Confindustria e la riforma del Titolo V

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imagedi Roberto Bin

In un Dossier datato ottobre 2016, l’Ufficio studi di Confindustria spiega il suo punto di vista sulla riforma costituzionale, per quel che riguarda il Titolo V.

Si sa che Confindustria non ha mai amato le Regioni, e forse lo stesso sistema delle autonomie: tutto ciò che differenzia la disciplina di settori economicamente rilevanti si traduce in intralci burocratici per gli operatori economici, questo in due parole è il loro punto di vista. Tuttavia il dossier esamina alcuni settori interessanti (energia,infrastrutture, comunicazioni e lavoro) nei quali la legislazione regionale non è affatto sviluppata, anche perché la Corte costituzionale, come è noto, ha sistematicamente riportato allo Stato ogni leva decisionale. Semmai, quello che emerge è che dal punto di vista degli imprenditori le difficoltà sorgono dalle procedure d’intesa a livello nazionale e dalla opposizione, più o meno dichiarata, delle amministrazioni locali.

Indubbiamente la riforma qualche problema evidenziato nel dossier può superarlo. Le disposizioni generali e comuni riservate alla legislazione dello Stato – essendo attribuite alla sua competenza esclusiva è ammessa anche la possibilità di emanare regolamenti esecutivi – dovrebbero poter risolvere il rischio di sovrapposizioni normative e di complicazioni amministrativi. Il che può avvenire senza compressione del ruolo regionale se il Senato delle autonomie sarà attento a controllare la leggi che recano le disposizioni generali e comuni in modo da imporre procedure di leale cooperazione ben modellate e ben garantite.

Già, ma se la Camera non si adegua alle osservazioni del Senato? Allora le Regioni potranno impugnare la legge, oltre che per violazione del principio di leale collaborazione, anche per far valere un’interpretazione seria e credibile dell’espressione usata con tanta frequenza nel “nuovo” art. 117.2 Cost. Si riaprirebbe così un contenzioso difficile che inevitabilmente ridarebbe alla Corte la responsabilità di chiarire che cosa significa la riforma costituzionale. Un film già visto, ma con una differenza, forse: che magari il Governo capirebbe che chi ha proposto la riforma avrebbe tutto l’interesse di avviarne l’applicazione su un piano diverso dal passato, perché la governabilità non è solo avere un Governo stabile, ma anche un governo efficace nel perseguimento delle politiche pubbliche. E questo risultato passa anche e soprattutto per un corretto rapporto tra istituzioni costituzionali (il Senato delle autonomie essendo una di esse) e per un buon livello di cooperazione tra centro e periferia.

Fai clic per accedere a dossier-titolo-v-Confindustria.pdf

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