{"id":6570,"date":"2019-09-25T09:03:07","date_gmt":"2019-09-25T07:03:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=6570"},"modified":"2019-09-25T09:05:44","modified_gmt":"2019-09-25T07:05:44","slug":"6570","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2019\/09\/25\/6570\/","title":{"rendered":"Fare memoria, narrare la storia. Il Parlamento europeo e l\u2019importanza della memoria per il futuro dell\u2019Europa"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/memoria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"6571\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2019\/09\/25\/6570\/memoria\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/memoria.jpg\" data-orig-size=\"800,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"memoria\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/memoria-300x225.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/memoria.jpg\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-6571\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/memoria-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di\u00a0<strong>Anna Mastromarino<\/strong><\/p>\n<p>Come spesso accade quando le istituzioni mettono i piedi nel campo della memoria collettiva, anche la <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/doceo\/document\/TA-9-2019-0021_IT.html\">risoluzione sull\u2019importanza della memoria europea per il futuro dell\u2019Europa (2019\/2819(RSP))<\/a>, approvata il 19 settembre scorso dal Parlamento europeo, non ha mancato di scatenare accese polemiche, amplificate dalla rete social attraverso il tam tam di post e cinguettii, assai duri contro la pretesa equiparazione del comunismo al nazismo, con conseguente presunto divieto di ostentare simboli di matrice comunista.<!--more--><\/p>\n<p>Il tema \u00e8 senza dubbio di stretta attualit\u00e0 e la crescente attenzione verso le dinamiche alla base dei processi memoriali in ambito pubblico rendono opportuna una prima riflessione al fine di tracciare alcune coordinate entro cui leggere il testo licenziato dal Parlamento europeo, al di l\u00e0 delle reazioni a caldo pi\u00f9 o meno fondate.<\/p>\n<p>Se effettivamente risulta apprezzabile lo sforzo delle istituzioni di confrontarsi con il tema della memoria collettiva quale strumento di integrazione del popolo europeo, qualcosa resta da dire sulle modalit\u00e0 con cui l\u2019intervento \u00e8 stato condotto, essendo state trascurate alcune buone pratiche consolidate negli ultimi anni in materia di processi memoriali.<\/p>\n<p>Bisogner\u00e0 innanzitutto liberare il campo dai possibili dubbi circa la legittimazione dei poteri pubblici a \u201cfare memoria\u201d. Si tende a sottovalutare, quando non proprio a negare, la funzione memoriale delle istituzioni, dimenticando che quella istituzionalizzata \u00e8 una memoria essenziale dal momento che contribuisce da una da una parte ad alimentare i processi di integrazione politica, dall\u2019altra a favorire la pacificazione sociale attraverso la gestione dei conflitti. Non \u00e8 questa la sede per approfondire il tema, ma non sfugge a chi scrive il legame profondo tra memoria e costruzione dell\u2019identit\u00e0 collettiva nel momento in cui la commemorazione diviene rito comunitario attraverso il quale radicare valori comuni e indirizzare le generazioni future, traendo un insegnamento dal passato.<\/p>\n<p>I problemi, pertanto, non sembrerebbero nascere dal riconoscimento dei pubblici poteri come agenti memoriali, ma dalla demarcazione di quella sottile linea che divide il \u201cfare memoria\u201d, dal \u201cnarrare la storia\u201d. Abbiamo bisogno di diritto (pubblico) quando dalla verit\u00e0 storica il corpo sente la necessit\u00e0 di trarre un insegnamento, un monito per il futuro: il che, per\u00f2, suppone una relazione di integrazione e non di interscambio tra istituzioni e storiografia.