{"id":9396,"date":"2025-02-25T11:02:50","date_gmt":"2025-02-25T10:02:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=9396"},"modified":"2025-02-26T20:36:08","modified_gmt":"2025-02-26T19:36:08","slug":"grossraum-europa-o-dellirresponsabile-egemonia-tedesca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2025\/02\/25\/grossraum-europa-o-dellirresponsabile-egemonia-tedesca\/","title":{"rendered":"Grossraum Europa, o dell\u2019\u2018irresponsabile\u2019 egemonia tedesca"},"content":{"rendered":"\n\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"9397\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2025\/02\/25\/grossraum-europa-o-dellirresponsabile-egemonia-tedesca\/ue-germania\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/ue-germania.jpg\" data-orig-size=\"820,547\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"ue germania\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/ue-germania-300x200.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/ue-germania.jpg\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-9397\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/ue-germania-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>di <strong>Andrea Guazzarotti<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[*]<\/a><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019anomalia tedesca \u00e8 l\u2019anomalia dell\u2019UE: una Nazione cui era interdetto, dopo la disfatta del Terzo Reich, il perseguimento della propria prosperit\u00e0 attraverso la forza dello Stato, e che sceglieva, pertanto, di basare quella prosperit\u00e0 sull\u2019economia e derubricare lo Stato a mero apparato servente. <!--more-->Questa l\u2019essenza dell\u2019ordoliberismo tedesco, secondo Foucault: esso risponderebbe alla domanda cruciale per cui, \u00abdato uno stato che non esiste, in che modo farlo esistere a partire da quello spazio non statale che \u00e8 quello di una libert\u00e0 economica?\u00bb (<a href=\"https:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/nascita-della-biopolitica\/\">Foucault<\/a>, 83ss.). L\u2019aforisma di Foucault \u00e8 applicabile all\u2019Unione europea, declinandolo pi\u00f9 chiaramente: \u00abdato uno Stato che non esiste e che <em>non pu\u00f2 esistere<\/em>\u00bb, essendo l\u2019UE la risultante di una duplice sconfitta (militare di Germania e Italia, geopolitica di Francia e Regno Unito) e della scelta statunitense di incentivare l\u2019unione economica garantendo al contempo la difesa militare dell\u2019Europa occidentale. Ma un\u2019entit\u00e0 che non ha l\u2019onore e l\u2019onere della difesa esterna non ha neppure il potere di scegliere il proprio nemico esterno, che \u00e8 poi l\u2019essenza della sovranit\u00e0 secondo Carl Schmitt. Quel nemico veniva, infatti, predeterminato dagli USA e individuato nell\u2019Unione sovietica. La rinuncia a una politica estera autonoma era una condizione posta dal vincitore che tollerava assai poche eccezioni, come dimostrato dalla precoce avversione USA alla <em>Ostpolitik<\/em> della Germania federale negli anni Settanta e gi\u00e0 sotto l\u2019amministrazione Kennedy, la quale impose, tramite NATO, l\u2019embargo sulle esportazioni di oleodotti dalla RFT all\u2019URSS (<a href=\"https:\/\/rosa.uniroma1.it\/rosa04\/psl_quarterly_review\/article\/view\/18246\/17104\">Halevi<\/a>, 218). Ma era la natura stessa delle entit\u00e0 statuali europee che gradualmente venivano \u201cfederate\u201d a rendere indispensabile l\u2019eterodirezione della politica