{"id":8956,"date":"2023-12-26T17:13:31","date_gmt":"2023-12-26T16:13:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=8956"},"modified":"2023-12-30T18:45:38","modified_gmt":"2023-12-30T17:45:38","slug":"la-riforma-del-patto-di-stabilita-e-i-sadomasochismo-del-nuovo-mes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2023\/12\/26\/la-riforma-del-patto-di-stabilita-e-i-sadomasochismo-del-nuovo-mes\/","title":{"rendered":"La riforma del Patto di stabilit\u00e0 e il sadomasochismo del nuovo MES"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: center;\"><br \/><strong><a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/esm.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"8957\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2023\/12\/26\/la-riforma-del-patto-di-stabilita-e-i-sadomasochismo-del-nuovo-mes\/esm\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/esm.jpeg\" data-orig-size=\"280,180\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"esm\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/esm.jpeg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/esm.jpeg\" class=\"size-thumbnail wp-image-8957 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/esm-150x150.jpeg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a> di Andrea Guazzarotti<\/strong><\/p>\n<p>Il traguardo finale della revisione del Patto di stabilit\u00e0 e crescita \u2013 agognata da pi\u00f9 parti gi\u00e0 da prima della pandemia \u2013 \u00e8 quasi raggiunto, ma l\u2019obiettivo rigorista di Germania e Frugali \u00e8 procrastinato.<!--more--> Non si delineano chiaramente, per ora, i vincitori e i vinti, posto che la decisione del Consiglio (Ecofin), per quanto presa all\u2019unanimit\u00e0, non pu\u00f2 azzerare le posizioni di Commissione e Parlamento europeo, cui ora \u00e8 passata la palla (sulle procedure legislative da seguire per modificare il Patto: <a href=\"https:\/\/www.rivistaaic.it\/it\/rivista\/ultimi-contributi-pubblicati\/andrea-guazzarotti\/la-riforma-delle-regole-fiscali-in-europa-nessun-hamiltonian-moment\">Guazzarotti<\/a>). Pur trattandosi di una Commissione e un Parlamento uscenti (le elezioni europee si terranno a inizio giugno 2024), sta a loro provare a riprendere il boccino in mano e correggere il mostriciattolo partorito dalle defatiganti negoziazioni nel Consiglio. Un mostriciattolo del quale il ministro delle finanze tedesco Lindner, il cui partito liberale \u00e8 in caduta nei sondaggi, aveva estremo bisogno in vista dei prossimi appuntamenti elettorali nazionali ed europei. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che la sospensione delle regole attuali \u00e8 procrastinata al dopo-elezioni europee del prossimo giugno 2024, per ovvi motivi (nessuno, nell\u2019attuale composita \u201cmaggioranza Ursula\u201d, vuole innescare negli elettorati degli Stati pi\u00f9 indebitati reazioni antieuropee per effetto dell\u2019attivazione del \u201cbraccio correttivo\u201d del vigente Patto di stabilit\u00e0, con le vecchie, assurde, regole).<\/p>\n<p>L\u2019accordo franco-tedesco \u00e8 passato, tanto per cambiare, sopra la testa dell\u2019Italia e mette ancora una volta nell\u2019angolo il nostro governo, che \u2013 al di l\u00e0 delle dichiarazioni ufficiali \u2013 non ha trovato sponde per portare avanti il proprio interesse a non subire anni di austerity micidiali per le prospettive di crescita futura. Per cui, alla fine, si \u00e8 accontentato di scaricarle su altri governi futuri.