<\/p>\n<p>Il dibattito allora non riguarderebbe tanto l\u2019<em>an<\/em>, quanto il <em>quomodo<\/em>: non \u00e8 sull\u2019abilitazione o meno dei pubblici poteri a fare memoria che bisogna interrogarsi, quanto sui modi in cui ci\u00f2 avviene. Se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che la memoria \u00e8 fatta di ricordo ma anche di oblio, allora \u00e8 innegabile che molto della buona riuscita dei processi memoriali istituzionalizzati si gioca nell\u2019esercizio della discrezionalit\u00e0 politica delle istituzioni, strette dalla necessit\u00e0 di ricercare un difficile equilibrio tra ricostruzione storica del passato, salvaguardia di un contesto di confronto fra memorie divise e selezione al fine rafforzare un certo profilo valoriale.<\/p>\n<p>La partita si deve giocare inevitabilmente, ma la variabile sta nel \u201ccome\u201d e riguarda la scelta per quel che concerne gli strumenti da mettere in campo, la selezione degli eventi o personaggi da commemorare, la determinazione dei tempi in cui intervenire.<\/p>\n<p>Alla luce di queste premesse, non c\u2019\u00e8 dubbio che il Parlamento europeo, ben interpretando il suo ruolo politico, sia voluto intervenire nell\u2019arena memoriale esercitando la sua funzione di agente politico di integrazione. La risoluzione, che richiama espressamente le tappe di un cammino che \u00e8 stato intrapreso da anni, costituisce una chiara azione volta a rafforzare quel processo di formazione del popolo europeo, passando attraverso un campo, quello memoriale, impervio ma, come ricordato, essenziale nelle fasi di costruzione dell\u2019identit\u00e0 collettiva.<\/p>\n<p>\u00c8 prima di tutto il titolo della risoluzione (\u201cImportanza della memoria europea per il futuro dell\u2019Europa&#8221;) a non lasciare dubbi sulle intenzioni dell\u2019Assemblea europea; ma anche il testo quando si considera, in linea con la tendenza del diritto internazionale, che \u00aboccorre mantenere vivo il ricordo del tragico passato dell&#8217;Europa, onde onorare le vittime, condannare i colpevoli e gettare le basi per una riconciliazione fondata sulla verit\u00e0 e la memoria\u00bb e per questo si invitano gli Stati membri all\u2019avvio di politiche di effettivo sostegno, anche in termini economici, rispetto a progetti memoriali comuni all\u2019Unione e si chiede \u00abl&#8217;affermazione di una cultura della memoria condivisa\u00bb (punto 10), nonch\u00e9 la proclamazione di una \u201cGiornata internazionale degli eroi della lotta contro il totalitarismo\u201d (punto 11: va sottolineato in questo senso l\u2019uso del termine \u201ceroe\u201d che rompe il consolidato paradigma vittimario il quale ha caratterizzato le politiche memoriali degli ultimi anni).<\/p>\n<p>Il Parlamento europeo nel documento approvato assume il nazismo e l\u2019esperienza sovietica, in particolate sotto il regime di Stalin, a paradigma del totalitarismo dei primi decenni del Novecento. L\u2019anniversario dello scoppio della Seconda guerra mondiale e della stipula del trattato Molotov-Ribbentrop offrono, cos\u00ec, l\u2019opportunit\u00e0 per prendere le distanze da un \u201ctragico passato\u201d, di cui non si condivide n\u00e9 il fondamento, n\u00e9 l\u2019evoluzione, tenuto conto che \u00abfin dall&#8217;inizio, l&#8217;integrazione europea \u00e8 stata una risposta alle sofferenze inflitte da due guerre mondiali e dalla tirannia nazista, che ha portato all&#8217;Olocausto, e all&#8217;espansione dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici nell&#8217;Europa centrale e orientale, nonch\u00e9 un mezzo per superare profonde divisioni e ostilit\u00e0 in Europa attraverso la cooperazione e l&#8217;integrazione, ponendo fine alle guerre e garantendo la democrazia sul continente\u00bb (punto G).