estera e di difesa: la differenza di vedute degli Stati europei in politica estera era tale da rendere possibile l\u2019<em>unione sempre pi\u00f9 stretta <\/em>tra i loro popoli (come recitano i Trattati europei) solo a patto che la difesa fosse esternalizzata agli USA attraverso la NATO (<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/guerra-o-pace\/\">Chessa<\/a>). Il che si \u00e8 reso sempre pi\u00f9 evidente dopo l\u2019allargamento a Est dell\u2019UE all\u2019inizio degli anni Duemila. Sotto questo punto di vista, la moneta unica \u00e8 stata la conferma di tale assetto sbilenco. Solo chi reputa di non dover mai proiettare potenza attraverso la guerra \u2013 anche difensiva \u2013 pu\u00f2 disfarsi della sovranit\u00e0 monetaria, attribuendola a un\u2019entit\u00e0 completamente de-politicizzata e irresponsabile. Tutte le guerre sono state condotte attraverso la gestione monetaria del debito pubblico (<a href=\"https:\/\/global.oup.com\/academic\/product\/in-defense-of-public-debt-9780197577899?cc=it&amp;lang=en&amp;\">Eichengreen et al<\/a>.). Non \u00e8 per caso che un Paese come il Regno Unito abbia evitato la follia dell\u2019euro.<\/p>\n<p>La Germania non rinunciava, per\u00f2, a ci\u00f2 cui uno Stato \u2013 specie se potente \u2013 \u00e8 necessariamente chiamato, la proiezione della propria potenza, appunto. Solo che lo faceva attraverso l\u2019economia: mentre l\u2019anglosfera usava la finanza per proiettare la propria potenza, la Germania usava il mercantilismo dei propri crescenti surplus commerciali (<a href=\"https:\/\/publires.unicatt.it\/it\/publications\/lemergenza-e-le-tre-grandi-cesure\">Mangia<\/a>). Un mercantilismo a lungo tollerato dagli USA, fintanto che rimaneva confinabile al piano economico; poi stroncato una volta che il mix su cui era basato \u2013 energia a basso costo dalla Russia e fortissimo interscambio con la Cina \u2013 assumeva implicazioni sempre pi\u00f9 chiaramente geopolitiche.<\/p>\n<p>L\u2019UE dell\u2019euro e dell\u2019austerity ne paga le conseguenze, per essersi prestata a strumento di tale proiezione di potenza mercantilista tedesca: euro e austerity, negli anni immediatamente precedenti la Brexit e il primo mandato di Trump, non solo non hanno frenato quella pulsione delle \u00e9lite tedesche \u2013 intrinseca al moralismo religioso dell\u2019ordoliberismo (<a href=\"https:\/\/orbilu.uni.lu\/handle\/10993\/29840\">van der Walt<\/a>), ovvero alla struttura produttiva tedesca (<a href=\"https:\/\/rosa.uniroma1.it\/rosa04\/psl_quarterly_review\/article\/view\/18246\/17104\">Halevy<\/a>), o ancora alla logica della \u201csociet\u00e0-macchina\u201d (<a href=\"https:\/\/fazieditore.it\/catalogo-libri\/la-sconfitta-delloccidente\/\">Todd<\/a>, 180) \u2013 ma l\u2019hanno amplificata fino all\u2019estremo. Come e pi\u00f9 del Sistema Monetario Europeo (SME) varato nel 1978, l\u2019euro ha costituito la naturale cintura protettiva che ha consentito alla Germania di accumulare surplus commerciali senza contraccolpi sul debito pubblico, diversamente dal Giappone (Halevy, 220). E, tuttavia, il rifiuto di ogni ruolo apertamente e responsabilmente egemonico delle \u00e9lite tedesche ha reso del tutto impermeabile l\u2019opinione pubblica tedesca alle ricorrenti rivendicazioni di solidariet\u00e0 redistributiva da parte degli Stati (Italia e Francia) che pi\u00f9 hanno perso in quella scommessa dell\u2019euro (<a href=\"https:\/\/wolfgangstreeck.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/micromega.pdf\">Streek<\/a> 2022).