{"id":9847,"date":"2026-03-18T11:20:20","date_gmt":"2026-03-18T10:20:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=9847"},"modified":"2026-03-18T11:20:25","modified_gmt":"2026-03-18T10:20:25","slug":"oltre-il-referendum-costituzione-e-mitologia-securitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2026\/03\/18\/oltre-il-referendum-costituzione-e-mitologia-securitaria\/","title":{"rendered":"Oltre il referendum: Costituzione e mitologia securitaria"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"9848\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2026\/03\/18\/oltre-il-referendum-costituzione-e-mitologia-securitaria\/sartre-vergogna\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/sartre-vergogna.jpg\" data-orig-size=\"450,543\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"sartre-vergogna\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/sartre-vergogna-249x300.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/sartre-vergogna.jpg\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-9848\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/sartre-vergogna-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>di <strong>Claudio Stefano Tani<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Ogni forma di fascismo si realizza attraverso la collera degli imbecilli<\/em>\u201d (Leonardo Sciascia, <em>Fine di un carabiniere a cavallo- Saggi letterari 1955\/1989<\/em>, 2016, p.61). L\u2019imbecillit\u00e0 come categoria della politica. Don Gaetano, custode dell\u2019Eremo di Zafer, confessava di guardare troppo spesso la televisione per potersi dire immune dalla \u201c<em>lebbra dell\u2019imbecillit\u00e0\u2026Perch\u00e9, me ne confesso<\/em>, <em>la<\/em> <em>contemplazione dell\u2019imbecillit\u00e0 \u00e8 il mio vizio\u201d<\/em> (Leonardo Sciascia, <em>Todo modo<\/em>, 1974, Adelphi 1995, 21).<!--more--><\/p>\n<p>La caratteristica dei fascisti, non come seguaci di un partito politico ma come persone immature presenti in tutti gli ambienti sociali, \u00e8 di non porsi domande su ci\u00f2 che fanno.\u00a0\u00a0Vale la pena di ricordare che \u00e8 ancora vigente la XII Disposizione finale della Costituzione che vieta la riorganizzazione \u201c<em>sotto qualsiasi forma\u201d<\/em> del disciolto partito fascista, ossia in prospettiva storica ogni sua manifestazione, non solo quelle catalogabili con i caratteri lugubri e buffoneschi del ventennio. La Corte costituzionale (sent. 254\/1974) scrisse che la XII\u00a0 Disposizione finale \u201c<em>ha conferito in modo tassativo al legislatore non solo la potest\u00e0-dovere di fissare sanzioni penali in casi di violazione del divieto costituzionale di ricostituzione del disciolto partito fascista, ma anche di ricercare il modo e le forme pi\u00f9 idonei e pi\u00f9 incisivi per la realizzazione della pretesa punitiva, pur nella salvaguardia dei diritti fondamentali che la Costituzione riconosce a tutti i cittadini, al fine di combattere il pi\u00f9 efficacemente e sollecitamente possibile quel pericolo che la citata disposizione, in accordo con l\u2019ispirazione antifascista della nostra Costituzione ha inteso direttamente e imperativamente prevenire. In sostanza la legge, in tutti i suoi aspetti, e quindi anche in quello processuale, si inserisce nel vasto quadro di quelle esigenze politiche e sociali delle quali lo stesso Costituente ha voluto farsi interprete vincolante<u>.<\/u>\u201d<\/em>. Il vincolo cui si riferiva la Corte riguarda, senza possibilit\u00e0 di equivoci, ogni espressione pi\u00f9 o meno camuffata di ricostituzione di un partito fascista.<\/p>\n<p>La storia repubblicana avrebbe insegnato che il fascismo, con la mafia la pi\u00f9 grande vergogna dell\u2019Italia, non era stato una parentesi, ma la profonda conseguenza di uno Stato fragile, \u201c<em>borsaiuolo<\/em>\u201d (L. Sciascia, <em>Todo modo<\/em>, cit.115)<em>.<\/em> Don Gaetano si rivolge al ministro e al presidente, convenuti per gli annuali esercizi spirituali a Zafer, dove si consuma il <em>noir <\/em>degli omicidi tra ricatti politici trasversali: \u201c<em>spero non mi darete il dolore di dirmi<\/em> <em>che lo stato c\u2019\u00e8 ancora<\/em>&#8230; <em>Alla mia et\u00e0, e con tutta la fiducia che ho avuto in voi, sarebbe una rivelazione insopportabile<\/em>. <em>Stavo cos\u00ec tranquillo che non ci fosse pi\u00f9\u2026\u201d <\/em>(<em>Todo modo<\/em>, cit.,116).