{"id":5684,"date":"2018-09-12T01:01:22","date_gmt":"2018-09-11T23:01:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=5684"},"modified":"2018-09-12T09:53:19","modified_gmt":"2018-09-12T07:53:19","slug":"domeniche-senza-shopping1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/09\/12\/domeniche-senza-shopping1\/","title":{"rendered":"Domeniche senza shopping: \u00e8 legittimo? Gli antecedenti e le proposte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/orari2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"5685\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/09\/12\/domeniche-senza-shopping1\/orari2\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/orari2.jpg\" data-orig-size=\"275,183\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"orari2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/orari2.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/orari2.jpg\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-5685\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/orari2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di <strong>Nicola Pignatelli *<\/strong><\/p>\n<p>La problematica degli orari di apertura delle attivit\u00e0 commerciali e, pi\u00f9 specificatamente, quella della <em>apertura nel giorno della domenica<\/em>, si pone al crocevia del rapporto tra libert\u00e0 di impresa e utilit\u00e0 sociale (art. 41 Cost.), <!--more-->nonch\u00e9, sotto il profilo ordinamentale, tra competenza legislativa statale, in materia di tutela della concorrenza (art. 117, 2\u00b0 comma, lett. e), Cost.), e competenza legislativa regionale, in materia di commercio (art. 117, 4\u00b0 comma, Cost.), da esercitarsi nel rispetto dei vincoli comunitari (art. 117, 1\u00b0 comma, Cost.).<\/p>\n<p>Il tema, mai storicamente sopito, anche per le forti implicazioni culturali legate alla fruizione del tempo della domenica, oltre alle pi\u00f9 concrete tensioni tra esigenze regolatorie e spinte liberalizzatrici del mercato, \u00e8 tornato alla ribalta a seguito della presentazione alla Camera dei Deputati di 5 di proposte di legge, di cui si dir\u00e0 pi\u00f9 avanti, aventi ad oggetto, in sintesi, la previsione del divieto di apertura domenicale dei negozi.<\/p>\n<p>Tali disegni di legge rappresentano, in sostanza, un ritorno ad un modello antico, come emerge da una breve ricostruzione delle tappe fondamentali dell\u2019evoluzione di questo ambito normativo (cfr. pi\u00f9 diffusamente A. Ragazzini, <em>La disciplina dell\u2019attivit\u00e0 commerciale dal dopoguerra alla legge Bersani<\/em>, in <em>Foro amm. \u2013 CdS.<\/em>, 2003, 1747 ss.; E. Nesi, <em>La disciplina degli orari degli esercizi commerciali a quasi un anno dalla liberalizzazione<\/em>, in <em>Rivista nelDiritto<\/em> n. 9\/2012).<\/p>\n<p>2. La disciplina normativa fascista in materia di commercio (r.d.l. n. 2174\/1926, convertito con l. n. 2501\/1927) si informava ad uno spirito protezionistico, teso a limitare la libert\u00e0 di impresa in modo strumentale alle esigenze di regolazione del mercato e di controllo dei prezzi; in coerenza con essa la l. n. 973\/1932, recante la prima disciplina degli orari degli esercizi commerciali, attribuiva al Prefetto, previo parere delle organizzazioni di categoria, il potere di determinare con decreto l\u2019orario di apertura e chiusura nei giorni feriali, i giorni di chiusura totale o parziale, fermo il <em>divieto di apertura domenicale e festiva<\/em>.<\/p>\n<p>La suddetta normativa generale (r.d.l. n. 2174\/1926, convertito con l. n. 2501\/1927) resistette alla stessa entrata in vigore della Costituzione repubblicana, superando il sindacato di legittimit\u00e0 della Corte costituzionale (sent. n. 32\/1959), sul presupposto che essa appariva in armonia con i limiti previsti dall\u2019art. 41, 2\u00b0 e 3\u00b0 comma, Cost.