{"id":5395,"date":"2018-07-04T20:04:32","date_gmt":"2018-07-04T18:04:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=5395"},"modified":"2018-07-04T20:04:32","modified_gmt":"2018-07-04T18:04:32","slug":"un-governo-culturalmente-incostituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/07\/04\/un-governo-culturalmente-incostituzionale\/","title":{"rendered":"Un governo culturalmente incostituzionale?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vento.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5396\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/07\/04\/un-governo-culturalmente-incostituzionale\/vento\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vento.jpg\" data-orig-size=\"400,280\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"vento\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vento-300x210.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vento.jpg\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-5396\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vento-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di <strong>Davide Galliani<\/strong><\/p>\n<p>1. I botti iniziali, riguardanti la formazione dell\u2019esecutivo, hanno lasciato il passo alla rassegnazione? Forse s\u00ec. Vero che di leggi se ne sono viste poche, al contrario delle tante parole e di qualche rilevantissimo fatto. Vero che le caselle dei pi\u00f9 importanti uffici ministeriali sono state riempite da poco. Eppure, se valutiamo parole e fatti, siamo gi\u00e0 alle prese con un governo che dovrebbe catalizzare le attenzioni dei pi\u00f9. Quanto meno <em>preoccupare<\/em> i pi\u00f9.<!--more--> Non \u00e8 solo una questione di linguaggio utilizzato. No, il problema \u00e8 sostanziale, non solo come parlano, ma soprattutto cosa dicono. Chi se non i costituzionalisti dovrebbero essere i primi a preoccuparsi? Non \u00e8 in gioco solo il diritto penale, quello internazionale, quello famigliare, quello tributario e via dicendo. No, il problema \u00e8 di fondo, il problema \u00e8 costituzionale. E\u2019 il famoso tronco dell\u2019albero che inizia a mostrare crepe preoccupanti. I rami, se il tronco vacilla, sono destinati a insecchirsi. Ma, appunto, il problema vero non sono i rami, ma il tronco, come le sue radici assorbono la linfa per sopravvivere.<\/p>\n<p>2. Lasciamo Santi Romano e prendiamo qualche fatto. La chiusura dei porti, ad esempio.<\/p>\n<p>\u00c8 molto probabile che, mentre scrivo questo <em>post<\/em>, il nostro paese stia violando la legalit\u00e0 internazionale, che non \u00e8 fatta solo di trattati, convenzioni, accordi, ma anche di giurisprudenze che da tempo quei testi interpretano. Ho provato quindi a capire di pi\u00f9. Mi sono ascoltato su <a href=\"https:\/\/www.radioradicale.it\/scheda\/545422\/il-buonsenso-al-governo-manifestazione-della-lega\">radio radicale<\/a> tutto l\u2019intervento del Ministro degli Interni al raduno di Pontida di qualche giorno fa. Il raduno aveva questo titolo: \u201cIl buonsenso al Governo\u201d. Niente da fare, quella dei porti chiusi sar\u00e0 la linea del governo, altrimenti non ci sar\u00e0 pi\u00f9 un governo. Chi avr\u00e0 diritto di venire nel nostro paese arriver\u00e0 in aereo, dice il Ministro, gli altri arrivederci (il gesto con la mano, di una ferocia atroce, indicava un\u2019altra strada da percorrere\u2026).<\/p>\n<p>Un altro esempio. Sempre il Vice-Presidente del Consiglio ha sostenuto, in quel raduno, che il solo pensare alla maternit\u00e0 surrogata \u201cmi fa schifo\u201d. Ometto ogni commento. Sarebbe superfluo. Ma nessuno mi nega il forte abbraccio che dar\u00f2, appena li vedr\u00f2, ai pap\u00e0 dei due gemellini che frequentano la scuola materna con mio figlio. Come ai migranti, anche a loro la mano del Ministro probabilmente indicherebbe un altro paese nel quale andare a vivere. Anche se sono italiani? Certo, perch\u00e9 il \u201cprima gli italiani\u201d, in realt\u00e0, significa \u201cprima me stesso\u201d o meglio \u201cprima quello che a me non fa schifo\u201d.