p>\n<p>Un altro aspetto interessante su cui il giudice si \u00e8 soffermato \u00e8 quello dell\u2019eventuale applicabilit\u00e0 a un motore di ricerca come <em>Google<\/em> della cosiddetta <em>journalistic exemption<\/em>, prevista dall\u2019art. 9 della direttiva 95\/46\/CE, in base al quale gli Stati membri possono prevedere deroghe alle regole sul trattamento dei dati personali applicabili a chi effettua il trattamento \u00abesclusivamente a scopi giornalistici o di espressione artistica o letteraria\u00bb, al fine di \u00abconciliare il diritto alla vita privata con le norme sulla libert\u00e0 d&#8217;espressione\u00bb. Posto che una delle attivit\u00e0 dei motori di ricerca \u00e8 quella di aggregare e rendere visibili le informazioni prodotte da fonti giornalistiche, occorreva chiarire se il trattamento dei dati effettuato da <em>Google<\/em> in relazione agli URL contestati da NT1 e NT2 potesse considerarsi finalizzato a scopi giornalistici, perch\u00e9 in tal caso il motore di ricerca non sarebbe stato obbligato ad accogliere le richieste di deindicizzazione, in considerazione dell\u2019interesse pubblico di conoscenza delle informazioni. A tale proposito, il giudice ha riconosciuto che il riferimento agli scopi giornalistici vada interpretato in senso ampio e che, in effetti, il ruolo dei motori di ricerca di \u201cfacilitatori\u201d della pubblicazione di informazioni giornalistiche prodotte da terze parti possa essere considerato un trattamento di dati a scopi giornalistici. Tuttavia, sebbene in linea di principio anche attivit\u00e0 ancillari e di supporto all\u2019attivit\u00e0 giornalistica possano rientrare in una nozione ampia di \u201cscopi giornalistici\u201d, beneficiando cos\u00ec della <em>journalistic exemption<\/em>, il giudice ha sottolineato come la lettera dell\u2019art. 9 della direttiva richieda che ci\u00f2 avvenga in modo esclusivo, mentre le attivit\u00e0 di un motore di ricerca\u00a0 \u00ab<em>are not <u>exclusively<\/u> subsidiary, subservient, or ancillary to those of any publisher<\/em>\u00bb (punto n. 100 della sentenza).<\/p>\n<p>Il ragionamento \u00e8 certamente corretto. Ma vale la pena di ricordare che il 25 maggio 2018 diverr\u00e0 direttamente applicabile in tutti gli Stati membri dell\u2019Unione europea il <a href=\"http:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/?uri=uriserv:OJ.L_.2016.119.01.0001.01.ITA&amp;toc=OJ:L:2016:119:TOC\">Regolamento generale per la protezione dei dati personali<\/a> (n. 2016\/679\/UE), che abroga la direttiva 95\/46\/CE e si sostituisce alle normative nazionali. Ebbene, l\u2019art. 85 del regolamento riproduce il principio della <em>journalistic exemption<\/em> con una piccola ma importante differenza rispetto alla precedente direttiva: l\u2019avverbio \u201cesclusivamente\u201d \u00e8 stato eliminato (anche se il punto n. 153 dei <em>considerando<\/em> si riferisce al \u00abtrattamento dei dati personali effettuato <em>unicamente<\/em> a scopi giornalistici o di espressione accademica, artistica o letteraria\u00bb). L\u2019eliminazione dell\u2019avverbio pu\u00f2 essere considerata opportuna, se si considera che ben raramente oggi chi pubblica notizie via Internet lo fa <em>esclusivamente<\/em> a scopi giornalistici: lo scopo giornalistico pu\u00f2 essere preponderante, ma \u00e8 normalmente accompagnato da altre attivit\u00e0, fra cui ad esempio la raccolta di inserzioni pubblicitarie proporzionalmente all\u2019interesse che gli articoli giornalistici suscitano nel pubblico, oppure la profilazione degli utenti del servizio a fini di pubblicit\u00e0 comportamentale. Tuttavia, venendo meno il requisito dell\u2019esclusivit\u00e0 degli scopi giornalistici, sul quale il giudice inglese ha incardinato la decisione della non applicabilit\u00e0 a <em>Google<\/em> della <em>journalistic exemption<\/em>, si aprono per il futuro nuovi scenari interpretativi che potrebbero arrivare a ricomprendere anche i motori di ricerca all\u2019interno di una nozione estesa di attivit\u00e0 giornalistica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Romana Allegri Una recente sentenza della High Court of Justice inglese ha riproposto, sollevando alcune interessanti questioni interpretative, il tema del cosiddetto \u201cdiritto all\u2019oblio\u201d relativamente alla richiesta rivolta al motore di ricerca di de-indicizzare gli URL che vengono visualizzati in collegamento al nome di una specifica persona.<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/05\/01\/diritto-alloblio-e-diritto-a-essere-ricordati-correttamente-sulla-rete-la-sentenza-della-corte-inglese-sul-ruolo-dei-motori-di-ricerca\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2018%2F05%2F01%2Fdiritto-alloblio-e-diritto-a-essere-ricordati-correttamente-sulla-rete-la-sentenza-della-corte-inglese-sul-ruolo-dei-motori-di-ricerca%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" 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