{"id":8313,"date":"2022-06-12T13:17:02","date_gmt":"2022-06-12T11:17:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=8313"},"modified":"2022-06-12T13:17:22","modified_gmt":"2022-06-12T11:17:22","slug":"il-dovere-ambientale-di-fare-dopo-la-riforma-costituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2022\/06\/12\/il-dovere-ambientale-di-fare-dopo-la-riforma-costituzionale\/","title":{"rendered":"Il dovere ambientale &#8220;di fare&#8221; dopo la riforma costituzionale"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2021\/04\/30\/la-corte-tedesca-e-il-diritto-al-clima-una-rivoluzione\/ghiaccio\/#main\" rel=\"attachment wp-att-7749\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"7749\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2021\/04\/30\/la-corte-tedesca-e-il-diritto-al-clima-una-rivoluzione\/ghiaccio\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ghiaccio.jpg\" data-orig-size=\"275,183\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"ghiaccio\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ghiaccio.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ghiaccio.jpg\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7749\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ghiaccio-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di <strong>Ines Bruno<\/strong><\/p>\n<p>Innumerevoli e contrastanti risultano i commenti della dottrina italiana alla riforma degli artt. 9 e 41 della Costituzione: da molti ritenuta quasi ridondante rispetto alle acquisizioni evolutive della giurisprudenza costituzionale in materia ambientale (cfr., tra i tanti, <a href=\"https:\/\/www.federalismi.it\/nv14\/articolo-documento.cfm?Artid=46676\">Cassetti<\/a>); da altri qualificata addirittura pericolosa nella misura in cui porrebbe freni alla libert\u00e0 del mercato e della concorrenza (<a href=\"https:\/\/www.federalismi.it\/nv14\/articolo-documento.cfm?Artid=45632\">Di Plinio<\/a>) o al primato dell\u2019essere umano sulla natura (<a href=\"https:\/\/www.giustiziainsieme.it\/it\/news\/92-main\/costituzione-e-carte-dei-diritti-fondamentali\/2223-i-nuovi-artt-9-e-41-cost-centralita-dell-uomo-e-limiti-di-revisione-costituzionale\">Scarselli<\/a>); da altri ancora apprezzata per il fatto di individuare un nuovo \u201ccontrolimite\u201d, quello appunto ambientale e intergenerazionale, all\u2019applicazione del diritto europeo (<a href=\"http:\/\/www.aidambiente.it\/relazioni-e-contributi\">Morrone<\/a>).<!--more--><\/p>\n<p>Quattro elementi accomunano queste linee argomentative: provengono prevalentemente da cultori del diritto pubblico interno, nel silenzio quasi unanime di civilisti e comparatisti; leggono le nuove disposizioni esclusivamente o prioritariamente alla luce della sola giurisprudenza costituzionale, sottovalutando gli apporti dei formanti giurisprudenziali nazionali ed europei di altra natura; ignorano la situazione di fatto e di diritto in cui la riforma si inserisce, rappresentata dalla dichiarazione di emergenza climatica e ambientale votata dal <a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/news\/it\/press-room\/20191121IPR67110\/il-parlamento-europeo-dichiara-l-emergenza-climatica\">Parlamento europeo nel 2019<\/a>, base del nuovo diritto europeo del \u201c<em>green deal<\/em>\u201d, in particolare con i Reg. UE nn. <a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/?uri=celex%3A32020R0852\">2020\/852<\/a> e <a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/ALL\/?uri=CELEX:32021R1119\">2021\/1119<\/a>, che si proietta sino al 2050; non considerano che l\u2019Italia ha votato, in data\u00a08 ottobre 2021 presso il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, la\u00a0<a href=\"https:\/\/undocs.org\/Home\/Mobile?FinalSymbol=A%2FHRC%2FRES%2F48%2F13&amp;Language=E&amp;DeviceType=Desktop&amp;LangRequested=False\">Risoluzione 48\/13<\/a>, con cui si riconosce l\u2019esistenza del diritto umano a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile.<\/p>\n<p>Se si provasse a intrecciare il lessico della riforma con questo quadro pi\u00f9 ampio, ci si accorgerebbe che esso abilita discorsi in cui le parole del diritto costituzionale subiscono revisioni di significato rispetto al loro recente passato (sul fenomeno della fisiologica dinamica trasformativa delle parole del diritto, si v. J. Boyd Withe, <em>Quando le parole perdono il loro significato<\/em>, trad. it., Milano, Giuffr\u00e8, 2010).<\/p>\n<p>Si provi a verificarlo rapidamente.<\/p>\n<p>Il riformato art. 9 ci dice che la Repubblica tutela l\u2019ambiente, la biodiversit\u00e0 e gli ecosistemi, anche nell\u2019interesse delle future generazioni.\u00a0Leggendo la disposizione con la sola lente dei precedenti di giurisprudenza costituzionale, come le sentenze nn. 378\/2007, 179\/2019 e 71\/2020, nulla di particolarmente innovativo sembrerebbe emergere dal testo. Se invece si collega quel testo alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, significativa per gli Stati UE nei termini dell\u2019art. 6 TUE, ci si potrebbe accorgere che i nuovi enunciati delineano l\u2019insorgenza di un obbligo di tutela inteso come dovere di prestazione pubblica e privata declinato sul fattore tempo. Si pensi ai casi CEDU <em>Lopez Ostra c. Spagna<\/em> (sent. del 6 dicembre 1994), <em>Guerra e altri c. Italia<\/em> (sentenza del 19 febbraio 1998), <em>\u00d6neryildiz c. Turchia<\/em> (sent. della Grande Camera del 20 novembre 2004), <em>Fadeyeva c. Russia<\/em> (sent. del 9 giugno 2005), <em>Cordella e altri c. Italia<\/em> (sent. del 24 gennaio 2019), dove si afferma l\u2019esistenza di un obbligo positivo, applicabile a tutte le attivit\u00e0 pubbliche o meno, di adottare le misure urgenti e necessarie a proteggere la vita delle persone di fronte a situazioni di pericolo, accertate dalla scienza persino quando non formalmente dichiarate. Nell\u2019urgenza della situazione di pericolo, il fattore tempo assurge a unico parametro di proporzionalit\u00e0 e ragionevolezza come, del resto, riconosciuto proprio dalla stessa Corte costituzionale italiana con la sent. n. 58\/2018, con cui si statuisce che \u201c<em>rimuovere prontamente i fattori di pericolo<\/em>\u201d per la salute, l\u2019incolumit\u00e0 e la vita \u201c<em>costituisce infatti condizione minima e indispensabile<\/em>\u201d affinch\u00e9 qualsiasi attivit\u00e0 \u201c<em>si svolga in armonia con i principi costituzionali, sempre attenti anzitutto alle esigenze basilari della persona<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 l\u2019emergenza climatica e ambientale dichiarata dall\u2019Unione europea se non il fattore di pericolo da rimuovere prontamente, dentro i tempi scanditi dai cit. Reg. UE nn. 2020\/852 e 2021\/1119? Quale attivit\u00e0 si svolgerebbe \u201c<em>in armonia con i principi costituzionali<\/em>\u201d se si prescindesse da tale situazione fattuale e normativa? E come potrebbe qualificarsi \u201c<em>in armonia con i principi costituzionali<\/em>\u201d una qualsiasi operazione di bilanciamento indifferente alle conseguenze temporali dell\u2019emergenza climatica e ambientale, che mette in gioco, per unanime acquisizione scientifica, le generazioni future? Non smentirebbe, un siffatto bilanciamento, quanto proprio dalla Corte costituzionale enunciato in occasione della sent. n. 85\/2013, ossia che nessun diritto pu\u00f2 diventare \u201ctiranno\u201d nei confronti delle altre situazioni giuridiche costituzionalmente riconosciute e protette in quanto espressione della dignit\u00e0 della persona, quali sono, ora, gli interessi anche delle generazioni future? Tra l\u2019altro, il giudizio pendente davanti alla Corte di giustizia nella causa C-61\/21 sembra proiettarsi, stando almeno alle conclusioni dell\u2019Avvocato Generale Kokot, verso il riconoscimento di un diritto fondamentale al risarcimento del danno alla salute di fronte alla negligenza di rispettare tempi e contenuti del diritto europeo di eliminazione dei fattori di pericolo (nello specifico, il pericolo dell\u2019inquinamento atmosferico).