<\/p>\n<p>Successivamente la pi\u00f9 specifica disciplina degli orari \u00e8 stata sostituita dalla l. n. 558\/1971, che, pur delegando alle Regioni la determinazione dell\u2019orario e dei giorni di apertura e di chiusura, nel rispetto delle esigenze di riposo dei lavoratori e delle esigenze dei consumatori, ribadiva il principio (in realt\u00e0 regola, vista la sua diretta precettivit\u00e0) di <em>chiusura totale nei giorni domenicali e festivi<\/em>.<\/p>\n<p>Verso la fine degli anni \u201970, in questo scenario, subentrarono anche i Comuni, visto che ad essi vennero attribuite funzioni amministrative relative alla fissazione degli orari di apertura delle attivit\u00e0 commerciali, pur nel rispetto dei criteri stabiliti dalla Regione (art. 54, 1\u00b0 comma, lett. d) D.P.R. n. 616\/1977) e comunque del <em>generale divieto di apertura domenicale<\/em> previsto a livello statale. Successivamente venne riconosciuto (con il d.l. 697\/1982, convertito in l. n. 887\/1982) ai Sindaci il potere di fissare limiti giornalieri degli orari di vendita al dettaglio, anche differenziati per settori merceologici e pi\u00f9 in generale (con l\u2019art. 36 l. n. 142\/1990) ai Comuni, nell\u2019ambito della disciplina regionale, la funzione di coordinare gli orari degli esercizi commerciali (come sarebbe stato ribadito dall\u2019art. 50, 7\u00b0 comma, Dlgs. n. 267\/2000).<\/p>\n<p>Un forte primo cambio di rotta, verso una maggiore liberalizzazione, si \u00e8 concretizzato con l\u2019entrata in vigore del d.lgs. n. 114\/1998, che perseguiva espressamente, tra le proprie finalit\u00e0, quelle della concorrenza, della tutela della libert\u00e0 di impresa e della libera circolazione delle merci (art. 1, 3\u00b0 comma). In esso, pur essendo affermata come \u201cregola\u201d quella del <em>divieto dell\u2019apertura domenicale e festiva<\/em>, si prevedevano delle rilevanti \u201ceccezioni\u201d, attribuendo in senso innovativo proprio ai Comuni, sentite le organizzazioni locali dei consumatori, sindacali e delle imprese del commercio, l\u2019individuazione dei giorni e delle zone del territorio comunale nei quali gli esercenti avrebbero potuto <em>derogare a quell\u2019obbligo<\/em>, precisando che \u201cdetti giorni comprendono comunque quelli del mese di dicembre nonch\u00e9 ulteriori otto domeniche o festivit\u00e0 nel corso degli altri mesi dell\u2019anno\u201d (art. 11). Peraltro tale disciplina liberalizzava in senso assoluto orari e giorni di apertura per i Comuni a economia prevalentemente turistica nonch\u00e9 per le c.d. citt\u00e0 d\u2019arte.<\/p>\n<p>Tale modello normativo venne confermato dal c.d. \u201cDecreto Bersani\u201d (d.l. n. 223\/2006, convertito in l. n. 248\/2006).<\/p>\n<p>3. Una vera rivoluzione, nella vicenda degli orari e dell\u2019apertura degli esercizi commerciali, si \u00e8 materializzata con gli interventi di liberalizzazione del 2011 (Governo Monti) &#8211; nell\u2019ambito di un sistema di misure emergenziali anticrisi &#8211; che hanno inciso proprio sul contenuto del c.d. Decreto Bersani (d.l. n. 223\/2006).<\/p>\n<p>L\u2019art. 35, 6\u00b0 comma, d.l. n. 98\/2011, convertito in l. 111\/2011, ha introdotto la lettera d-bis) all\u2019art. 3, 1\u00b0 comma, d.l. n. 223\/2006, e l\u2019art. 31, 1\u00b0 comma, d.l. n. 201\/2011, convertito in l. 214\/2011, ha inciso su di esso, prescrivendo, in sintesi, per quello che interessa ai nostri fini, che:<\/p>\n<p>a) gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali non possono essere sottoposti a limiti e prescrizioni;<\/p>\n<p>b) le attivit\u00e0 commerciali sono svolte senza il limite del rispetto dell\u2019obbligo della chiusura domenicale e festiva.