{"id":9879,"date":"2026-04-26T17:14:20","date_gmt":"2026-04-26T15:14:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/?p=9879"},"modified":"2026-04-26T17:14:27","modified_gmt":"2026-04-26T15:14:27","slug":"la-tenuta-della-democrazia-in-italia-dopo-il-referendum-costituzionale-e-prima-del-nuovo-voto-politico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2026\/04\/26\/la-tenuta-della-democrazia-in-italia-dopo-il-referendum-costituzionale-e-prima-del-nuovo-voto-politico\/","title":{"rendered":"La tenuta della democrazia in Italia dopo il referendum costituzionale e prima del nuovo voto politico"},"content":{"rendered":"\n<p>di\u00a0<strong>Antonio D&#8217;Andrea*<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"6739\" data-permalink=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2019\/12\/27\/partiti-politici-un-diritto-che-ci-e-sottratto\/democrazia-diretta\/#main\" data-orig-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/democrazia-diretta.jpg\" data-orig-size=\"502,639\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"democrazia diretta\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/democrazia-diretta-236x300.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/democrazia-diretta.jpg\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-6739\" src=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/democrazia-diretta-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/strong><\/p>\n<p>Occorrerebbe maneggiare con attenzione il dato costituzionale, partendo da buoni propositi. In realt\u00e0, proprio sul piano teorico, non sussiste, almeno a mio parere, un collegamento rinvenibile tra una possibile post-democrazia da \u201cinventare\u201d qui e ora&#8230;<!--more--><\/p>\n<p>&#8230;e il costituzionalismo democratico occidentale cos\u00ec come lo abbiamo visto crescere e declinare sino alla stagione delle Costituzioni del secondo dopoguerra, che interessa strettamente l\u2019area geopolitica che oggi possiamo identificare con gli Stati che hanno dato vita all\u2019Unione Europea e al suo ordinamento comunitario che, come \u00e8 noto, riduce ma non annulla la loro sovranit\u00e0 interna.\u00a0Quello che c\u2019\u00e8 dopo l\u2019affermazione del modello di Stato che conosciamo come \u201cdemocrazia sociale\u201d \u00e8 piuttosto la regressione della democrazia <em>tout court<\/em>. Punto e basta.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 naturalmente regredire da quel modello positivizzato nelle regole costituzionali vigenti e ciononostante sperare di ritornare ad essere virtuosi, ma non c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di guardare, in modo \u201cammiccante\u201d, a tendenze che si presume siano sostenute proprio dal corpo elettorale in quel momento maggioritario; e che finiscono per essere incredibilmente e strumentalmente assecondate dagli Esecutivi e cavalcate sul terreno strettamente costituzionale, attraverso interventi che potremmo considerare di ripensamento, di rettifica, di quello che sappiamo essere il \u201cnocciolo duro\u201d dell\u2019impianto costituzionale. In realt\u00e0 \u00e8 una tendenza nefasta proprio perch\u00e9, se salta o si altera nel fondo l\u2019impianto democratico, che \u00e8 un impianto fragilissimo, specie in Paesi che hanno conosciuto esperienze di regimi autoritari dei quali si fa fatica a liberarsi \u201cconcettualmente\u201d quantomeno nell\u2019immaginario collettivo, rischia di saltare tutto l\u2019equilibrio tra poteri sovrani che \u00e8 stato trasfuso nel nuovo ordine costituzionale.