{"id":7052,"date":"2020-04-22T00:10:20","date_gmt":"2020-04-21T22:10:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=7052"},"modified":"2020-04-22T00:10:22","modified_gmt":"2020-04-21T22:10:22","slug":"la-scuola-come-contropotere-critico-ovvero-in-difesa-della-didattica-in-presenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2020\/04\/22\/la-scuola-come-contropotere-critico-ovvero-in-difesa-della-didattica-in-presenza\/","title":{"rendered":"La scuola come contropotere critico: ovvero in difesa della didattica in presenza"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/scuola.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"7053\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2020\/04\/22\/la-scuola-come-contropotere-critico-ovvero-in-difesa-della-didattica-in-presenza\/scuola-2\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/scuola.jpg\" data-orig-size=\"1200,1600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"scuola\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/scuola-225x300.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/scuola-768x1024.jpg\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-7053\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/scuola-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di <strong>Pietro Ciarlo<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019epidemia del 2020 porta con s\u00e9 un incremento notevole delle conoscenze e delle pratiche digitali. \u00c8 uno dei pochi effetti positivi, ma spero che ci\u00f2 non generi uno sfinimento della didattica in presenza (delle persone).<!--more--><\/p>\n<p>L\u2019istruzione \u00e8 uno dei tre grandi diritti sociali. Si tratta di diritti a ricevere prestazioni e sono molto costosi. Essi non possono essere soddisfatti se non grazie ad un\u2019immediata e specifica azione dei pubblici poteri. I principali sono in ordine di costo: il diritto alla previdenza, vale a dire alla pensione, quello alla salute e l\u2019istruzione. Paghiamo le imposte innanzitutto per finanziare questi diritti.<\/p>\n<p>Il bilancio dello Stato italiano per il 2019 \u00e8 di circa 645 miliardi, al netto dei ratei del debito pubblico. \u00c8 una cifra imponente che viene spesa pi\u00f9 o meno in questo modo: circa 293 miliardi per le pensioni, 114 per la sanit\u00e0 e 66 per l\u2019istruzione, purtroppo in decrescita rispetto agli anni precedenti. Per avere un termine di paragone il bilancio del Ministero della Difesa, ovvero le armi, le navi, i carri armati, 150.000 stipendi, \u00e8 di circa 21 miliardi, meno di un terzo di quello dell\u2019istruzione. I dipendenti della pubblica istruzione sono un milione. \u00c8 un apparato enorme, ma ampiamente giustificato: la scuola \u00e8 fatta soprattutto di persone. Le scuole di ogni ordine e grado, universit\u00e0 comprese, sono presenti dappertutto.<\/p>\n<p>Quello dei costi \u00e8 il problema dei problemi dei diritti sociali, ma non ci sono ricette miracolistiche a meno di non voler ledere i contenuti essenziali dei diritti stessi. Certo infinitamente pi\u00f9 economico sarebbe videoregistrare una unica lezione universitaria e inviarla a tutti gli studenti del Regno. Finalmente potremmo vivere in un mondo senza professori universitari, tranne uno. Ma un mondo siffatto non \u00e8 per me desiderabile, ma cosa ben pi\u00f9 importante, non \u00e8 conforme a Costituzione n\u00e9 ai principi del pluralismo. Bisogna ragionare sui costi, razionalizzare e limare, ma nella consapevolezza che per far vivere il contenuto essenziale dei diritti sociali non si pu\u00f2 fare a meno di un sistema fiscale progressivo come, oserei dire ovviamente, prevede l\u2019art. 53 della Costituzione.