<\/p>\n<p>La stessa Corte costituzionale ha rilevato come \u201c<em>la modifica normativa statale prevede che tali attivit\u00e0 commerciali non possano pi\u00f9 incontrare limiti o prescrizioni relativi agli orari di apertura e chiusura e alle giornate di chiusura obbligatoria<\/em>\u201d (Corte cost. ord. n. 59\/2012).<\/p>\n<p>4. In realt\u00e0 deve ricordarsi come uno spirito antagonista avverso l\u2019apertura domenicale (e pi\u00f9 in generale verso lo spirito di liberalizzazione normativa) sia stato pi\u00f9 volte manifestato dalle Regioni, che hanno, in primo luogo, impugnato in via principale innanzi alla Corte costituzionale la suddetta normativa per violazione, principalmente, della propria competenza legislativa in materia di commercio (art. 117, 4\u00b0 comma, Cost.), e successivamente, visto il rigetto dei propri ricorsi, tentato, attraverso l\u2019esercizio della propria competenza legislativa di porre delle limitazioni e degli argini alla normativa statale.<\/p>\n<p>Tuttavia tale antagonismo ne \u00e8 uscito sconfitto.\u00a0La Corte costituzionale (sent. n. 299\/2012), rigettando i ricorsi regionali, ha ritenuto non illegittimo l\u2019art. 31, 1\u00b0 comma, d.l. n. 201\/2011, riconducendolo nell\u2019alveo della competenza legislativa esclusiva statale relativa alla \u201ctutela della concorrenza\u201d (art. 117, 2\u00b0 comma, let. e) Cost.). Pi\u00f9 specificatamente la Corte, pur affermando che la disciplina degli orari degli esercizi commerciali rientri <em>staticamente<\/em> nella materia \u201ccommercio\u201d, attribuita ai legislatori regionali, ha ricondotto la suddetta disposizione alla nozione <em>dinamica<\/em> di \u201cconcorrenza\u201d, di competenza statale, in cui si inseriscono tutte quelle misure legislative che mirano ad aprire il mercato, eliminando barriere all\u2019entrata e rimuovendo, pi\u00f9 in generale, i vincoli alle modalit\u00e0 di esercizio delle attivit\u00e0 economiche.<\/p>\n<p>Il seguito giurisprudenziale di tale pronuncia (per quanto autorevolmente criticata da V. Onida, <em>Quando la Corte smentisce se stessa<\/em>, in <em>Rivista AIC<\/em>, 1\/2013) ha legittimato il Governo, come anticipato, ad impugnare in via principale molteplici leggi regionali recanti delle limitazioni o delle elusioni del contenuto dell\u2019art. 31, 1\u00b0 comma, d..l. n. 201\/2011. La Corte costituzionale ha quindi dichiarato illegittime le normative regionali, che recavano la regolazione dell\u2019apertura degli esercizi commerciali, per violazione dell\u2019art. 117, 2\u00b0 comma, let. e, Cost. (cfr., ad esempio, 27\/2013, 65\/2013, 104\/2014, 239\/2016, 98\/2017), specificando peraltro che devono ritenersi illegittime anche forme di relazione indiretta, quale quella rimessa agli accordi tra operatori economici (Corte cost. n. 239\/2016).<\/p>\n<p>L\u2019apertura domenicale degli esercizi commerciali, <em>rectius<\/em> la carenza di un obbligo di chiusura domenicale (e la pi\u00f9 generale liberalizzazione introdotta), ha quindi resistito a circa 7 anni di contenzioso costituzionale tra Stato e Regioni.<\/p>\n<p>5. Oggi si vuole tornare all\u2019antico.\u00a0Mi soffermer\u00f2 soltanto su 2 proposte di legge(quelle presentate dai parlamentari della maggioranza e quindi con pi\u00f9 probabilit\u00e0 di essere approvate, tralasciando la variante \u201csoft\u201d, ossia quella presentata dai parlamentari del PD, quella di iniziativa popolare e quella di iniziativa del Consiglio regionale della Marche).