{"id":8756,"date":"2023-05-30T19:04:15","date_gmt":"2023-05-30T17:04:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=8756"},"modified":"2023-05-31T17:04:22","modified_gmt":"2023-05-31T15:04:22","slug":"forse-la-volta-buona-istruzioni-scettiche-per-riforme-costituzionali-e-non-solo-finalmente-condivise","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2023\/05\/30\/forse-la-volta-buona-istruzioni-scettiche-per-riforme-costituzionali-e-non-solo-finalmente-condivise\/","title":{"rendered":"Forse la volta buona? Istruzioni scettiche per riforme costituzionali (e non solo) finalmente condivise"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2023\/05\/30\/forse-la-volta-buona-istruzioni-scettiche-per-riforme-costituzionali-e-non-solo-finalmente-condivise\/costituz-2\/#main\" rel=\"attachment wp-att-8757\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"8757\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2023\/05\/30\/forse-la-volta-buona-istruzioni-scettiche-per-riforme-costituzionali-e-non-solo-finalmente-condivise\/costituz-2\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/costituz.jpeg\" data-orig-size=\"277,182\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"costituz\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/costituz.jpeg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/costituz.jpeg\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-8757\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/costituz-150x150.jpeg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di <strong>Salvatore Prisco<\/strong><\/p>\n<p>Una premessa<strong>.<\/strong> Il giorno 17 maggio 2023 si \u00e8 tenuto presso il CNEL un incontro tra costituzionalisti, organizzato dalla rivista <em>Federalismi.it<\/em> e la cui registrazione si pu\u00f2 vedere e ascoltare grazie a <a href=\"https:\/\/www.radioradicale.it\/scheda\/698335\/riforme-istituzionali-e-forme-di-governo-un-confronto\">Radio Radicale<\/a>, dopo la recente ripresa di iniziativa in materia da parte della presidente del Consiglio e mentre si sviluppano analoghe attivit\u00e0 di ascolto e proposta, da parte sia della ministra per le Riforme Costituzionali e la Semplificazione, sia del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, in quest\u2019ultimo caso ai fini dell\u2019attuazione dell\u2019art. 116, III comma della Costituzione, su richiesta di alcune regioni ordinarie.<!--more--><\/p>\n<p>Un primo appuntamento era stato chiesto dalla <em>leader<\/em> e dai segretari dei partiti di maggioranza (evito di precisarne i rispettivi incarichi istituzionali, essendo la materia toccata squisitamente parlamentare e del resto la sede prescelta allo scopo era correttamente la Camera dei Deputati) per ascoltare le idee delle opposizioni in proposito, mentre in questa occasione hanno potuto esprimersi autorevoli studiosi, portatori in passato di posizioni diverse, confermate peraltro anche ora, su <em>Riforme costituzionali e forma di governo. Un confronto<\/em>.<\/p>\n<p>Chi scrive era assente, non essendone stato informato, ma poco male: non si sarebbe certo potuto invitare e ascoltare tutti gli esperti \u2015 \u00a0i soli iscritti all\u2019associazione di settore sono ormai tanti \u2015 e d\u2019altra parte il (periodico) dibattito \u00e8 appena agli inizi, in questa sua nuova stagione. Tanto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano, che ha introdotto la discussione, quanto il professore Pitruzzella, che ne era il moderatore \u201ctecnico\u201d, hanno del resto invitato ad arricchire il quadro delle riflessioni sul tema posto all\u2019attenzione, ossia quello di come riformare la forma di governo.<\/p>\n<p>Raccolgo perci\u00f2 la sollecitazione a intervenire, con una duplice avvertenza: per uniformarmi a quanto era stato richiesto ai \u00a0partecipanti all\u2019incontro romano, mi sono auto-assegnato il limite dell\u2019essenzialit\u00e0 argomentativa e dunque della brevit\u00e0 del testo, che (ove fossi stato chiamato a un intervento orale in quella sede), avrei comunque sintetizzato; questo ne spiega anche la sostanziale mancanza di rinvii dottrinali e il mero richiamo \u2015 non compiutamente precisato \u2015 dei pochi che invece \u00e8 stato necessario effettuare in una forma sintetica, che peraltro consente a chi lo desideri di reperirli facilmente.