<\/p>\n<p>La macchina dell\u2019UE si \u00e8 rivelata un dispositivo quanto mai duttile ed efficace nel veicolare, in quegli anni della crisi dei debiti sovrani e della Troika, la scelta <em>geopolitica<\/em> tedesca, barattata per scelta <em>economica<\/em> razionale ed efficiente per tutti gli Stati. Istruttiva la narrazione nostrana di un irenico convergere di valori costituzionali comuni degli Stati membri che il diritto europeo si sarebbe limitato a razionalizzare (<a href=\"https:\/\/www.rivisteweb.it\/doi\/10.1439\/76065\">Della Cananea<\/a>). Un ottundimento di governi e di istituzioni europee (BCE e Commissione in testa) che, anzich\u00e9 tentare di frenare quella pulsione tedesca, l\u2019hanno irresponsabilmente presa a modello (<a href=\"https:\/\/www.rosalux.de\/en\/publication\/id\/6773\/the-systemic-crisis-of-the-euro-true-causes-and-effective-therapies\">Flassbeck, Lapavitsas<\/a>). L\u2019esito \u2013 anche da un punto di vista meramente geoeconomico \u2013 \u00e8 stato squilibrante non solo entro l\u2019UE ma nell\u2019intera \u201ceconomia mondo\u201d: se fino al 2010 la bilancia dei pagamenti dell\u2019intera Eurozona era tendenzialmente in equilibrio col resto del mondo (il surplus tedesco venendo normalmente compensato dal deficit commerciale degli Stati membri mediterranei), a partire dal 2010 il surplus cresceva a livelli mai raggiunti prima e inconcepibili per un\u2019economia cos\u00ec vasta e cos\u00ec benestante (<a href=\"https:\/\/www.rosenbergesellier.it\/ita\/scheda-libro?aaref=1270\">Bellofiore et a<\/a>., 95). Che si trattasse di qualcosa di diverso da un\u2019autentica politica economica era parso gi\u00e0 chiaro a chi ha sempre diffidato delle dottrine ordoliberiste tedesche: le politiche economiche trainate dall\u2019export (che impongono la repressione della domanda interna e deflazione salariale) hanno visto la Germania frenare per decenni la propria crescita (e di conseguenza quella dei propri partner) di almeno l\u20191,5% del Pil all\u2019anno, lasciandosi dietro pi\u00f9 di un sospetto circa la loro reale finalit\u00e0 geopolitica (<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HsapactChUw\">Ciocca<\/a>). L\u2019esito di questo \u201csuccesso\u201d nella gara dell\u2019export \u00e8 stato destabilizzante anche all\u2019interno della societ\u00e0 tedesca: non si tratta solo del noto deficit di investimenti pubblici e privati che affliggono da anni la Germania, ma anche dell\u2019aumento impressionante dell\u2019indice di disuguaglianza (<a href=\"https:\/\/www.diw.de\/de\/diw_01.c.793802.de\/publikationen\/wochenberichte\/2020_29_1\/millionaerinnen_unter_dem_mikroskop__datenluecke_bei_sehr_ho___geschlossen______konzentration_hoeher_als_bisher_ausgewiesen.html\">DIW<\/a>). La qual cosa ha reso ampie fasce dell\u2019elettorato tedesco refrattarie a ogni discorso sulla solidariet\u00e0 europea e facili prede della retorica anti-immigrati e anti-UE di partiti \u201crevisionisti\u201d come AfD.<\/p>\n<p>L\u2019aforisma di Foucault sull\u2019imperativo della Germania post-nazista di non pensarsi come Stato-nazione bens\u00ec come <em>economia nazionale aperta<\/em>, andrebbe invero completato: non si \u00e8 trattato \u2013 per la Germania \u2013 solo di interdire a se stessa ogni idea di potenza dello Stato, bens\u00ec anche ogni idea di egemonia spaziale.