{"id":8538,"date":"2022-11-09T15:58:47","date_gmt":"2022-11-09T14:58:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=8538"},"modified":"2022-11-09T16:00:31","modified_gmt":"2022-11-09T15:00:31","slug":"merita-il-merito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2022\/11\/09\/merita-il-merito\/","title":{"rendered":"Merita il merito?"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2022\/11\/09\/merita-il-merito\/merit\/#main\" rel=\"attachment wp-att-8539\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"8539\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2022\/11\/09\/merita-il-merito\/merit\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/merit.jpeg\" data-orig-size=\"243,207\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"merit\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/merit.jpeg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/merit.jpeg\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-8539\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/merit-150x150.jpeg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di <strong>Matteo Losana<\/strong><\/p>\n<p>Dopo l\u2019idea dell\u2019attuale governo di <a href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2022\/11\/06\/linutile-che-costa-modificare-il-nome-dei-ministeri\/\">modificare la denominazione<\/a> del Ministero dell\u2019istruzione in Ministero dell\u2019istruzione e del merito, la questione della meritocrazia sembra tornata prepotentemente alla ribalta. Si tratta di questione complicata, dietro la quale si nascondono formidabili interrogativi pratici.<!--more--><\/p>\n<p>Uno su tutti: pu\u00f2 la meritocrazia interferire con il godimento di taluni diritti fondamentali? L\u2019interrogativo potrebbe sembrare retorico, ma talune contingenze &#8211; reali o presunte tali \u2013 rendono oggi la risposta sempre meno scontata. In un mondo del lavoro sempre pi\u00f9 dominato dalla forza contrattuale di grandi colossi, \u00e8 possibile lasciare <em>per intero<\/em> all\u2019autonomia negoziale privata il compito di stabilire chi merita retribuzioni dignitose e chi invece merita salari da fame? In un contesto pandemico oppure dinanzi a un (volutamente enfatizzato) allarme-sbarchi, \u00e8 possibile subordinare o anche solo ritardare \u2013 per ragioni in qualche modo meritocratiche &#8211; le cure necessaire a preservare la salute di taluni soggetti? In un contesto economico sempre pi\u00f9 competitivo, si pu\u00f2 lasciare <em>per intero<\/em> alla scuola e alla formazione professionale il compito di selezionare chi merita successo e chi invece merita di soccombere? Dinnanzi a una crisi della rappresentanza politica che sembra sempre pi\u00f9 irreversibile, \u00e8 ammissibile limitare il diritto di voto dei cittadini chiedendo ai rappresentati specifici requisiti meritocratici? E ancora, in un paese in cui le disuguaglianze sono sempre pi\u00f9 profonde, \u00e8 possibile distribuire il carico fiscale premiando chi \u2013 anche per meriti personali \u2013 gi\u00e0 dispone di maggiori risorse?<\/p>\n<p>Quando il contesto materiale \u00e8 deteriorato e le risorse disponibili pi\u00f9 scarse, la tentazione di assumere il merito come principio universale di giustizia \u00e8 fortissima. Dinnanzi a quelle che Calabresi e Bobbitt chiamano \u201cscelte tragiche\u201d \u2013 soddisfare la pretesa di Tizio oppure quella di Caio, perch\u00e9 entrambe non si possono (o non si vogliono) soddisfare; ma anche difendere le istituzioni rappresentative oppure rassegnarsi a un loro inesorabile declino &#8211; il criterio del merito sembra infatti inappuntabile. Ma forse cos\u00ec non \u00e8.