<\/p>\n<p>1. Pare che sia stato lo zar Nicola I a definire a met\u00e0 Ottocento, in un colloquio con l\u2019ambasciatore britannico in Russia sir Georges Seymour, il declinante impero turco come \u00abun homme malade, un homme tr\u00e8s malade\u00bb. Doveva trattarsi anche allora di una pandemia con molte varianti se, a partire da un articolo apparso sul <em>New York Times<\/em> il 12 maggio 1860, con l\u2019aggiunta \u00abdell\u2019Europa\u00bb, ne sono stati via via dichiarati affetti anche molti Paesi del nostro continente.<\/p>\n<p>Che l\u2019Italia ci avesse messo del suo per trovarsi in cattiva salute fin dalla rinascita repubblicana era stato il sospetto di molti, alla lettura della nuova Costituzione: una testa piena di grandi principi, rivolta al futuro,\u00a0 con dentro una ben nota \u201cpolemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto \u00e8 in noi per trasformare questa situazione\u201d; un corpo organizzativo che per\u00f2 guardava indietro, per il peso della storia recente e per diffidenze reciproche contingenti fra le forze politiche (in sostanza: se i comunisti vanno al governo, lo lasceranno poi, allorch\u00e9 fossero sconfitti in nuove elezioni?), dunque non in grado di tenere dietro ai sogni; organi di garanzia disegnati a maglie tanto larghe che in futuro si sarebbero potuti adattare a ruoli non solo di controllo, ma attivi e propulsivi, com\u2019\u00e8 poi effettivamente accaduto; un regionalismo asfittico, a direzione centralista, il che era allora indispensabile a tenere assieme tutto. Al di sotto della Carta, si portava lealt\u00e0 a partiti e sindacati forti, pi\u00f9 che a uno Stato che fosse avvertito come legittimo e vicino, protetto comunque da una magistratura conservatrice e formalista. Se il Governo fu nella prima stagione repubblicana stabile (non lo si dice di singole compagini, ma di una formula politica), questo avvenne perch\u00e9 i rapporti di forza tra i partiti e l\u2019ombrello statunitense lo proteggevano, con in pi\u00f9 una guida salda. Le preoccupazioni di un suo rafforzamento attraverso strumenti istituzionalizzati, che alla Costituente avevano ispirato l\u2019approvazione dell\u2019ordine del giorno Perassi, svaporarono cos\u00ec rapidamente, ma sapevamo tutto, fin da subito, dei punti di forza e di debolezza, bench\u00e9 ogni tanto sia utile che qualcuno lo ricordi, soprattutto perch\u00e9 il succedersi delle generazioni rende necessario raccontarlo ai pi\u00f9 giovani (come da ultimo fa Raffaele Romanelli, <em>L\u2019Italia e la sua Costituzione. Una storia<\/em>, Laterza, 2023).<\/p>\n<p>Quando perci\u00f2 alla nutrita assemblea romana di professori il sottosegretario ricordava che un qualunque titolare <em>pro tempore<\/em> del vertice dell\u2019Esecutivo che vada all\u2019estero sente aleggiare attorno a s\u00e9 lo scetticismo dei suoi colleghi di rango, disposti a credere solo per cortesia personale che dopo uno o due anni lo ritroveranno allo stesso posto, non diceva agli studiosi nulla che essi non conoscano gi\u00e0 bene e su cui non siano ormai\u00a0 trasversalmente disposti (ecco forse la novit\u00e0) a convenire.<\/p>\n<p>Essendo perci\u00f2 tutti concordi a rafforzarne formalmente la posizione, come pare, potr\u00e0 ripartire da qui il vecchio gioco del \u201criformiamo la Costituzione\u201d, con la speranza che l\u2019obbiettivo sia finalmente raggiunto?