<\/p>\n<p>Carl Schmitt aveva prospettato, ben prima del suo famoso <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=I9C9ZBncueM\"><em>Nomos della terra<\/em><\/a> del 1950, una soluzione per uscire dal diritto internazionale alla vigilia della guerra (<a href=\"https:\/\/www.duncker-humblot.de\/_files_media\/leseproben\/9783428471102.pdf\">Schmitt<\/a>): adattando la dottrina Monroe degli USA al contesto europeo e alla dottrina razziale nazista, la proposta di Schmitt rinnegava frontalmente l\u2019uguaglianza formale degli Stati e immaginava la contrapposizione di \u201cgrandi spazi\u201d (<em>Grossr\u00e4ume<\/em>), ciascuno incentrato su uno Stato guida cui sono subordinati Stati satellite (<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/geopolitica-del-novecento-dai-grandi-libro-mario-g-losano\/e\/9788861594852?srsltid=AfmBOooNGEYuf3OSuPHWfUuR3dc_sMzgsJpLJadJm47gI4pqn29mS_r0\">Losano<\/a> 59ss.). Dopo la fine della guerra fu rinvenuto nell\u2019Archivio del Ministero degli Esteri tedesco un progetto di trattato fra Germania, Italia e Giappone sulla configurazione dei grandi spazi in Europa e nell\u2019Est asiatico, il cui preambolo parlava della \u00abnecessit\u00e0 storica di trasformare i Grandi Spazi in Comunit\u00e0 internazionali di tipo nuovo e con una propria personalit\u00e0 giuridica\u00bb. Quei grandi spazi avrebbero dovuto proteggere gli Stati dal \u00abtimore dell\u2019oppressione da parte di potenze e influenze intruse\u00bb. Quel progetto distopico fall\u00ec, nella sua modalit\u00e0 bellicistica e razziale, per poi rinascere \u2013 in Europa occidentale \u2013 nella sua versione pacifica (e pacifista?) di un\u2019egemonia economica fondata sul consenso e\/o l\u2019organizzazione internazionale utopicamente tendente al federalismo (Losano 71ss.). Gli storici hanno rilevato plurime tracce di una riconversione di piani, idee, protagonisti del <em>Grossraum<\/em> nazista in altrettanti piani, idee e protagonisti della costruzione dell\u2019Europa funzionalista dei primi anni (<a href=\"https:\/\/academic.oup.com\/ehr\/article-abstract\/136\/583\/1574\/6406739\" class=\"broken_link\">Heilbronner<\/a>). L\u2019aspirazione di fondo, al di l\u00e0 del progetto razziale nazista, di difendere il continente europeo dalla minaccia bolscevica (soprattutto) e (poi) dall\u2019egemonia economica degli USA era condivisa dalle \u00e9lite post-liberali di altri Paesi europei (<em>ibidem<\/em>, p. 1585ss.).<\/p>\n<p>Chi, tra i migliori giuristi tedeschi studiosi dell\u2019UE, ha analizzato il progetto del <em>Grossraum<\/em> nazista, ha concluso che si trattava di un\u2019entit\u00e0 nebulosa anche sotto il profilo economico (oltre che giuridico, amministrativo, ecc.), di cui era chiaro soltanto il primato della volont\u00e0 dello Stato-guida sugli Stati satellite (<a href=\"https:\/\/cadmus.eui.eu\/handle\/1814\/180\">Joerges<\/a>). Specularmente, l\u2019Unione europea \u00e8 un\u2019entit\u00e0 volutamente nebulosa quanto alla gerarchia materiale tra i suoi Stati membri, ma di cui \u2013 a partire dalle riforme \u201cche hanno salvato l\u2019euro\u201d \u2013 \u00e8 inequivoco l\u2019indirizzo politico-economico fondamentale (il mercantilismo di stampo tedesco).