<\/p>\n<p>Appare quindi evidente che non possa esserci un futuro fecondo per la democrazia senza la democrazia costituzionale! Si aprirebbe, in effetti, la porta ad altro, come dimostra \u2013 ahim\u00e8! \u2013 la nostra ormai pi\u00f9 che ventennale vicenda istituzionale: ad esempio ad un autoritarismo camuffato da un modernismo post-ideologico, che mi pare essere una tendenza in voga anche in altri assetti di governo negli Stati europei che, come \u00e8 noto, in molti casi non vogliono neppure tramutarsi in sistemi di governo schiettamente presidenziali o semipresidenziali, e che risultano alla perenne ricerca \u2013 come dimostrano proprio nel nostro ordinamento tentativi di riscrittura dell\u2019intera seconda parte della nostra Costituzione \u2013, di favorire la scelta pur sempre di un \u201ccapo\u201d sostenuto in ogni caso da una quota maggioritaria del corpo elettorale che lo dovrebbe parimenti dotare <em>ex lege<\/em> (elettorale) di una contestuale maggioranza parlamentare considerata \u201cservente\u201d. Tutto ci\u00f2 snaturando la natura del voto politico previsto costituzionalmente, che resterebbe un voto diretto a eleggere i soli organi parlamentari. Proprio per questo e anzi a maggior ragione in tale caso si dovrebbe non considerare legato all\u2019esito del voto politico quantomeno il piano degli indirizzi costituzionali da revisionare rispetto a quelli esistenti, piano che, per definizione, nelle democrazie consolidate implica, anche solo sotto il profilo metodologico, almeno sino a qualche decennio fa, il coinvolgimento delle stesse opposizioni.<\/p>\n<p>Questo va detto e riconosciuto come una pessima tendenza della cultura istituzionale che si \u00e8, se non definitivamente affermata in Italia (come \u00e8 noto a porvi rimedio \u00e8 sempre stato il corpo elettorale grazie al referendum costituzionale), insinuata anche con un netto coinvolgimento di una parte della dottrina costituzionalistica e politologica.<\/p>\n<p>Sempre volendo restare al nostro Paese non \u00e8 tuttavia soltanto il tempo di fare i conti con quel che \u00e8 stato sino ad ora il riformismo costituzionale spinto, ispirato ottusamente dalle maggioranze di governo e respinto provvidenzialmente in via supplementare dal corpo elettorale: bisognerebbe guardare avanti e invertire questa nefasta tendenza. Per farlo seriamente e in modo credibile occorrerebbe fare una seria autocritica su quella che \u00e8 stata una pericolosa e fallimentare linea politica istituzionale e costituzionale. A cominciare da tutte quelle personalit\u00e0 che l\u2019hanno ispirata e promossa indefessamente e non necessariamente occupando cariche politiche e istituzionali. Bisognerebbe ammettere responsabilmente che sono stati fatti errori di sottovalutazione rispetto alla necessit\u00e0 di mettere in questione la tenuta del quadro costituzionale vigente. Bisognerebbe ad esempio sentire affermare in modo chiaro e onesto come l\u2019idea di rigenerare il sistema politico parlamentare che si dice di voler difendere e mantenere (contrapponendosi all\u2019idea ciclicamente ricorrente di \u201cascendere\u201d verso forme di c.d. premierato che precede la stessa proposta formalizzata dal Governo Meloni in questa legislatura) non risulta credibile se ci si impegna a discettare di \u201cprimarie\u201d per sigillare, proprio partendo dal \u201ccapo\u201d della coalizione, un\u2019alleanza elettorale futuribile che si possa contrapporre all\u2019attuale maggioranza di centro-destra. Le primarie sono di per s\u00e9 una distonia clamorosa per chiunque prenda sul serio il sistema costituzionale di governo parlamentare, tanto pi\u00f9 alla luce delle note caratteristiche del sistema politico italiano. Se questo non accade, tutto diventa una strumentale e a ben vedere niente altro che potenziale ricerca di una modalit\u00e0 \u201caccattivante\u201d a favore di questa o quella forza politica nella speranza di incassare \u2013 questo s\u00ec \u2013 un migliore risultato elettorale per s\u00e9 e il suo leader e in grado di meglio veicolare il peso specifico in una possibile alleanza di governo che, come sempre, avverr\u00e0 non prima ma dopo il voto.