<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>La domanda per lo storico e per il giurista \u00e8 perch\u00e9 sia mancata una seria distinzione tra piano storico e piano politico che rendesse possibile che Resistenza e antifascismo diventassero per tutti elementi costitutivi e non discriminatori della Repubblica. Tentativi seri vi sono stati come il convegno del 1998 sulle leggi fasciste contro gli ebrei indetto da Luciano Violante presso la Camera dei Deputati in collaborazione con gli Istituti per la storia della Resistenza e il Ministero della pubblica istruzione. Ogni tentativo \u00e8 fallito &#8211; forse prevedibilmente si pu\u00f2 dire, senza sminuirne il valore e senza recriminazioni inutili &#8211; perch\u00e9 per il centro-destra non sono mai state da criticare le diverse interpretazioni della Resistenza, ma doveva essere rimossa la stessa Resistenza come problema politico e presupposto della Repubblica. Bersagliati da ogni specie di revisionismo, facciamo sempre pi\u00f9 fatica a combattere le menzogne che in versioni attualizzate, hanno ricominciato a diffondersi nella memoria individuale e collettiva.<\/p>\n<p>Con il mutamento della situazione politica generale, accelerato a partire dagli anni Novanta, il lascito politico e culturale dell\u2019Assemblea costituente ha ceduto al suprematismo di classe e coloniale di un nuovo fascismo, nazionale e internazionale. Si \u00e8 consolidato il muro di classe e si \u00e8 consumata la delegittimazione della Costituzione e delle sue idee fondanti umanitarie, evoluzioniste, in parte marxiste, in parte cattoliche e in parte liberali; un processo di erosione che, anche a prescindere dal risultato, comunque importantissimo, del prossimo referendum del 22 &#8211; 23 marzo, non si fermer\u00e0, solo che si consideri che molti dei contrari alla riforma lo sono soltanto perch\u00e9 \u00e8 mal congeniata, non per fondamentali ragioni storiche e politiche; il che non lascia presagire nulla di buono.<\/p>\n<p>In tutta la storia italiana la Costituzione \u00e8 stata il tentativo pi\u00f9 serio di guadagnare le classi subalterne non a un modello democratico prefigurato in astratto (anche perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 un \u201cmodello\u201d nella storia), ma all\u2019esercizio nuovo per loro della democrazia, che fino ad allora era stata riserva delle \u00e9lites nobiliari e dell\u2019alta borghesia. Queste ultime, pur negli scontri politici, cetuali e generazionali, forti di un\u2019esperienza e di una cultura politica consolidate nell\u2019esercizio del potere, hanno dimostrato una notevole capacit\u00e0 di\u00a0 riconversione e adattamento, custodendo integri i propri tratti culturali di base e con essi il proprio potere, anche a danno della media e piccola borghesia che stava dalla loro parte nella solita illusione di riuscire a ricavarne, almeno di rimessa, qualche vantaggio (cfr. Maria Malatesta, <em>Storia di una \u00e9lite &#8211; La nobilt\u00e0 italiana dal risorgimento agli anni sessanta,<\/em> Torino, 2022). La sconfitta del fascismo, oltre al concorso tra guerra patriottica, civile e di classe, fu anche l\u2019esito di questa competizione interna alle <em>\u00e9lites<\/em>; ma la loro lealt\u00e0 verso la democrazia costituzionale \u00e8 sempre stata con riserva, revocabile appena se ne fosse presentata l\u2019occasione e ora nella nuova situazione politica sono tornate al loro tradizionale posto alla destra, anche pi\u00f9 estrema, dello schieramento.<\/p>\n<p>Quel che \u00e8 mancato \u00e8 la capacit\u00e0 dei tremuli successori delle componenti politiche che fondarono la Repubblica di interpretare i tempi nuovi facendo leva su una Costituzione non solo di principi, ma di energie e mezzi per attuarli e che \u00e8 stata dissanguata, con la rinuncia apertamente rivendicata o tacita ai mezzi indicati nella prima parte, riguardante i rapporti civili, etico-sociali, economici e politici che servivano per realizzare i fini stabiliti nei principi fondamentali. La legislazione tributaria dal 1983 in poi e la riforma (l. cost. 1\/2012) degli articoli 81 e 97 della Costituzione hanno distrutto lo stato sociale.<\/p>\n<p>Il <em>welfare<\/em> degli anni Settanta e Ottanta (statuto dei lavoratori, legge 160 sulla droga, legge 180 sui manicomi, assestamento <em>ope legis<\/em> del personale universitario, riforma sanitaria, decentramento politico-amministrativo, equo canone, smilitarizzazione della polizia) e le leggi sui diritti civili (divorzio e interruzione di gravidanza), anche in forza del sistema elettorale allora vigente, furono la continuazione dell\u2019antifascismo politico e l\u2019affermazione del nesso tra democrazia, antifascismo, sviluppo economico e stato sociale (Franco De Felice, <em>Nazione e sviluppo<\/em>: <em>un nodo non sciolto<\/em>, in <em>Storia dell\u2019Italia repubblicana<\/em>, vol. II, <em>La trasformazione dell\u2019Italia<\/em>: <em>sviluppo e squilibri<\/em>, pp. 783 ss., Einaudi, Torino 1995; Giovanni De Luna, <em>La storia sempre<\/em> <em>nuova dei quotidiani<\/em>, in <em>Fascismo e antifascismo<\/em>, a cura di Enzo Collotti, pp. 445 ss., Laterza, 2000).