<\/p>\n<p>Ecco allora che, dentro l\u2019emergenza climatica e ambientale ufficialmente dichiarata dalla UE e per la tutela effettiva dei diritti nelle situazioni di pericolo, consacrata dalle Corti EDU e UE, il nuovo art. 9 non sembra semplicemente ridondare dal passato, bens\u00ec aprirsi a nuove sfide di affermazione di un obbligo costituzionale di <em>facere<\/em> pubblico e privato: un <em>facere<\/em> giustiziabile perch\u00e9 espressivo del diritto umano a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile votato dall\u2019Italia con la citata Risoluzione ONU 48\/13.<\/p>\n<p>Discorso analogo pu\u00f2 essere proposto per il testo riformato dell\u2019art. 41. Che l\u2019iniziativa economica privata non possa svolgersi \u201c<em>in modo da recare danno<\/em>\u201d alla salute e all\u2019ambiente \u00e8 affermazione dirompente su pi\u00f9 fronti. In primo luogo, essa costituzionalizza la funzione della responsabilit\u00e0 civile con compiti sanzionatori, come gi\u00e0 riconosciuto dalla Corte costituzionale nella storica sent. n.\u00a0 641\/1987, allorquando all\u2019art. 2043 Cod. civ. \u00e8 stato attribuito, proprio in nome della Costituzione,\u00a0 un \u201c<em>nuovo contenuto<\/em>\u201d di prevenzione dell\u2019illecito, finalizzato a evitare \u201c<em>tutta la gamma delle conseguenze dannose<\/em>\u201d derivanti dalla violazione di modalit\u00e0 di azione disposte da norme precettive. Adesso, le norme precettive delle modalit\u00e0 di azione si leggono nell\u2019art. 41 Cost., sicch\u00e9 l\u2019obbligo di <em>facere<\/em> non dovr\u00e0 pi\u00f9 essere desunto dal solo principio del <em>neminem laedere<\/em>, sempre dalla Corte costituzionale erto tra \u201c<em>i valori su cui \u00e8 costruito lo Stato di diritto<\/em>\u201d (sent. n. 16\/1993). Il <em>facere<\/em> come modalit\u00e0 di azione che non deve recare danno alla salute e all\u2019ambiente \u00e8 ormai parte costitutiva dell\u2019iniziativa economica privata (oltre che elemento di rinforzo della riserva di legge in materia economica, come si legge sempre nell\u2019ultimo comma dell\u2019art. 41 Cost.): una <em>Due Diligence<\/em> transitata dalla penombra della <em>Soft Law<\/em> alla luce dell\u2019<em>Hard Law<\/em> della Costituzione, controlimite verso qualsiasi tentativo, domestico o europeo, di ammorbidimento della responsabilit\u00e0 sociale e ambientale di impresa.<\/p>\n<p>La conclusione, oltre che recuperare tutta la giurisprudenza civile della Corte di cassazione attuativa del \u201c<em>nuovo contenuto<\/em>\u201d dell\u2019art. 2043 Cod. civ. (per es. Cass. civ. Sez. III n. 9893\/2000, Cass. civ. SS.UU. n. 4908\/2006, Cass. civ. Sez. III n. 15853\/2015), trova persino avallo nel diritto europeo, con il citato Reg. n. 2020\/852, il cui contenuto \u00e8 quello di stabilire i criteri per determinare se un\u2019attivit\u00e0 economica possa considerarsi ecosostenibile. L\u2019art. 3 del Regolamento \u00e8 assai chiaro. Un\u2019attivit\u00e0 economica \u00e8 ecosostenibile, nell\u2019intero ciclo di vita dei prodotti e dei servizi forniti, se soddisfa tre modi di non recare danno alla salute e all\u2019ambiente. Prima di tutto, deve contribuire in modo sostanziale al raggiungimento di uno o pi\u00f9 dei seguenti obiettivi ambientali: mitigazione dei cambiamenti climatici; adattamento ai cambiamenti climatici; uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine; transizione verso un\u2019economia circolare; prevenzione e la riduzione dell\u2019inquinamento; protezione e ripristino della biodiversit\u00e0 e degli ecosistemi. Inoltre, essa non deve comunque arrecare un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali elencati, secondo la nuova logica preventiva europea <em>DNSH<\/em> (<em>Do Not Significant Harm<\/em>). Infine, deve soddisfare le c.d. \u201cgaranzie minime di salvaguardia\u201d rappresentate dalle Linee guida OCSE