<\/p>\n<p>Dico questo perch\u00e9 bisogna anche conquistarsi o, meglio, riconquistare in primo luogo una credibilit\u00e0 nei confronti dell\u2019elettorato che, come sappiamo, ha svuotato di senso la stessa partecipazione al voto politico proprio perch\u00e9 non sembra essere stato messo pi\u00f9 nella condizione di sapere distinguere tra proposte che, sia sotto il profilo dell\u2019assetto di governo sia in deroga al piano costituzionale vigente, spingono in maniera pressoch\u00e9 esclusiva nella direzione di una investitura popolare del leader, capo di una \u201cfedele\u201d maggioranza, considerata politicamente vincente quanto basta sul piano del consenso elettorale. Il che resta per molti elettori operazione demagogica che li allontana dal sostegno ad una forza politica di riferimento (o a quella che potrebbe essere tale) che in effetti finisce per \u201criversarsi\u201d, magari per una convenienza tattica, in una coalizione pre-elettorale che peraltro potrebbe essere, in un secondo momento, legittimamente ridefinita e in ogni caso neppure in grado di affermarsi elettoralmente. Si pensi all\u2019elettore che potrebbe dover fare i conti nel suo collegio (come accade in caso di accordo tra partiti nei collegi uninominali a turno unico, attualmente previsti dal Rosatellum) con candidature coalizionali che potrebbe non gradire o il cui voto finisce per essere automaticamente esteso (come accade sempre con il sistema attualmente vigente) anche a un candidato o ad una lista che egli in realt\u00e0 non intende sostenere.<\/p>\n<p>Vorrei aggiungere due considerazioni che da costituzionalista mi sento di affermare.<\/p>\n<p>Partirei dal sistema politico con le sue dinamiche, le sue note peculiarit\u00e0. Indiscutibilmente nel nostro Paese facciamo i conti da sempre con una genetica politica di un certo tipo. Siamo un Paese riconosciuto come ad alto grado di multipartitismo, un partitismo estremo che ovviamente tanto pi\u00f9 in un contesto parlamentare pu\u00f2 costituire un innegabile problema istituzionale. Perch\u00e9 \u00e8 innegabile che dopo il voto politico, a maggior ragione partendo da quello espresso in virt\u00f9 di meccanismi elettorali proporzionali in grado di riprodurre in modo assolutamente genuino l\u2019orientamento variegato del corpo elettorale nostrano, dunque anche se partissimo e reintroducessimo un meccanismo schiettamente proporzionale (dunque in grado di riflettere al meglio la ripartizione circoscrizionale dei seggi parlamentari rispettando la libert\u00e0 di voto di ciascun elettore), andrebbe poi \u201corganizzato\u201d, secondo regole non pi\u00f9 di natura elettorale ma costituzionali, il \u201cseguito\u201d del voto, si potrebbe dire il \u201cdopo voto\u201d. Resta in ogni caso aperto nell\u2019ordinamento il tema di consentire la formazione di un Governo in grado di essere investito dal voto fiduciario di entrambe le Camere; un Governo nella pienezza dei suoi poteri deve pur venire in essere una volta distribuiti i seggi parlamentari anche nel sistema di governo parlamentare italiano. Quindi il tema della c.d. governabilit\u00e0 \u00e8 inevitabile, reale e non va in nessun modo demonizzato. Ma proprio per questa ragione occorre sempre saper distinguere il sistema politico dal sistema costituzionale. E anche quando, a prescindere dai meccanismi elettorali, si registrano esiti di voto politico complicati che impongono valutazioni ponderate<em> in primis<\/em> delle forze politiche e dei rispettivi gruppi parlamentari e dunque anche nel caso della gestione da parte del Capo dello Stato delle crisi pi\u00f9 difficili che possono manifestarsi, come \u00e8 noto, nel corso della legislatura (rompendo legittimamente alleanze vecchie e costruendone altre e sostituendo Governi e leader), a mio modo di vedere dobbiamo sempre ricordarci della benefica elasticit\u00e0 che caratterizza tradizionalmente il nostro sistema di governo parlamentare. Credo proprio che in realt\u00e0 sia una fortuna poter contare sull\u2019elasticit\u00e0 prevista dal dettato costituzionale che precede e segue la convulsa dinamica del sistema politico italiano di cui si giova in primo luogo il Capo dello Stato chiamato a indirizzare la risoluzione delle crisi di governo senza doverla necessariamente risolvere in un lasso temporale predefinito e senza la presenza nel testo costituzionale di vincoli procedurali stringenti! Nessuna accelerazione dei tempi per la nascita di un Governo o per la risoluzione di una crisi che coinvolga la maggioranza in carica pu\u00f2 