<\/p>\n<p>Lo \u201csdoganamento\u201d degli anni Novanta della destra neofascista, nonostante la storia mai veramente ripudiata da cui nasceva, fu salutato come una redenzione, l\u2019attesa svolta dopo una <em>conventio ad escludendum<\/em> durata troppo a lungo e diede inizio al processo di delegittimazione storico-politica della Costituzione, con l\u2019attacco concentrato, anche con leggi elettorali incostituzionali, al binomio democrazia-sviluppo dello Stato sociale.<\/p>\n<p>La Costituzione era un testo complesso e razionale di principi, di regole e di indicazioni attuative, una mediazione ad altissimo livello tra contrasti politici e ideologici assai aspri, l\u2019unico vero \u201c<em>compromesso storico<\/em>\u201d mai realizzato, <em>\u201cargine al passato e limite alla politica<\/em>\u201d (<abbr class='c2c-text-hover' title='Professore ordinario di Diritto costituzionale - Universit\u00e0 di Ferrara'>Roberto Bin<\/abbr>, <em>Capire la Costituzione<\/em>).<\/p>\n<p>La Costituzione era un atto pensato da dirigenti politici dotati del dono descritto da Dante attraverso il poeta Stazio che riconosce i propri debiti verso Virgilio, colui che fece \u201c\u2026<em>come quei che va di notte, che porta il lume dietro e a s\u00e9 non giova, ma dopo s\u00e9 fa le persone dotte\u2026\u201d<\/em> (<em>Purgatorio<\/em>, XXII, 67-69). Nel 1946 non si trattava di debiti religiosi e di illuminare la scala che porta a Dio e alla Rivelazione; fuor di metafora, in un mondo che doveva rialzarsi dopo la catastrofe di mezzo secolo di generazioni falcidiate in due guerre mondiali, lo scopo dei Costituenti era di rendere le nuove generazioni consapevoli del cammino che le attendeva, preparandole alle nuove esigenze di giustizia, a un nuovo \u201c<em>tempo umano<\/em>\u201d: <em>\u201cSecol si rinova; torna giustizia e primo<\/em> <em>tempo umano<\/em>\u201d (<em>Purgatorio<\/em>, XXII,70-71).<\/p>\n<p>I classici interrogano la contemporaneit\u00e0; ora ancora di pi\u00f9, in tempi di guerre che fanno regredire <em>\u201calla psicologia dei tempi dei Neanderthal\u201d<\/em>, come scrisse una grande rivoluzionaria, assassinata il 5 gennaio 1919 dalle milizie del Freikorps, i corpi paramilitari anticomunisti reclutati dal ministro socialdemocratico Gustav Noske (Rosa Luxemburg, <em>Lettera del 27 agosto 1917 a Hans Diefenbach<\/em> da <em>Un ardente desiderio di primavera, <\/em>Ed. Casagrande, 2025, p. 116).<\/p>\n<p>Tutta la prima parte della Costituzione era la consacrazione delle idee di Rousseau: un arsenale delle libert\u00e0 (<em>Il<\/em> <em>contratto sociale<\/em>), il limite alla trasformazione della propriet\u00e0 in usurpazione e alla disuguaglianza come mezzo di dominio (<em>Discorso sull\u2019origine della disuguaglianza<\/em>), l\u2019affermazione che educare significa rispettare l\u2019uomo e il ritmo dello sviluppo, non piegarlo a fini esterni <em>(Emile<\/em>).<\/p>\n<p>La Costituzione \u00e8 stata usurpata da scorribande, dalla smodata ambizione di intelligenze minime, perch\u00e9 la complessit\u00e0 descritta da <abbr class='c2c-text-hover' title='Professore ordinario di Diritto costituzionale - Universit\u00e0 di Ferrara'>Roberto Bin<\/abbr> come \u201c<em>argine al passato e limite alla politica\u201d<\/em> &#8211; in un Paese non allenato alla complessit\u00e0, ma all\u2019ossequio e all\u2019obbedienza &#8211; \u00e8 nemica delle intelligenze minime, le quali, come avrebbe detto Sciascia, sono pi\u00f9 a loro agio nella zona confortevole dell\u2019imbecillit\u00e0 dei luoghi comuni da dove consolidano il loro potere.<\/p>\n<p>Nell\u2019argine al passato si \u00e8 aperta una breccia sempre pi\u00f9 larga. Siamo da troppo tempo in una crisi normativa senza sbocchi, un sistema di regole scritte in modo avventuristico, senza senso di responsabilit\u00e0, parole senza ragionamento.<\/p>\n<p>Siamo in un sistema che predica legge e ordine, ma persegue il disordine come programma per giustificare le limitazioni della libert\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo contesto che si voter\u00e0 nel referendum sulla pi\u00f9 pericolosa, per ora, proposta di legge di riforma costituzionale, che tutto si propone, tranne di fare fronte all\u2019inadeguatezza del sistema giudiziario. Il sistema penale non sar\u00e0 pi\u00f9 giusto, n\u00e9 pi\u00f9 imparziale e anzi aggraver\u00e0 la persecuzione dei pi\u00f9 deboli per quali il carcere \u00e8 diventato la forma esclusiva della pena, non un sistema di garanzie fino al termine di un giusto processo, ma un dispositivo disciplinare preventivo e spesso tragico di controllo sociale.