<\/p>\n<p>Un importante storico inglese studioso dell\u2019integrazione europea ha cercato di dimostrare come quest\u2019ultima, lungi dall\u2019essere un progetto di progressiva e incrementale federalizzazione tra Stati europei desiderosi di trasformarsi negli Stati Uniti d\u2019Europa, \u00e8 nata e avanzata come progetto di governi nazionali guidati da due priorit\u00e0: imbrigliare la Germania e sostenere le preferenze politiche interne, in modo da salvare il modello di Stato-nazione dalla catastrofe della guerra e dalla fine del colonialismo europeo (<a href=\"https:\/\/www.routledge.com\/The-European-Rescue-of-the-Nation-State\/Milward\/p\/book\/9780415216296?srsltid=AfmBOoqg9VV2FXV3pbvEg9gEjeRJsQo27MjYnaciLZ2uLgLh1I0uKYks\">Milward<\/a>). Questo quadro, tuttavia, appare coerente con gli sviluppi avutisi fino alla fine della guerra fredda, la riunificazione tedesca e il varo della moneta unica, ove la rete concepita (specie dalla Francia e dalla Commissione Delors) per tenere imbrigliata la Germania al resto della \u201cVecchia Europa\u201d si \u00e8 rivelata non solo troppo debole ma convertibile in un volano per la stessa egemonia economica tedesca sul resto dell\u2019Unione. Le radici di questo squilibrio risalgono, invero, alla fine di Bretton Woods, che era poi quel reticolo di istituzioni che consentivano agli USA di usare egemonia verso il resto del Mondo e di assumersene la responsabilit\u00e0, secondo un modello di capitalismo \u201cembedded\u201d, imbrigliato in regole e istituzioni internazionali (<em>in primis<\/em>, controllo della circolazione dei capitali) e addomesticato dalle logiche di pieno impiego keynesiane. Dal crollo di quel modello \u00e8 scaturita l\u2019egemonia <em>irresponsabile<\/em> degli USA, da cui, a sua volta, \u00e8 derivata quella tedesca, <em>diversamente irresponsabile<\/em>.<\/p>\n<p>La retorica del <em>Grossraum Europa<\/em> e i discorsi sull\u2019egemonia europea della Germania nazista (affermatisi dopo un\u2019iniziale fase \u201ceuroscettica\u201d del nazionalsocialismo) erano tali da rendere impronunciabile, nella Germania federale del Secondo dopoguerra, la parola \u201cegemonia\u201d (<a href=\"https:\/\/www.rivisteweb.it\/doi\/10.1402\/80506\">Streeck<\/a>). Un tab\u00f9 che \u00e8 perdurato fino ai nostri giorni, nonostante l\u2019evidente ruolo egemonico giocato dalla Germania, specie dopo la riunificazione. Il perpetuarsi di quel tab\u00f9, contro ogni evidenza materiale, \u00e8 equivalso a irresponsabilit\u00e0, se non soggettiva senz\u2019altro oggettiva. Oggi l\u2019estrema destra tedesca di AfD non osa (ancora) pronunciare la parola \u201cegemonia tedesca\u201d, mentre non disdegna riferimenti alla teoria del <em>Grossraum<\/em> di Carl Schmitt, per scimmiottare l\u2019invocazione al multipolarismo di Putin e di Xi, non certo per portare acqua al mulino dell\u2019europeismo antiegemonico delle Carte dei diritti e della solidariet\u00e0 europea, bens\u00ec per accodarsi alle critiche strumentali all\u2019universalismo dei diritti umani (<a href=\"http:\/\/www.endstation-rechts.de\/news\/afd-politiker-berufen-sich-auf-ns-kompatibles-grossraum-konzept\">Pfahl-Traughber<\/a>; <a href=\"https:\/\/www.zdf.de\/nachrichten\/politik\/deutschland\/afd-multipolare-weltordnung-bensmann-100.html\">Janzen<\/a>). In questo trovando pieno sostegno nella nuova amministrazione Trump. Quest\u2019ultima \u00e8 soltanto l\u2019espressione pi\u00f9 estremizzata di una tendenza statunitense iniziata gi\u00e0 all\u2019inizio del Duemila che ha visto gli USA reagire all\u2019aumento di potenza di Cina, India, ecc., nelle istituzioni multilaterali (WTO <em>in primis<\/em>) ricorrendo al boicottaggio di queste stesse istituzioni e del multilateralismo <em>tout court<\/em>, preferendo ricorrere alla logica del <em>divide et impera<\/em>, ossia ricorrendo a negoziazioni bilaterali con i singoli Stati, specie i pi\u00f9 deboli. Sostenere prima la <em>Brexit<\/em> e, attraverso AfD, un\u2019eventuale <em>Germanexit<\/em>, sembra l\u2019applicazione all\u2019UE di tale strategia.