<\/p>\n<p>\u00a0I numeri non sono incomprensibili, finanche del bilancio dello Stato si pu\u00f2 capire qualcosa pur non possedendo competenze specifiche. \u00a0I documenti originali sono molto complessi, ma esistono tantissime sintesi e semplificazioni ben fatte. D\u2019altra parte, lo stesso Ministero dell\u2019economia e finanze (MEF) pubblica una versione semplificata del bilancio dello Stato, facile da intendere. Nella maggior parte degli Stati dell\u2019Europa occidentale le cose vanno pi\u00f9 o meno allo stesso modo. C\u2019\u00e8 poi un sistema di istruzione, quello degli Stati Uniti, prevalentemente privato, ma ora \u00e8 in crisi e si sta orientando verso il pubblico. L\u2019Italia non \u00e8 un\u2019eccezione, i nostri stanziamenti per l\u2019istruzione, in percentuale sul nostro PIL, sono inferiori a quelli della Germania o della Francia, ma non bisogna enfatizzare troppo queste differenze che pure vi sono, altrimenti iniziamo il pianto greco dell\u2019Italia che non va. Siamo un Paese che ha completamente sconfitto l\u2019analfabetismo. Siamo uno dei Paesi pi\u00f9 istruiti e colti del mondo. Si accettano sfide. Tuttavia, come sempre, i progressi da fare non mancano, ad esempio, in relazione all\u2019analfabetismo di ritorno e a quello funzionale. Ai tempi, c\u2019era un esame di terza elementare con cui si certificava che la persona sapesse leggere, scrivere e far di conto. Adesso l\u2019istruzione serve a fare cose pi\u00f9 complicate, deve essere adeguata alla complessit\u00e0 della nostra societ\u00e0. Anche quella di base deve mettere in condizione di assolvere funzioni qualificate. Purtroppo, da questo punto di vista, il nostro si conferma come un Paese fortemente dualistico nel quale il Mezzogiorno resta molto distante dal Nord, con alcuni casi estremi del tutto emblematici. La questione meridionale caratterizza profondamente il nostro sistema dell\u2019istruzione.<\/p>\n<p>Grazie alla specialit\u00e0 della Regione, i flussi finanziari in Sardegna non sono trascurabili, ma nonostante ci\u00f2 sono riscontrabili dati allarmanti sull\u2019abbandono scolastico. I ragazzi che lasciano la scuola dopo quella dell\u2019obbligo senza conseguire un titolo successivo in Sardegna sono il 21%, troppo. La media italiana \u00e8 al 14%, le migliori Regioni sono al 5-6%. La Sardegna \u00e8 la Regione con il maggior tasso di abbandono scolastico in Italia. E come le altre Regioni del Mezzogiorno, \u00e8 molto indietro anche con gli asili nido e con la scuola dell\u2019infanzia, con effetti negativi, tra l\u2019altro, sulle possibilit\u00e0 di lavoro delle donne, perch\u00e9, naturalmente, se non vi \u00e8 possibilit\u00e0 di affidare i bambini \u00e8 difficile lavorare.<\/p>\n<p>Un tasso cos\u00ec alto di abbandoni, un terzo in pi\u00f9 rispetto alla media nazionale, deriva da una molteplicit\u00e0 di fattori specifici della regione come le sue caratteristiche orografiche. Ma con altrettanta certezza tutto \u00e8 condizionato dalla particolare ristrettezza del mercato del lavoro. La verit\u00e0 \u00e8 che nel Mezzogiorno l\u2019istruzione, in particolare quella tecnica, non promette sbocchi lavorativi. La scarsa offerta di lavoro qualificato induce una altrettanto scarsa domanda di istruzione qualificata: \u00e8 un circolo vizioso che deve essere interrotto. La scuola deve rendere pi\u00f9 aderente la sua offerta formativa alla societ\u00e0 anche nel Sud, soprattutto in riferimento agli istituti tecnici, che, come nel resto del Paese, raccolgono circa il 60 % degli studenti iscritti. Il rapporto tra scuola e lavoro da un fattore di debolezza deve essere trasformato in un punto di forza. Ad esempio, in Sardegna non c\u2019\u00e8 un ITS dedicato all\u2019 informatica. Ma non si tratta solo di questo.