{"id":7334,"date":"2020-09-09T10:09:13","date_gmt":"2020-09-09T08:09:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=7334"},"modified":"2020-09-09T10:09:15","modified_gmt":"2020-09-09T08:09:15","slug":"il-taglio-dei-parlamentari-quando-si-confondono-politiche-fiscali-e-riforme-istituzionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2020\/09\/09\/il-taglio-dei-parlamentari-quando-si-confondono-politiche-fiscali-e-riforme-istituzionali\/","title":{"rendered":"Il \u201ctaglio\u201d dei parlamentari. Quando si confondono politiche fiscali e riforme istituzionali"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/referendum.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"7260\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2020\/08\/22\/taglio-dei-parlamentari-si-o-no-per-promuovere-un-dibattito\/referendum-2\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/referendum.jpg\" data-orig-size=\"300,250\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"referendum\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/referendum-300x250.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/referendum.jpg\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7260\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/referendum-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di <strong>Alessandro Gigliotti<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 da accogliere con grande favore l\u2019iniziativa assunta dalla redazione de <em>l<\/em><em>aCostituzione.info<\/em> di avviare un dibattito in merito all\u2019imminente <em>referendum<\/em> costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari \u2013 il cosiddetto \u201c<em>taglio dei parlamentari<\/em>\u201d \u2013, tema sinora eccessivamente trascurato. <!--more-->Prendere posizione in un senso o nell\u2019altro presuppone, d\u2019altronde, di avere contezza della posta in gioco, della reale portata delle innovazioni che la novella costituzionale andr\u00e0 ad apportare al sistema politico-istituzionale, della logica sottesa, ed \u00e8 pertanto indispensabile che ci si sforzi di indagare su tali aspetti, pur di fronte ad un quesito di primo acchito di facile portata e comprensione.<\/p>\n<p>Apparentemente, infatti, la questione posta all\u2019attenzione degli elettori \u00e8 molto semplice e lineare: si tratta di passare da 945 parlamentari elettivi a 600, mantenendo inalterato l\u2019assetto del bicameralismo e riducendo \u2013 <em>sic et simpliciter<\/em> \u2013 il numero di seggi rispettivamente da 630 a 400 (alla Camera) e da 315 a 200 (al Senato). Nulla a che vedere con la ponderosa riforma costituzionale del 2016 o con i cervellotici quesiti referendari abrogativi del passato pi\u00f9 o meno recente. Ma \u00e8 del tutto evidente, anche all\u2019occhio meno avvezzo alle tematiche istituzionali, che i termini della questione non possono essere ridotti ad un fattore meramente numerico e che dietro la riduzione del numero dei parlamentari si nascondano precise finalit\u00e0. Del resto, le logiche di tale riforma sono state dichiarate pi\u00f9 e pi\u00f9 volte: migliorare da un lato i processi decisionali delle Camere, in modo da renderle pi\u00f9 capaci di rispondere alle esigenze dei cittadini, e soprattutto conseguire importanti risultati in termini di riduzione dei costi della politica, e dunque della spesa pubblica. Tuttavia, va evidenziato che, in modo particolare negli ultimissimi anni, l\u2019accento \u00e8 stato posto prevalentemente, se non esclusivamente, sulla riduzione dei costi della politica, anche alla luce della particolare sensibilit\u00e0 sul tema da parte della forza politica che maggiormente si \u00e8 spesa per addivenire ad una riforma di questo tenore.<\/p>\n<p>Ridurre i parlamentari per ridurre la spesa pubblica sembra essere quindi la principale \u2013 se non l\u2019unica \u2013 questione sul tavolo, la vera <em>ratio<\/em> della riforma costituzionale in oggetto, cosicch\u00e9 l\u2019elettore, chiamato a pronunciarsi in sede referendaria, deve valutare non tanto se la riduzione del numero dei parlamentari sia positiva in s\u00e9 e per s\u00e9, quanto se essa sia giustificabile alla luce del taglio di spesa che ne discenderebbe.