<\/p>\n<p><strong>Lega. <\/strong>La proposta di legge di alcuni parlamentari della Lega (A.C. n. 457 &#8211; XVIII legislatura) prevede l\u2019abrogazione della let. d-bis dell\u2019art. 3, 1\u00b0 comma, d.l. n. 223\/2006, e quindi l\u2019abrogazione a) della liberalizzazione degli orari di apertura e chiusura nonch\u00e9 b) della facoltizzazione di apertura domenicale. In questa logica la proposta di legge attribuisce alle Regioni, d\u2019intesa con enti locali e sentito il parere delle organizzazioni di carattere maggiormente rappresentativo a livello regionale, il potere di adottare un atto regolatorio degli orari di apertura e chiusura, fermo l\u2019obbligo di chiusura domenicale e festiva.<\/p>\n<p>L\u2019unica eccezione ammessa \u00e8 quella delle domeniche di dicembre e di altre 4 domeniche o festivit\u00e0 nel corso degli altri mesi, che dovranno essere individuate nello stesso piano regionale.<\/p>\n<p>Le ragioni di tale intenzione legislativa, come emerge dalla relazione, sono cos\u00ec sintetizzabili: i) crisi del commercio al dettaglio, causato dalle stesse liberalizzazioni, che favoriscono esclusivamente i grandi operatori economici; ii) svuotamento quindi dei centri storici d\u2019Italia, vista la fuga dei commercianti al dettaglio; iii) tutela di valori sociali, come quello, di trascorrere le festivit\u00e0 in famiglia o di impegnare il proprio tempo libero passeggiando all\u2019aria aperta o nei piccoli centri.<\/p>\n<p><strong>M5S. <\/strong>La proposta di legge di alcuni parlamentari del M5S (A.C.\u00a0 n. 526 &#8211; XVIII legislatura) prevede\u00a0 anch\u2019essa, pur con una tecnica legislativa diversa, una abrogazione analoga a quella della proposta della Lega, ed ammette una diversa deroga, ossia l\u2019apertura, disciplinata da un piano regionale, del 25% degli esercizi commerciali per ciascun settore merceologico in ciascuna domenica o giorno festivo, comunque non oltre il massimo annuo di dodici giorni di apertura festiva per ciascun esercizio commerciale.<\/p>\n<p>In sintesi la proposta del M5S prevede un massimo di 12 aperture festive annue contro il massimo di 8 della Lega. Le ragioni di tale intenzione legislativa, come emerge dalla relazione, sono cos\u00ec sintetizzabili: i) fallimento delle liberalizzazioni; ii) tutela dei lavoratori dipendenti, sottoposti a turni massacranti; iii) tutela dei piccoli operatori economici.<\/p>\n<p>Le proposte sottraggono alla suddetta disciplina gli operatori commerciali dei comuni inclusi negli elenchi regionali delle localit\u00e0 turistiche o citt\u00e0 d\u2019arte (proposta M5S); i piccoli esercizi commerciali ubicati nelle localit\u00e0 turistiche, nei comuni montani nonch\u00e9 le attivit\u00e0 commerciali balneari (Lega).<\/p>\n<p>6.\u00a0\u00c8 \u00a0possibile (<em>rectius<\/em>, legittimo) tornare indietro? In altre parole oggi il legislatore statale pu\u00f2 tornare ad una soluzione non molto lontana da quella contenuta nel d.lgs. n. 114\/1998?<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che si potrebbe sostenere, utilizzando una argomentazione storica, che proprio la analogia contenutistica con la disciplina del d.lgs. n. 114\/1998, su cui non furono formulati dubbi di legittimit\u00e0, dovrebbe far presumere che la scelta attuale sia conforme al quadro costituzionale e specificatamente all\u2019art. 41 Cost., che, pur affermando che l\u2019iniziativa economica privata \u00e8 libera (1\u00b0 comma) (sia nella sua fase di avvio che in quello di svolgimento, come affermato gi\u00e0 da Corte cost. n. 35\/1960), fissa dei limiti negativi (2\u00b0 comma) e dei limiti positivi (3\u00b0 comma).