<\/p>\n<p>Il vero e grande interrogativo che ai giovani oggi deve essere posto riguarda le ragioni dello studio: il perch\u00e9 \u00e8 importante studiare. Non so se la scuola riesca a trasmettere questo semplice concetto: studiare, oltre che a trovare lavoro, serve a capire di pi\u00f9, ad esercitare la comprensione. La passione a capire caratterizza gli umani: Ulisse era curiosissimo. Esistiamo per capire. Finanche il successo dei quiz televisivi pu\u00f2 essere spiegato in questa chiave. Quale \u00e8 il gioco? Rispondere, dunque, sapere.<\/p>\n<p>Le fonti della conoscenza sono principalmente due: l\u2019esperienza e lo studio. Naturalmente esse si mescolano in proporzioni diverse a seconda delle societ\u00e0 e delle fasi storiche. Nel senso che nelle societ\u00e0 statiche, tradizionali, l\u2019esperienza \u00e8 la principale fonte di conoscenza, ma man mano che le societ\u00e0 sono diventate pi\u00f9 dinamiche e complesse, lo studio \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 importante, senza negare tuttavia l\u2019importanza dell\u2019esperienza. Capire di pi\u00f9. Per capire di pi\u00f9 il cervello deve essere nutrito di sapere, allenato e in ordine, quindi nessuna indulgenza verso fattori di turbativa, dalle droghe ai sentimenti malevoli, l\u2019invidia, l\u2019odio, il risentimento che tendono a rinchiudere l\u2019anima e il cervello nelle buie strettoie dell\u2019istinto. Un tempo si pensava che le cosiddette droghe leggere potessero portare libert\u00e0 e piacere, adesso si \u00e8 capito che, come le altre, portano soltanto sofferenza e dipendenza. Il cervello per capire di pi\u00f9 deve essere libero, non deve essere condizionato. La nostra unica droga dev\u2019essere il capire, il divertimento che la comprensione porta con s\u00e9.<\/p>\n<p>\u00a0L\u2019istruzione \u00e8 un diritto della persona ma \u00e8 anche un interesse della collettivit\u00e0. Queste parole sono utilizzate dalla Costituzione per il diritto alla salute, ma vanno benissimo anche per il diritto all\u2019istruzione e sono bellissime. Il progresso della persona \u00e8 anche un interesse della collettivit\u00e0, le due cose coincidono. Le democrazie, lasciata alle spalle la Controriforma, lo hanno ben capito.<\/p>\n<p>Adesso, dicevamo, le cose si sono complicate. Perch\u00e9 da tempo la scuola ha perso il monopolio della formazione, prima con l\u2019avvento dei mezzi di comunicazione di massa, e adesso, naturalmente ancora di pi\u00f9, con la Rete. Spesso si dice \u201cc\u2019\u00e8 una vita reale e una vita digitale\u201d. Non credo sia cos\u00ec. La vita \u00e8 una sola, ma ormai \u00e8 un <em>mix<\/em>, ci sono un aspetto fisico e uno digitale dell\u2019esistenza, le due cose si mescolano e fanno un tutto inscindibile. Noi siamo in parte fisicit\u00e0 e in parte digitalit\u00e0. Non \u00e8 neppure ipotizzabile una vita senza la Rete, ma la Rete \u00e8 anche un luogo pieno di insidie, di problemi, di soggetti che hanno posizioni di monopolio nella costruzione delle preferenze di ciascuno di noi. Quando siamo sulla Rete sembra che tutti abbiano la nostra medesima opinione. Incontriamo solo affinit\u00e0, in realt\u00e0 la Rete preseleziona, \u00e8 il fenomeno della cosiddetta <em>bubble filter<\/em>, la bolla che filtra opinioni, risposte, interessi, crea coincidenze. Il mondo della Rete oggi \u00e8 il mondo che ci consente di lavorare, conoscere, manifestare il nostro pensiero, ma la Rete costruisce anche le opinioni, costruisce la vita delle persone. Anche in Italia il 40% delle relazioni stabili tra un uomo e una donna nasce attraverso Internet. \u00c8 stata una realt\u00e0 a lungo negata, nel senso che ammetterla sembrava ascriversi a un mondo minore e marginale, privo di reali capacit\u00e0 relazionali, ma pian piano questo dato sta emergendo alla consapevolezza comune: ormai \u00e8 la vita.