Regno Unito: così la May ha ottenuto le elezioni anticipate

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di Omar Chessa

Tutti i giornali hanno dato la notizia che l’8 giugno gli elettori del Regno Unito rinnoveranno la composizione della House of Commons. Sono evidentemente elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Il che non dovrebbe sorprendere, considerato che era una regolarità costante che il parlamento britannico non completasse mai il suo mandato temporale. Ma questa volta c’è una novità importante.

Infatti non è stato il Prime Minister a decidere l’early dissolution, ma un voto parlamentare. E ciò non perché sia cambiata la convenzione che regolava il potere regio di scioglimento anticipato, ma perché è intervenuta una riforma ben più radicale: è infatti scomparsa la prerogativa della Corona grazie a una legge parlamentare del 2011, il Fixed-Term Parliaments Act (FTPA), che attribuisce alla stessa House of Common la decisione ultima sulla sua dissolution. Il capo del governo, cioè l’organo che in passato si era di fatto impadronito della prerogativa regia di scioglimento, subisce così una sensibile riduzione dei suoi poteri: perde la facoltà di decidere unilateralmente la data delle elezioni, sfruttando l’effetto sorpresa e il momento propizio indicato dai sondaggi elettorali, e non può più sfruttare l’effetto deterrente della minaccia di elezioni anticipate come arma per compattare e “disciplinare” la sua maggioranza parlamentare.

In particolare la disciplina legislativa del 2011 (il FTPA) – uno statute dal rilievo materialmente costituzionale, che disciplina il nodo sfiducia/scioglimento, cioè il cuore stesso del governo parlamentare – fissa le sole due ipotesi in cui diventa possibile an early election. In base alla prima ipotesi il ricorso alle urne è necessario allorquando la House of Commons approva, a maggioranza dei 2/3, una mozione recante le seguenti parole: «that there shall be an early parliamentary general election».

In base alla seconda ipotesi, invece, le elezioni anticipate sono doverose se la House of Commons approva, a maggioranza semplice, una mozione di sfiducia recante le seguenti parole: «that this House has no confidence in Her Majesty’s Government», a condizione però che nei successivi 14 giorni non sia approvata una mozione di fiducia, recante il seguente testo: «that this House has confidence in Her Majesty’s Government». Al posto del vecchio royal power of dissolution abbiamo dunque due regole nuove: una condiziona le elezioni alla volontà di una maggioranza parlamentare particolarmente qualificata; l’altra condiziona le elezioni a due eventi: che sia sfiduciato il governo in carica e che un nuovo governo non ottenga la fiducia nelle due settimane successive. Al di fuori di queste ipotesi espressamente tipizzate è escluso che si possa disporre lo scioglimento anticipato: lo dice lo stesso FTPA, ove si legge che «Parliament cannot otherwise be dissolved».

La signora May poteva perciò seguire due strade per arrivare alle elezioni anticipate: o chiedere alla propria maggioranza un voto di sfiducia parlamentare, correndo però il rischio che nelle due settimane successive si coagulasse una nuova maggioranza a sostegno di un nuovo esecutivo; oppure chiedere alla minoranza di unire i propri voti nell’approvazione a 2/3 della mozione di autoscioglimento, come poi è accaduto grazie soprattutto all’atteggiamento collaborativo della principale forza di opposizione, il partito laburista.

È una riforma di enorme portata per la forma di governo del Regno Unito, perché rimuove uno dei pilastri che reggevano il c.d. ‘parlamentarismo maggioritario’, ossia il potere del Premier di decretare unilateralmente lo scioglimento anticipato della House of Commons. A partire dal 2011 il modello Westminster non è più lo stesso, ed è perfino dubbio se sia ancora corretto classificarlo tra i parlamentarismi “maggioritari” anziché tra i parlamentarismi “consensuali”.

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