<\/p>\n<p>L\u2019ordinamento penale ha aumentato la funzione di disciplinamento e di controllo sociale (Foucault); il sistema giudiziario non \u00e8 pi\u00f9 pensato come garanzia di ordine, ma come un meccanismo di protezione della propriet\u00e0 (non di quella piccola, che rimane esposta alla violenza legale e sociale), dei privilegi delle classi dominanti, della casta degli alti burocrati e dei politici per i quali non bastando pi\u00f9 i privilegi delle immunit\u00e0 di carica si eliminano i reati scomodi. Mentre con i vari decreti sicurezza, che avrebbero dovuto far saltare sulla sedia tutti gli avvocati penalisti, si sono inventati ossessivamente nuovi reati per le classi inferiori, la \u201c<em>plebe odiosa<\/em>\u201d da emarginare e disconoscere.<\/p>\n<p>Ci dicono che tutte le istituzioni devono andare nella stessa direzione e che i giudici devono rispettare la volont\u00e0 popolare di cui le variabili maggioranze governative sarebbero espressione; cos\u00ec si nega sia il principio dell\u2019assoggettamento del giudice soltanto alla legge e sia la garanzia di indipendenza, che in uno Stato di diritto realizzano l\u2019unico collegamento possibile tra il giudice \u2013 che non \u00e8 elettivo, non ha un\u2019investitura politica e quindi non \u00e8 politicamente responsabile \u2013 e la <em>sovranit\u00e0 popolare <\/em>di fronte alla quale non i magistrati, ma soltanto il Parlamento e il Governo sono politicamente responsabili, con il solo dovere di guardare agli interessi generali della comunit\u00e0 e non a quelli particolaristici di partito (art. 67 Cost.). Non \u00e8 possibile altro rapporto tra giudice e sovranit\u00e0 popolare, cercando nella politica canali di collegamento della magistratura con una presunta volont\u00e0 popolare, perch\u00e9 senn\u00f2 si altera la gerarchia di posizioni tra il giudice e la legge e si finisce per stabilire arbitrarie e pericolose forme di responsabilit\u00e0 politica incompatibili con la garanzia di indipendenza di giudici e pubblici ministeri.<\/p>\n<p>La riforma \u00e8 presentata come uno strumento legale senza apparenti rotture istituzionali, ma in realt\u00e0 \u00e8 politicamente distruttiva, perch\u00e9 arriva al culmine di una stagione politica in cui ha trovato sempre pi\u00f9 seguito la linea della stretta repressiva, una propaganda efficace di guerra ai diritti, il suicidio della democrazia, in cui governi e parlamenti dell\u2019era securitaria fanno a gara ad emularsi in una competizione in cui sono rifiutati gli strumenti culturali per interrogare la complessit\u00e0 della storia e quindi del presente.<\/p>\n<p>Nella guerra ai diritti non si fanno eccezioni soltanto a favore di politici o imputati eccellenti, ma addirittura eccezioni di \u201cgenere\u201d, come la fascistica pretesa di cui al disegno di legge n.1715 in tema di violenza sessuale, a tutto assurdo vantaggio dell\u2019imputato, di imporre alla donna l\u2019onere della prova del dissenso, della volont\u00e0 contraria al rapporto sessuale dato che, beninteso, \u00e8 sempre lei che deve essere processata e sentire vergogna. Anche qui il silenzio della maggioranza dei penalisti.<\/p>\n<p>\u00a0Con l\u2019art. 3 della Costituzione, \u00a0che non riguarda soltanto il minimo di pari dignit\u00e0 e giustizia sociale tra uomini e donne, ma l\u2019assoluta libert\u00e0 personale e la perfetta uguaglianza nei rapporti, anche come tutela dell\u2019onore e della propria sessualit\u00e0, \u00a0ci eravamo illusi che fosse per sempre rifiutato l\u2019odioso retaggio inconfessabile del fascismo dell\u2019impossibilit\u00e0 che la donna possa sottrarsi all\u2019endiadi madre e\/o puttana e del fatto che per il fascismo \u00e8 scandaloso il riconoscimento del femminile <em>tout court<\/em>, come educazione sentimentale e <em>\u201ccoscienza di una dignit\u00e0 da preservare<\/em>\u201d, prima ancora di diventare scelta politica che porta a rigettare il fascismo come corpo estraneo. Di questo parlava Lalla Romano nel 1979 nel suo <em>Una giovinezza inventata<\/em> e ora ci parla Elisa Donzelli nel recente \u201c<em>Inventare la memoria:<\/em> <em>giovinezza e antifascismo: Lalla Romano, Mario Soldati, Carlo Levi<\/em> (Marsilio-Saggi\/Storia, 2025), un saggio che invita a immaginare, ora nel presente, l\u2019impatto dell\u2019oscurantismo fascista su vite e su corpi non conformi alla sanit\u00e0 e alla virilit\u00e0 littorie.