<\/p>\n<p>Orbene, al di l\u00e0 dei proclami, la realt\u00e0 si manifesta ben diversa. Meno parlamentari significa indubbiamente spendere meno per indennit\u00e0 e rimborsi spese, ma il risparmio effettivo, secondo i calcoli realizzati dall\u2019<a href=\"https:\/\/osservatoriocpi.unicatt.it\/cpi-Nota_risparmi_taglio_parlamentari.pdf\">Osservatorio sui conti pubblici<\/a>, si attesterebbe sulla modesta cifra di 57 milioni di euro annui, 37 per la Camera dei deputati e 20 milioni per il Senato della Repubblica, che corrispondono ad appena lo 0,007 per cento della spesa pubblica (la quale supera ampiamente gli 800 miliardi di euro annui). Da qui i primi, seri, dubbi sull\u2019utilit\u00e0 di una modifica della Costituzione che incide sull\u2019articolazione e sul funzionamento delle assemblee parlamentari per ottenere, in cambio, non pi\u00f9 che un piatto di lenticchie. A ci\u00f2 si aggiunga che, nell\u2019ultimo decennio, le amministrazioni delle Camere sono state oggetto di una serie di tagli che hanno drasticamente ridotto il peso dei rispettivi bilanci interni, nell\u2019ordine di oltre 450 milioni alla Camera (tra il 2013 e il 2020) e di oltre 250 milioni al Senato (tra il 2013 e il 2019). Insomma, i tagli di spesa apportati ai bilanci interni dei due rami del Parlamento hanno fruttato un risparmio di circa 100 milioni di euro annui, quasi il doppio di quanto si andrebbe a risparmiare con il \u201ctaglio\u201d dei parlamentari. Segno tangibile del fatto che i costi della politica si riducono apportando tagli di spesa e non gi\u00e0 lesinando sul numero dei parlamentari o sopprimendo addirittura un\u2019intera assemblea rappresentativa, come pure talvolta si sente dire a proposito del Senato e come appunto finirebbe per suggerire una logica puramente ablativa e improntata al mero risparmio.<\/p>\n<p>Ne consegue che la riforma costituzionale in essere appare pi\u00f9 una misura di politica fiscale, cio\u00e8 di razionalizzazione della spesa pubblica, che non una riforma di carattere istituzionale. Il fatto stesso che si parli costantemente di \u201ctaglio\u201d dei parlamentari non \u00e8 casuale: la terminologia rimanda, per l\u2019appunto, ad un taglio di tipo lineare, ad un\u2019operazione contabile volta al solo contenimento dei costi. Non si va a modificare l\u2019architettura delle istituzioni parlamentari perch\u00e9 si ritiene, a torto o a ragione, che essa vada ripensata o sottoposta a modifiche migliorative, ma si interviene solo ed esclusivamente per apportare un taglio di spesa, operando \u2013 questa volta \u2013 non sui bilanci interni, come sarebbe normale, bens\u00ec sulla composizione delle assemblee rappresentative e, quindi, sulle norme costituzionali in materia. Facendo passare il messaggio \u2013 ed \u00e8 questa la cosa pi\u00f9 grave in assoluto \u2013 che, dopo tutto, le misure di politica fiscale, ed in particolare quelle di <em>spending review<\/em>, possano incidere anche sugli organi costituzionali, sulle istituzioni parlamentari e sulla rappresentanza. Non bisognerebbe stupirsi se, nei prossimi anni, qualche forza politica chiedesse di sopprimere, in nome del contenimento dei costi, un\u2019intera Camera, la Corte di Cassazione o la Presidenza della Repubblica.<\/p>\n<p>Con ci\u00f2 non si vuole certo asserire che la riduzione del numero dei parlamentari sia in s\u00e9 sbagliata. Nell\u2019ottica di una revisione generale dell\u2019articolazione e dei poteri delle assemblee rappresentative, \u00e8 certamente possibile mettere mano alla loro composizione, anche nella prospettiva di ridurre i seggi. Ma un conto \u00e8 ripensare l\u2019architettura del bicameralismo e delle singole assemblee, con l\u2019obiettivo di migliorarne il funzionamento, un conto \u00e8 procedere ad un mero taglio lineare. Che, nel caso considerato, frutterebbe un risparmio talmente esiguo da essere del tutto insignificante.