destinate alle imprese multinazionali, dai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, inclusi i principi e i diritti stabiliti dalle Otto convenzioni fondamentali individuate nella dichiarazione dell\u2019Organizzazione internazionale del lavoro sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro, dalla Carta internazionale dei diritti dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Potr\u00e0 mai l\u2019interpretazione del nuovo art. 41 essere prescissa da questi parametri di ecosostenibilit\u00e0, scanditi da fonte europea direttamente applicabile e fornita di <em>primaut\u00e9<\/em>? Quali \u201ccontrolimiti\u201d a questa lettura dell\u2019ecosostenibilit\u00e0 potrebbero mai essere invocati dall\u2019interprete domestico, considerato che, non da oggi, la Corte di cassazione, prima ancora della Corte costituzionale, qualifica il danno non patrimoniale in una dimensione di approccio ecosistemico <em>One Health<\/em>, in cui \u201c<em>la persona umana, pur considerata nella sua interezza, \u00e8 al tempo stesso dialogo interiore con se stesso ed ancora relazione con tutto ci\u00f2 che \u00e8 altro da s\u00e9<\/em>\u201d per cui \u201c<em>in questa semplice realt\u00e0 naturalistica si cela la risposta (e la conseguente, corretta costruzione di categorie) all\u2019interrogativo circa la reale natura e la vera essenza del danno alla persona<\/em>\u201d (Cass. civ. Sez. III, n. 11851\/2015)? Quel Reg. UE n. 2020\/852 non soddisfa anche la riserva di legge del nuovo ultimo comma dell\u2019art. 41 Cost.?<\/p>\n<p>Ecco l\u2019altra frontiera di costituzionalizzazione dell\u2019obbligo di <em>facere<\/em>, inaugurata dalla riforma.<\/p>\n<p>Tutto questo implica che il giudice ordinario potr\u00e0 condannare soggetti pubblici o privati al nuovo <em>facere<\/em> costituzionalizzato? La risposta \u00e8 inevitabilmente affermativa per almeno sette ragioni, cos\u00ec di seguito sintetizzabili:<\/p>\n<p>&#8211; perch\u00e9 il <em>facere<\/em> \u00e8 costituzionale ed euro-unitario al tempo stesso diventando, dunque, parte di quel \u201cdiritto processuale complesso\u201d (cfr. G. Martinico,\u00a0<em>The Tangled Complexity of the EU Constitutional Process. The Frustrating Knot of Europe<\/em>, London, Routledge, 2014), che non conosce distinzioni tra pubblico e privato e che si attiva ogni qualvolta insorgano questioni non esclusivamente di diritto interno (e le questioni del <em>facere<\/em> su salute e ambiente non sono pi\u00f9 di diritto esclusivamente interno, come ammesso proprio dalla Corte costituzionale nella sent. n. 71\/2020 sul significato dell\u2019art. 9 Cost. gi\u00e0 prima della riforma);<\/p>\n<p>&#8211; perch\u00e9 quel <em>facere<\/em> \u00e8 finalizzato ormai a una tutela costituzionalizzata di diretta applicazione, il cui adempimento non soggiace alla riserva di legge prevista invece per la sola tutela degli animali, chiamando cos\u00ec a responsabilit\u00e0 tutti i soggetti della Repubblica, compreso lo Stato nei termini dell\u2019art. 28 Cost.;<\/p>\n<p>&#8211; perch\u00e9 la tutela costituzionalizzata, non subordinata alla riserva di legge, impone poteri-doveri che non investono solo \u201c<em>scelte e atti autoritativi, ma comportamenti<\/em>\u201d sottoposti <em>\u201cal rispetto del principio generale del neminem laedere \u2026 la cui violazione pu\u00f2 essere denunciata davanti al giudice ordinario<\/em>\u201d, chiamato non a \u201c<em>sindacare la legittimit\u00e0 formale di atti amministrativi adottati o non adottati<\/em>\u201d bens\u00ec a \u201c<em>valutare<\/em>\u201d se si sia \u201c<em>agito male<\/em>\u201d<em> \u00a0<\/em>debordando i \u201c<em>limiti esterni della discrezionalit\u00e0 tecnica<\/em>\u201d che ovviamente includono, insieme al <em>neminem laedere<\/em>, la Costituzione stessa (Cass. civ. SS. UU. n. 6452\/2020) (pi\u00f9 in generale sul tema, cfr. adesso M. Antonioli, <em>Rapporto senza potere e tutela dell\u2019affidamento. Le nuove frontiere della responsabilit\u00e0 civile della P.A.