essere legata a disposizioni costituzionali nonostante la \u201cpressione\u201d, sempre possibile e talvolta inevitabile, della pubblica opinione che reclama un Governo e di qualcuno dei notisti e commentatori che sollecitano di \u201cfare presto\u201d. Non \u00e8 questa considerazione un elogio alla lentezza istituzionale favorita dal dettato costituzionale (oltretutto la necessit\u00e0 di consentire la nascita di un Governo cammina ovviamente in parallelo alla decisione presidenziale di porre fine alla legislatura in anticipo per la irrimediabilit\u00e0 della soluzione di una crisi politica). Nella realt\u00e0 che emerge nella prassi dell\u2019incrocio tra regole costituzionali e logiche perseguite dalle forze politiche, vecchie e nuove, anche alla luce dei repentini mutamenti che dal 1994 hanno investito la legislazione elettorale, una volta abbandonata quella di stampo proporzionale, appare pi\u00f9 che evidente come nella gestione di un sistema politico complicato come quello italiano ci vogliono prudenza e gradualismo, molta prudenza e molto gradualismo. E non vanno demonizzate n\u00e9 le forze politiche che hanno preso il posto dei \u201cpartiti storici\u201d (che non ci sono pi\u00f9 e non vanno rimpianti oltre misura perch\u00e9 comunque non in grado di risorgere nell\u2019attuale mutato contesto interno e internazionale) n\u00e9 le innovazioni \u201csensate\u201d (e in linea ovviamente con le preziose indicazioni di fondo che sono emerse dalla coraggiosa giurisprudenza costituzionale sul punto sin dal 2014) nel campo rimesso alla responsabilit\u00e0 del legislatore elettorale. A tal proposito come si potrebbe non considerare sensata, opportuna e prudente la scelta di individuare, per esempio, clausole di sbarramento per l\u2019accesso alla rappresentanza parlamentare anche nazionale nei confronti delle liste in concorrenza tra loro, salvaguardando la forza elettorale circoscrizionale di questa e quella forza politica? Una soluzione del genere non avrebbe una sua intrinseca logicit\u00e0 rispetto a cervellotiche scelte (che sono quelle con le quali facciamo oggi i conti in forza della legge elettorale vigente) che impongono meccaniche manipolazioni delle scelte dell\u2019elettore trasferendo la cifra elettorale nazionale di una certa forza politica dal centro alle circoscrizioni territoriali, provocando slittamenti di seggi, a prescindere dalla effettiva consistenza delle forze politiche che si \u00e8 determinata localmente, in un rimpallo di dati e aggiustamenti strumentali per far tornare i conti che in realt\u00e0 e come si \u00e8 dimostrato tornano sino a un certo punto? \u00c8 una pericolosa anomalia destinata a minare la logica stessa del quadro costituzionale parlamentare, questa cultura politica perseguita che rinnega nei fatti con piccoli trucchetti contabili destinati in un modo o nell\u2019altro e prima o poi a emergere, la complessit\u00e0 strutturale del sistema politico italiano e che, alla fine, andrebbe affrontato se non abbandonando il modello costituzionale (forse per una sorta di riguardo storico) correggendolo o, almeno manipolandolo, approfittando della legislazione ordinaria in materia elettorale. \u00c8 proprio questa, mi pare di poter dire, la caratterizzazione del sistema istituzionale italiano a partire dal <em>Mattarellum<\/em> in avanti al netto delle mancate riforme costituzionali che, in effetti, miravano ad andare oltre il dato costituzionale vigente.<\/p>\n<p>Credo che si dovrebbe, giunti a questo punto, provare a ripensare il modo stesso di \u201cfare\u201d politica, partendo dalla necessit\u00e0 di distinguere proprio il sistema costituzionale dalle specificit\u00e0 del sistema politico nell\u2019invarianza di un unico dato: restiamo un Paese fortemente fratturato sul piano del confronto politico-elettorale a prescindere dalla leva elettorale che si utilizza. \u00c8 illusorio, come si \u00e8 visto e credo si veda, pensare di realizzare un indirizzo politico di governo che pure ottiene un favorevole riscontro da parte della maggioranza (spesso molto relativa) del corpo