<\/p>\n<p>\u00c8 questo, in definitiva, l\u2019aspetto che desta maggiori preoccupazioni: non la riduzione in s\u00e9 dei seggi, che dovrebbe per\u00f2 essere inquadrata in un generale ripensamento delle funzioni delle assemblee parlamentari, in particolare nell\u2019ottica di un superamento del bicameralismo paritario, ma il fatto che essa sottenda un\u2019operazione meramente contabile, denotando un approccio maldestro che mette sullo stesso piano politica fiscale e materia costituzionale. Che palesa confusione tra <em>spending review<\/em> e riforme istituzionali. Una <em>spending review<\/em>, peraltro, priva di un disegno sistematico e portatrice di un risparmio irrilevante, ottenuto per giunta intervenendo sulla Costituzione, sugli organi costituzionali, sulle assemblee parlamentari, sulla rappresentanza. In una sola parola: sulla democrazia. Celando il vero intento, che \u2013 come ha giustamente osservato <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/alla-base-del-taglio-ce-un-intento-antiparlamentare\/\">Roberta Calvano su Il Manifesto del 22 agosto<\/a> e come ha evidenziato <a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2020\/09\/02\/cambiare-la-costituzione-perche-nulla-cambi\/\">Andrea Pisaneschi su questa rivista<\/a> \u2013 \u00e8 quello di colpire le istituzioni, con valenza puramente punitiva ed antiparlamentarista. Come si \u00e8 fatto nel recente passato, in tema di vitalizi, prima con la sospensione degli assegni per gli <em>ex<\/em> parlamentari colpiti da sentenza penale di condanna, poi con il ricalcolo retroattivo degli importi, oggetto a sua volta di una pronuncia di annullamento da parte degli organi giurisdizionali interni del Senato.<\/p>\n<p>Si potrebbe, nondimeno, ragionare su quali siano le reali conseguenze della riforma sull\u2019assetto istituzionale e sul funzionamento delle assemblee parlamentari. Da una parte c\u2019\u00e8 chi sostiene \u2013 in modo un po\u2019 apodittico, per la verit\u00e0 \u2013 che la riduzione avrebbe effetti positivi in quanto rafforzerebbe l\u2019autorevolezza dei singoli parlamentari o, addirittura, delle istituzioni parlamentari nel loro complesso, riequilibrando il rapporto con l\u2019esecutivo dopo anni ed anni di mortificazioni a suon di decreti-legge, voti di fiducia e maxiemendamenti. In realt\u00e0, difficile pensare che una mera riduzione di seggi possa sortire effetti simili, in quanto un riequilibrio dei rapporti tra legislativo ed esecutivo necessiterebbe di ulteriori interventi sul piano costituzionale \u2013 per impedire, in particolare, l\u2019abuso imperante della decretazione d\u2019urgenza e fornire all\u2019esecutivo uno strumento pi\u00f9 idoneo per velocizzare l\u2019<em>iter<\/em> di approvazione dei disegni di legge di iniziativa governativa \u2013 e soprattutto su quello dei regolamenti parlamentari, ad esempio circoscrivendo il potere di apposizione della questione di fiducia, vietando il ricorso ai maxiemendamenti e riformando, una volta per tutte, la sessione di bilancio, oggetto di numerosi interventi che non ne hanno eliminato le storture.<\/p>\n<p>Altri ancora pongono l\u2019accento sulla maggiore funzionalit\u00e0 che assemblee parlamentari pi\u00f9 snelle garantirebbero, sebbene si tratti di una argomentazione altrettanto apodittica in quanto, in assenza di una riforma regolamentare che razionalizzi il procedimento legislativo anche alla luce della mutata composizione, la riduzione potrebbe produrre anche effetti diametralmente opposti a quelli sperati. Si pensi ad esempio al Senato, dove sarebbe difficile mantenere l\u2019attuale assetto delle commissioni permanenti, dato il numero esiguo di componenti che andrebbero a comporle. In definitiva, la funzionalit\u00e0 delle Camere potrebbe essere sensibilmente migliorata solo a seguito di una riforma regolamentare di cui al momento, per\u00f2, non si conoscono le coordinate e che, ad ogni modo, non avrebbe come precondizione la riduzione del numero dei parlamentari.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 serie, invece, appaiono le preoccupazioni di coloro i quali lamentano un sacrificio eccessivo sul versante della rappresentativit\u00e0 per alcuni territori. Non tanto perch\u00e9, di per s\u00e9, 400 deputati o 200 senatori siano troppo pochi, quanto perch\u00e9 la rinnovata composizione del Senato non tiene conto del fatto che, restando fermo il principio dell\u2019elezione a base regionale, prevista dal primo comma dell\u2019articolo 57 della Costituzione, il basso numero minimo di senatori spettanti alle singole regioni \u2013 che scende da 7 a 3 \u2013 non potr\u00e0 che determinare soglie implicite elevatissime, a scapito dei partiti medio-piccoli. Infatti, se come di consueto la Valle d\u2019Aosta elegger\u00e0 un solo senatore ed il Molise due, saranno solamente tre i senatori spettanti alla Basilicata ed all\u2019Umbria, quattro quelli assegnati a Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo e cinque quelli attribuiti a Liguria, Marche e Sardegna. Insomma, in circa la met\u00e0 delle regioni la rappresentanza sar\u00e0 inevitabilmente circoscritta alle forze politiche maggiori, anche in presenza di un sistema interamente proporzionale.