<\/p>\n<p>Anche alcuni passaggi sul penale sono incredibili: \u201cnessuna piet\u00e0\u201d per assassini e stupratori. \u00c8 tanto che non sentivo un politico esprimersi in questo modo, peraltro un politico che ha finito il raduno con il crocefisso in mano. Ha fatto bene in fondo a dire quelle cose, cos\u00ec mi ha fatto tornare su questo mondo, che poi \u00e8 il mondo della manina che indica una certa direzione. Il carcere, nell\u2019ultimo caso, con l\u2019aggiunta che non si capisce come si possano rieducare assassini e stupratori. Il penale sar\u00e0 quasi sicuramente il campo di battaglia ove uno a uno cadranno, se non prontamente difesi (a proposito, concretamente, da chi, se non soprattutto dai giudici?), i principi dei Lumi, ma direi pi\u00f9 che altro quelli costituzionali.<\/p>\n<p>Faccio questa scommessa, anche se voglio perderla a tutti i costi: a quando un bel dibattito sulla necessit\u00e0, per carit\u00e0, a volte, di reintrodurre la pena capitale? \u00c8 sempre la manina del Ministro che ci ricorda la strada che dovrebbero prendere gli stupratori e gli assassini. E chiedo al Ministro: ma se pensa che la rieducazione non possa riguardare tutti, cosa vuole fare di stupratori e assassini? Dai Ministro, facciamolo questo dibattito, voglio veramente capire cosa pensa della pena di morte. Ho una mezza idea di cosa pensano a proposito molti italiani, ai quali sar\u00e0 facile appellarsi. Finalmente, a quel punto, si capir\u00e0 il senso vero e profondo del costituzionalismo, che \u00e8 quello di non poter fare tutto ci\u00f2 che passa per la mente, nemmeno se invocato a grande voce dal cosiddetto popolo sovrano.<\/p>\n<p>Almeno il fascismo, quando decise di reintrodurre la pena capitale, fece un giro di opinioni presso i giudici e le Universit\u00e0 italiane. Lascio immaginare le risposte, ma almeno si chiese l\u2019opinione dei giuristi. Oggi sembra di stare in un mondo irreale: prima almeno ci sputavano addosso, intendo nell\u2019epopea berlusconiana, ora \u00e8 come se non esistessimo. Diamo a Cesare quel che \u00e8 di Cesare: se la sinistra una cosa buona l\u2019ha fatta, \u00e8 il metodo con il quale ha cercato di portare avanti le riforme, appunto un metodo che considerava il sapere universitario una ricchezza.<\/p>\n<p>3. A proposito di ricchezze e saldezze costituzionali, mi ha fatto impressione anche il Ministro della Giustizia. Qui le parole, per ora, superano i fatti. Ma sono parole pesanti come pietre. Sono parole che denotano, anche in questo caso, una cultura incostituzionale.<\/p>\n<p>Ad esempio, la questione della certezza della pena. Che bello sarebbe poter discutere serenamente con il Ministro della Giustizia. Intanto, gli ricorderei che la Costituzione \u00e8 nata anche nelle carceri. Per davvero, non per scherzo. Un po\u2019 di storia, senza quella il diritto \u00e8 morto: lo sanno anche i bambini che i due Presidenti dell\u2019Assemblea Costituente il carcere lo conoscevano bene. Il Ministro, sono certo, queste cose le conosce bene. E poi si potrebbe rispondere: nulla hanno a che fare con la certezza della pena.<\/p>\n<p>4. Proviamo allora a scendere un poco pi\u00f9 in profondit\u00e0. Quando il Ministro parla di certezza della pena vuole dire questo: se ti prendi sette anni devi stare in carcere dal primo all\u2019ultimo giorno. Sono 2.550 giorni: entri il primo, esci l\u2019ultimo. Questa \u00e8 la ministeriale certezza della pena. Ebbene, ditemi voi se esiste un ragionamento pi\u00f9 incostituzionale di questo, se esiste un modo di pensare pi\u00f9 contrario alla Costituzione di questo. Abbiamo davvero a che fare con una cultura incostituzionale, non trovo altro termine.