<\/p>\n<p>2. Piano. Ci \u00e8 stato da tempo ricordato da Massimo Luciani, in un saggio del 2001, che l\u2019oggi visibile crisi della rappresentanza \u00e8 in realt\u00e0 preceduta da quella del rappresentato: nel Paese si registra ormai \u2015 e si noti che lo scritto risale a pi\u00f9 di vent\u2019anni fa \u2015 \u201cla perdita delle identit\u00e0 collettive e (addirittura) individuali; lo smarrimento del senso del legame sociale; la volatilit\u00e0 dei ruoli sociali, tutto rende problematica la stessa identificazione del soggetto da rappresentare. Il difficile, insomma, \u00e8 comprendere \u2018 chi\u2019 e \u2018cosa\u2019 viene rappresentato, una\u00a0 \u00a0volta che lo si rappresenta, perch\u00e9 la stessa identit\u00e0 del <em>demos<\/em> \u00e8 labile (\u2026). Proprio questa crisi, tuttavia, rafforza \u2014 paradossalmente \u2014 la necessit\u00e0 della rappresentanza, poich\u00e9, nello sfaldamento del rappresentato, la sede parlamentare diventa il luogo in cui si tenta, in qualche modo, di ridurre ad unit\u00e0 i dispersi brandelli di un pluralismo troppo disarticolato\u201d.<\/p>\n<p>Oltre quattro lustri dopo queste parole, occorre riflettere bene su come rafforzare la posizione costituzionale di guida del Governo nelle presenti condizioni storiche, ossia con partiti \u2015 la prima sede di mediazione fra interessi frazionali, per proiettarli verso la definizione di un indirizzo politico generale negli organi rappresentativi ai quali compete farlo \u2015 evaporati e sempre pi\u00f9 \u201cpersonali\u201d, di cui sono ad esempio perlopi\u00f9 chiusi (o non sono mai stati aperti) i luoghi di aggregazione in cui i rispettivi militanti si incontravano in passato fisicamente, chiamando a rapporto i loro eletti e accalorandosi nelle discussioni, esempio trasposto e parziale del modo originario di sentirsi membri di una <em>polis<\/em>.<\/p>\n<p>Si \u00e8 esaltato all\u2019opposto in questi anni l\u2019esercizio della democrazia im-mediata e successivamente esultato per la possibilit\u00e0 di indire assemblee di attivisti anche meramente virtuali o almeno in modalit\u00e0 \u201cmista\u201d. Come ognuno peraltro sa e come attestano le statistiche, in Italia si stampano molti libri, ma se ne leggono pochi e quelli meglio collocati nella classifica delle vendite sono sovente i pi\u00f9 evasivi, mentre anche trovare un\u2019edicola \u00e8 diventata un\u2019impresa; i giornali e le informazioni ricevute <em>online<\/em>, dal loro canto, puntano a colpire l\u2019emotivit\u00e0 con titoli ad effetto e notizie fornite in forma semplificata, sacrificando pi\u00f9 meditati contributi di riflessione, per loro natura non adatti al mezzo e a una sua mera scorsa rapida e superficiale. Il nostro \u00e8 del resto il tempo in cui si scambia per partecipazione consapevole il dire s\u00ec o no a proposte che vengono somministrate dall\u2019alto, il che da qualche tempo si pu\u00f2 fare perfino con un semplice clic dal computer di casa, nell\u2019illusione di tornare all\u2019antica Atene attraverso le risorse dell\u2019elettronica.<\/p>\n<p>In un celebre passo della <em>Dottrina della Costituzione<\/em>, cent\u2019anni fa (a pag. 322 della traduzione italiana del 1984 da Giuffr\u00e8), Carl Schmitt aveva \u2015 com\u2019\u00e8 noto \u2015 con stupefacente, lucida preveggenza gi\u00e0 prefigurato questa possibilit\u00e0 tecnica, aggiungendo che la somma algebrica di pareri cos\u00ec sondati non rende peraltro il risultato una decisione politica in senso proprio. Nello stesso anno usc\u00ec da noi anche la traduzione de <em>La vita e i tempi della democrazia liberale <\/em>del politologo canadese Crawford Brough Macpherson, che da posizioni marxiste formulava una profezia analoga, per lui in ogni caso pi\u00f9 facile, atteso che le prime applicazioni tecnologiche in tale senso erano ormai gi\u00e0 alle viste.<\/p>\n<p>In siffatto contesto, in definitiva, \u00e8 facile rischiare di fare plebiscitare come capo il demagogo di turno da parte di individui isolati, che non sono pi\u00f9 frazioni di un popolo organizzato che \u201ccresce\u201d politicamente (questa la funzione pedagogica che i partiti una volta svolgevano nelle classiche \u201csezioni\u201d), ma acritici e voraci compulsatori di sondaggi e spesso consumatori di <em>fake news <\/em>prese per buone, che inoltre \u2015 al momento di recarsi alle urne \u2015 si astengono dal farlo in una misura ormai allarmante, per sfiducia nella rilevanza del proprio voto.