<\/p>\n<p>Sembra di assistere a un <em>d\u00e9j\u00e0 vu<\/em>: nel fatidico 1997, in cui venne varato l\u2019originario Patto di stabilit\u00e0 e crescita (i regolamenti 1466\/97 e 1467\/97), la proposta dell\u2019allora Ministro delle finanze tedesco Waigel di irrigidire il parametro del deficit (3% su Pil), senza ricorrere alla modifica del Protocollo annesso al Trattato, fu subito ritenuta \u201clegittima\u201d dall\u2019omologo francese (<a href=\"https:\/\/www.store.rubbettinoeditore.it\/catalogo\/litalia-nellunione-europea\/\">D\u2019Andrea<\/a>, 157). Si tratt\u00f2 di un ricatto nei confronti degli Stati membri pi\u00f9 indebitati del Club Med, Italia <em>in primis<\/em>, i quali rischiavano, in assenza dell\u2019approvazione del Patto, di non venir ammessi nell\u2019Eurozona assieme con i primi della classe (Germania, Francia e gli altri Paesi \u2018core\u2019). \u00abOttenere consensi formalmente volontari, sostanzialmente coatti, \u00e8 un metodo che anche in seguito sarebbe stato praticato\u00bb nell\u2019UE [<a href=\"https:\/\/www.nomos-leattualitaneldiritto.it\/nomos\/inediti_e_interviste\/giuseppe-guarino-euro-venti-anni-di-depressione-1992-2012\/\">Guarino<\/a>, 11]. Ma questo Guarino lo scriveva nel 2012: all\u2019epoca del Patto di stabilit\u00e0 tirava un\u2019altra aria: \u00abchi non ha virt\u00f9 pu\u00f2 solo sperare di obbligarsi a marciare al passo dei paesi virtuosi\u00bb [<a href=\"https:\/\/www.donzelli.it\/libro\/9788879893787\">Cassese<\/a>, 8]. Ma di quali virt\u00f9 si tratta? Di quelle che hanno imposto all\u2019Eurozona ritmi di crescita sempre al di sotto del potenziale e una divaricazione tra economie forti e deboli sempre crescente [<a href=\"https:\/\/www.donzelli.it\/libro\/9788868436506\">Ciocca<\/a>, 187s.]? In piena pandemia, un autorevole esponente della scuola cassesiana ebbe l\u2019ardire di criticare duramente quella mossa tedesca del 1997, descrivendo il Patto come \u00ab(i)l cedimento della Commissione e degli altri governanti nazionali alla sconsiderata richiesta tedesca d\u2019irrigidire le regole della finanza pubblica\u00bb [<a href=\"https:\/\/www.rivisteweb.it\/doi\/10.1439\/100186\">Della Cananea<\/a>, 207]. Ci piacerebbe che quel giudizio fosse confermato anche riguardo al nuovo Patto che si va profilando oggi.<\/p>\n<p>Quali le novit\u00e0 rispetto alla proposta della Commissione dello scorso aprile? Quest\u2019ultima prevede che, per gli Stati pi\u00f9 indebitati, sar\u00e0 necessario adeguarsi alla \u201ctraiettoria tecnica\u201d imbastita dalla Commissione, ossia al percorso di riduzione del debito operato sulla base di analisi sulla sostenibilit\u00e0 del debito condotte secondo metodologie gi\u00e0 attualmente in uso (c.d. <em>Debt Sustainability Analisys<\/em>), della cui attendibilit\u00e0 si \u00e8 gi\u00e0 efficacemente dubitato [<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/i-silenzi-della-sinistra-sul-patto-di-stabilita\/\">Cesaratto<\/a>; <a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/il-rigore-ideologico-dei-tedeschi-sul-patto-di-stabilita\/\">Clericetti<\/a>].\u00a0 Questo elemento della riforma era stato fatto oggetto di critiche, quanto ai rischi di opacit\u00e0 di tali metodologie e analisi, oltre al dubbio (quasi una certezza) circa la loro non democraticit\u00e0 [<a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/IDAN\/2023\/741504\/IPOL_IDA(2023)741504_EN.pdf\">Heimberger<\/a>]: ma sono regole tecniche, no? A che serve sottoporle a discussione parlamentare e alla critica dell\u2019opinione pubblica?<\/p>\n<p>L\u2019accordo confezionato il 20 dicembre scorso dal Consiglio-Ecofin pone correttivi alla discrezionalit\u00e0 della Commissione nel fissare tale \u201ctraiettoria tecnica\u201d, ma a tal fine non punta certo sulla maggior trasparenza e contendibilit\u00e0 democratica delle metodologie da applicare, bens\u00ec sul ben collaudato metodo degli indicatori numerici. Come diceva Simone Weil, non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 chiaro e pi\u00f9 semplice di un numero [<a href=\"https:\/\/www.edizionidicomunita.it\/catalogo\/la-prima-radice\/\">Weil<\/a>]!