\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>La fascinazione dei nostri politici per la meritocrazia non rappresenta certo una novit\u00e0. Gi\u00e0 il precedente Presidente del Consiglio aveva, in qualche modo, riacceso i riflettori sul tema. E lo aveva fatto evocando, in diverse occasioni, <a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/rimbalzi\/2021\/03\/12\/linganno-della-meritocrazia\/\">un \u201cdebito buono\u201d da contrapporre a un debito \u201ccattivo\u201d<\/a>. Buono sarebbe il debito per le riforme e gli investimenti (funzionali alla crescita e alla competitivit\u00e0 delle imprese); cattivo quello per sussidi e <em>bonus<\/em> (e poco importa se dietro il beneficio ci sia una concretissima situazione di bisogno). Una manichea divisione della societ\u00e0 in due parti contrapposte, l\u2019una contro l\u2019altra armata: da un lato, il mondo produttivo che, lavorando per la crescita, merita un aiuto; dall\u2019altra parte, un esercito di sussidiati pigri e improduttivi che, ostacolando la crescita, non merita alcuna forma di aiuto.<\/p>\n<p>Ma anche risalendo un po\u2019 pi\u00f9 indietro nel tempo, la meritocrazia \u00e8 stata spesso invocata come l\u2019unica medicina capace di curare magicamente tutti i mali che affliggono il nostro paese. Nel 2014, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi poneva proprio la meritocrazia al centro dell\u2019azione di governo, affermando che il criterio del merito avrebbe dovuto finalmente penetrare, senza troppe fastidiose distinzioni, in quasi ogni ambito: dall\u2019impresa alla politica, passando per la scuola e la pubblica amministrazione. Durante la campagna elettorale del 2018, Luigi Di Maio si \u00e8 spinto ancora oltre, giungendo addirittura a ipotizzare l\u2019istituzione del <a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/societa\/2018\/03\/20\/contro-la-meritocrazia\/\" class=\"broken_link\">Ministero della meritocrazia<\/a>.<\/p>\n<p>Nonostante il fascino esercitato, la meritocrazia rimane un concetto ambiguo e, almeno per certi versi, insidioso. Come noto, il termine entra nel dibattito pubblico alla fine degli anni \u201950 del secolo scorso grazie al celebre romanzo del sociologo inglese Micheal Young, intitolato <em>The Rise of the Meritocracy<\/em>. Il neologismo \u2013 questo \u00e8 il punto interessante \u2013 veniva utilizzato dall\u2019Autore non per esaltare le ragioni del merito, bens\u00ec per metterne in luce i pericoli. La tesi di fondo \u00e8 che l\u2019applicazione generalizzata (e potremmo aggiungere poco sorvegliata) del principio meritocratico acuisce le disuguaglianze sociali, conducendo a quella che l\u2019Autore definisce \u201cla rivolta finale contro la meritocrazia\u201d, ipotizzata tra l\u2019altro per un oramai prossimo 2033. Come altrettanto noto, l\u2019originaria accezione polemica del termine si \u00e8 presto persa e il termine si \u00e8 caricato di una connotazione positiva: studiosi, opinionisti e politici (conservatori, ma anche progressisti) hanno cos\u00ec dimenticato l\u2019ammonimento di Young, per scommettere, senza troppi scrupoli, esclusivamente sui benefici della meritocrazia. Un travisamento che, nel 2001, ha indotto lo stesso Young a scrivere sulle pagine del <em>The Guardian<\/em> una famosa lettera a Tony Blair, <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/politics\/2001\/jun\/29\/comment\"><em>Down with meritocracy<\/em><\/a>, nella quale ricorda, sin dal titolo, il suo punto di vista critico e accusa il Primo Ministro inglese di utilizzare il termine senza aver letto il libro. Insomma, il termine \u2013 coniato per muovere una critica alle possibili degenerazioni del principio meritocratico \u2013 \u00e8 stato presto catturato e poi ampiamente utilizzato dagli apologeti del principio medesimo.<\/p>\n<p>La ragione della cattura \u00e8 presto spiegata (M.J. Sandel, <em>La tirannia del merito<\/em>, Feltrinelli, Milano, 2021): dividere la societ\u00e0 in vincenti e perdenti per giustificare e rendere accettabili le disuguaglianze. Nella prospettiva fortemente meritocratica, infatti, il successo \u00e8 sempre e comunque frutto del merito, mentre l\u2019insuccesso \u00e8 una colpa individuale. E poco importa la \u201cdote\u201d iniziale del vincente e la \u201czavorra\u201d originaria del perdente (quelli che comunemente sono chiamati i punti di partenza o le dotazioni originarie delle persone). Ci\u00f2 che davvero conta, e ci permette di separare i meritevoli dai non meritevoli, \u00e8 solamente il risultato finale. In questo modo il merito diventa un formidabile strumento per conservare lo <em>status quo<\/em> e tramutare in pretese meritocratiche quelli che in realt\u00e0 sono veri e propri privilegi. Un <a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/commenti\/2022\/10\/27\/il-discorso-di-meloni-alla-camera-otto-idee-di-stato-da-rifiutare-in-blocco\/\">orizzonte davvero molto distante<\/a> da quello emancipante disegnato dall\u2019art. 3, comma 2, della nostra Costituzione.