<\/p>\n<p>Il presupposto di questo ragionamento \u00e8 davvero fuori della Costituzione, per la quale le chiavi di una cella non si buttano via per nessuno. Mi piacerebbe sapere dal Ministro cosa pensa se, al posto di sette anni, una persona prende l\u2019ergastolo. Mi sbilancio e presumo che, anche in questo caso, la certezza della pena debba significare che quella persona uscir\u00e0 dal carcere con i piedi in avanti e non per terra. Mettiamo che il reato sia compiuto a venti anni. Prendiamo come aspettativa media di vita ottanta anni. Come la metterebbe il Ministro con la certezza della pena? La persona dovrebbe scontare in carcere una cosa come 21.900 giorni, uscendone solo il giorno della propria morte, proprio con i piedi in avanti e non per terra? Ma lasciamo stare i presupposti dei ragionamenti: quelle sono cose che interessano solo a noi studiosi. Del resto, l\u2019inumano <em>slogan<\/em> del buttare via le chiavi non \u00e8 certo un conio del solo Ministro in carica. Chiedere a sinistra per avere qualche conferma.<\/p>\n<p>Scansata la riflessione sui presupposti, il costituzionalista non pu\u00f2 per\u00f2 rassegnarsi, altrimenti ha sbagliato mestiere. Anche se i presupposti non coincidono, dobbiamo andare avanti a fare il nostro mestiere. Torniamo quindi alla certezza di quei 2.550 giorni da scontare dal primo all\u2019ultimo in carcere. Se il carcere \u00e8 rieducazione (diciamolo, che \u00e8 meglio: il \u201ctendere\u201d significa che non la puoi imporre), la persona che vi fa ingresso tutti vorremmo che tornasse libera diciamo cos\u00ec migliore di prima. Migliore non \u00e8 un bel termine, ma il significato \u00e8 chiaro: significa avendo compreso gli errori. E quindi: il Ministro pensa che passare 2.550 giorni dentro un carcere, magari in regime di celle chiuse e non aperte (qui per\u00f2 si deve ancora esprimere\u2026), possa per magia restituirci una persona migliore?<\/p>\n<p>Ecco per\u00f2 che arriva la parola magica, usata quando le persone parlano di carcere senza aver mai visto un carcere: il lavoro. La tesi \u00e8 anche affascinante: stai in carcere, lavori, ti rendi utile alla collettivit\u00e0, quando arriva il tuo turno torni libero. A mio avviso \u00e8 un misto di cultura che richiama i campi di prigionia degli schiavi e i campi di lavoro nazisti. Non so perch\u00e9, ma nella mia mente scorrono le immagini in bianco e nero dei detenuti che, con la divisa bianca e nera a righe, spaccavano le pietre nel Sud Africa dell\u2019Apartheid o che zappavano i campi nel democratico sud degli Stati Uniti. Devo per\u00f2 tornare razionale e ricordarmi che quelle immagini esistono anche a colori, sono immagini anche dei nostri tempi<\/p>\n<p>5. Il lavoro in carcere, caro Ministro, \u00e8 importante, nessuno lo nega. Ma in uno Stato come il nostro, che ha una Costituzione come la nostra, nessuno pu\u00f2 imporre a nessuno di lavorare, altrimenti si chiamerebbe schiavit\u00f9, non pi\u00f9 galera. Non sono dei birilli, i detenuti. Non sono degli oggetti che si possono disporre a piacimento per produrre questa cosa piuttosto che quest\u2019altra. Se lo ricordi, caro Ministro: in carcere entrano uomini e donne, non oggetti e cose. Uomini e donne che, se riescono a superare il trauma iniziale (da dieci anni abbiamo un suicidio in carcere ogni settimana), non vedono l\u2019ora di fare qualcosa di diverso rispetto al puro ozio, ma pur sempre uomini e donne che in nulla differiscono da noi, se non per il fatto che la loro libert\u00e0 personale \u00e8 (momentaneamente) ristretta. Ho visto persone in carcere che reclamavano il lavoro, non vi \u00e8 dubbio. Erano stanche di stare a fare niente da mesi e anni. Pensate un po\u2019, volevano davvero rendersi utili. Ma ho anche visto persone che si lamentavano di essere trattati come dei burattini, che facevano lavori ripetitivi, monotoni, consequenziali. Lavori da bambini, non da adulti. So cosa risponderebbe, il Ministro: ma anche fuori esistono lavori di questo genere, cosa vogliono un lavoro tagliato su misura? Ecco, finalmente una cosa sensata! Sono le eguali condizioni di partenza quelle che servono davvero in carcere, l\u2019idea di essere trattati come ogni altra persona, nulla contando lo sbaglio che si \u00e8 commesso, perch\u00e9 per quello si sta gi\u00e0 pagando con la restrizione della libert\u00e0. Noi \u201cbuonisti\u201d diciamo spesso che in carcere non entra il reato ma la persona. E se si condivide questo, allora deve valere l\u2019eguaglianza sostanziale: cosa sai fare, cosa ti piacerebbe imparare, in quali attivit\u00e0 sei pi\u00f9 portato? Magari \u00e8 questo esattamente che il Ministro pensa: staremo a vedere, se sar\u00e0 cos\u00ec avr\u00e0 il mio plauso.