<\/p>\n<p>Ai costituzionalisti incombe dunque innanzitutto l\u2019obbligo (io direi l\u2019impegno civile) di tenere presente tale sconfortante panorama, senza arrendersi all\u2019idea che esso sia ineluttabile, cio\u00e8 rassegnarsi a una tendenza della quale si pensa pessimisticamente che non possa pi\u00f9 essere invertito il corso.<\/p>\n<p>Rivitalizzare la buona politica: questa la prima e vera urgenza. Perci\u00f2 occorre innanzitutto una legge elettorale stabile, che non venga cambiata secondo le convenienze del momento di chi la manipola per adattarla ai guadagni a breve sperati: una proporzionale che assecondi identit\u00e0 collettive da ritrovare, ma con soglia di sbarramento sufficientemente alta per sottrarsi ai condizionamenti determinanti di piccoli partiti, o con modesto premio di maggioranza, non per\u00f2 con tutt\u2019e due insieme. Bisogna scegliere, la somma di entrambi gli espedienti distorcerebbe in misura eccessiva la fotografia politica di un Paese nel momento in cui essa fosse scattata. N\u00e9 va bene, ad esempio, che, come rimedio alla declinante crisi della partecipazione elettorale, si decida che un sindaco sia eletto al primo turno se raggiunga la quota del quaranta per cento dei voti validi, come prevede la legge siciliana per gli enti locali, soluzione che alcune forze politiche vorrebbero trasporre nella corrispondente legge elettorale comunale dell\u2019intero Paese, eliminando il successivo, eventuale ballottaggio: sarebbe come dire che, in assenza di atleti che superino i due metri, basta truccare le misure, stabilendo che quella di un metro equivale al doppio, cos\u00ec che vi siano molti pi\u00f9 campioni di salto in alto.<\/p>\n<p>Quanto ai partiti, occorre attrarre al loro interno \u2015 e dunque non usarle <em>contro<\/em> di essi \u2015 le possibilit\u00e0 strumentali offerte dalla tecnica: la virtualit\u00e0 delle riunioni ne potenzia la forza di emersione di uno spirito comune se \u00e8 un\u2019eccezione, come le lezioni universitarie sono veramente tali solo se tenute in presenza, non quando abitualmente svolte da remoto. In entrambi i casi, ritrovarsi in un afflato comune \u00e8 l\u2019effetto dal convergere di tante voci nello sforzo dialogico del momento: come dicevo sempre ai miei studenti, l\u2019umore e le curiosit\u00e0 dell\u2019aula sono decisivi nel tono di una lezione, perci\u00f2 quelle registrate e poi somministrate alla bisogna, come cibi surgelati o precotti, da scongelare e riscaldare nel forno a micro onde, sono inefficaci.<\/p>\n<p>Fondamentali, ancora, una legge di attuazione dell\u2019art. 49 per controllare la correttezza della loro democrazia interna, disciplinata <em>in primis<\/em> dai rispettivi statuti e una sulla disciplina dei gruppi di pressione, giacch\u00e9 la fattispecie del \u201ctraffico di influenze illecite\u201d \u00e8 evanescente e rischiosa, se non si conosce quali siano invece quelle lecite (se posso rimandare a me stesso, ho trattato tali aspetti in un mio contributo che si trova negli<em> Scritti in onore di Pietro Ciarlo<\/em>) e la rivisitazione ulteriore dei regolamenti parlamentari, imposta giocoforza dal taglio del numero dei componenti delle assemblee.<\/p>\n<p>Alla fine, tutto questo pu\u00f2 condurre a stabilizzare e semplificare il quadro politico, con formazioni che si riconoscano una legittimazione reciproca nei ruoli di volta in volta scambievoli di maggioranza e opposizioni, ossia realizzando un possibile bipolarismo non primitivo, come quello che abbiamo sperimentato nel recente passato e riassorbendo il populismo, almeno nel medio periodo.