<\/p>\n<p>Proprio alla luce dei limiti negativi (di cui al 2\u00b0 comma) la Corte costituzionale ha rilevato un fondamento costituzionale di \u201cutilit\u00e0 sociale\u201d di quelle scelte legislative limitative dell\u2019attivit\u00e0 di impresa in nome, ad esempio, della tutela del diritto dei lavoratori al riposo settimanale (Corte cost. n. 111\/1974) &#8211; che rievoca in parte il dibattito attuale e le intenzioni dei proponenti- affermando come \u201c<em>non contrastino con il concetto costituzionale di libera iniziativa privata le misure restrittive che leggi varie impongono in tema di obbligo di licenza, di limitazione d&#8217;orari, di disciplina dei prezzi, di conferimenti obbligatori, di concorrenza nella vendita di medicinali, di tutela della salute ecc. Trattasi di limitazioni tutte dettate al fine di indirizzare e coordinare l&#8217;attivit\u00e0 economica ad esigenze di ordine sociale generale, di salvaguardare la sicurezza, la libert\u00e0 e la dignit\u00e0 umana<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>A questo si aggiunga che, pi\u00f9 di recente, proprio nell\u2019ambito del frizzante contenzioso tra Stato e Regioni sulla scelta liberalizzatrice del Governo Monti, la stessa Corte costituzionale, pur dichiarando incostituzionale la legge regionale impugnata, ha lasciato una porta aperta per un ritorno al passato, affermando che \u201c<em>la totale liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali non costituisce una soluzione imposta dalla Costituzione, sicch\u00e9 lo Stato potr\u00e0 rivederla in tutto o in parte, temperarla o mitigarla<\/em>\u201d (sent. 239\/2016).<\/p>\n<p>In sostanza l\u2019apertura dei negozi domenicale e festiva non \u00e8 una soluzione a rime obbligate, essendo quindi rimessa all\u2019apprezzamento del legislatore.\u00a0Peraltro la stessa Corte di giustizia ha valorizzato il ruolo del legislatore statale, affermando che la regolamentazione degli orari degli esercizi commerciali \u00e8 espressione di scelte politiche ed economiche rispondenti alle peculiarit\u00e0 socio-culturali nazionali e regionali. Cfr. Corte gius., 3.11.1989, <em>B &amp; Q<\/em> (prc. C-45\/88); 28.2.1991, <em>Conforama<\/em> (proc. C-312\/89), 26.2.1991, <em>Merchandise<\/em> (C-332\/89); 2.6.1994, <em>Boermans <\/em>(proc. C-401\/92).<\/p>\n<p>Pertanto si entra nella sfera delle scelte politiche e di quelle valoriali.\u00a0A tal fine deve rilevarsi come in gran parte degli Stati europei sia prevista (per normativa statale o territoriale) la chiusura domenicale o festiva.<\/p>\n<p>Tuttavia oggi il legislatore statale italiano non dovrebbe ignorare il processo di implementazione e trasformazione a cui la dimensione europea ha sottoposto l\u2019art. 41, 1\u00b0 comma, Cost. e soprattutto quanto la stessa Corte ha detto in questi anni (vd. la giurisprudenza citata <em>sub<\/em> 4) sulla natura dell\u2019art. 31 d.l. n. 201\/2011, qualificata come norma (di concorrenza dinamica) in attuazione di un principio di liberalizzazione di matrice comunitaria, alla luce del quale \u201c<em>una regolazione delle attivit\u00e0 economiche ingiustificatamente intrusiva (\u2026) genera inutili ostacoli alle dinamiche economiche, a detrimento degli operatori economici, dei consumatori e degli stessi lavoratori e, dunque, in definitiva reca danno alla stessa <\/em>utilit\u00e0 sociale\u201d (sent. 299\/2012); riemerge quindi, in modo speculare e contrario, anche la categoria della \u201cutilit\u00e0 sociale\u201d nella valorizzazione della matrice concorrenziale della scelta normativa.<\/p>\n<p>Tutto questo scarica, sul legislatore, e in futuro eventualmente sul sindacato di costituzionalit\u00e0, una pretesa forte di ragionevolezza e proporzionalit\u00e0 nella limitazione della libert\u00e0 di impresa.