<\/p>\n<p>Primo Levi all\u2019inizio della <em>Tregua <\/em>racconta che a guerra finita un gruppo di sopravvissuti incontra ad Auschwitz quattro soldati liberatori dell\u2019Armata Rossa, i quali <em>non parlavano, non sorridevano, apparivano oppressi<\/em>, <em>oltre che da piet\u00e0, da un confuso ritegno\u201d<\/em>, la vergogna per il male commesso da altri. <em>\u201cEra la stessa vergogna a noi ben nota<\/em>\u201c (P. Levi, <em>La tregua<\/em>, Einaudi, 1997, p.4).<\/p>\n<p>In Italia soltanto Luce D\u2019Eramo nel 1979, nel suo capolavoro <em>Deviazioni<\/em>, render\u00e0 con pari intensit\u00e0 il tema della vergogna e della complicit\u00e0 tra vittime e colpevoli nella sua storia di ragazza di buona famiglia fascistissima di un sottosegretario della repubblica di Sal\u00f2, che si arruola volontaria nei <em>lager<\/em> nazisti, finisce per toccare il fondo di uno \u201c<em>sviamento<\/em>\u201d e diventare una vittima che, una volta risalita dall\u2019altra parte, si vergogna di essere sopravvissuta, in un mondo accecato che, con un processo di rimozione collettiva, si illude che ci\u00f2 che \u00e8 accaduto non potr\u00e0 pi\u00f9 accadere.<\/p>\n<p>\u00a0E\u2019 da poco in libreria una raccolta di saggi di Carlo Ginzburg, scritti tra il 2005 e il 2024, <em>Il vincolo della vergogna \u2013 Letture oblique<\/em> (Adelphi, 2025). In un<em> p<\/em>ost <em>scriptum<\/em> di agosto 2025 al saggio del 2010, \u201c<em>Il vincolo della vergogna\u201d<\/em> che reca lo stesso titolo della raccolta, Ginzburg scrive di aver pensato a Primo Levi guardando all\u2019oggi, alla criminale risposta del governo israeliano al massacro del 7 ottobre, per dirsi convinto che negli uomini e donne delle comunit\u00e0 palestinesi che non si sono riconosciute nella violenza di Hamas sia sorto il sentimento di vergogna per il massacro. Egli \u00e8 anche convinto che almeno in una parte della societ\u00e0 israeliana e della diaspora ebraica sia presente il senso di vergogna per il massacro impietoso degli inermi che non si ferma e che \u201c<em>le soluzioni che vengono proposte dal governo israeliano sono ripugnanti e alimentano l\u2019antisemitismo, ripugnante sotto qualsiasi forma<\/em>\u201d (ivi, p. 27).<\/p>\n<p>La ripugnanza suscitata dal governo israeliano alimenta l\u2019antisemitismo di chi non sa distinguere tra uno Stato e un popolo reso complice della criminalit\u00e0 suo governo. Ma tutto il diritto internazionale si fonda sul principio di responsabilit\u00e0 dello Stato, per cui ogni Stato deve rispondere dei suoi crimini e dei suoi obblighi e Israele non fa eccezione perch\u00e9 per il diritto internazionale conta solo quello che fa e non la religione che professa.<\/p>\n<p>Viene in rilievo un altro aspetto dello stesso problema, ossia l\u2019inganno di proposte come quella del disegno di legge n.1722 approvato per ora dal Senato in tema di \u201c<em>Disposizioni di contrasto all\u2019antisemitismo\u201d<\/em>; una deviante forzatura della Risoluzione del Parlamento europeo \u00a0del 1\u00b0 giugno 2017 in tema di <em>\u201cLotta<\/em> <em>all\u2019antisemitismo\u201d,<\/em> nella misura in cui, prescindendo dalle violazioni commesse da Israele in quanto potenza occupante almeno dal 1967, identifica oggettivamente a priori come antisemite le manifestazioni di dissenso e di critica politica allo Stato israeliano e ogni forma di solidariet\u00e0 verso i palestinesi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 culturalmente, n\u00e9 moralmente azzardato rilevare che oggi i veri alimentatori che infiammano l\u2019antisemitismo sono, con quello israeliano, gli Stati che sostengono, materialmente o politicamente, una guerra spiegata all\u2019inizio come rappresaglia, ma che si \u00e8 manifestata subito come la fase finale di un lungo processo, iniziato almeno dal 1948, di metodica distruzione di un\u2019etnia e di una societ\u00e0 tra le pi\u00f9 colte al mondo. Gaza trasformata in un immenso <em>panottico<\/em> a cielo aperto. E la stessa fine attende il Libano e la Cisgiordania. Ovunque Israele applica il diritto civile soltanto ai coloni occupanti, mentre per i palestinesi, bambini compresi, applica la legge militare. I risultati sono noti.<\/p>\n<p>Se la riforma costituzionale passer\u00e0 la prova del referendum e in breve tempo sar\u00e0 approvato anche dalla Camera lo stesso testo legge sul contrasto all\u2019antisemitismo la domanda \u00e8: quale sar\u00e0 la linea interpretativa che verr\u00e0 dettata alle Procure della Repubblica nei confronti di ogni manifestazione culturale o politica di difesa dei diritti umani in Palestina? Tutti antisemiti, anzi antigiudaici per definizione da criminalizzare? Quale vita per l\u2019art. 21 della Costituzione, con la repressione di manifestazioni non contro una religione, ma contro uno Stato per quello che fa non per la religione che professa?