{"id":9170,"date":"2024-04-25T15:30:35","date_gmt":"2024-04-25T13:30:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=9170"},"modified":"2024-04-25T15:30:45","modified_gmt":"2024-04-25T13:30:45","slug":"leuropa-disorientata-erni-levy-il-fascismo-e-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2024\/04\/25\/leuropa-disorientata-erni-levy-il-fascismo-e-la-guerra\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa disorientata &#8211; Erni Levy, il fascismo e la guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"9171\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2024\/04\/25\/leuropa-disorientata-erni-levy-il-fascismo-e-la-guerra\/25ap\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/25ap.jpeg\" data-orig-size=\"230,219\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"25ap\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/25ap.jpeg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/25ap.jpeg\" class=\"aligncenter size-full wp-image-9171\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/25ap.jpeg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"219\" \/> di <strong>Claudio Stefano Tani<\/strong><\/p>\n<p>Andr\u00e9 Schwarz-Bart (<em>L\u2019ultimo dei giusti<\/em>, 1959, Editions du Seuil, Parigi, Ed. It. Feltrinelli 1960) ci ha raccontato che il genocidio di un popolo comincia molto prima del suo atto finale. La storia del bambino Erni Levy <em>\u201cmorto sei milioni di volte\u201d<\/em> ad Auschwitz<em>, <\/em>a Mautausen, a Bergen Belsen e nel resto d\u2019Europa, comincia nel 1185 quando al grido &#8220;di Dio lo vuole&#8221; la folla si sparge sul sagrato e le anime ebree rendono conto dei loro delitti a quel Dio nel cui nome, impugnando il crocifisso, il vescovo di York \u201c<em>prometteva salva la vita agli ebrei che avessero riconosciuto la Passione di nostro dolcissimo Signore Ges\u00f9 Cristo\u201d.<\/em><!--more--><\/p>\n<p>1. Il genocidio non \u00e8 un atto, \u00e8 un processo storico che non si consuma in una sola epoca. L\u2019olocausto non inizia con le leggi razziali e la notte dei cristalli, non \u00e8 un atto isolato, ma il culmine di un processo iniziato secoli prima. La particolarit\u00e0 che rende unica la Shoah non \u00e8 soltanto di essere giunta all\u2019apice dell\u2019evoluzione di un\u2019ideologia della sopraffazione, della distruzione dell\u2019altro, della violenza quotidiana, della predicazione di morte, di una nuova lingua del potere, ovvero al tramonto di una fase storica di cui la brutale amicizia tra Mussolini e Hitler (si legga Frederik William Deakin, <em>La brutale amicizia<\/em>, 1962, Ed.it. Einaudi 1963, 1990) che ha caratterizzato la storia d\u2019Italia e Germania nella prima met\u00e0 del novecento, ha rappresentato la pi\u00f9 efferata e vigliacca manifestazione.<\/p>\n<p>La <em>Shoah<\/em> culmina con l\u2019annientamento programmato di un popolo, o etnia o gente, che \u00e8 la triste esclusiva dei campi tedeschi dove si realizza il principio nazista come motivazione che ha in s\u00e9 stessa il fine ultimo di rendere accettabile l\u2019annientamento da parte delle stesse vittime, le quali dovevano venire convinte di non poter avere ragioni per ribellarsi e sottrarsi alla morte programmata. Il raggiungimento degli scopi della pianificazione dello sterminio non \u00e8 attribuibile soltanto all\u2019efficienza della burocrazia te2.desca. La IBM, sin dall\u2019avvento del nazismo, tramite la filiale tedesca DEHOMAG (Edwin Black, <em>L\u2019IBM e l\u2019olocausto<\/em>, Rizzoli, 2001) e dopo l\u2019invasione tramite le filiali in Austria, Cecoslovacchia e Polonia, quindi dopo \u00a0il 1940 attraverso la filiale svizzera, aveva fornito \u00a0la tecnologia delle schede perforate per il censimento in tutta Europa degli ebrei, la programmazione dei rastrellamenti e del trasporto ferroviario, del funzionamento delle camere a gas e dei forni crematori;\u00a0 ogni campo di concentramento aveva il suo programmatore IBM.