<\/p>\n<p>Gi\u00e0 prima della formulazione della proposta ufficiale della riforma da parte della Commissione, il governo tedesco aveva preteso l\u2019introduzione di simili \u201cgaranzie numeriche\u201d: la Commissione aveva, pertanto, fissato il requisito minimo di una riduzione del rapporto deficit\/Pil dello 0,5% annuo, per i Paesi con disavanzo superiore al 3%, limitandosi a pretendere garanzie che, alla fine del periodo di aggiustamento concordato col singolo Stato interessato, fosse stabilmente rispettato il limite del 3% (come da Protocollo (n. 12) sui disavanzi eccessivi richiamato dall\u2019art. 126.14 TFUE). L\u2019accordo confezionato l\u2019altro giorno dal Consiglio-Ecofin ha irrigidito quelle garanzie, giungendo a pretendere la riduzione annua del 1% del debito (in proporzione al Pil) per gli Stati pi\u00f9 indebitati (oltre il 90%), e dello 0,5% per quelli mediamente indebitati (tra il 60% e il 90%). Ma non \u00e8 tutto: il Consiglio ha preteso che il sentiero di riduzione del debito da prefigurarsi nella \u201ctraiettoria tecnica\u201d dovr\u00e0 garantire che venga stabilmente raggiunto un livello di deficit strutturale annuo non superiore all\u20191,5% del Pil, anzich\u00e9 il 3% contemplato (in termini nominali, per\u00f2) dal citato Protocollo n. 12. Infine, la discrezionalit\u00e0 della Commissione nell\u2019aprire una procedura per deficit eccessivo (il famigerato \u201cbraccio correttivo\u201d) viene ridotta, sempre sulla base di indicatori numerici di sforamento dell\u2019andamento del debito su Pil programmato per ciascun anno o cumulativamente (rispettivamente lo 0,3% e lo 0,6% del Pil).<\/p>\n<p>Si \u00e8 detto che, pi\u00f9 il tempo passava, pi\u00f9 il governo tedesco (e il suo ministro liberale dell\u2019economia, Lindner) aggravava le sue pretese rigoriste (anche in vista delle prossime tornate elettorali e in reazione al calo di consensi che i liberali tedeschi stanno progressivamente subendo). Tanto valeva raggiungere un mediocre accordo tra i governi nazionali prima che quelle richieste si fossero fatte ancora pi\u00f9 rigoriste [<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/finanza\/23_dicembre_21\/patto-stabilita-giorgetti-sorpresa-ha-parlato-ultimo-all-incontro-ministri-europei-ecco-perche-a6071e62-9f8d-11ee-9c51-1d1800643026.shtml\">Fubini<\/a>].<\/p>\n<p>L\u2019Italia del governo Meloni e del ministro leghista (pragmatico) Giorgetti si \u00e8 piegata, dopo mesi di resistenza. Gli elementi di flessibilizzazione ottenuti dall\u2019Italia (e dai Paesi pi\u00f9 indebitati) sono di corto respiro (lo sconto dell\u2019incremento dei tassi d\u2019interesse sul debito e degli incrementi di investimenti su green e difesa fino al 2027) e non basteranno certo a invertire la filosofia di fondo dell\u2019austerity e di una economia incentrata sull\u2019offerta (e sulle esportazioni), anzich\u00e9 sulla domanda interna (mercantilismo).<\/p>\n<p>Veniamo a ci\u00f2 di cui meno si parla: l\u2019assenza di vincoli per gli Stati con pi\u00f9 margine di spesa (Germania e \u2018Frugali\u2019) e le interferenze del nuovo MES sulle valutazioni operate dalla Commissione circa la sostenibilit\u00e0 del debito.<\/p>\n<p>Il problema di fondo dei Trattati europei, come noto, sta nel fatto che non vi sia un livello sovranazionale in grado di compensare, con un proprio bilancio e potere di spesa, le politiche restrittive dei singoli Stati membri eccessivamente indebitati, al pari di quanto avviene, invece, negli Stati Uniti. A questo problema potrebbe porsi parziale rimedio attraverso un efficace coordinamento delle politiche economiche che spinga i Paesi in surplus (e con minor livello di indebitamento) a fare politiche keynesiane di spesa in deficit nelle fasi di austerit\u00e0 imposta ai Paesi che debbono ridurre i propri disavanzi e\/o debiti eccessivi. Negli anni della crisi dell\u2019euro, abbiamo assistito all\u2019autolesionistica