<\/p>\n<p>Sul versante sociale, il mondo del lavoro \u00e8 nell\u2019instabilit\u00e0 assoluta, non soltanto nei livelli pi\u00f9 bassi e pi\u00f9 fragili della piramide economica e pi\u00f9 esposti alla violenza sociale e istituzionale. Il sistema giudiziario, ha molte colpe, ma non quella dell\u2019inefficienza e dell\u2019ingiustizia strutturali del sistema economico. Le morti sul lavoro sono sempre pi\u00f9 confinate tra le notizie di secondo ordine, come le morti in carcere o nei CPR; tanto, come dice Don Gaetano, \u201c<em>quello che non si sa non esiste\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Tuttavia \u201c<em>sorvegliare e punire<\/em>\u201d, appunto, societ\u00e0 disciplinare (Foucault) e societ\u00e0 del controllo (Deleuze), \u00e8 l\u2019unica risposta di classe ora a un livello pi\u00f9 alto e pi\u00f9 esteso sia dei governi di destra e sia di una sempre pi\u00f9 disorientata socialdemocrazia che sembra vergognarsi del suo stesso nome. Sono colpiti anche i quadri, da sempre massa di manovra a difesa della propriet\u00e0, sotto il controllo a loro volta di manager e avvocati e del loro sempre pi\u00f9 opaco e complesso sistema legale, che mette a rischio lo stato di diritto. La produzione legislativa, in tempi di neoliberismo estremo, non serve a dare giustizia, ma a difendere e aumentare la ricchezza di pochi e offrire loro strumenti legali per sottrarsi al controllo di qualsiasi altro potere.<\/p>\n<p>In ogni campo siamo dinnanzi al disastro sociale con molteplici cause; la principale il rifiuto di riconoscere la centralit\u00e0 e la dignit\u00e0 culturale, economica, sociale, ambientale del lavoro per salvare la democrazia. L\u2019altra causa pi\u00f9 preoccupante della decadenza, un veleno letale, \u00e8 la crisi dell\u2019istruzione, del rapporto tra strutture sociali, poteri economici e pratiche educative. L\u2019analfabetismo funzionale della Repubblica fondata sull\u2019ignoranza, con una scuola che non trasmette il dantesco amor di conoscenza e che invece della vita insegna la barbarie aveva ammonito Tullio De Mauro sin dagli anni settanta (<em>Storia linguistica dell\u2019Italia<\/em> <em>repubblicana<\/em>, Laterza, 2014 e in un\u2019intervista del 28 marzo 2016 a Filomena Sorrentino, <em>L\u2019analfabetismo italiano e la Repubblica fondata sull\u2019ignoranza<\/em>, in VNY &#8211; <em>La voce di New<\/em> <em>York \u2013 America oggi <\/em>); la questione educativa \u00e8 stata meritoriamente riproposta dalla pubblicazione dei saggi di Cesare Luporini dal 1962 al 1983 in <em>Luporini. Per una pedagogia critica<\/em>, a cura di Alessandro D\u2019Antone, Schol\u00e9, 2025).<\/p>\n<p>La proposta di riforma \u00e8 un inganno perch\u00e9 non persegue neppure lo sbandierato efficientismo secondo canoni meramente statistici, cio\u00e8 ad alto rendimento, che data la cronica mancanza di investimenti in uomini e mezzi rester\u00e0 un miraggio propagandistico; ma ha lo scopo eversivo di annullare per via normativa il valore dell\u2019interpretazione della legge, considerata un\u2019inammissibile interferenza del giudice rispetto al potere politico.<\/p>\n<p>La Costituzione era un <em>argine al passato<\/em> anche perch\u00e9 lasciava alle spalle il dogma <em>\u201ctutto nello Stato, niente fuori dallo Stato<\/em>\u201d e assumeva come fondamento la presenza di valori, elementi e fattori diversi, sociali, politici, culturali, associativi, il riconoscimento e la promozione di tutte le formazioni sociali e politiche di diversa ispirazione ove si svolge la personalit\u00e0 dell\u2019uomo (il cosiddetto pluralismo), fermo restando l\u2019unico limite della citata XII Disposizione finale. La mitologia securitaria ha abbattuto l\u2019argine. Il nuovo autoritarismo, almeno per ora, non ha di mira i principi fondamentali della Costituzione, ma le parti gi\u00e0 indebolite dei mezzi per darvi attuazione.<\/p>\n<p>L\u2019enfasi sulla cosiddetta \u201cseparazione delle carriere\u201d \u00e8 maturata in una situazione di costante volgere le spalle alla Costituzione e di progressivo decadimento dello stato di diritto. La matrice politica \u00e8 di classe, non \u00e8 una questione di autonomia e di indipendenza di giudici e pubblici ministeri gli uni dagli altri, gi\u00e0 garantita dalla diversit\u00e0 delle funzioni e dalle rigide condizioni di passaggio da una all\u2019altra funzione. La separazione istituzionale delle carriere, per i suoi presupposti politici, indebolir\u00e0 la difesa dei cittadini comuni che incapperanno nel processo penale, perch\u00e9 il pubblico ministero sar\u00e0 condizionato dalle direttive politiche sulle priorit\u00e0 dei reati da perseguire e su questa base controllato per i risultati raggiunti, in due parole il numero di condanne e per fare questo non vi \u00e8 bisogno di una formale sottomissione al Governo, perch\u00e9 la subordinazione si realizza da s\u00e9.