<\/p>\n<p>\u00c8 del resto sintomatico che le Camere stiano esaminando, proprio in queste settimane, un\u2019ulteriore proposta di legge costituzionale, volta a modificare \u2013 tra l\u2019altro \u2013 proprio l\u2019articolo 57 della Costituzione con l\u2019obiettivo dichiarato di rimodulare gli effetti della riforma costituzionale in essere. La stessa relazione introduttiva dell\u2019AC 2238, infatti, evidenzia che \u00ab<em>la riduzione del numero dei parlamentari pone il problema della rappresentativit\u00e0 delle assemblee legislative nazionali nei confronti del pluralismo degli interessi territoriali, politici e sociali espressi dal corpo elettorale, come anche la questione della funzionalit\u00e0 delle nuove Camere. Si tratta di un problema ignorato dalla legge 27 maggio 2019, n. 51, che, approvata per assicurare l\u2019applicabilit\u00e0 delle leggi elettorali oggi vigenti in caso di approvazione della revisione costituzionale del numero dei parlamentari, determinerebbe, in assenza di ulteriori interventi legislativi e costituzionali, la formazione di collegi uninominali eccessivamente estesi (per il Senato si giungerebbe fino a un milione di abitanti per collegio) e un\u2019accentuata discrasia tra le regioni nel rapporto tra seggi da assegnare e popolazione media<\/em>\u00bb. L\u2019articolo 1 della proposta, a tal fine, modifica l\u2019articolo 57 in modo da rimuovere il principio dell\u2019elezione a \u201cbase regionale\u201d e sostituirla con la \u201cbase circoscrizionale\u201d. Obiettivo del legislatore costituzionale sarebbe dunque quello di permettere la creazione di circoscrizioni elettorali pi\u00f9 ampie della singola regione in modo da attenuare gli effetti disrappresentativi derivanti dalla riduzione dei seggi.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di apportare \u201ccorrettivi\u201d alla riforma costituzionale in corso di approvazione tramite <em>referendum<\/em> popolare, voluti dalla medesima maggioranza che ha approvato la riforma stessa, sembra in definitiva confermare i dubbi sollevati in sede dottrinale in ordine alle ripercussioni sulla rappresentativit\u00e0, quanto meno al Senato per le regioni pi\u00f9 piccole. Non \u00e8 ben chiaro, a questo punto, per quale ragione il dibattito su tali correttivi sia iniziato cos\u00ec tardi, dal momento che sarebbe stato pi\u00f9 opportuno inserire tali modifiche \u2013 ritenute indispensabili, giova ricordarlo, per non creare un <em>vulnus<\/em> alla rappresentativit\u00e0 delle Camere \u2013 all\u2019interno della stessa legge di revisione costituzionale che ha ridotto i seggi. Si \u00e8 scelto, per contro, di procedere a piccoli passi, verosimilmente per evitare riforme eccessivamente ponderose ed eterogenee, come quella del 2016, ma cadendo nell\u2019eccesso opposto, in quanto \u201cspacchettare\u201d due riforme complementari significa esporsi al rischio che una venga approvata e l\u2019altra no. Rendendo il processo riformatore incompleto, se non addirittura sbilanciato e irrazionale. Come si \u00e8 accennato in precedenza, tuttavia, questi temi sono stati troppo a lungo assenti nel dibattito politico, cos\u00ec come durante l\u2019esame parlamentare della riforma. Segno del fatto che essa \u00e8 stata concepita unicamente per conseguire risparmi, alla stregua di un mero taglio lineare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Gigliotti \u00c8 da accogliere con grande favore l\u2019iniziativa assunta dalla redazione de laCostituzione.info di avviare un dibattito in merito all\u2019imminente referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari \u2013 il cosiddetto \u201ctaglio dei parlamentari\u201d \u2013, tema sinora eccessivamente trascurato.<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2020\/09\/09\/il-taglio-dei-parlamentari-quando-si-confondono-politiche-fiscali-e-riforme-istituzionali\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" 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