<\/p>\n<p>L\u2019ulteriore conseguenza virtuosa che si potrebbe ragionevolmente attendersene sarebbe quella di recuperare almeno in parte l\u2019attuale troppo alto tasso di astensionismo, facendo ritrovare il perduto o almeno depresso stimolo a testimoniare un impegno di cittadinanza attiva. Tale obiettivo potr\u00e0 essere approssimato anche assicurando di potere scegliere tra i candidati della propria circoscrizione di residenza (naturalmente con garanzia di personalit\u00e0 e segretezza, dunque di libert\u00e0 del voto) a chi fosse in un luogo diverso e lontano da essa al momento di una consultazione: si potrebbe ad esempio prevedere allo scopo che chi intende esercitare tale diritto lo faccia nella sede comunale del luogo in cui si trova temporaneamente, il cui ufficio trasmetterebbe \u2015 senza conoscerne il tenore \u2015 l\u2019espressione di voto a quello che deve riceverlo.<\/p>\n<p>Scrivo questa nota mentre i telegiornali trasmettono pi\u00f9 volte le immagini della fatica in cooperazione di tanti giovani sui luoghi dell\u2019alluvione in Romagna, che mi ricordano un\u2019analoga loro fattiva presenza a Firenze, quando avevo quattordici anni e non ero l\u00ec, perch\u00e9 troppo piccolo, ma fummo sorpresi e vivemmo disagi, coi genitori e mio fratello, nel ritorno a casa da una vacanza toscana. Per un motivo nobile e concreto, cio\u00e8 per tornare a un ambiente vivibile e per solidariet\u00e0 umana, non per astratte fumisterie ideologiche, essi sanno dunque ancora mobilitarsi e questa \u00e8 una buona notizia: sono appunto loro la generazione che \u2015 quando modifiche costituzionali fossero in ipotesi state approvate e si sedimentassero \u2015 dovrebbero gestirne una nuova stagione di applicazione.<\/p>\n<p>Il diritto non pu\u00f2 sostituirsi all\u2019innesco dei processi politici reali, ma concorrere a incentivarne alcuni e a scoraggiarne altri s\u00ec. La vera causa dell\u2019instabilit\u00e0 dei governi, quando sono necessariamente di coalizione per una storia politico-costituzionale qui s\u00ec innegabile e non superabile con atti di volont\u00e0, \u00e8 insomma \u2015 ecco il punto essenziale dal quale deve partire una riflessione in merito \u2015 la loro mobilit\u00e0 interna, perch\u00e9 vi operano due pulsioni opposte: quella coesiva, per prevalere sulle coalizioni avverse e quella concorrenziale nei confronti degli alleati, perch\u00e9 per ciascuna forza \u00e8 vitale posizionarsi al meglio in attesa del prossimo appuntamento con gli elettori. Occorre allora, a tenerle insieme, una personalit\u00e0 capace di usare alternativamente il bastone e la carota, di esercitare insomma effettiva <em>leadership<\/em>: ma quelli si possono comprare al supermercato, questa no, giacch\u00e9 piuttosto emerge nel vivo del cimento e non \u00e8 auto-attribuita, ma frutto del riconoscimento altrui.<\/p>\n<p>3. Solo a questo punto, o comunque senza dimenticare siffatto piano logicamente e nella sostanza preliminare di intervento, si potr\u00e0 mettere mano a rivedere la forma di governo, ma senza il barocchismo e le superfetazioni di commissioni speciali, che in passato non ha portato fortuna e senza riconvocare una Costituente, perch\u00e9 ogni inciampo del processo riformatore in tale organo si ripercuoterebbe su quelli ai quali restasse affidata l\u2019ordinaria gestione della vita politica e viceversa. L\u2019art. 138 basta, quando si fosse raggiunto finalmente sulle priorit\u00e0 sostanziali un <em>idem sentire de Re Publica<\/em>; e se invece esso non emergesse, di che cosa \u2015 ancora una volta vanamente convocati \u2015 parleremmo?<\/p>\n<p>Detto questo, il presidenzialismo statunitense \u00e8 una bandiera che qualcuno agita per propaganda, ma sospetto che nessuno \u2015 o forse solo qualche astratto elucubratore da scrivania \u2015 lo creda davvero trapiantabile da noi: un Paese ancora aspramente diviso dalla polemica politica quotidiana ha bisogno semmai di un arbitro saggio e del resto eleggere un Capo dello Stato governante ne implicherebbe non solo un\u2019investitura popolare diretta, da sola non significativa (si veda subito oltre), ma anche altri interventi di ridisegno del ruolo assai incisivi, dalla necessaria sottrazione a lui del potere di nomina di parte dei giudici costituzionali a quella di presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura. La mera sua elezione diretta, per\u00f2 con la contemporanea previsione della nomina a <em>premier<\/em> della personalit\u00e0 pi\u00f9 votata dall\u2019elettorato, alla quale trasferire altres\u00ec il potere di decidere lo scioglimento anticipato delle Camere (il vero piatto ricco della tavola imbandita, cui alcuni puntano) farebbe invece regredire l\u2019inquilino del Quirinale alla patetica figura del maggiordomo di palazzo che alla Costituente pavent\u00f2 Vittorio Emanuele Orlando, o innescherebbe potenziali conflitti col Presidente del Consiglio, se a questo impallidimento il primo si ribellasse.<\/p>\n<p>L\u2019obiezione di una sua difficile esportabilit\u00e0 al di fuori dell\u2019ambiente in cui \u00e8 nata vale anche a proposito dell\u2019introduzione in diritto (nei fatti peraltro talora da noi rasentata, ma a concretarla in situazioni eccezionali basta l\u2019elasticit\u00e0 dell\u2019attuale figura, senza irrigidirne i caratteri) della variante semipresidenziale, solo la prima possibile soluzione \u201cfrancese\u201d che taluno vorrebbe oggi esplorare; presidenzialismo statunitense e semipresidenzialismo francese sono del resto entrambi oggi in affanno, perch\u00e9 nei rispettivi Paesi l\u2019<em>establishment<\/em> tradizionale o resta sul chi vive per respingere nuovi assalti populisti dei sostenitori rabbiosi del presidente sconfitto che medita la rivincita o resta affidato a un presidente con un partito vago che si difende con crescente difficolt\u00e0 dalle estreme ormai parlamentarizzate, sulle quali non ha dunque giocato l\u2019effetto centripeto e solitamente per loro penalizzante del doppio turno elettorale, nonch\u00e9 \u00a0dai movimenti di piazza, riprova ulteriore che anche altrove la malattia delle istituzioni \u00e8 solo il riflesso della crisi della rappresentanza. \u00a0<\/p>\n<p>Pure di conio originario transalpino \u00e8 infatti l\u2019altra opzione, che avrebbero voluto a suo tempo il Club Jean Moulin, Pierre Mend\u00e8s France e il primo Maurice Duverger, in opposizione al disegno poi prevalso per la V Repubblica di Charles De Gaulle e di Michel Debr\u00e9. Non pare invece che la variante britannica di tale modello sia su questo punto decisivo sostanzialmente coincidente con essa, come pensa al contrario qualcuno: il <em>premier<\/em> pu\u00f2 qui mutare senza passare per nuove elezioni, giacch\u00e9 quello che \u00e8 essenziale davvero a Londra \u00a0\u00e8 conquistare il ruolo di controllo del partito di maggioranza e, una volta che questo fosse stato perso in favore di un altro suo esponente, questi sar\u00e0 automaticamente il nuovo primo ministro, senza dunque una previa, necessaria investitura elettorale.<\/p>\n<p>La pubblicistica comune e alcuni colleghi, memori appunto del nostro attuale modo di eleggere il primo cittadino nei comuni, hanno \u201ctradotto\u201d da noi lo schema all\u2019epoca sconfitto a Parigi sotto l\u2019etichetta del \u201csindaco d\u2019Italia\u201d, essendo dunque favorevoli a nazionalizzarlo. Il punto essenziale cui si mira in questo neo-parlamentarismo \u00e8 l\u2019abbassamento del baricentro fiduciario, per cos\u00ec dire: prima di essere sancito nella sede assembleare, esso \u00e8 frutto di un collegamento tra primo ministro e corpo elettorale, di cui il Parlamento prende atto e che formalizza.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 questa \u00e8 la preoccupazione, eccessiva ne sarebbe la conseguenza: una depressione della rappresentanza, alla quale infatti negli enti locali rimane davvero poco da fare e che pu\u00f2 sfogarsi solo suicidandosi, ossi facendo tornare a casa il primo cittadino, ma assieme \u00a0\u2015 l\u2019ossessione \u00e8 il <em>simul stabunt<\/em>, <em>simul cadent \u2015<\/em> azzerando se stessa.