La globalizzazione
della barbarie

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di Antonio Ramenghi

È di questi giorni la notizia che nella Russia di Putin le botte in famiglia non saranno più un reato penale. Picchiare moglie o figli, sarà d’ora in poi considerato un illecito amministrativo. Il violento (o la violenta) domestico se la caverà con 5 mila o 30 mila rubli, cioè con poco meno di 100 o 600 euro, a seconda della gravità, l’arresto da 10 a 15 giorni o in alternativa 60 o 120 ore di servizio civile. Il carcere? Niente, a meno che la violenza venga ripetuta diverse volte ma nell’arco di un anno, in questo caso scatterà la pena di due anni di detenzione.

È di questi giorni la notizia che nell’America di Trump la tortura torna a essere un legale strumento di indagine a disposizione delle forze dell’ordine, soprattutto quelle impegnate nella lotta al terrorismo e che la famigerata Guantanamo non verrà affatto chiusa. È sempre di questi giorni la notizia che l’annunciato muro da elevarsi tra Stati Uniti e Messico, voluto da Trump, dovrà essere pagato dai messicani, altrimenti condannati a vedere onerati da pesantissime tasse doganali i loro prodotti esportati negli USA.

È di questi giorni, ma è ormai da mesi, che nella Turchia di Erdogan si susseguono arresti di oppositori, insegnanti, magistrati, giornalisti, sindacalisti: notizie che ormai stentano a bucare i video e le pagine di telegiornali e giornali tanto sono diventate di “ordinaria amministrazione”.
Si potrebbe continuare con Cina, Egitto, ecc.ecc.
Si parla tanto della globalizzazione dell’economia. Forse sarebbe il caso di cominciare a preoccuparsi e mobilitarsi per contrastare la globalizzazione della barbarie.

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Un commento su “La globalizzazione
della barbarie

  1. Saranno sintomi di una civiltà che sta entrando veramente in crisi? O per essere meno apocalittici sono forse piccole regressioni verso una sorta di ‘epoca oscura’? (pensavo esattamente a queste due cose nei giorni scorsi… dove stiamo andando?).

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