<\/p>\n<p>Le scelte contenute nei disegni di legge, sotto il profilo della ragionevolezza e della proporzionalit\u00e0, pongono dei dubbi:<\/p>\n<p>a) il divieto riguarderebbe non tutti gli operatori economici, essendo sottratti a tale divieto alcune categorie di operatori, quelli delle localit\u00e0 turistiche, delle attivit\u00e0 commerciali balneari, dei piccoli comuni montani. Tale distinzione, vista la natura \u201cassoluta\u201d delle finalit\u00e0 illustrate dai proponenti, rischierebbe di non reggere e di risolversi in una discriminazione degli operatori non pi\u00f9 facoltizzati (qualora vi fosse un interesse a rimanere aperti) oppure in una discriminazione al contrario dei dipendenti operanti in esercizi commerciali siti in localit\u00e0 turistiche (aventi anch\u2019essi interesse a non lavorare di domenica e nelle giornate festive).\u00a0A questo si aggiunga come la definizione di \u201clocalit\u00e0 turistica\u201d, rimessa alla determinazione regionale, potrebbe svuotare completamente la disposizione, rendendo la eccezione una regola, posto che ogni localit\u00e0, se si vuole, a seconda dei gusti, \u00e8 potenzialmente turistica;<\/p>\n<p>b) pu\u00f2 dirsi davvero un motivo legittimante il divieto (quasi assoluto) di apertura domenicale o festiva, quello della necessit\u00e0 di garantire del tempo libero in famiglia (come se, peraltro, l\u2019apertura dei negozi la domenica fosse il motivo della fuga dalla famiglia) o nei centri storici (come se, peraltro, l\u2019apertura dei negozi la domenica non impedisca di andare allo stadio anzich\u00e9 nei centri storici)?\u00a0Il fine non sembra giustificare la misura, a tratti irragionevole. La stessa giurisprudenza costituzionale ha affermato che la individuazione della \u201cutilit\u00e0 sociale\u201d, clausola aperta rispetto agli altri beni tutelati espressamente (sicurezza, dignit\u00e0 umana, libert\u00e0) dall\u2019art. 41, 1\u00b0 comma, Cost., non deve essere arbitraria e perseguita mediante misure incongrue (sent. n. 16\/2017).\u00a0Probabilmente il sistema delle deroghe dovrebbe essere rafforzato, cos\u00ec da colmare il forte divario regola-eccezione;<\/p>\n<p>c) analogamente non pu\u00f2 essere ritenuto motivo legittimante quello della tutela dei piccoli operatori economici, posto che essa non soltanto non \u00e8 una ragione di \u201cutilit\u00e0 sociale\u201d (art. 41, 2\u00b0 comma, Cost.) ma \u00e8 anche in espressa antinomia con il diritto europeo (cfr. <em>ex plurimis<\/em> Corte gius., 24.3.2011 C-400\/08). La stessa giurisprudenza amministrativa, quanto a quest\u2019ultimo profilo, pur in sede di sindacato di provvedimenti amministrativi ma ben ricostruendo la normativa comunitaria, ha affermato pi\u00f9 volte come sia illegittimo l\u2019intento \u201c<em>calmieratore<\/em>\u201d (Tar Liguria, 8.11.2016 n. 1089), l\u2019intento di \u201c<em>conformare il mercato<\/em>\u201d (Tar Veneto, n. 1423\/2016) e di \u201c<em>dirigismo economico<\/em>\u201d (Tar Lomabrdia, Brescia, n. 606\/2015) a tutela dei \u201c<em>commercianti al minuto<\/em>\u201d (Tar Liguria, n. 950\/2015).\u00a0Probabilmente sono altre le misure funzionali al sostegno dei piccoli operatori economici<\/p>\n<p>d) l\u2019unica ragione seria, da scrutinare attentamente, tra quelle evocate dai proponenti (in realt\u00e0 soltanto nella proposta del M5S), rimane l\u2019esigenza di tutelare i lavoratori (peraltro non soltanto dipendenti ma anche autonomi, posto che l\u2019art. 35 Cost. tutela il lavoro in tutte le sue forme), vista la esigenza reale che la concorrenza si risolva in turni massacranti (anche domenicali) o in una attivit\u00e0 sfiancante.