<\/p>\n<p>Sia chiaro: nei comuni questo va anche bene, per stabilizzarli, il negativo \u00e8 nel cattivo rendimento del modello alla crescita di scala. Viene fatto di ricordare al riguardo l\u2019ironia di Giovanni Sartori, in un articolo sull\u2019argomento del 2003 sui \u201criformatori costituzionali del terzo piano\u201d (nel senso di non partire dal basso e dalla radice dei problemi, ossia appunto dall\u2019assetto dei partiti e dal sistema elettorale) e del resto ci sar\u00e0 pure una ragione se l\u2019unico tentativo concreto in tale direzione, quello israeliano, venne rapidamente abbandonato.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 invece ottenere tale effetto di collegamento tra impulso politico da parte degli elettori e sua traduzione in un indirizzo dalla durata meglio protetta in modo pi\u00f9 morbido e in maggiore accordo con la nostra storia costituzionale, evolutivamente considerata.<\/p>\n<p>Si potrebbe infatti introdurre un investimento fiduciario a Camere riunite (previo incarico da parte del Presidente della Repubblica, dopo le consultazioni, cos\u00ec raccogliendo l\u2019indicazione sostanziale di forze politiche orientate a garantirle una base di sostegno) unicamente della personalit\u00e0 emersa dai risultati elettorali quale potenziale candidato a formare il Governo, accompagnato dalla possibilit\u00e0 che avrebbe di nominare e revocare ministri e dalla previsione della sfiducia costruttiva, come garanzia di prevenzione di \u201cribaltoni\u201d tramati senza assumerne la responsabilit\u00e0 e quindi l\u2019eventuale costo verso l\u2019elettorato. Questa soluzione troverebbe un\u2019eco cronologicamente lontana, ma sistematicamente coerente, nella proposta originaria avanzata in tema, alla Costituente, da Egidio Tosato, ancorch\u00e9, come noto, egli avesse poi sostenuto in tema di forma di governo anche una variante pi\u00f9 forte, che prevedeva addirittura l\u2019intervento del corpo elettorale per eleggere il Presidente della Repubblica, in caso di stallo protratto dell\u2019elezione parlamentare dell\u2019organo. In questo senso, comunque, non \u00e8 certo abusivo vedere in tale soluzione una prefigurazione del modello tedesco del <em>Grundgesetz<\/em> del 1949, piuttosto che sentircene noi tributar\u00ee.<\/p>\n<p>Ha ragione <a href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2023\/05\/18\/riforme-costituzionali-per-rafforzare-lesecutivo-qualche-riflessione\/\"><abbr class='c2c-text-hover' title='Professore ordinario di Diritto costituzionale - Universit\u00e0 di Ferrara'>Roberto Bin<\/abbr> nel suo ultimo intervento<\/a>: il sistema dei partiti tedesco \u00e8 ben altrimenti assestato e razionalizzato rispetto al nostro. Il senso delle sue riflessioni al riguardo concorda dunque con quanto suggerivo sopra, ossia che occorra allora appunto rafforzarlo e disciplinare la vita interna delle forze che lo compongono, mentre \u00a0\u2015 a proposito del ricorso l\u00ec solo eccezionale alla sfiducia costruttiva \u2015 mi pare di potere dire che un\u2019arma si detiene per difesa personale sperando di non doversene servire: anche la consapevolezza che tale eventualit\u00e0 esiste come minaccia concorre cio\u00e8 alla prudenza dei comportamenti degli attori politici.<\/p>\n<p>4. Concludo su un punto al quale tengo particolarmente, perch\u00e9 gli eventi dell\u2019ultimo triennio hanno imposto a tutti di pensarci e personalmente credo di avere intuito e scritto tempestivamente che quanto intendo adesso richiamare in breve all\u2019attenzione avrebbe costituito un problema di non poco peso, perdipi\u00f9 destinato a cronicizzarsi. Se si riapre una stagione di riforme costituzionali, occorrerebbe cio\u00e8 tenere presente anche un aspetto diventato purtroppo ineludibile nel momento storico in cui ci troviamo a vivere.