L’insicurezza generata dalla sicurezza. La recente vicenda della conversione del decreto-sicurezza

di Paolo Carnevale

La vicenda della conversione del decreto-legge n. 22 del 2026 ad opera della legge n. 54 dello stesso anno in tema di sicurezza e della contestuale adozione-emanazione del successivo decreto n. 55 in punto di disciplina dei rimpatri volontari assistiti dei migranti, già oggetto di modifica ad opera della coeva legge n. 54, ha suscitato un notevole interesse e generato una grande attenzione nel nostrano dibattito pubblico.

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La tenuta della democrazia in Italia dopo il referendum costituzionale e prima del nuovo voto politico

di Antonio D’Andrea*

Occorrerebbe maneggiare con attenzione il dato costituzionale, partendo da buoni propositi. In realtà, proprio sul piano teorico, non sussiste, almeno a mio parere, un collegamento rinvenibile tra una possibile post-democrazia da “inventare” qui e ora…

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Engagement digitale e voto nel referendum costituzionale 2026

di Angela Cossiri* e Emanuele Frontoni**

Il referendum costituzionale 2026 si è chiuso con la vittoria del No, che ha raggiunto il 53,24% dei consensi, contro il Sì al 46,76%, con un’affluenza del 55,7% (dati comprensivi dei votanti all’estero). L’affluenza dei soli votanti in Italia è pari al 58,93% (Fonte: Eligendo – Il portale delle elezioni del Ministero dell’Interno).

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La magistratura preferita (a ragione) alla politica

di Maurizio Malo

Per fortuna, la maggior parte dei votanti al referendum costituzionale sulla magistratura ha preso sul serio l’ammissione del Ministro proponente (Carlo Nordio) fissata nel suo libro (Una nuova giustizia, pagg. 122-123), ovvero che il fine autentico della riforma (scampata) consisteva nel “mettere in riga” la magistratura, accusata di intralciare l’azione politica di qualsiasi maggioranza di governo: infatti (scrive il Ministro) «si sa benissimo quanto sia stata limitata la sovranità della politica davanti all’invadenza delle Procure».

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La presunta impunità dei magistrati e le responsabilità del Ministro

di Fabio Ferrari

In principio era l’impunità. I sostenitori del sì denunciavano l’assoluta mancanza di credibilità della giustizia disciplinare del CSM: ai giudici era consentito disonorare la toga e danneggiare la vita dei cittadini, senza mai rispondere ad alcuno dei propri errori.

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Criticità strutturali e funzionali dell’istituenda Alta Corte disciplinare

di Roberto Toniatti e Irene Iannelli

L’istituzione dell’Alta Corte disciplinare rappresenta una modifica molto significativa – che la si condivida o meno nel merito – della vigente disciplina del Consiglio Superiore della Magistratura, secondo quanto previsto dalla legge costituzionale di revisione attualmente sottoposta a referendum (non)confermativo ex art. 138 Cost.

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I principi dell’ordinamento e la revisione costituzionale del CSM

di Roberto Toniatti

La legge costituzionale che propone “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare“ – approvata dalle Camere senza la maggioranza dei due terzi dell’Assemblea e attualmente sottoposta a referendum popolare ex art. 138 Cost. – presenta, a mio giudizio, rilevanti criticità sotto il profilo sia del merito della revisione, sia del metodo del procedimento seguito per la sua approvazione, sia del contesto interno ed europeo di ideologia costituzionale che lo ispira.

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La riforma Nordio: oltre il testo, una visione costituzionale che allarma

di Antonio D’Andrea

Molto spesso, nei confronti con i sostenitori della riforma costituzionale che vorrebbe separare le carriere dei magistrati del pubblico ministero da quella degli altri magistrati ordinari (per dare piena attuazione all’art. 111 Cost., nella versione che avrebbe, a partire dal 1999, espressamente precisato che «Ogni processo si svolge in contraddittorio tra le parti, davanti a giudice terzo e imparziale») si sente ripetere la litania che è per questa ragione che si vuole elevare a principio costituzionale la separazione della loro carriera rispetto all’altra.

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Dal CSM all’Alta Corte disciplinare: brevi note sui nuovi equilibri in tema di funzione disciplinare

di Ugo Adamo

Con la riforma costituzionale in itinere, come noto, la sostituzione del sistema elettivo con quello del sorteggio, unitamente alla divisione del Consiglio Superiore della magistratura (CSM) in due organi e alla sottrazione della competenza disciplinare, incide in modo radicale sui tratti distintivi del CSM voluto dal Costituente e dal legislatore di attuazione, fino ad alterarne la stessa identità costituzionale.

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