<\/p>\n<p>Chi ha letto da Andr\u00e9 Schwarz Bart a Primo Levi sa che era questa l\u2019enormit\u00e0 della tragedia dei campi tedeschi, incomparabile con qualsiasi altra; non con l\u2019odio della rivalit\u00e0 tra popoli generato da odi razziali, guerre o lotte per la sopravvivenza (come ci ha raccontato Lev Tolstoj, <em>Chadzi Murat<\/em> ed. it. Voland, 2020, sul conflitto tra russi e ceceni) o da ambizioni territoriali e nemmeno, come fu per i <em>gulag<\/em> staliniani, fondata su motivi inaccettabili o sospetti inventati e indimostrabili per giustificare la persecuzione di supposti <em>\u201cnemici del regime\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La distorsione della lingua alle finalit\u00e0 del nazifascismo ha svolto un ruolo fondamentale. La lingua del fascismo e del nazismo che ha distrutto l\u2019Europa \u00e8 stata l\u2019esperienza della distruzione della parola, il veleno di una lingua del potere che, adattata ai tempi, purtroppo ha lasciato il segno profondo nella societ\u00e0 e nella politica. Il virus \u00e8 stato coltivato in Italia e in Germania e le varianti si sono diffuse in tutto il mondo. Il lascito pi\u00f9 duraturo del fascismo e del nazismo \u00e8 l\u2019ideologia della sopraffazione, il rifiuto di riconoscere che la verit\u00e0 e i mezzi per comprenderla non sono monopolio privilegiato di nessuno. Lo scopo finale \u00e8 quello di farci vivere tutti in un regime di <em>apartheid<\/em>.<\/p>\n<p>2. Ogni lingua si presta a tutte le esigenze umane, alla ragione e al dubbio, al sentimento, al dialogo e alla comunicazione, al soliloquio e alla preghiera, all\u2019implorazione, al comando e all\u2019esecrazione. La lingua del fascismo e del nazismo, vecchio e nuovo, si presta soltanto al comando e all\u2019esecrazione, all\u2019insulto e all\u2019umiliazione, allo scherno verso i deboli. Victor Kemperer nel suo tragico diario pubblicato nel 1947 nella DDR e postumo nel 1966 nella RFT (<em>Lingua Tertii Imperii &#8211; La lingua del Terzo Reich \u2013 Taccuino di un filologo<\/em>, titolo originale <em>LTI, Notizbuch eines Philologen<\/em>, Ed. It. La Giuntina, 1998) ha spiegato che la <em>LTI <\/em>\u00e8 la lingua povera dell\u2019inganno pretesco e del fanatismo di massa, del tribuno che incita una folla che lo saluta con la mano tesa, che vede in ogni altro pensiero un inganno, un complotto contro la propria nullit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019erba cattiva scaccia quella buona e oggi sta crescendo la lingua, ammodernata, espressione dell\u2019antitesi tra democrazia e populismo, dell\u2019insofferenza di ogni forma di rappresentanza, sacrificata sull\u2019altare di una governabilit\u00e0 aspirante alla dittatura di leader propugnatori del rifiuto di ogni sistema di mediazione sociale e istituzionale. In fondo, prima degli aspetti gi\u00e0 criticati della scrittura caotica e pasticciata del testo di riforma della Costituzione, la questione politica, non soltanto del <em>premierato<\/em>, ma di tutte le riforme costituzionali ed elettorali degli ultimi decenni, sta tutta in questa aggiornata antitesi tra democrazia e populismo.