politica dei Paesi dell\u2019Eurozona sincronicamente impegnati a politiche di austerity [<a href=\"https:\/\/global.oup.com\/academic\/product\/austerity-9780199389445?cc=it&amp;lang=en&amp;\">Blyth<\/a>]. Oggi si ripropone lo stesso scenario, specie perch\u00e9 la Germania \u00e8 il principale candidato a svolgere tale opera di compensazione e di aumento della domanda interna all\u2019Eurozona. Peccato che la Germania \u2013 \u2018forse\u2019 prevedendo ci\u00f2 \u2013 si sia gi\u00e0 legata all\u2019albero maestro, introducendo nella sua Legge fondamentale il famigerato <em>Schuldenbremse<\/em> (freno al debito), eliminando la possibilit\u00e0 di ricorrere all\u2019indebitamento per investimenti e lasciandola solo per fronteggiare calamit\u00e0 naturali o disastri simili. E la recente sentenza del <a href=\"https:\/\/www.bundesverfassungsgericht.de\/SharedDocs\/Pressemitteilungen\/EN\/2023\/bvg23-101.html;jsessionid=437C03902E7D2134C8F3CBAC7D9021DA.internet992\">Tribunale costituzionale federale<\/a> tedesco ha chiarito che non intende transigere sugli aggiramenti di quella clausola (nell\u2019occasione, sono stati congelati 60 miliardi del Fondo per l\u2019energia e il clima). Per tentare di risolvere questo grave problema di progettazione di Maastricht, nel 2011 si introdusse a livello di diritto derivato la Procedura sugli squilibri macroeconomici eccessivi, che avrebbe dovuto indurre Paesi come Germania e Olanda a ridurre i loro fantasmagorici surplus commerciali: ma quello strumento non ha i denti, e nulla ha potuto contro le inveterate tendenze mercantiliste di certi Stati membri. Questo grave squilibrio istituzionale non viene raddrizzato oggi, quando si programma la riapertura delle danze dell\u2019austerity per alcuni (grandi) Paesi dell\u2019Eurozona. Come gi\u00e0 aveva ammonito lo scorso ottobre il nostro Ufficio Parlamentare di Bilancio (<a href=\"https:\/\/www.upbilancio.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Audizione-UPB-Atti-UE.pdf\">UPB<\/a>) rispetto alla proposta (pi\u00f9 soft) della Commissione, si persevera nell\u2019ignorare il problema dell\u2019assenza di una valutazione complessiva dell\u2019Eurozona: gli aggiustamenti fiscali applicati a troppi Stati membri in contemporanea comporta un grave rischio di recessione per l\u2019intera area [<a href=\"https:\/\/www.socialeurope.eu\/eu-fiscal-rules-time-to-face-the-contradictions\">Guarascio, F. Zezza<\/a>].<\/p>\n<p>La filosofia di fondo dell\u2019accordo faticosamente partorito al Consiglio Ecofin \u00e8, dunque, quella del ritorno dell\u2019austerity, mascherato da ritocchi scadenti al pesante trucco dell\u2019Eurozona. Il ministro dell\u2019economia tedesco Lindner avrebbe fortemente voluto il vincolo del deficit strutturale all\u20191,5%, per garantire che, in caso di crisi future, non venga superato il fatidico limite del 3% posto dal Protocollo. \u00c8 meno di quel che si pretese nel 1997 e poi nel 2011 (un pareggio o addirittura un avanzo), ma la filosofia di fondo resta la stessa. Si tratta dell\u2019imposizione a tutta l\u2019UE del paradosso che affligge la finanza pubblica tedesca, a seguito del citato <em>Schuldenbremse<\/em>: al debito si pu\u00f2 ricorrere solo per fronteggiare le calamit\u00e0 naturali ed \u00e8 proprio per prepararsi a quell\u2019evenienza che bisogna risparmiare. Il freno all\u2019indebitamento costringe lo Stato a lasciar inasprire le crisi prima che possano essere prese misure di indebitamento [<a href=\"https:\/\/verfassungsblog.de\/katalysator-der-polykrise\/\">M\u00e4rtin, M\u00fchlbach<\/a>]. L\u2019esito \u00e8 sconsolante: la Germania ha registrato un gap in investimenti pubblici infrastrutturali (ma anche in investimenti privati) non degno di quell\u2019economia. Non si pu\u00f2 investire a debito per prevenire le calamit\u00e0, lo si pu\u00f2 fare solo per riparare i danni, dopo che quelle calamit\u00e0 si saranno verificate! Uno schema, questo, che potremmo applicare a vari ambiti, anche in Italia (si pensi alla prevenzione in sanit\u00e0). Se, nel prosieguo della procedura legislativa europea, Parlamento e Commissione non avranno la forza di contrastare questa visione autodistruttiva, l\u2019UE e i cittadini degli Stati europei si legheranno al collo un bel cappio, scaricando sul resto del mondo tensioni economiche destabilizzanti, come gi\u00e0 avvenuto in passato.