100 giorni di governo Conte in parlamento: i dati

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di Gianluca De Filio

Il governo Conte ha iniziato la sua avventura parlamentare il 5 giugno con lo svolgimento delle dichiarazioni programmatiche del presidente del consiglio alle Camere.

Poiché siamo ormai al traguardo dei fatidici cento giorni è opportuno fare un bilancio dell’attività del governo in sede parlamentare.

Dal 5 giugno il governo ha varato 6 decreti legge depositando in parlamento altrettanti disegni di legge di conversione. Di questi solo 1 può essere considerato un provvedimento di natura politica finalizzato all’attuazione del programma di governo: il Dl 87/2018, comunemente detto decreto dignità, che è intervenuto a modificare parti della normativa vigente in materia di contratti di lavoro a tempo determinato, delocalizzazioni e crisi aziendali, nonché in materia di gioco d’azzardo.

Quattro decreti legge hanno avuto invece portata ristretta e limitata: come il decreto legge finalizzato a garantire lo svolgimento dei processi penali nel tribunale di Bari (Dl 73/2018) adottato sulla scorta dell’emergenza prodottasi a seguito dell’inagibilità delle strutture che ospitavano il tribunale del capoluogo pugliese; il decreto legge sul riordino delle competenze dei ministeri (Dl 86/2018) che ha risposto ad esigenze di bilanciamento delle competenze politiche interne alla compagine di governo; il decreto legge che ha disposto la cessione alla Libia di alcune unità navali della nostra marina (Dl 84/2018); ed infine il decreto legge che disponeva la proroga per l’entrata in vigore della fatturazione elettronica per le cessioni di carburante (Dl 79/2018);

L’ultimo dei sei decreti varati dal governo è l’annuale milleproroghe (Dl. 91/2018) che, a differenza degli anni precedenti, è stato anticipato all’estate, anziché vararlo alla fine dell’anno.

Di questi decreti legge 4 sono stati convertiti in legge dalle Camere, uno quello sulla fatturazione elettronica è stato fatto decadere perché il suo contenuto è stato inserito con un emendamento all’interno del decreto dignità. Il decreto milleproroghe è ancora in corso di approvazione.

In ordine all’esame di conversione dei decreti legge il governo Conte ha, almeno fino ad oggi, fatto registrare una significativa novità, quella di non aver mai fatto ricorso all’apposizione della questione di fiducia tecnica (finalizzate ad accelerare l’approvazione del provvedimento nell’esame d’aula interdicendo la votazione di tutti gli emendamenti presentati).

Sempre in ordine all’approvazione dei disegni di legge di conversione, le modifiche ai testi dei decreti sono state consentite in una sola delle due Camere, con l’approvazione definitiva e senza modifiche da parte della camera che procedeva alla seconda lettura.

A questa tendenza si sottrarrà il decreto milleproroghe che, dopo essere stato modificato in prima lettura al Senato, è stato ulteriormente modificato in commissione alla Camera, imponendo dunque una terza lettura al Senato.

Per quanto riguarda l’ulteriore attività legislativa di iniziativa governativa il governo ha presentato 8 disegni di legge di ratifica di trattati internazionale (tutti approvati), e i disegni di legge di assestamento del bilancio 2018 e del rendiconto dello stato per l’anno 2017, che ad oggi non sono stati ancora approvati.

Per quanto riguarda gli ulteriori documenti inerenti la manovra di finanza pubblica, anche per la tempistica della sua formazione, il governo Conte non ha presentato un suo Def, limitandosi a far approvare il Def scritto a legislazione vigente dal governo Gentiloni e, per giunta, concordando con la propria maggioranza una risoluzione estremamente timida che di fatto si limita ad imporre la sola sterilizzazione dell’aumento dell’Iva prevista per il 2019.

Politicamente, almeno fino ad oggi, sembra emergere una tendenza del governo a demandare a disegni di legge di iniziativa parlamentare, che però non hanno ancora iniziato il proprio iter, la realizzazione delle parti più problematiche del programma di governo (pensioni d’oro, vaccini, riforma dell’affido dei figli, chiusure domenicali degli esercizi commerciali). Lo stesso provvedimento anticorruzione, approvato salvo intese nel cdm del 6 settembre e non ancora depositato alle camere, è un disegno di legge e non un decreto legge.

Il presidente del Consiglio Conte, dal momento del suo insediamento ha messo piede in parlamento soltanto in tre occasioni: quella della prima votazione di fiducia al suo governo, il 27 giugno in occasione delle comunicazioni rese in vista del Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno e da ultimo mercoledì 12 settembre per prendere parte al “premier question time” alla Camera dei deputati.

Con altri suoi rappresentanti il governo ha reso altre tre informative urgenti (il 13/6 in Senato sulla vicenda della nave Aquarius, il 14/6 alla Camera sugli incidenti nei luoghi di lavoro e il 18/7 alla Camera sui tavoli di crisi aperti presso il Mise), ed una comunicazione, resa il 4 settembre alla Camera, sul crollo del ponte Morandi di Genova.

Anche nello svolgimento delle informative, forse perché in tre casi su quattro sono state svolte dai vice presidenti del consiglio Di Maio e Salvini, il governo ha fatto registrare una novità nello stile di tali comunicazioni. Se di solito le informative urgenti consistono in un’elencazione abbastanza formale e burocratica di fatti e dati inerenti la vicenda oggetto dell’informativa, quelle rese dai due vice presidenti del consiglio (ma anche le comunicazioni del Ministro Toninelli) hanno assunto un carattere più generico per quanto riguarda i dati e più politico per le argomentazioni svolte, che in alcuni casi hanno fatto pensare più ad un discorso politico rivolto all’esterno che all’interno del parlamento.

Per quanto riguarda la presenza in aula, il governo è intervenuto a sei sedute di question time alla Camera dei deputati (rispettando la cadenza canonica di una volta a settimana) e a due al Senato (12 e 27 luglio), dove il question time è stato introdotto in questa legislatura e a seguito della riforma del regolamento.

Il governo ha inoltre dato risposta a 310 atti di sindacato ispettivo (247 presentati alla Camera e 63 presentati al senato) su circa 1600 atti depositati.

Volendo tirare delle conclusioni, l’impressione che emerge da questi primi tre mesi di attività parlamentare è quella di un governo che può contare su una maggioranza che quando è stata chiamata  in causa è apparsa compatta e affidabile: un motore che, per il momento, sembra poter sostenere una buona velocità, ma che sovente viene fatto girare a vuoto o mantenuto al regime minimo perché il guidatore, in alcuni casi, non sembra avere chiaro quali siano le strade da percorrere.

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