<\/p>\n<p>La bugiarda dichiarazione di guerra alla \u201clottizzazione\u201d nel Csm &#8211; in realt\u00e0 una guerra al bilanciamento tra le componenti laiche e togate di un organo costituzionale, fissato dall\u2019attuale art 104 della Costituzione &#8211; \u00a0la divisione del Csm per farne uno apposta per i pubblici ministeri, il rebus irrisolto dell\u2019Alta Corte disciplinare sono questioni gravi che destano un pi\u00f9 che fondato allarme per la tenuta dell\u2019impianto costituzionale.<\/p>\n<p>Tuttavia (<em>si parva licet<\/em>) con la prevalenza di argomentazioni tecniche, pur rilevantissime, ma di non immediata percezione, il cittadino destinatario finale dell\u2019esito della riforma, si \u00e8 sentito chiamato a schierarsi in una lotta di potere fra la casta dei politici e quella dei magistrati, di cui non ha ben chiara la posta di un gioco con le carte truccate. E potrebbe essere tardi quando si accorger\u00e0 dell\u2019inganno di chi gli ha raccontato che con la riforma la giustizia sarebbe stata pi\u00f9 giusta, perch\u00e9 sar\u00e0 il contrario: pi\u00f9 lieve per sempre meno e pi\u00f9 ingiusta tutti gli altri.<\/p>\n<p>Per dirla chiara siamo di fronte alla sinora pi\u00f9 pericolosa proposta di riforma della Costituzione. il cui scopo non \u00e8 la razionale funzionalit\u00e0 delle istituzioni (ch\u00e9 se cos\u00ec fosse sarebbe sufficiente investire risorse economiche e personale), ma una \u201c<em>normalizzazione<\/em>\u201d di tipo autoritario gi\u00e0 drammaticamente sperimentata in forme diverse ma con scopi sempre uguali. Proprio come avvenne in Europa negli anni trenta, con strumenti legali, progressivamente e senza apparenti rotture istituzionali venne distrutta la democrazia. <em>\u201cI nemici intimi della democrazia\u201d<\/em> descritti da Tzvetan Todorov, oggi il neo liberismo avido e senza regole, la deriva populista, sono sempre in azione. La riforma \u00e8 l\u2019esito di un lungo processo di revisionismo contro la Costituzione. E nessuno pu\u00f2 chiamarsi fuori.<\/p>\n<p>I variabili posizionamenti individuali di importanti, noti giudici o ex giudici, di avvocati o di accademici e i loro cambiamenti di opinione sono spiegati come manifestazione di spirito critico. Sia lecito dubitare, almeno per alcuni degli argomenti proposti. In un tale contesto il gioco delle parti, ancora una volta, \u00e8 una variante della sceneggiatura del perenne opportunismo italico.<\/p>\n<p>Ci viene detto che i giudici e i pubblici ministeri non sarebbero indipendenti perch\u00e9 sono colleghi, lavorano nelle stesse sedi, si incontrano e si parlano tutti i giorni. Chiunque abbia un minimo di frequenza delle aule giudiziarie sa bene che anche gli avvocati delle parti &#8211; in ispecie quelli professionalmente e quindi anche \u201cpoliticamente\u201d nel senso oggettivo del termine pi\u00f9 autorevoli &#8211; hanno con i magistrati relazioni, confronti di opinioni, anche fuori dall\u2019ufficialit\u00e0 delle aule, senza per questo inquinare l\u2019autonomia decisionale, che dipende dall\u2019onest\u00e0 intellettuale di ognuno e non dall\u2019ubicazione dell\u2019ufficio.<\/p>\n<p>Nelle grida che emergono nello spazio pubblico a favore della riforma costituzionale colpisce soprattutto l\u2019assenza di approfondimento e di collegamento con lo stato reale di una societ\u00e0 considerata soltanto come un agglomerato indistinto preda della violenza di invasioni barbariche. Nel mucchio, va da s\u00e9, oltre agli immigrati da confinare nei CPR (meglio se oltremare), ci stanno anche i lavoratori che scioperano e a volte fanno i blocchi stradali e ferroviari, i centri sociali rei di una contro-storia culturale, gli studenti e i giovani, sollecitati ad essere \u201cesigenti\u201d; anche loro \u201cplebe odiosa\u201d da disconoscere ed emarginare.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 purtroppo di pi\u00f9. La cronaca nera non \u00e8 mai stata asservita alla propaganda come di questi tempi. Con il caso Garlasco si \u00e8 superato scandalosamente ogni limite molto pi\u00f9 che per altri crimini relazionali che suscitano forti emozioni, ben oltre il racconto del caso criminale, per mascherare la politica dietro la cronaca. Il caso del <em>pusher <\/em>di Milano \u00e8 un altro tassello, ma quando le indagini hanno sepolto la prima versione ed \u00e8 emerso un caso assai pi\u00f9 complesso e torbido la vicenda ha perso ogni evidenza informativa. Con il caso della \u201cfamiglia nel bosco\u201d si assiste a una contestazione mediatica indecente, senza alcuna seriet\u00e0 professionale e politica, \u00a0dello stato sociale di cui il diritto minorile \u00e8 parte.