<\/p>\n<p>Secondo l\u2019interpretazione del Parlamento europeo, pertanto, nella storia dell\u2019Europa vi sarebbe un prima e un dopo, il cui confine \u00e8 segnato dall\u2019avvio del processo di integrazione incardinato nella lettera\u00a0 dell\u2019art. 2 TUE secondo il quale \u00abl&#8217;Unione si fonda sui valori del rispetto della dignit\u00e0 umana, della libert\u00e0, della democrazia, dell&#8217;uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; rammenta che questi valori sono comuni a tutti gli Stati membri\u00bb (punto 1).<\/p>\n<p>La condanna dei totalitarismi diviene l\u2019occasione per ribadire l\u2019impianto di valori su cui si fonda il progetto europeo e si intende costruire il suo futuro.<\/p>\n<p>Anche i tempi di intervento appaiono tutto sommato adeguati: la storiografia ha ormai ampiamento svolto il suo compito di svelamento della verit\u00e0 e ricostruzione dei fatti relativi agli eventi che hanno lacerato l\u2019Europa nella prima met\u00e0 del Novecento, di modo che, al di l\u00e0 delle diverse interpretazioni ideologiche, \u00e8 possibile affermare che si \u00e8 consolidato un sostanziale <em>consensum<\/em> per quel che concerne il susseguirsi dei fatti. Nello stesso tempo, lo stato di stallo in cui si trova il processo di integrazione europea, in uno con il radicarsi nel tempo dell\u2019idea che sia necessario intensificare la trama del tessuto sociale europeo per consolidare l\u2019esistenza del popolo europeo, rendono opportuno affiancare all\u2019azione politica delle istituzioni europee una attivit\u00e0 di autodefinizione della collettivit\u00e0, che passa anche attraverso una \u201ccultura del ricordo\u201d, per la condivisione di un medesimo bagaglio di simboli e valori.<\/p>\n<p>E dunque, se quanto detto pu\u00f2 trovare accoglimento, perch\u00e9 in fondo ripercorre riflessioni gi\u00e0 svolte altrove, dove si annidano, se si annidano i limiti, di questo testo che tanta polemica ha suscitato e probabilmente susciter\u00e0 ancora?<\/p>\n<p>Fare memoria \u00e8 una delle attivit\u00e0 pi\u00f9 delicate con cui le istituzioni si devono confrontare: la risoluzione del Parlamento europeo mostra chiaramente come la strada delle buone intenzioni sia spesso lastricata di tentazioni. In questo caso la tentazione sta nella voglia di dire troppo &#8211; inciampando su quel confine che divide l\u2019attivit\u00e0 memoriale dalla pratica dello storico &#8211; semplificando molto e dunque spesso banalizzando e di dire forse male, attraverso un linguaggio a tratti stipulativo, assai poco adatto a eventi rispetto ai quali il conflitto tra memorie divise \u00e8 ancora aperto.<\/p>\n<p>Ripercorrendo senza rigore scientifico alcuni fatti della storia, privati di contestualizzazione, nella risoluzione vi sono premesse, come quelle formulate ai punti C, D, E, K, ma anche considerazioni come quelle richiamate ai punti 2, 15, 16 il cui contenuto e tono assertivo stridono rispetto al tenore del titolo del documento. Il testo, inoltre si perde in ambiguit\u00e0 concettuali che suscitano pi\u00f9 di una perplessit\u00e0: basti pensare all\u2019uso promiscuo che del termine <em>comunismo <\/em>e <em>stalinismo<\/em> viene fatto.<\/p>\n<p>Se l\u2019intenzione del Parlamento \u00e8 dunque lodevole, perch\u00e9 lodevole \u00e8 la volont\u00e0 di affrontare a viso aperto il passato per raccogliere l\u2019invito a costruire un futuro migliore, i limiti maggiori si manifestano per quel che concerne la stesura del testo, che risente probabilmente della necessit\u00e0 di raggiungere un ampio consenso in aula, avvicinando posizioni ideologico-politiche anche molto diverse.<\/p>\n<p>Si \u00e8 finito, cos\u00ec, con il trascurare il fatto che di fronte a memorie divise i poteri pubblici non possono scrivere la storia; possono parlarne e, nel rispetto del pluralismo, di fronte a divergenze memoriali non possono che gestire il conflitto, favorendo la definizione di spazi di confronto e contribuendo all\u2019emersione di \u201cpunti di flessione\u201d che possono progressivamente condurre al ripensamento della narrazione collettiva del passato. Il compito delle istituzioni \u00e8 quello di selezionare i valori all\u2019interno dei quali questo confronto avr\u00e0 luogo, di ribadire l\u2019\u201cimportanza della memoria per il futuro\u201d, non di definire gli equilibri attraverso i quali le divisioni saranno ricomposte e la memoria diverr\u00e0 condivisa.