\u00a0Tuttavia tale esigenza sociale potrebbe essere soddisfatta e garantita con un mezzo diverso, meno invasivo, ossia attraverso altre norme statali in materia lavoristica; per tale ragione la chiusura degli esercizi commerciali la domenica sembra violare il principio di proporzionalit\u00e0.\u00a0Peraltro tale misura, al fine di tutelare il lavoro subordinato, andrebbe ad investire in modo indiscriminato anche la libert\u00e0 dell\u2019imprenditore individuale.\u00a0A questo si aggiunga che in assoluto il numero di deroghe ammesse (8 nella proposta della Lega e 12 in quella del M5S), tra domeniche e festivit\u00e0, appare un numero esiguo;<\/p>\n<p>e) infine, siamo certi, alla luce di una seria istruttoria, che la misura non possa produrre a cascata una quantit\u00e0 di licenziamenti?<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che la stessa Autorit\u00e0 Garante della Concorrenza e del mercato, proprio in merito ad alcuni analoghi progetti di legge (2014), invi\u00f2 in data 11.9.2014 una segnalazione alla Commissione attivit\u00e0 produttive della\u00a0Camera, affermando che \u201c<em>la reintroduzione di vincoli in materia di orari di apertura e di chiusura rappresenta infatti un ostacolo al libero dispiegarsi delle dinamiche concorrenziali<\/em>\u201d ed evidenziando come la stessa Corte costituzionale (sent. nn. 38\/2013, 299\/2012) avesse gi\u00e0 affermato come la rimozione dei limiti normativi concernenti il rispetto degli orari e l\u2019obbligo della chiusura domenicale e festiva rispondesse alla esigenza di ottemperare alle disposizioni comunitarie in materia di tutela della concorrenza.<\/p>\n<p>7. \u00c8 assai probabile che la reintroduzione del divieto di apertura domenicale e festiva sarebbe aggredito in sede processuale (forse non soltanto dai grandi operatori economici) attraverso la impugnazione delle conseguenti sanzioni amministrative e il contestuale sollevamento di una questione di costituzionalit\u00e0 innanzi alla Corte o di un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, qualora si riuscisse ad argomentare anche una restrizione della libert\u00e0 di stabilimento (art. 49 TFUE) o della libert\u00e0 di prestazione di servizi (art. 56 TFUE).<\/p>\n<p>Peraltro non pu\u00f2 fattualmente ignorarsi, come i grandi operatori economici potrebbero nel frattempo, alla luce di una valutazione economica su larga scala, ritenere conveniente pagare la sanzione pecuniaria e lasciare aperti di domenica i propri esercizi commerciali.<\/p>\n<p>Forse questa potrebbe essere soltanto una occasione per studiare al meglio la problematica generale del commercio in Italia, posto che su questo tema servirebbe comunque una seria istruttoria legislativa. Probabilmente il recupero dei centri storici, del valore del tempo domenicale e della qualit\u00e0 del commercio, e pi\u00f9 in generale, della vita quotidiana, non passa attraverso la chiusura domenicale dei negozi.<\/p>\n<p>E in ogni caso \u201cchi glielo dice a Amazon di darsi un orario?\u201d (M. Serra, L\u2019Amaca, la Repubblica, 11.9.2018).<\/p>\n<p>* Professore Associato di Istituzioni di Diritto Pubblico nell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Bari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Nicola Pignatelli * La problematica degli orari di apertura delle attivit\u00e0 commerciali e, pi\u00f9 specificatamente, quella della apertura nel giorno della domenica, si pone al crocevia del rapporto tra libert\u00e0 di impresa e utilit\u00e0 sociale (art. 41 Cost.),<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2018\/09\/12\/domeniche-senza-shopping1\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" 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