<\/p>\n<p>3. Anche la storia \u00e8 sempre usata come un\u2019arma di guerra. Oggi Zelensky e Putin (come evidenzia Beno\u00eet Br\u00e9ville, <em>L\u2019histoire comme arme de guerre<\/em>, Le Monde diplomatique, n.4, 2024), eccellono in questo gioco. Per il primo le tragedie del XX secolo (la carestia del 1933, il terrore staliniano, le guerre in Afghanistan, in Cecenia e in Siria) evocano l\u2019invasione del suo paese e servono, a seconda dell\u2019uditorio, ad adattare ai suoi scopi la storia altrui (l\u2019attacco a Pearl Harbor davanti al Congresso degli Stati Uniti, la guerra civile e il massacro di Guernica davanti al Parlamento spagnolo, l\u2019invasione della Cecoslovacchia o la primavera di Praga al Parlamento europeo). Putin fa la stessa operazione quando evoca la grande guerra patriottica, attacca gli accordi di Monaco del settembre 1938 quando Regno Unito e Francia si accordarono con la Germania nazista abbandonando al Terzo Reich parte della Cecoslovacchia; ovvero rievoca l\u2019intervento franco-britannico a Suez del 1956, la guerra del Vietnam iniziata negli anni \u201960, o quella del Golfo del 1990\/1991.<\/p>\n<p>La storia, va da s\u00e9, \u00e8 usata come arma di guerra anche da Israele. Si aggiunge un passato carico di ragioni profonde: il dramma di un\u2019intera civilt\u00e0 ferita e di intere generazioni sterminate, la questione dell\u2019identit\u00e0 ebraica, che oggi \u00e8 sotto la pressione di un nazionalismo aggressivo, di un sionismo profetico di natura religiosa che ha soppiantato quello laico, di orientamento laburista\u00a0 di Ben Gurion, con l\u2019idea che soltanto la Grande Israele potr\u00e0 risolvere la questione ebraica e che, a prescindere dal segno politico di qualsiasi governo, sfrutta il capitale religioso della diaspora.<\/p>\n<p>La storia viene trascesa nel momento in cui la libert\u00e0 di ogni singolo ebreo, ovunque si trovi, si identifica con la liberazione globale di tutto il popolo ebraico in una relazione etica in cui nazionalismo e religione si fondono. Con tale assunto \u00e8 arduo, a volte impraticabile, qualsiasi esercizio della ragione. Quale argomento \u00e8 razionalmente opponibile non a un singolo governo di destra o di sinistra, ma a una societ\u00e0 nel suo complesso convinta del proprio millenario diritto a riconquistare una terra e una patria in Palestina, anche espropriando con la violenza le case e cacciando gli abitanti, quale unico mezzo per cambiare il proprio destino?<\/p>\n<p>Nella guerra a Gaza e i Cisgiordania il problema non \u00e8 soltanto un governo che usa la guerra per la propria sopravvivenza politica, perch\u00e9 questo accade ovunque, ma \u00e8 la societ\u00e0 israeliana che resiste a qualsiasi autoesame della propria storia, esclusi alcuni intellettuali dentro e fuori Israele, dai pi\u00f9 radicali (Ilan Papp\u00e9), ai pi\u00f9 lucidi (Noam Chomsky), ai pi\u00f9 moderati (David Grossman) che hanno molta pi\u00f9 influenza all\u2019estero che in Israele.<\/p>\n<p>Non \u00e8 quindi la rimozione di questo o quel pezzo della scacchiera governativa e neppure la sconfitta elettorale del governo che porter\u00e0 la pace duratura, se non c\u2019\u00e8 anche un esame di s\u00e9 da parte della societ\u00e0 israeliana, in un contesto di guerra in cui non \u00e8 diffamante definire pulizia etnica l\u2019espulsione programmata, <em>manu militari<\/em>, da un territorio di milioni di persone. In questo lungo periodo storico, di fatto, il pi\u00f9 isolato \u00e8 stato il popolo palestinese e non lo Stato di Israele sotto la protezione delle pi\u00f9 grandi potenze, oltre che dell\u2019arsenale militare tra i pi\u00f9 potenti.<\/p>\n<p>4. Sull\u2019altro versante della nazione palestinese, chi ha letto Edward Said (da <em>Orientalismo <\/em>a <em>La questione palestinese<\/em>) sa bene quale sia stato e sia tuttora caro il prezzo per affrancarsi dal fanatismo religioso, in particolare dal fondamentalismo islamico, anche per gli altri popoli della regione, in una interminabile guerra in cui la libert\u00e0 della Palestina \u00e8 stata sempre sacrificata ai progetti delle grandi potenze, alle ambizioni di predominio e agli equilibri tra le autocrazie dell\u2019area.