<\/p>\n<p>Siamo appena usciti da una pandemia, della quale notizie di stampa provenienti dall\u2019Oriente inducono peraltro a immaginare una coda ancora pericolosa e osserviamo inondazioni, frane, vittime, distruzioni di beni pubblici e privati e un\u2019economia disastrata in un territorio localizzato del Paese, con regioni confinanti coinvolte, sia pure in parte minore e altre ancora che temono (e tremano) di potere fare la stessa fine. I conflitti in proposito del recentissimo passato tra Governo e poteri regionali e locali si riproducono oggi, nel calcolo che forze politiche di segno diverso fanno \u2015 tra Centro e periferia \u2015 sui futuri dividendi politici che figure commissariali espresse dall\u2019una o dall\u2019altra di esse potrebbero trarre dall\u2019impiego di ingenti risorse economiche da investire, per fronteggiare, come ieri l\u2019emergenza sanitaria, ora quella ambientale.<\/p>\n<p>Siccome questo sar\u00e0 purtroppo il prevedibile contesto anche del nostro avvenire, non possiamo pi\u00f9 esimerci dal considerare seriamente la necessit\u00e0 di introdurre in Costituzione un modello di gestione delle emergenze ambientali e sanitarie simile a quelli di cui del resto dispongono altre democrazie costituzionali mature a figurino parlamentare, con autonomie territoriali e funzionali costituzionalmente garantite, come \u00e8 il nostro. Inevitabilmente, un assetto del genere finisce con l\u2019accentrare e tendenzialmente semplificare (per esigenze di immediatezza di reazione agli eventi avversi) la catena di comando \/ esecuzione degli interventi e potrebbe dunque sembrare che si stia qui contraddicendo il discorso finora svolto, che non andava nella direzione di rafforzare in modo <em>tranchant <\/em>il vertice monocratico dell\u2019Esecutivo, anche se da ultimo ho suggerito come si potrebbe farlo invece in modo non troppo traumatico, rispetto alla nostra storia costituzionale.<\/p>\n<p>A ben vedere, \u00e8 vero per\u00f2 il contrario: proprio la torsione monocratica e l\u2019accelerazione delle azioni di contrasto a catastrofi in corso che giocoforza si produrrebbero impongono di identificare anche forme, modi, tempi e controlli, ossia bilanciamenti essenziali in situazioni del genere; solo uno schema di cooperazione tra organi e livelli istituzionali, <em>in primis<\/em> ovviamente quelli della protezione civile e dei corpi militari coinvolgibili a protezione delle popolazioni in ragione della loro specializzazione, nonch\u00e9 tra apparati pubblici e volontariato da organizzare, con commissioni parlamentari speciali riunite in permanenza o convocabili <em>ad horas<\/em> e prontezza di sindacato giudiziario e costituzionale di atti impugnati, rassicurerebbero di non fuoriuscire, anche in condizioni estreme, dalla logica e dalla pratica della democrazia, che in definitiva \u00e8 esercizio di diritti in un quadro complessivo di adempimento di doveri, vale a dire solidaristico, alla bisogna.<\/p>\n<p>Non basta tuttavia affidarsi per tale obiettivo alla buona disposizione degli animi: su questi aspetti occorre ormai un\u2019attenta ed equilibrata legge costituzionale. Anche quest\u2019ottica \u00e8 un modo per discutere di forma di governo da salvaguardare, perch\u00e9 \u00e8 da come una Costituzione organizza preventivamente il contrasto a eventi in apparenza improvvisi, che investono la comunit\u00e0 in guisa accelerata e tumultuosa, che si capisce in quale modo intenda il governo nella normalit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Prisco Una premessa. Il giorno 17 maggio 2023 si \u00e8 tenuto presso il CNEL un incontro tra costituzionalisti, organizzato dalla rivista Federalismi.it e la cui registrazione si pu\u00f2 vedere e ascoltare grazie a Radio Radicale, dopo la recente ripresa di iniziativa in materia da parte della presidente del Consiglio e mentre si sviluppano &#8230; <a title=\"Forse la volta buona? Istruzioni scettiche per riforme costituzionali (e non solo) finalmente condivise\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2023\/05\/30\/forse-la-volta-buona-istruzioni-scettiche-per-riforme-costituzionali-e-non-solo-finalmente-condivise\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2023\/05\/30\/forse-la-volta-buona-istruzioni-scettiche-per-riforme-costituzionali-e-non-solo-finalmente-condivise\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" 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