<\/em>, Torino, Giappichelli, 2022);<\/p>\n<p>&#8211; perch\u00e9 l\u2019imposizione del <em>facere<\/em> costituzionale su salute e ambiente attraverso l\u2019accesso al giudice appartiene alla tradizione comune degli Stati democratici della UE, tanto da vedere esplicita consacrazione in alcune Costituzioni come quelle del Portogallo (art. 52 n. 3 lett. a), della Germania (art. 20a), della Croazia (art. 3);<\/p>\n<p>&#8211; perch\u00e9 l\u2019accesso alla giustizia di quel<em> facere <\/em>si inserisce nel quadro del <em>SD <\/em><em>Goal 16<\/em>, al quale l\u2019Italia si \u00e8 vincolata (cfr. Amalfitano, Galetta, Violini (cur.), <em>Law, Justice and Sustainable Development. L\u2019accesso alla Giustizia nel quadro del Sd Goal 16<\/em>, Torino, Giappichelli, 2022) oltre che nel rispetto dell\u2019art. 13 CEDU;<\/p>\n<p>&#8211; perch\u00e9 affermare la non sottoposizione al giudice del dovere costituzionale di tutela previsto dal nuovo art. 9 Cost. contrasterebbe con il diritto europeo sulla tutela giudiziale effettiva, in particolar modo con l\u2019art. 19 paragrafo 1 secondo comma TUE, cos\u00ec come interpretato dalla Corte di giustizia UE nella causa C-497\/20 nella prospettiva di scongiurare l\u2019eccesso di potere giurisdizionale sotto forma di negazione della giurisdizione sull\u2019erroneo presupposto che una materia eurounitaria non possa formare oggetto, in via assoluta, di cognizione giurisdizionale;<\/p>\n<p>&#8211; perch\u00e9 chiudere gli occhi di fronte alla dichiarazione europea di emergenza climatica e ambientale sino al 2050 comporterebbe la violazione dell\u2019art. 4 paragrafo 3 terzo comma TUE, mettendo \u201c<em>in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell\u2019Unione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In conclusione, con la riforma costituzionale si inizia a scrivere un nuovo affascinante capitolo del diritto costituzionale euro-unitario e comparato in materia di accesso alla giustizia e tutela effettiva della salute umana e ambientale nell\u2019era dell\u2019emergenza climatica e ambientale, che accompagner\u00e0 la UE e l\u2019Italia sino al 2050.<\/p>\n<p>Solo tesi negazioniste dell\u2019emergenza dichiarata a livello europeo possono ridimensionare lo scenario (come riscontrabile, per esempio, nelle posizioni minoritarie di <a href=\"https:\/\/www.ambientediritto.it\/dottrina\/il-2021-e-stato-lanno-della-giustizia-climatica\/\">Magri<\/a> e <a href=\"https:\/\/mimesisjournals.com\/ojs\/index.php\/tcrs\/issue\/view\/67\">Meli<\/a>).<\/p>\n<p>Tuttavia, lo scenario esiste e non deriva pi\u00f9 da ricostruzioni teoriche ma dal diritto costituzionale positivo che si integra con i formanti legali eurounitari proiettati sino al 2050.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ines Bruno Innumerevoli e contrastanti risultano i commenti della dottrina italiana alla riforma degli artt. 9 e 41 della Costituzione: da molti ritenuta quasi ridondante rispetto alle acquisizioni evolutive della giurisprudenza costituzionale in materia ambientale (cfr., tra i tanti, Cassetti); da altri qualificata addirittura pericolosa nella misura in cui porrebbe freni alla libert\u00e0 del &#8230; <a title=\"Il dovere ambientale &#8220;di fare&#8221; dopo la riforma costituzionale\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2022\/06\/12\/il-dovere-ambientale-di-fare-dopo-la-riforma-costituzionale\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2022\/06\/12\/il-dovere-ambientale-di-fare-dopo-la-riforma-costituzionale\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2022%2F06%2F12%2Fil-dovere-ambientale-di-fare-dopo-la-riforma-costituzionale%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" style=\"background-color:#0765FE;width:35px;height:35px;display:inline-block;opacity:1;float:left;font-size:32px;box-shadow:none;display:inline-block;font-size:16px;padding:0 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