<\/p>\n<p>6. Ma, aggiungo: sapete per caso quanti problemi esistono oggi in carcere per poter leggere un libro, comprare un testo obbligatorio per un esame universitario, entrare in possesso delle <em>slides<\/em> che noi carichiamo sui nostri siti internet, ascoltare le lezioni che mettiamo on line? Non dovremmo fare affogare le nostre patrie galere in una marea di libri? Quando un detenuto legge un libro \u00e8 come se non fosse pi\u00f9 detenuto, \u00e8 come se stesse pregustandosi il ritorno in libert\u00e0. In una parola, \u00e8 come se si stesse rieducando ogni pagina che scorre. Conosco persone detenute che in una settimana sono capaci di leggere non centinaia, ma migliaia di pagine. Ma anche qui, in effetti, esiste un limite: leggere \u00e8 importante, come lavorare, ma nessuno pu\u00f2 obbligarti a farlo.<\/p>\n<p>E cos\u00ec torno finalmente ai nostri 2.550 giorni. Non posso obbligarti a lavorare e nemmeno posso obbligarti a leggere. Tuttavia, se esiste una cosa che ti devo offrire e che sono praticamente certo che tu accetterai \u00e8 la luce genuina del sole che ti illumina il viso, gli spazi ampi e aperti che si dischiudono sotto un cielo azzurro, il vento leggero che durante l\u2019estate porta conforto. Quello che bisogna fare \u00e8 rendere il pi\u00f9 possibile simile la detenzione alla vita che trascorrevi prima. Gli sguardi e i gesti di tua moglie, di tua figlia, della tua convivente: queste sono davvero le cose che per un detenuto fanno la differenza, semplicemente perch\u00e9 hanno il potere di far capire cosa si \u00e8 lasciato. In carcere, le briciole di pane contano come i diamanti. Lo ripeto, perch\u00e9 \u00e8 la verit\u00e0: un po\u2019 di luce del sole, un soffio di aria, un orizzonte visivo pi\u00f9 lungo di tre metri, la sicurezza che prima di tutto chi ti vuole bene \u00e8 pronto a riaccoglierti.<\/p>\n<p>7. Come sempre, arriva la domanda: perch\u00e9 non le pu\u00f2 vedere in carcere queste persone cos\u00ec importanti? Si capisce bene, ancora una volta, che chi pone questa domanda in carcere davvero non vi \u00e8 mai stato. Non ha mai visto cosa sono le fila delle persone che attendono per fare i colloqui. Avete presente una moglie, che di solito \u00e8 abbastanza giovane, in fila con tante altre che aspettano l\u2019apertura di un cancello, di una porta, anzi di decine di cancelli e decine di porte? Sempre scortate, riescono finalmente ad arrivare nella sala colloqui. Una processione che lascia senza parole. Avete presente le bambine e i bambini che popolano queste file? \u00c8 una umanit\u00e0 impressionante. Penso che una delle cose pi\u00f9 devastanti che abbia mai visto \u00e8 il volto di questi bambini che stanno in fila per andare dentro ad abbracciare il pap\u00e0. La galera la fanno anche loro, altro che colloqui in carcere! Poi non nego che esistano delle oasi felici, come ad esempio quando grazie a <em>skype<\/em> il padre riesce a parlare con la maestra della figlia per sapere come va a scuola. Ma sono oasi, in un deserto senza senso e senza umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Voglio usare il cuore pi\u00f9 che la testa, anche perch\u00e9 tutti sappiamo benissimo che, nei paesi dove la pena si sconta meno in carcere e pi\u00f9 fuori dal carcere, il tasso di recidiva \u00e8 bassissimo, mentre, al contrario, \u00e8 altissimo proprio laddove si parla di certezza della pena, di 2.550 giorni dal primo all\u2019ultimo in carcere. Avessimo salette colloqui decenti, non pure quelle sovraffollate. Avessimo spazi riservati e chiusi, lontani dagli occhi altrui, come esistono in molti paesi civili. Niente, non abbiamo niente di tutto questo. E quando il politico di turno salta fuori dicendo che bisogna costruire nuove e pi\u00f9 moderne carceri, ecco allora \u00e8 arrivato il momento di organizzare la resistenza costituzionale, la difesa della cultura costituzionale. Lo ha scritto l\u2019ex Procuratore Nazionale Antimafia in un suo libro recente: per combattere terrorismo e criminalit\u00e0 organizzata serve il carcere, ma servono anche le palestre. Serve, in altri termini, ricostruire il tessuto sociale, grazie ad una presenza massiccia e imponente dello Stato, del suo welfare, delle sue scuole, delle sue palestre.