<\/p>\n<p>Il <em>Grossraum<\/em> non era fondato su una Costituzione, bens\u00ec su un trattato. Che i destini di UE e Germania siano in qualche modo convergenti \u00e8 rispecchiato anche dal rebus della loro Costituzione: come l\u2019UE, nonostante si proclami dal lontano 1963 un\u2019entit\u00e0 indipendente e autonoma dal diritto internazionale (Corte di giustizia, <a href=\"https:\/\/curia.europa.eu\/juris\/showPdf.jsf?text=&amp;docid=87120&amp;pageIndex=0&amp;doclang=it&amp;mode=lst&amp;dir=&amp;occ=first&amp;part=1&amp;cid=3768926\"><em>Van Gend<\/em><\/a>, 1963) dotata di una propria \u201ccarta costituzionale\u201d (Corte di giustizia, <a href=\"https:\/\/curia.europa.eu\/juris\/showPdf.jsf?text=&amp;docid=92818&amp;pageIndex=0&amp;doclang=IT&amp;mode=lst&amp;dir=&amp;occ=first&amp;part=1&amp;cid=3768926\"><em>Le Vert<\/em><\/a>, 1986), continua a fondarsi su due trattati internazionali, cos\u00ec la Germania continua a fondarsi su un atto volutamente non intitolato \u201cCostituzione\/Verfassung\u201d bens\u00ec \u201cLegge fondamentale\/Grundgesetz\u201d. Come l\u2019UE ha fallito nel darsi una propria Costituzione, con il maldestro tentativo del 2004 naufragato nei referendum olandese e francese del 2005, cos\u00ec la Germania si \u00e8 sottratta alla promessa costituzionale iscritta nella sua Legge fondamentale (<a href=\"https:\/\/www.gesetze-im-internet.de\/englisch_gg\/englisch_gg.html#p0878\">art. 146<\/a>) di dar vita a un autentico processo costituente all\u2019atto della sua agognata riunificazione. Quest\u2019ultima si fonda, ancor oggi, sul \u201cTrattato di riunificazione\u201d del 1990 (che qualcuno ha cupamente ma lucidamente ribattezzato \u201cAnnessione\u201d: <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/anschluss-annessione-unificazione-della-germania-libro-vladimiro-giacche\/e\/9788832176377?srsltid=AfmBOoqqyKiBc6N5MdW1loWVFCCcDh_Hz5gA3r8b_3eeo3JPedhbiurR\">Giacch\u00e8<\/a>), che, a sua volta, si basa sul pi\u00f9 \u201cburocratico\u201d art. 23 della Legge fondamentale, oggi abrogato, che ne consentiva l\u2019estensione ad \u201caltre parti della Germania\u201d. Un\u2019autentica fase costituente avrebbe avuto \u201cl\u2019effetto simbolico di non far sentire alla popolazione della DDR che qualcosa era stato imposto loro, ma che avevano partecipato alla creazione dell\u2019ordinamento giuridico\u201d dell\u2019intero Paese (<a href=\"https:\/\/verfassungsblog.de\/die-krise-und-die-versprechen-der-demokratie-in-der-longe-duree-des-20-jahrhunderts\/\">Grimm<\/a>). E\u2019 tutt\u2019altro che certo che tale processo costituente sarebbe bastato, da solo, a scongiurare future spaccature, ma \u00e8 chiaro che ci\u00f2 contribuisce oggi ad alimentare quel senso di subalternit\u00e0 nei cittadini tedeschi dell\u2019Est, i quali tendono \u201ca credere che la promessa di uguaglianza della Legge fondamentale non sia stata realizzata\u201d (<a href=\"https:\/\/verfassungsblog.de\/leerstelle-ostdeutschland\/\">Lorenz<\/a>).