<\/p>\n<p>La distanza sociale dovuta alla pandemia, accentuer\u00e0 le vicinanze virtuali. Tutto questo \u00e8 potuto succedere nel giro di pochissimi anni perch\u00e9 l\u2019algoritmo, cio\u00e8 una operazione matematica, seleziona le persone affini, anzi meglio preseleziona le persone con le quali potenzialmente potremmo interagire ed avere un rapporto stabile. \u00a0Un <em>range<\/em> di et\u00e0 e la vicinanza dei luoghi per facilitare gli incontri, sono i primi elementi di questo processo di ricerca. Stesse passioni, stesse preferenze culturali, alla fine la rete vi propone persone \u201cgiuste\u201d. Questo fenomeno mi scandalizza molto poco: all\u2019 epoca dei miei nonni i matrimoni combinati erano la norma. Degli intermediari, tra cui le famiglie stesse, \u201ccombinavano\u201d i matrimoni. Allora fuori dal raggio di pochi chilometri non si conosceva nessuno. Adesso il fenomeno dei \u201cmatrimoni portati\u201d si \u00e8 spostato in Rete: \u00e8 la Rete ad essere diventata il Grande Intermediario. L\u2019ossessione di oggi \u00e8 sapere come si fa ad essere simpatici all\u2019algoritmo.<\/p>\n<p>Come accennato, in passato la formazione delle persone avveniva attraverso due grandi canali: l\u2019istituzione scolastica e l\u2019esperienza della vita fatta di diversi luoghi la famiglia, i partiti politici, i sindacati, i corpi intermedi, le formazioni sociali. Da ultimo ha fatto prepotente irruzione la Rete e per essa i suoi grandi operatori, Google, Apple, Amazon e gli altri. Se continuassimo a seguire esclusivamente lo schema tradizionale che vede da un lato l\u2019istruzione formalizzata con i suoi programmi e i suoi titoli di studio e dall\u2019 altro l\u2019esperienza della vita, Internet dovrebbe essere necessariamente compresa nel novero di quest\u2019ultima. Tuttavia, se tale distinzione conserva una sua validit\u00e0 in relazione alla coppia formalit\u00e0-informalit\u00e0, si pensi soltanto all\u2019obbligo scolastico e alla spontaneit\u00e0 di molte acquisizioni digitali, essa ha sicuramente perso qualsiasi capacit\u00e0 esplicativa di ordine generale. Soprattutto non d\u00e0 conto del fatto che la Rete \u00e8 un potere forte, anzi fortissimo di formazione e di istruzione. \u00a0Pi\u00f9 della scuola? Forse. Di sicuro tra essi vi \u00e8 una differenza fondamentale. Mentre il sistema formale dell\u2019istruzione, almeno nelle democrazie, nasce dalle leggi, \u00e8 trasparente, ed \u00e8, quindi, sottoposto costantemente alla verifica della legittimit\u00e0 e della legittimazione, la Rete si configura come un potere di fatto, opaco e sfuggente. Scontato che la scuola deve utilizzare e insegnare Internet, credo anche che scuola e Internet debbano conservare un adeguato grado di distinzione e alterit\u00e0.<\/p>\n<p>Lo spazio digitale dispiega uno straordinario e tendenzialmente assorbente potenziale formativo. Ma il pluralismo \u00e8 il pilastro della democrazia. Bisogna ricercare e valorizzare tutti i bilanciamenti possibili allo strapotere tendenzialmente assorbente di Internet. Sicuramente il sistema scolastico deve essere uno dei soggetti di tale bilanciamento. Il pluralismo a mio modo di vedere \u00e8 un valore fondante, ma \u00e8 anche un obbligo costituzionale. La nostra esistenza \u00e8 ormai impensabile senza i media digitali. Come accennato, \u00e8 importante che anche nella scuola essi vengano utilizzati per sviluppare nuove opportunit\u00e0 di apprendimento ma soprattutto per implementare le capacit\u00e0 di utilizzare consapevolmente le tecnologie. Da alcuni studi OCSE (<a href=\"http:\/\/dx.doi.org\/10.1787\/9789264239555-en\">OCSE (2015) Students, Computers and Learning: Making the Connection<\/a>, a cura di Andreas Schleicher e Francesco Avvisati, PISA, OECD Publishing, analizzato nel rapporto del <a href=\"https:\/\/www.miur.gov.it\/web\/guest\/-\/-studenti-computer-e-apprendimento-dati-e-riflessioni-?inheritRedirect=true\">MIUR (2015) \u201c<em>Studenti, computer e apprendimento: dati e riflessioni<\/em>\u201d<\/a>), infatti, risulta che i \u201cnativi