elettorale (ridotto all\u2019osso come si \u00e8 ricordato) sulla base di suggestioni e di slogan accattivanti capaci di aprire in questo tempo la strada a qualche leader e al \u201csuo\u201d Governo. Naturalmente, in un contesto di regole costituzionali accettate pacificamente da tutti gli attori che calcano la scena politica senza alcuna volont\u00e0 predatoria portata avanti dal Governo in carica nel nome di riforme della maggioranza che \u00e8 tale in quel momento (il che purtroppo cos\u00ec non \u00e8 pi\u00f9 da troppo tempo), si dovrebbe aspirare a governare solo quando si ottengono consensi sufficienti e se ci sono le condizioni per poterlo fare insieme ad altri (le coalizioni post-elettorali), viceversa si \u00e8 destinati a fare una sana e magari \u201crobusta\u201d opposizione senza avvertire da parte di nessuna forza politica timori di altro tipo. Davvero nessuno dovrebbe poter pensare di governare per forza per impedire agli \u201caltri\u201d di farlo sul presupposto di una necessit\u00e0 indotta dalle proprie dosi salvifiche per le sorti del destino democratico del Paese! Da questo punto di vista, l\u2019atteggiamento di superiorit\u00e0 culturale bisognerebbe perderlo proprio nel campo del centro-sinistra, largo o stretto che sia, a cominciare dall\u2019elaborazione di una proposta politica adeguata e realistica da offrire responsabilmente agli elettori; egualmente sarebbe utile smussare la supponenza della stessa dottrina che \u201cfiancheggia\u201d quell\u2019area la quale si \u00e8 spesso trastullata in astruse elaborazioni volte a tentare di ridefinire su nuove basi teoriche la democrazia nel tempo presente che oscilla tra globalizzazione e il dilagare dei <em>social<\/em>, immaginando chiss\u00e0 quali forme di riattivazione della partecipazione politica anche suggerendo, per restare alla cronaca recente, di ricorrere al metodo delle primarie, per offrire all\u2019elettorato un leader unitario di una coalizione pre-elettorale dei cui limiti ontologici si \u00e8 detto almeno sin quando continueremo ad avere un sistema di governo di tipo parlamentare. Tutto ci\u00f2 presuppone un ripensamento culturale che parta dalla difesa dell\u2019attuale sistema democratico e parlamentare e non gi\u00e0 il suo superamento nella direzione di altri modelli che in particolare sono egualmente noti e sperimentati in altre realt\u00e0 che gravitano nell\u2019area di democrazia c.d. classica. \u00c8 evidente che se invece si scelgono altri modelli di riferimento \u00e8 pi\u00f9 che naturale indirizzarsi su linee strategiche diverse proprio quando si ricerca il consenso del corpo elettorale.<\/p>\n<p>Sono peraltro noti e per certi versi non meno problematici modelli diversi dalla democrazia parlamentare italiana (basti pensare al presidenzialismo nordamericano nel tempo della seconda Amministrazione Trump) cos\u00ec come sono noti correttivi specifici in grado di razionalizzare ulteriormente il funzionamento del nostro parlamentarismo (dal superamento del bicameralismo perfetto alla fiducia espressa con voto del Parlamento in seduta comune, alla sfiducia costruttiva, ecc.). Tuttavia se si prende sul serio il sistema parlamentare perch\u00e9 lo si considera, nel nome della sua proverbiale flessibilit\u00e0, una scelta adeguata da mantenere viva, occorrerebbe una certa coerenza concettuale, non negando e anzi partendo dalla incomprimibile complessit\u00e0 del nostro sistema politico che non pu\u00f2 essere ridotto artificiosamente da meccanismi elettorali, a partire da quelli vigenti che scoraggiano la partecipazione politica e producono effetti che hanno oramai distorto la stessa corretta relazione tra gli organi parlamentari (al cui interno operano fiduciari dei rispettivi leader) e il Governo che si considera, da Berlusconi in avanti, cio\u00e8 dal 1994, \u201clegittimo\u201d solo se guidato da un capo \u201cvoluto\u201d dalla maggioranza elettorale.