<\/p>\n<p>Tra merito e giustizia sociale esiste allora un\u2019irriducibile tensione per cui se c\u2019\u00e8 l\u2019uno non ci pu\u00f2 essere l\u2019altra e viceversa? Se l\u2019orizzonte \u00e8 quello della divisione della societ\u00e0 in vincenti e perdenti, l\u2019incompatibilit\u00e0 \u00e8 quasi assoluta. Perch\u00e9 spendere per i perdenti quando quelle risorse potrebbero essere impiegate per rendere ancora pi\u00f9 competitivi \u2013 e dunque sempre pi\u00f9 vincenti &#8211; i vincenti? Ma anche negare ogni spazio al criterio meritocratico non \u00e8 certo una soluzione desiderabile. Chi mai vorrebbe essere curato da un medico che non sia stato selezionato secondo criteri meritocratici? Senza poi dimenticare che proprio la valorizzazione del merito \u00e8 spesso la molla che spinge i singoli a sviluppare integralmente le proprie potenzialit\u00e0. Dunque merito e giustizia sociale non solo possono, bens\u00ec devono convivere.<\/p>\n<p>Una proposta che si muove in questa direzione \u00e8 quella avanzata dal filosofo americano Michael Walzer, incentrata sul concetto di uguaglianza complessa. \u00abI politici, gli imprenditori, gli scienziati, i militari e gli amanti pi\u00f9 bravi \u2013 scrive Walzer &#8211; saranno, quasi sempre, persone diverse, e finch\u00e9 i beni in loro possesso non portano con s\u00e9 altri beni non abbiamo ragione di temere i loro successi\u00bb (cos\u00ec M. Walzer, <em>Sfere di Giustizia<\/em>, Editori Laterza, Roma-Bari, 2008, 31). Ecco spiegata, in poche efficaci parole, l\u2019idea dell\u2019uguaglianza complessa: non si tratta di dare <em>sempre e in ogni caso<\/em> a tutti le stesse identiche opportunit\u00e0 oppure la medesima quota di beni (come vorrebbe l\u2019uguaglianza semplice o meramente formale), bens\u00ec di impedire che il successo in un determinato ambito (ad esempio, la politica) si traduca automaticamente nel successo in un altro e diverso ambito (ad esempio, quello economico). L\u2019idea fondamentale \u00e8 che ciascun bene sociale possiede un suo criterio distributivo intrinseco, che non pu\u00f2 valere per altri beni. Detto altrimenti, se sono un politico influente \u00e8 perch\u00e9 ho saputo raccogliere molto consenso e non perch\u00e9 ho accumulato una grande ricchezza in campo economico. Viceversa se ho accumulato grandi ricchezze economiche \u00e8 perch\u00e9 ho esercitato con profitto le mie libert\u00e0 economiche e non perch\u00e9 sono stato un politico influente. Insomma, bisogna individuare gli ambiti riservati a ciascun bene \u2013 le diverse sfere di giustizia \u2013 per poi mantenerli rigorosamente separati, impedendo cos\u00ec concentrazioni di potere non solo pericolose, ma anche contrarie al principio meritocratico. C\u2019\u00e8 forse del merito dietro la ricchezza accumulata abusando di una carica politica? E c\u2019\u00e8 qualche merito particolare dietro un consenso politico ottenuto abusando della propria forza economica?<\/p>\n<p>L\u2019uguaglianza complessa &#8211; separando gli ambiti, i criteri distributivi e le corrispondenti forme di potere che si possono <em>legittimamente<\/em> accumulare \u2013 non ambisce a realizzare una giustizia assoluta e universale (valida per tutti i beni e per tutte le persone), bens\u00ec forme di giustizia particolari, calibrate sui diversi ambiti materiali nei quali, di volta in volta, il \u201cproblema della giustizia\u201d \u00e8 calato (H. Kelsen, <em>Il problema della giustizia<\/em>, Einaudi, Torino, 1975). Forme di giustizia particolari, utili a disvelare quando dietro lo schermo del merito si nasconde l\u2019ennesima prevaricazione a danno dei pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p>Proprio nella prospettiva dell\u2019uguaglianza complessa, sembra muoversi la nostra Costituzione quando separa i diversi ambiti sociali, imponendo \u2013 in ciascuno di essi &#8211; uno <em>specifico<\/em> e <em>autonomo<\/em> criterio distributivo (A. Giorgis, <em>La costituzionalizzazione dei diritti all\u2019uguaglianza sostanziale<\/em>, Jovene, Napoli 1999, 20 ss.). Riprendendo gli interrogativi iniziali, si possono fare i seguenti esempi.