Il caso Minetti e la concessione di una grazia inopportuna

di Felice Blando

L’opinione consolidata di molti giuristi ha ritenuto, si può dire fin dai primi anni della vigenza della Costituzione, che attività di indirizzo presidenziale sono la concessione della grazia e la commutazione delle pene (cfr. il pioneristico saggio di G. Guarino, Il Presidente della Repubblica. Note preliminari, in Riv. trim. dir. pubbl., 1951, p. 903 ss.).

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C’era due volte l’art. 18 TULPS

di Edoardo Caterina

Il decreto-legge n. 23 del 2026 (c.d. “decreto sicurezza”), convertito in legge dalla legge n. 54 del 2026, sembra avere riesumato una disposizione che la Corte costituzionale aveva dichiarato costituzionalmente illegittima quasi 50 anni fa, con la sentenza n. 11 del 1979. La vicenda merita di essere brevemente illustrata perché non solo getta un’ombra inquietante sulle politiche securitarie dell’attuale governo, ma offre anche un esempio poco edificante di come funzioni oggi la nostra “filiera legislativa” tra Governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica.

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Le ragioni del NO di Passione Civile con Valerio Onida

di Marco Podetta* 

Le aporie squisitamente tecniche che presenta il testo di revisione costituzionale su cui saremo chiamati ad esprimerci questo fine settimana sono state da più parti puntualmente evidenziate, anche in questa sede.

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Riforma costituzionale della magistratura e infrastrutture algoritmiche: un problema di autonomia

di Francesca Niola

Nel dibattito sulla revisione costituzionale della magistratura, quasi tutto ruota attorno alla separazione delle carriere, al sorteggio, alla duplicazione dei Consigli superiori, alla sottrazione della funzione disciplinare. Sono temi decisivi. Ma ve n’è uno meno appariscente, e forse per questo più insidioso, che la discussione pubblica lascia sullo sfondo: il nesso tra il nuovo assetto dell’autogoverno e l’ingresso di infrastrutture algoritmiche nell’attività giudiziaria.

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Il lancio dei dadi. Sull’insensatezza del sorteggio dei membri togati del CSM

di Fabio Ferrari

Nonostante i doverosi sforzi a cui ciascuno è chiamato per comprendere le ragioni altrui, devo confessare che solo l’astratta idea di sorteggiare i membri togati del CSM mi sembra letteralmente insensata: figuriamoci il fatto che questa opzione possa entrare nel testo della nostra Costituzione.

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Riforma della giustizia e «presenzialismo» di politici e giudici

di Felice Blando

Il varo della legge costituzionale sulla c.d. «separazione delle carriere» ha riportato alla ribalta ricorrenti ed estenuanti polemiche. Su questo tema le questioni vengono drammatizzate e abbondano le reciproche delegittimazioni: ne segue un chiacchiericcio continuo. L’importante, per gli uomini politici, è fare dichiarazioni ed ottenere che siano riprodotte dai mezzi di comunicazione.

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Tre argomenti sbagliati

di Giovanni Di Cosimo

La contesa referendaria fatalmente polarizza le posizioni, tanto che il dibattito sulla riforma dell’ordinamento della giustizia si è subito animato. Il problema è che il testo formulato dal governo e fatta proprio senza cambiare una virgola dalla maggioranza parlamentare, non sembra capace di suscitare un reale interesse dell’opinione pubblica.

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