<\/p>\n<p>La seconda breve considerazione riguarda lo stato della democrazia nel contesto europeo. A me pare sia giusto affermare come non \u00e8 concepibile l\u2019Italia senza l\u2019Europa e viceversa e che la crisi, per le note circostanze, delle relazioni tra l\u2019Europa occidentale e gli USA per quanto possa apparire sorprendente, piena di insidie in molti ambiti strategici e persino imprevedibile nei suoi sviluppi non ha molto a che vedere con la tenuta del primo assunto di partenza. Mi spingerei a dire che l\u2019Italia e, in realt\u00e0, buona parte degli Stati europei non potranno disgiungere il loro comune destino che non potr\u00e0 essere compensato da altro eventuale preferenziale rapporto con l\u2019Amministrazione nord-americana, n\u00e9 questa n\u00e9 altra. L\u2019Italia ha avuto un peso nella costituzione dell\u2019ordinamento europeo e ha sempre mantenuto una vocazione europeista. L\u2019Unione europea oltretutto non \u00e8 una realt\u00e0 virtuale, ma pur con i suoi limiti, rappresenta una organizzazione sovranazionale che si \u00e8 piano piano gradatamente costruita ed \u00e8 pienamente operativa: operativa e condizionante l\u2019azione dei Governi nazionali che ne fanno parte. Anche da questo punto di vista vorrei spendere una parola contro questa impazienza da tanti manifestata per lamentare ritardi e insufficienze riscontrate nel processo di integrazione europea, che non \u00e8 forse rapido come le contingenze della storia suggerirebbero e che nessuno pu\u00f2 prevedere sin dove potr\u00e0 spingersi. Non \u00e8 che gli Stati nazionali e il nazionalismo connesso sono un semplice incidente della storia. Si pensi a questo riguardo al modo con il quale noi stessi guardiamo alle autonomie territoriali. Noi stessi riusciamo ad essere talvolta regionalisti e altre volte municipalisti, in qualche caso siamo entrambe le cose e comunque vorremmo mantenere livelli di governo provinciale e promuovere egualmente le aree metropolitane. Questa prospettiva infra-statale che pure \u00e8 destinata a tenere insieme lo statalismo del \u201ccentro\u201d e l\u2019autonomismo dei governi locali, accompagna non solo il dibattito istituzionale rispetto a chi fa che cosa all\u2019interno dell\u2019ordinamento della Repubblica italiana ma ovviamente \u00e8 pur sempre in grado di condizionare la stessa cessione di quote della sovranit\u00e0 nazionale ad un\u2019altra entit\u00e0 che mette insieme Stati diversi chiamati a costruire l\u2019ordinamento euro-unitario. Non \u00e8 impresa di poco conto e costa impegno e fatica. Pi\u00f9 che mai in tal caso occorrerebbe fare appello ad un gradualismo necessario e per nulla scontato e che certo dipende dalla volont\u00e0 comune dei Governi nazionali di trovare un punto di accordo tra loro. La strada che \u00e8 stata fatta in proposito non \u00e8 poca e mi pare abbia prodotto frutti che non \u00e8 possibile sottovalutare. Dopo di che, le circostanze in cui si trova una parte del Continente europeo a est, e gli eventi che su scala planetaria impongono di fare i conti con le strategie belliciste del Governo americano, richiederebbero certamente una politica estera e di difesa comune dell\u2019Unione che manca di incisivit\u00e0 e che presta il fianco a timori giustificati di velleitarismo europeo.<\/p>\n<p>Quelli segnalati sono problemi veri, ma non si potranno risolvere dall\u2019oggi al domani e non \u00e8 sensato sperare che si risolvano al prossimo Consiglio europeo, pur essendo temi messi nell\u2019agenda dei Governi che fortunatamente non smettono n\u00e9 di vedersi n\u00e9 di parlarsi e comunque di assumere decisioni comuni, complicate dalla regola esistente dell\u2019unanimit\u00e0 e che dunque sopraggiungono al termine di contrastate e non semplici discussioni. Guardare ad una maggiore e sicuramente desiderabile integrazione europea postula un processo destinato ad un obiettivo di lunga lena proprio come succede rispetto al programma di promozione democratica indicato dalla nostra Costituzione. La Costituzione ha indicato un orizzonte di senso, una direzione di marcia, una meta desiderabile, ma lontana ed \u00e8 l\u00ec che bisogna gradatamente avvicinarsi. Probabilmente non si arriver\u00e0 mai davvero a realizzare completamente