<\/p>\n<p>Pensiamo innanzitutto all\u2019ambito del lavoro e ai diritti dei lavoratori. In quest\u2019ambito \u00e8 la Costituzione stessa a indicarci secondo quali criteri i beni, di volta in volta rilevanti, dovranno essere distribuiti: una retribuzione dignitosa, il riposo settimanale e le ferie retribuite \u2013 ad esempio \u2013 solo e soltanto secondo il <em>criterio del bisogno <\/em>(come prescritto dall\u2019art. 36, commi 1 e 3, Cost.); le eventuali promozioni o altri benefici accessori, solo e soltanto secondo il <em>criterio del merito<\/em> (ogni altro criterio che valorizzasse qualche particolare qualit\u00e0 personale sarebbe infatti contrario ai divieti di discriminazione scolpiti nell\u2019art. 3, comma 1, Cost.).<\/p>\n<p>Pensiamo alla tutela della salute e al connesso diritto alle cure. In questo ambito, l\u2019unico criterio distributivo consentito dalla nostra Costituzione \u00e8 il <em>criterio del bisogno<\/em>. Chi ha bisogno di cure deve essere curato, indipendentemente dalle sue condizioni economiche (come prescritto dall\u2019art. 32, comma 1, Cost. che garantisce \u00abcure gratuite agli indigenti\u00bb) e da altre qualit\u00e0 personali che nulla abbiano a che fare con la necessit\u00e0 di ricevere la cura. Mai come oggi \u00e8 bene ricordarlo: anche il \u201cdetenuto\u201d (non importa se in carcere oppure su una nave al largo delle nostre coste) e l\u2019immigrato (non importa se regolare o irregolare) hanno il diritto di ricevere le cure necessaire. Insomma, dinnanzi alle cure non ci sono meriti particolari che possono essere spesi, bens\u00ec solamente <em>bisogni<\/em> che, come tali, devono essere soddisfatti.<\/p>\n<p>Pensiamo ancora all\u2019istruzione e al connesso diritto allo studio. Tutti devono poter accedere all\u2019istruzione obbligatoria, indipendentemente dalla loro condizione economica e da altre qualit\u00e0 personali. L\u2019unico criterio distributivo del bene istruzione \u00e8, ancora una volta, il <em>criterio del bisogno<\/em>. Ogni altro criterio sarebbe inesorabilmente discriminatorio. Nessuno spazio dunque per classi diversificate in ragione della provenienza o peggio ancora dell\u2019appartenenza etnica, religiosa o culturale degli studenti. Il <em>criterio del merito<\/em> interviene a valle dell\u2019accesso all\u2019istruzione obbligatoria, per valutare il percorso formativo degli studenti, oppure per garantire anche agli indigenti la possibilit\u00e0 di raggiungere i livelli pi\u00f9 elevati di studio (come recita esplicitamente l\u2019art. 34, comma 3, Cost.). In questa prospettiva, il Ministero che avrebbe meglio tollerato una ridenominazione in senso meritocratico era forse quello dell\u2019Universit\u00e0 e della ricerca, non certo quello dell\u2019istruzione.<\/p>\n<p>Pensiamo infine alle cariche politiche elettive e al connesso diritto fondamentale di voto. In questo ambito la Costituzione \u2013 riconoscendo in termini universalistici il diritto di voto e qualificandolo esplicitamente come libero (art. 48, commi 1 e 2, Cost.) \u2013 ammette, come unico criterio distributivo delle cariche, il <em>criterio del consenso<\/em>. \u00c8 pur vero che la Costituzione stessa e la legge, disciplinando l\u2019elettorato attivo e quello passivo, limitano talvolta il diritto di voto e la possibilit\u00e0 di accedere alla carica elettiva (per incandidabilit\u00e0, ineleggibilit\u00e0 o incompatibilit\u00e0). Ma queste particolari limitazioni \u2013 \u00e8 bene precisare &#8211; non hanno nulla a che fare con <em>meriti <\/em>personali come \u2013 ad esempio &#8211; la