<\/p>\n<p>Infine, un rapido sguardo al nuovo Trattato sul MES, di cui tanto (a sproposito) si parla in questi giorni, dopo che la <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/politica\/2023\/12\/21\/la-camera-boccia-il-mes-maggioranza-spaccata-_332776b0-e3ec-4953-9466-2218e574b7fe.html\">Camera<\/a> ha votato contro la sua ratifica. Quello di cui non si parla abbastanza \u00e8 che il nuovo MES (di cui la Germania \u00e8 azionista di maggioranza) avr\u00e0 nuovi e pi\u00f9 penetranti poteri nel valutare la sostenibilit\u00e0 del debito degli Stati-parte. Con il nuovo art. 3 del Trattato, in particolare, il MES sembra atteggiarsi a una sorta di agenzia di rating pubblica, con il potere (dovere?) di effettuare costanti monitoraggi della sostenibilit\u00e0 del debito.\u00a0 A poco \u00e8 servita l\u2019opposizione dell\u2019Italia \u00aball\u2019affidamento di compiti di sorveglianza macroeconomica degli Stati membri che rappresenterebbero una duplicazione delle competenze gi\u00e0 in capo alla Commissione europea\u00bb [<a href=\"https:\/\/www.rivistaaic.it\/it\/rivista\/ultimi-contributi-pubblicati\/andrea-guazzarotti\/la-riforma-delle-regole-fiscali-in-europa-nessun-hamiltonian-moment\">Guazzarotti<\/a>]. \u00c8 noto che un giudizio della Commissione (o della BCE) sulla <em>non sostenibilit\u00e0 <\/em>del debito italiano costituisce una profezia che si autoavvera, posto che avr\u00e0 il potere di destabilizzare i titoli del debito pubblico sui mercati finanziari. La riforma del Patto di stabilit\u00e0 proposta dalla Commissione \u2013 e oggi irrigidita dal Consiglio-Ecofin \u2013 si incentra su questa leva, pi\u00f9 di quanto non avvenisse gi\u00e0 in passato: la Commissione \u00e8, contemporaneamente, giudice e parte in causa, posto che, a seconda di come valuter\u00e0 la sostenibilit\u00e0 del debito di uno Stato membro (gi\u00e0 nel formulare la famigerata \u201ctraiettoria tecnica\u201d e poi nel negoziare il programma pluriennale con il governo nazionale interessato), influir\u00e0 sui mercati nel prezzare il costo del debito, ossia influir\u00e0 sull\u2019effettiva sostenibilit\u00e0 di quest\u2019ultimo [<a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/IDAN\/2023\/741504\/IPOL_IDA(2023)741504_EN.pdf\">Heimberger<\/a>]. Siccome la Germania e gli altri Frugali temono che la Commissione possa essere troppo morbida nel giudicare la sostenibilit\u00e0 del debito di alcuni Stati membri, ecco che il nuovo MES viene fatto scendere in campo, anche a prescindere dalla richiesta di assistenza da parte del singolo Stato membro. Il che dovrebbe togliere di mezzo l\u2019obiezione fasulla di tanti sadomasochisti amanti del MES: anche se uno Stato si impegna a non chiedergli un prestito, il nuovo MES pu\u00f2 far male!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Guazzarotti Il traguardo finale della revisione del Patto di stabilit\u00e0 e crescita \u2013 agognata da pi\u00f9 parti gi\u00e0 da prima della pandemia \u2013 \u00e8 quasi raggiunto, ma l\u2019obiettivo rigorista di Germania e Frugali \u00e8 procrastinato.<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2023\/12\/26\/la-riforma-del-patto-di-stabilita-e-i-sadomasochismo-del-nuovo-mes\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" 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