<\/p>\n<p>Attenzione ai trucchi della propaganda. Con il referendum non si chiede al cittadino aderire o non aderire a un\u2019idea di organizzazione della giustizia pi\u00f9 razionale, ma si chiede molto di pi\u00f9 perch\u00e9 questo \u00e8 solo il fine simulato; quello reale, come da qualche anno, \u00e8 convincere ad aderire a una politica che individua il nemico nella societ\u00e0 nel suo insieme per la diversit\u00e0 che esprime e nella quale le componenti di provenienza delle classi pi\u00f9 deboli e pi\u00f9 colpite dalla crisi tentano di relazionarsi tra loro.<\/p>\n<p>Uno dei fili che costituiscono la trama dei saggi di Carlo Ginburg \u00e8 la propaganda intesa come insieme di false notizie. <em>Fake News? Prendere le<\/em> <em>distanze dal presente<\/em> (ivi, p. 247 segg.) \u00e8 il titolo dell\u2019ultimo capitolo. Ginzburg esamina quanto \u00e8 stato scritto da vari autori: Vladimir Drabovitch, Robert Merton, Aldous Huxley, Gustave Le Bon, Walter Benjamin. La propaganda politica pi\u00f9 efficace \u00e8 quella commerciale perch\u00e9 \u00e8 basata sull\u2019uso di immagini suggestive a sostegno di \u201c<em>parole senza ragionamento<\/em>\u201d (Huxley), a volte vere e proprie intimazioni, la volgarizzazione di ogni cosa, dalla religione alle lettere, dalla scienza alle arti. Ma cos\u00ec si fa solo paternalismo, non si scrive la storia, come ha detto lo stesso Ginzburg in una recente intervista (<em>L\u2019Espresso<\/em>, 23 gennaio 2026). Per soccombere basta guardare la televisione e coltivare come Don Gaetano, che per\u00f2 si divertiva a fingere, il vizio della <em>\u201ccontemplazione dell\u2019imbecillit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il titolo dell\u2019opera di Carlo Ginzburg muove dalla scoperta, verificata con amici di altri paesi, che <em>\u201cil paese al quale apparteniamo non \u00e8, come vuole la retorica, quello che si ama, ma quello di cui ci si vergogna, o di cui ci si pu\u00f2 vergognare\u201d. <\/em><\/p>\n<p>La vergogna (<em>aidos<\/em>), come ricorda Ginzburg, \u00e8 inclusa da Aristotele tra le passioni, ma non \u00e8 una virt\u00f9 (<em>Etica<\/em> 1108 a 30-31). La vergogna \u00e8 anche un sentimento collettivo; spesso \u00e8 associata alla rassegnazione e di meno alla rabbia, all\u2019indignazione (<em>nemesis<\/em>); opprime la vittima, mai l\u2019autore del delitto, dell\u2019ingiustizia, il quale, in Italia, tutt\u2019al pi\u00f9 si pente guadagnandone dal sacerdote l\u2019assoluzione e dal giudice la mitigazione della pena. \u00a0Nella sua complessit\u00e0 la vergogna \u00e8 a volte un sentimento che induce alla ribellione, a tirare fuori il coraggio di lottare e resistere, di combattere quando l\u2019onore collettivo \u00e8 ferito.<\/p>\n<p>Ginzburg (cit. p. 19\/20) ricorda l\u2019<em>Iliade<\/em> dove <em>aidos<\/em> \u00e8 usato per ispirare coraggio sul campo di battaglia e per rimproverare i guerrieri: \u201c<em>Siate uomini, compagni<\/em>\u201d dice Nestore \u00a0<em>\u201de serbate il senso della vergogna\/ al cospetto degli altri combattenti e si ricordi ognuno\/ dei figli e delle spose e dei beni posseduti e dei genitori \/ sia chi ancora li ha in vita sia chi li ha perduti.\/ In nome di essi che sono lontani io qui vi scongiuro\/ di resistere intrepidi senza voltarvi indietro\u00a0 e fuggire<\/em>\u201d (<em>Iliade,<\/em> XV, 661-666, a cura di F. Ferrari, Mondadori, p.539).<\/p>\n<p>Ancora una volta fuor di metafora, proviamo la stessa commozione e serbiamo il senso della vergogna non per rassegnarci, ma per combattere e difendere il futuro, difendendo e applicando la Costituzione come ci \u00e8 stata consegnata nel 1948.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudio Stefano Tani \u201cOgni forma di fascismo si realizza attraverso la collera degli imbecilli\u201d (Leonardo Sciascia, Fine di un carabiniere a cavallo- Saggi letterari 1955\/1989, 2016, p.61). L\u2019imbecillit\u00e0 come categoria della politica. Don Gaetano, custode dell\u2019Eremo di Zafer, confessava di guardare troppo spesso la televisione per potersi dire immune dalla \u201clebbra dell\u2019imbecillit\u00e0\u2026Perch\u00e9, me ne &#8230; <a title=\"Oltre il referendum: Costituzione e mitologia securitaria\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2026\/03\/18\/oltre-il-referendum-costituzione-e-mitologia-securitaria\/\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2026\/03\/18\/oltre-il-referendum-costituzione-e-mitologia-securitaria\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" 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