<\/p>\n<p>La Germania ha, in fondo, rispecchiato quanto avvenuto nelle economie nazionali dell\u2019Europa centrorientale integrate nella sua economia esportatrice: un parallelo e crescente processo di integrazione (economica) esterna e disintegrazione (sociale) interna (<a href=\"https:\/\/www.francoangeli.it\/libro?id=28632\">Guazzarotti<\/a>). Integrazione economica esterna sempre pi\u00f9 accentuata con l\u2019Eurasia (Cina e Russia) e sempre pi\u00f9 debole rispetto all\u2019Europa mediterranea; disintegrazione sociale interna, che dalla linea di faglia Est-Ovest si allarga all\u2019intera societ\u00e0, tramutandosi nella rivolta guidata dalla forza \u201cantisistema\u201d di AfD. Il paradosso \u00e8 che quest\u2019ultima, mentre rifiuta di riconoscere agli immigrati il ruolo cruciale che spetta loro nella \u201cmacchina produttiva\u201d tedesca, \u00e8 perfettamente consapevole dell\u2019insostituibilit\u00e0 del legame economico con la Russia.<\/p>\n<p>Non sappiamo cosa produrr\u00e0 questo intreccio di contraddizioni nella politica tedesca dopo le elezioni del 23 febbraio 2025. Ma \u00e8 chiaro che l\u2019UE ne rifletter\u00e0 gli andamenti. Come la riforma dell\u2019UE in senso deflattivo del 2011-2013 \u00e8 stata preceduta dalla revisione costituzionale tedesca del 2009 che ha introdotto il famigerato \u201c<em>Schuldenbremse<\/em>\u201d (freno al debito), cos\u00ec la revisione (impossibile ma necessaria) dei Trattati europei non potr\u00e0 che dipendere dall\u2019abrogazione di quella norma costituzionale tedesca. L\u2019amaro paradosso \u00e8 stato quello per cui il nuovo Patto di stabilit\u00e0 del 2024 ha tradito anni di proposte per l\u2019inversione dello spirito deflattivo del vecchio Patto (voluto sempre dai tedeschi nel 1997) a causa della disperata lotta del (micro) Partito liberale tedesco contro la propria estinzione guidata dal Ministro delle finanze Lindner, poi resosi responsabile delle elezioni anticipate e infine dimessosi dopo la disfatta del suo partito alle ultime elezioni.<\/p>\n<p>Uscire dalla crisi tedesca ed europea \u201cda sinistra\u201d sembra davvero un\u2019utopia. Gli USA di Trump potrebbero rendere pericolosamente concreta la distopia di un\u2019uscita dalla crisi attraverso il riarmo dei Paesi UE, uniti dalla \u201caffratellante\u201d esigenza di economie di scala dell\u2019industria bellica europea. La storia dello <em>Eurofighter<\/em>, che ha visto per decenni collaborare imprese britanniche e tedesche prima della Brexit potrebbe essere istruttiva.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[*]<\/a> Articolo (ri)pubblicato con il consenso di <a href=\"https:\/\/fuoricollana.it\/\"><em>fuoricollana.it<\/em><\/a>.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Guazzarotti[*] L\u2019anomalia tedesca \u00e8 l\u2019anomalia dell\u2019UE: una Nazione cui era interdetto, dopo la disfatta del Terzo Reich, il perseguimento della propria prosperit\u00e0 attraverso la forza dello Stato, e che sceglieva, pertanto, di basare quella prosperit\u00e0 sull\u2019economia e derubricare lo Stato a mero apparato servente.<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2025\/02\/25\/grossraum-europa-o-dellirresponsabile-egemonia-tedesca\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2025%2F02%2F25%2Fgrossraum-europa-o-dellirresponsabile-egemonia-tedesca%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" style=\"background-color:#0765FE;width:35px;height:35px;display:inline-block;opacity:1;float:left;font-size:32px;box-shadow:none;display:inline-block;font-size:16px;padding:0 4px;vertical-align:middle;background-repeat:repeat;overflow:hidden;padding:0;cursor:pointer;box-sizing:content-box\"><svg style=\"display:block;\" focusable=\"false\" aria-hidden=\"true\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"100%\" height=\"100%\" viewBox=\"0 0 32 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