<\/p>\n<p>E\u2019 il prezzo pagato in una lunga storia iniziata prima della <em>nakba<\/em> del 1948, che l\u2019attuale Governo israeliano vuole portare a compimento definitivo, essendo ormai questo il fine ultimo della guerra a Gaza e in Cisgiordania; una storia in cui nessuna dismisura perpetrata contro la Palestina \u00e8 stata punita dal diritto internazionale. Sinora l\u2019unico <em>nostos <\/em>negato \u00e8 stato quello dei palestinesi. Tutta la politica internazionale ha operato verso i palestinesi in modo da distruggere la societ\u00e0 e la nazione pi\u00f9 realmente laica della regione.<\/p>\n<p>Il diritto internazionale anche in questa tragedia ha dimostrato la sua impotenza quando si tratta di escludere l\u2019uso della forza. L\u2019idea stessa della sicurezza collettiva mai \u00e8 stata tradotta in obblighi legali imponibili alle grandi potenze. Soltanto se queste sono d\u2019accordo tra loro, con o senza sicurezza collettiva, non ci sono guerre. Basterebbe questo, che Raymond Aron defin\u00ec <em>l\u2019imperfezione essenziale del diritto internazionale <\/em>(Raymond Aron, <em>Pace e guerra tra le nazioni<\/em>, Ed. Comunit\u00e0 1983, 817 ss.) per spiegare tutta l\u2019ambiguit\u00e0 e la contraddittoriet\u00e0 del diritto internazionale nella questione israelo-palestinese e perch\u00e9 Israele ha potuto violare sistematicamente tutte le risoluzioni dell\u2019ONU.<\/p>\n<p>5. Per l\u2019Europa il pericolo pi\u00f9 grande \u00e8 costituito dalle spinte irrazionalistiche che l\u2019hanno invasa a cavallo degli anni duemila e che dominano anche riguardo alla guerra e all\u2019enormit\u00e0 dei massacri in corso in Ucraina e a Gaza. I mutamenti intervenuti in Europa hanno provocato fratture politiche fra Stati dominati dalla pulsione all\u2019affermazione della propria sovranit\u00e0, che ha ostacolato qualsiasi politica comune diversa dalla vendita di armi e munizioni.<\/p>\n<p>Viene in mente Robert Musil (<em>Europa inerme<\/em>, 1922, Ed. it. Moretti &amp; Vitali, 2015) sulla <em>\u201cbancarotta metafisica\u201d<\/em> dell\u2019Europa all\u2019indomani della prima guerra mondiale, in balia di una politica e di governi che traducono i crimini in benefici per s\u00e9 stessi e per le classi dominanti e di una dirigenza politica europea selezionata e strutturata all\u2019esercizio per delega di un enorme potere senza responsabilit\u00e0. Per dirla pi\u00f9 chiara, con le parole di Robert Musil, la politica come viene concepita oggi \u00e8 quella <em>\u201cdei due tipi dominanti dell\u2019uomo pratico, il<\/em> <em>commerciante e il politico\u2026 che specula al ribasso con gli uomini, che si ispira alla Realpolitik\u2026 che non fa leva sulla convinzione, bens\u00ec soltanto sulla coercizione e sull\u2019astuzia\u201d <\/em>(<em>Europa inerme<\/em>, cit. 35). Gli esiti della crisi all\u2019indomani del 1921 non sono un rituale richiamo.<\/p>\n<p>6. Oggi l\u2019accesso alle fonti internazionali offrirebbe la possibilit\u00e0 di una comprensione molto pi\u00f9 profonda e bilanciata della storia dell\u2019evoluzione e del punto di arrivo dei rapporti con il resto del mondo. In Italia invece domina l\u2019asfissia del dibattito. Anche di fronte alla tragicit\u00e0 degli avvenimenti (la guerra che dovrebbe dominare ogni pensiero) e alla vastit\u00e0 dei fenomeni globali (emigrazioni, crisi climatica e ambientale) le reazioni che si raccolgono danno il quadro di una classe politica imbarazzante, dedita principalmente ai propri affari, individuali o di gruppo, assorbita