l\u2019eguaglianza sostanziale come richiede esplicitamente alla Repubblica, dunque a tutte le sue componenti strutturali, il secondo comma dell\u2019articolo 3. Ci si potrebbe certo chiedere quale significato concreto continuano ad avere una serie di precetti costituzionali (si pensi, in genere, ai diritti sociali) che sono in buona parte inattuati. La risposta pi\u00f9 semplice \u00e8 che si tratta comunque di norme inattuate, ma vigenti, dunque applicabili e sicuramente in grado quantomeno di sbarrare la strada a scelte di diverso segno operate dai pubblici poteri e anche dalle contingenti maggioranze di governo. \u00c8 bene dunque che restino laddove sono sia l\u2019art. 3, sia l\u2019art. 4, sia tutte quelle disposizioni che configurano la nostra democrazia sociale. Ed allora, da questo punto di vista, si dovrebbe avere pi\u00f9 pazienza pur non rinunciando ad una difesa ragionata e anzi intransigente della democrazia costituzionale che siamo stati messi nella condizione di riconoscere nei suoi tratti identificativi in Italia e nella stessa Unione europea. In particolare per la dottrina costituzionalistica questa difesa della legalit\u00e0 costituzionale rappresenta pi\u00f9 che altro un dovere professionale che, occorre riconoscere, grava pi\u00f9 di tutti sulle spalle di quanti hanno la responsabilit\u00e0 di far valere concretamente il primato della Costituzione nell\u2019ordinamento. A partire dall\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. Ma naturalmente non solo i giudici. Si pensi alla Corte costituzionale e allo stesso Presidente della Repubblica che non \u00e8 attratto nella funzione di governo nel contesto parlamentare che abbiamo evocato e difeso. In conclusione pu\u00f2 forse notarsi, proprio a proposito delle peculiari attribuzioni del Capo dello Stato nel nostro sistema costituzionale (e della doverosit\u00e0 che accompagna il ruolo della dottrina), che un\u2019eccessiva reverenza nei confronti di quel che Egli fa o non fa potrebbe alla lunga nuocere all\u2019esercizio delle stesse corrette modalit\u00e0 di controllo esercitabili da tale organo rispetto ad atti di indirizzo politico da sottoporre alla sua valutazione formale. Tanto pi\u00f9 se si incoraggiasse un controllo e una valutazione presidenziale dell\u2019atto che dovrebbe avvenire, secondo il testo vigente, solo dopo la sua emanazione, con una preventiva moral suasion spesso richiesta dal Governo per \u201csfuggire\u201d proprio al controllo successivo. \u00c8 evidente che la possibilit\u00e0 di tenuta della democrazia costituzionale presuppone in contesti problematici di contrapposizione politica frontale una coraggiosa assunzione di responsabilit\u00e0 da parte di tutti.<\/p>\n<h5><span style=\"color: #808080;\">* Il presente scritto rielabora le conclusioni svolte alla tavola rotonda \u00ab<em>Quali prospettive dopo il voto referendario? L\u2019ordinamento italiano nella crisi del costituzionalismo occidentale<\/em>\u00bb, tenutasi presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Brescia il 17 aprile 2026.<\/span><\/h5>\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Antonio D&#8217;Andrea* Occorrerebbe maneggiare con attenzione il dato costituzionale, partendo da buoni propositi. In realt\u00e0, proprio sul piano teorico, non sussiste, almeno a mio parere, un collegamento rinvenibile tra una possibile post-democrazia da \u201cinventare\u201d qui e ora&#8230;<\/p>\n<div class='heateorSssClear'><\/div><div  class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.lacostituzione.info\/index.php\/2026\/04\/26\/la-tenuta-della-democrazia-in-italia-dopo-il-referendum-costituzionale-e-prima-del-nuovo-voto-politico\/'><div class='heateor_sss_sharing_title' style=\"font-weight:bold\" >Condividi!<\/div><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.lacostituzione.info%2Findex.php%2F2026%2F04%2F26%2Fla-tenuta-della-democrazia-in-italia-dopo-il-referendum-costituzionale-e-prima-del-nuovo-voto-politico%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" 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