conoscenza di determinate materie oppure il possesso di specifiche competenze. Invocare il merito come panacea di tutti i mali da estendere anche \u00aballa politica e alle cariche che essa distribuisce\u00bb (V. Mancuso, <em>Senza merito non c\u2019\u00e8 giustizia. Ora lo pretendiamo anche dalla politica<\/em>, in <em>La Stampa<\/em> del 27 ottobre 2022) rappresenta dunque una pericolosa scorciatoia, che travisa il criterio distributivo indicato della Costituzione e lascia trasparire una concezione elitaria dei diritti politici. Analogo travisamento produce la scelta di riconoscere il diritto di voto ai cittadini residenti all\u2019estero e negarlo agli stranieri residenti in Italia. Se il criterio distributivo \u00e8 il consenso, nessun rilievo dovrebbe assumere il sangue che corre nelle vene delle persone. Una democrazia \u00e8 tale se tutti possono votare e tutti possono essere votati. Il problema semmai \u00e8 come garantire la libert\u00e0 (anche dal bisogno) del diritto di voto. Non certo come limitare, tramite insidiosissime barriere meritocratiche, l\u2019accesso alle cariche elettive. Discorso del tutto diverso vale invece per le cariche pubbliche. In questo ambito la Costituzione \u2013 sancendo il principio secondo cui agli impieghi pubblici si accede per concorso (art. 97, comma 3, Cost.) \u2013 ritiene applicabile solamente il <em>criterio del merito<\/em>. \u00c8 solamente questo l\u2019ambito nel quale la battaglia per il merito andrebbe condotta con determinazione. \u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Venendo infine ai doveri, si pu\u00f2 richiamare l\u2019ambito tributario e il connesso dovere inderogabile di contribuzione fiscale. In questo ambito i criteri distributivi del carico fiscale indicati dalla Costituzione sono chiarissimi: la <em>capacit\u00e0 contributiva<\/em> e la <em>progressivit\u00e0<\/em> dell\u2019imposizione (come sancito dall\u2019art. 53 Cost.). Nessun rilievo particolare dovrebbe invece assumere il merito. Ecco perch\u00e9 la proposta della c.d. <em>flat tax<\/em> incrementale \u2013 volta a premiare, come affermato dalla Presidente del Consiglio Meloni, chi si \u00e8 rimboccato le maniche in anni difficili &#8211; \u00e8 una proposta contraria all\u2019idea di uguaglianza complessa accolta dalla nostra Costituzione. I criteri distributivi del carico fiscale non ammettono scorciatoie e impongono di chiedere di pi\u00f9 (non di meno) a chi ha di pi\u00f9. Ma sul punto \u2013 oggi \u2013 il consenso sembra davvero ai minimi storici.<\/p>\n<p>Il nodo \u00e8 dunque sempre lo stesso: <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/contro-il-governo-dalla-parte-dellemancipazione\">dominio oppure emancipazione?<\/a>\u00a0Riconoscendo i diritti fondamentali e sancendo i doveri inderogabili di solidariet\u00e0, la scelta emancipante della nostra Costituzione \u00e8 stata tanto netta quanto impegnativa. Diamo dunque al merito lo spazio che\u2026 si merita, ma non un centimetro in pi\u00f9. Ci sono ambiti nei quali il merito non deve entrare; ambiti nei quali il merito concorre con altri criteri e ambiti dai quali il merito non deve uscire. Se oggi vogliamo proprio difendere dei confini, cominciamo da quelli che separano i diversi ambiti e i criteri distributivi dei beni sociali indispensabili per condurre una vita \u00ablibera e dignitosa\u00bb. Senza farci ammaliare da facili e spesso truffaldine scorciatoie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Matteo Losana Dopo l\u2019idea dell\u2019attuale governo di modificare la denominazione del Ministero dell\u2019istruzione in Ministero dell\u2019istruzione e del merito, la questione della meritocrazia sembra tornata prepotentemente alla ribalta. Si tratta di questione complicata, dietro la quale si nascondono formidabili interrogativi pratici.<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2022\/11\/09\/merita-il-merito\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2022%2F11%2F09%2Fmerita-il-merito%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" 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