<\/p>\n<p>8. A proposito. Sempre il Ministro della Giustizia, a dire il vero prima di diventare Ministro, ha sostenuto che il carcere non pu\u00f2 diventare definitivamente l\u2019<em>extrema ratio<\/em>. Anche per questo si era gi\u00e0 espresso sul <a href=\"https:\/\/www.ilblogdellestelle.it\/2018\/03\/no_alla_riforma_dellordinamento_penitenziario_approvata_dal_governo_si_alla_certezza_della_pena.html\">Blog dei Cinque Stelle<\/a> per affossare la riforma dell\u2019ordinamento penitenziario, che certo il Governo precedente ha fatto di tutto per non approvare, mostrando zero coraggio politico e anche poca dimestichezza con il funzionamento della delega legislativa. Lo riscrivo perch\u00e9 potrebbe sembrare un mio refuso: il Ministro ha davvero sostenuto che il carcere non pu\u00f2 definitivamente diventare l\u2019<em>extrema ratio<\/em>. Torna la domanda iniziale: cosa fare, rassegnarci o continuare a lottare per un mondo migliore? La cosa stupefacente \u00e8 che, nella riforma penitenziaria oramai defunta, vi erano alcune disposizioni che si limitavano a recepire alcune recenti pronunce della Corte costituzionale. Ecco, la Corte costituzionale. A proposito, che bella idea l\u2019iniziativa di andare nelle carceri italiane. Dopo le scuole, i giudici costituzionali porteranno la Costituzione nelle patrie galere. Piero Calamandrei sarebbe entusiasta, cos\u00ec come Sandro Margara, ma prima ancora Giuseppe Saragat e Umberto Terracini. Ma direi che ogni costituzionalista dovrebbe gioire.<\/p>\n<p>9. Concludo. Ho discusso, di getto e in modo confuso (e me ne scuso), di alcune iniziative del Ministro degli Interni e di quello della Giustizia. Con una battuta, tiro le fila in questo modo: la vedo nera, molto nera. All\u2019orizzonte intravedo un gigantesco scontro tra la politica e i giudici. Non i giudici rossi, ma i giudici che vanno contro il popolo! Giudici di casa nostra, ma anche giudici con la residenza a Strasburgo. Un secondo dopo una recente pronuncia della Corte europea dei diritti umani, che qualcosina ha detto sull\u2019italianissima confisca automatica senza condanna, il Vice-Presidente del Consiglio, quello di cui sopra, il Ministro degli Interni per intenderci, ha sostenuto che si tratta dell\u2019ennesima prova che certe istituzioni vanno chiuse. Non ha detto, il Ministro, parliamone e capiamo. No, ha detto altro: come i porti, anche Strasburgo va chiusa. Attenzione, per\u00f2: se alcuni in fondo in fondo concordano, allora siamo veramente al <em>game over<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Galliani 1. I botti iniziali, riguardanti la formazione dell\u2019esecutivo, hanno lasciato il passo alla rassegnazione? Forse s\u00ec. Vero che di leggi se ne sono viste poche, al contrario delle tante parole e di qualche rilevantissimo fatto. Vero che le caselle dei pi\u00f9 importanti uffici ministeriali sono state riempite da poco. Eppure, se valutiamo &#8230; <a title=\"Un governo culturalmente incostituzionale?\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/07\/04\/un-governo-culturalmente-incostituzionale\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/07\/04\/un-governo-culturalmente-incostituzionale\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2018%2F07%2F04%2Fun-governo-culturalmente-incostituzionale%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span 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