digitali\u201d sono mediamente molto abili nell\u2019uso delle nuove tecnologie, ma non ne fanno affatto un uso responsabile. Essi sono esposti a molti rischi, come la dipendenza (patologica) da Internet, l\u2019uso improprio dei dati, la violazione della privacy, il Cyberbullismo, le molestie online. \u00c8, dunque, fondamentale che l\u2019istituzione scolastica supporti i giovani nell\u2019uso critico della rete al fine di imparare a valutarne i contenuti e riconoscerne i pericoli. Secondo il rapporto del MIUR <em>Studenti, computer e apprendimento<\/em> del 2015, gli studenti italiani sono <em>lost in navigation<\/em> rispetto ai loro coetanei OCSE, in quanto non hanno \u00abla capacit\u00e0 di dirigere la propria lettura, di dare giudizi sulla pertinenza di una pagina, sulla qualit\u00e0 di un\u2019argomentazione\u00bb. Secondo il rapporto del MIUR, in Italia il 15% degli studenti \u00e8 del tutto \u201csenza bussola\u201d quando naviga sul web (rispetto a una media OCSE dell\u201911,6%); inoltre, con riferimento alla \u201cqualit\u00e0 della navigazione\u201d, pi\u00f9 del 75% di loro o non conduce alcuna attivit\u00e0 di navigazione oppure conduce una navigazione \u201cnon orientata\u201d o \u201cinsufficiente\u201d, mentre solo il 24,6% conduce una \u201cnavigazione principalmente orientata\u201d (Classifica degli studenti in base alla qualit\u00e0 della navigazione \u2013 PISA 2012). Anche i dati richiamati, dunque, mostrano la necessit\u00e0 che la scuola si ponga quale luogo alternativo allo strapotere della rete. Per farlo \u00e8 necessario che le istituzioni scolastiche tradizionali abbandonino quel pregiudizio filologico che le rende noiose e poco attrattive agli occhi degli studenti. Sebbene la filologia sia il pilastro fondante della comprensione, soprattutto specialistica, se essa si trasforma da premessa in un pervasivo pregiudizio tende a contrapporre il mondo scolastico a quello della vita e della rete, nel quale, al contrario, la pi\u00f9 accattivante delle semplificazioni regna sovrana.\u00a0 Ad esempio, la pretesa filologicamente corretta che i nostri studenti leggano romanzi ottocenteschi nelle versioni originali \u00e8 una garanzia pressoch\u00e9 certa del loro abbandono della lettura.<\/p>\n<p>Nella Rete tutto \u00e8 conforme. La scuola come contropotere critico deve abituare al ragionamento autonomo, personale, contro il ragionamento e la conoscenza predefinita da altri attraverso la Rete.<\/p>\n<p>La scuola si contrappone al mondo digitale anche per alcuni suoi aspetti strutturali. La scuola \u00e8 un mondo fisico, ha le sue regole, bisogna svegliarsi e andare a scuola o all\u2019 Universit\u00e0 e i professori mettono i voti. \u00c8 un mondo diverso. La scuola deve mantenere intatte le sue caratteristiche di fisicit\u00e0, di diretta interazione tra persone. Questa sua peculiarit\u00e0 un tempo scontata, oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec certa. La didattica in presenza appare una sua straordinaria caratteristica che la rende particolarmente idonea all\u2019 esercizio di una essenziale funzione pluralistica. La scuola non \u00e8 pi\u00f9 il monopolista della formazione, ma si configura e deve essere il bilanciamento della critica culturale allo strapotere della Rete.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pietro Ciarlo L\u2019epidemia del 2020 porta con s\u00e9 un incremento notevole delle conoscenze e delle pratiche digitali. \u00c8 uno dei pochi effetti positivi, ma spero che ci\u00f2 non generi uno sfinimento della didattica in presenza (delle persone).<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2020\/04\/22\/la-scuola-come-contropotere-critico-ovvero-in-difesa-della-didattica-in-presenza\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" 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