<\/p>\n<p>Si tratta di un cammino lungo, rispetto al quale l\u2019Europa \u00e8 solo all\u2019inizio. Ed \u00e8 un cammino che non pu\u00f2 affidarsi solo allo strumento normativo, anche quanto rappresentato da un atto <em>soft,<\/em> come una risoluzione.<\/p>\n<p>Ci sono passi che devono essere compiuti parallelamente; diversi sono i mezzi cui i pubblici poteri devono ricorrere per agire sulla societ\u00e0, sulla sua coscienza storica, sulla narrazione collettiva.<\/p>\n<p>Lo studio di altre esperienze memoriali costruite a partire da traumi profondi del corpo sociale, come quelli vissuti da alcuni paesi del continente sudamericano a causa delle dittature di Stato degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, mostra, per esempio, l\u2019importanza che l\u2019istituzione di musei o di luoghi di memoria rivestono nel processo di rielaborazione e costruzione di una memoria collettiva, capace di raccogliere ma non neutralizzare le diverse memorie familiari e locali. Ma evidenzia anche come l\u2019azione memoriale non possa prescindere da una piattaforma di saperi condivisa, alla cui formazione la scuola contribuisce con un ruolo essenziale, favorendo convergenze di senso rispetto ai fatti del passato, a partire da un comune impianto di valori. In questa prospettiva, la funzione dei poteri pubblici nella definizione dei programmi scolastici in particolare per quel che concerne l\u2019insegnamento della storia e dell\u2019educazione civica, nonch\u00e9 nella definizione delle linee guida per la scrittura dei libri di testo resta fondamentale nell\u2019ottica di dare vita a un orizzonte valoriale comune dentro il quale ciascun paese possa raccontare la propria storia.<\/p>\n<p>Bene, dunque, che il Parlamento senta il bisogno di intervenire nell\u2019arena memoriale per costruire il popolo europeo. Per far ci\u00f2 per\u00f2 non \u00e8 necessario provare a \u201criorganizzare\u201d il senso della storia attraverso l\u2019approvazione di meri atti. Prima si pu\u00f2, piuttosto, lavorare alla costruzione di una geografia dei luoghi di memoria europei; si pu\u00f2 operare per l\u2019emersione di una sensibilit\u00e0 comune a tutti i giovani europei nello studio della storia a scuola; si pu\u00f2 cominciare a commemorare collettivamente eventi della storia ormai divenuti meno divisivi, come da pi\u00f9 parti si \u00e8 cercato di fare rileggendo in chiave europea gli anni atroci della Prima Guerra mondiale in occasione del centenario della sua fine. Oppure ci si pu\u00f2 pi\u00f9 semplicemente fermare a ricordare il segno lasciato da quei martiri che il processo europeo ha gi\u00e0 lasciato sul campo\u2026 i ragazzi di Utoya, per esempio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Anna Mastromarino Come spesso accade quando le istituzioni mettono i piedi nel campo della memoria collettiva, anche la risoluzione sull\u2019importanza della memoria europea per il futuro dell\u2019Europa (2019\/2819(RSP)), approvata il 19 settembre scorso dal Parlamento europeo, non ha mancato di scatenare accese polemiche, amplificate dalla rete social attraverso il tam tam di post e cinguettii, &#8230; <a title=\"Fare memoria, narrare la storia. Il Parlamento europeo e l\u2019importanza della memoria per il futuro dell\u2019Europa\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2019\/09\/25\/6570\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2019\/09\/25\/6570\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2019%2F09%2F25%2F6570%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" 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