delle proprie scoraggianti rivalit\u00e0, comunque in fuga dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>E s\u00ec che su ogni argomento la quantit\u00e0 e la variet\u00e0 di analisi delle fonti internazionali oggi a disposizione e la lettura di qualche libro dovrebbero aiutare a capire le voci che provengono da mondi diversi dal nostro. Prevalgono, al contrario, salvo rare eccezioni, l\u2019approssimazione e le trappole dei luoghi comuni, sostenute dalla tradizione spesso dissimulatrice del giornalismo italiano, lontana dalla cronaca autentica e dalla verit\u00e0 essenziale; ovvero l\u2019imperturbabile distacco, il sapere sterile che garantiscono sempre un\u2019ottima via d\u2019uscita in qualunque circostanza, un <em>portemanteau <\/em>utile per qualsiasi vestito politico. Vince sempre il pregiudizio che impedisce l\u2019espressione della ragione e dell\u2019intelligenza e alimenta le menzogne convenzionali. Prevale la cultura opinionistica che soffoca la cultura umanistica, scientifica e sociopolitica. I media sono invasi da opinionisti su mandato, in una recita ripetitiva, scomposta, ad uso del populismo ingenuo della \u201c<em>brava gente, ma con poco cervello\u201d, <\/em>per dirla con Vasilij Grossman (<em>Vita e destino<\/em>, ed. it. Adelphi, 2022, 71), soverchiata dalle fatiche della vita quotidiana, facilmente manipolabile.<\/p>\n<p>A uscirne profondamente mortificata \u00e8 proprio quell\u2019identit\u00e0 culturale europea, nell\u2019abbandono di quella storia iniziata alla fine di ottobre del 1647 nella chiesa presbiteriana di Putney, nella periferia di Londra dove cittadini della pi\u00f9 vasta estrazione sociale (soldati e ufficiali, artigiani, nobili, contadini, agricoltori e proprietari terrieri) un secolo e mezzo prima dell\u201989 francese, due secoli prima del \u201948 europeo e quasi tre secoli prima della vittoria delle democrazie dopo la seconda guerra mondiale, posero le categorie fondamentali di una societ\u00e0 non pi\u00f9 basata sul vincolo dinastico, ma su un contratto liberamente stipulato tra cittadini (l\u2019<em>Agreement of the people)<\/em> e su in ordine costituzionale garantito; il principio della sovranit\u00e0 popolare e del suffragio universale fondato sul valore dell\u2019uguaglianza politica; la giustizia fiscale; la teoria della separazione dei poteri, del primato del legislativo e dell\u2019autonomia del giudiziario.<\/p>\n<p>In poche parole quella \u201cmodernit\u00e0\u201d che oggi in Europa e in Italia \u00e8 rifiutata dall\u2019interno. In tutta Europa e in Italia, come in ogni democrazia, per dirla con Todorov (<em>I nemici intimi della democrazia<\/em>, Garzanti, 2012), i nemici pi\u00f9 pericolosi non provengono dall\u2019esterno, dai fondamentalismi religiosi e dalle dittature che li esprimono, ma dall\u2019interno, dal populismo e dal liberismo senza freni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudio Stefano Tani Andr\u00e9 Schwarz-Bart (L\u2019ultimo dei giusti, 1959, Editions du Seuil, Parigi, Ed. It. Feltrinelli 1960) ci ha raccontato che il genocidio di un popolo comincia molto prima del suo atto finale. La storia del bambino Erni Levy \u201cmorto sei milioni di volte\u201d ad Auschwitz, a Mautausen, a Bergen Belsen e nel resto &#8230; <a title=\"L\u2019Europa disorientata &#8211; Erni Levy, il fascismo e la guerra\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2024\/04\/25\/leuropa-disorientata-erni-levy-il-fascismo-e-la-guerra\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2024\/04\/25\/leuropa-disorientata-erni-levy-il-fascismo-e-la-guerra\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" 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