E ora? Il dopo-referendum

Chiusa la pagina del referendum si apre il dibattito sul “seguito” della riforma costituzionale. Nulla di sorprendente dato che tra i motivi che hanno sorretto il SI vi era la convinzione che il “taglio dei parlamentari” è solo il primo passo di un più vasto programma di riforme. Quali? Ma anche chi ha sostenuto il NO ha paventato conseguenze negativa sugli assetti istituzionali e perciò l’esigenza di porre mano a correttivi. Quali? Il tema si annuncia perciò interessante e apriamo perciò una pagina del giornale dedicata a proposte e riflessioni “sul dopo” con i primi due interventi.

S. Curreri, A. D’Andrea, S. Pinto

 

Taglio dei parlamentari, SI o NO? Per promuovere un dibattito

Come in passato per altri temi, il giornale vorrebbe promuovere un dibattito in merito al “taglio dei parlamentari”, sul quale saremo invitati a esprimerci con un voto nel referendum confermativo del 20-21 settembre. Camilla Buzzacchi inizia esprimendo le ragioni del NO. Saremmo felici di pubblicare altre opinioni, e in particolare le ragioni del SI, che tra i costituzionalisti appaiono minoritarie.

Per il NO: BuzzacchiContini, Leo, Venazoni, Iacovissi, Pisaneschi, Tani, Morelli, Bartole, De Vergottini, Morelli 2, Agolino

Per il SI: Grasso 

Per bianca/astensione: Schmit, Palermo

Contributi alla riflessione: Conte, Gigliotti, Cecchinato, Verrigno, Di Cosimo, Morelli, Chessa, Severa, D’Andrea

Taglio dei Senatori: chi perde (la Basilicata) e chi guadagna (la Valle d’Aosta) in termini di rappresentanza

di Francesco Conte

Il taglio dei parlamentari non è uguale per tutti. Almeno non in Senato. La riforma, infatti, comporterà alcune distorsioni (o, se vogliamo, correggerà alcune distorsioni già esistenti) nel rapporto tra popolazioni regionali e senatori che ne sono espressione. Se, infatti, per la Camera dei Deputati il taglio è pressoché “lineare” e identico per tutte le circoscrizioni, in Senato non sarà così.

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Uno scandalo al sole: il Bonus Partite IVA e la propaganda in vista del referendum costituzionale

di Elena Falletti

In questi giorni caldi d’agosto c’è uno scandalo al sole che indigna (e appassiona) gli italiani, sia quelli che possono permettersi delle vacanze ristoratrici dopo gli stress dovuti al lockdown e alla pandemia, sia quelli che (ahiloro) non riescono a godersi una pausa tra l’inverno e la primavera passati così faticosamente e il nebuloso autunno che ci aspetterà tra qualche settimana. Si tratta del Bonus di 600 euro diretto alle partite IVA previsto dal Decreto Cura Italia.

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Recovery Fund: dietro i sussidi il commissariamento?

di Marco DaniAgustín José Menéndez

Non sarà il “momento Hamilton” a cui tanti sembrano anelare, ma la novità c’è tutta: con la Recovery and Resilience Facility (RRF) decisa dal Consiglio europeo per la prima volta si affaccia all’orizzonte la prospettiva tangibile di un consistente indebitamento condiviso da parte dell’Unione europea.

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Debito pubblico ed equità tra generazioni

di Glauco Nori

Il debito dello Stato si è mantenuto in limiti, ritenuti fisiologici, fino all’inizio degli anni ’80; poi è andato aumentando (solo in pochissime occasioni è diminuito, sempre in misura modesta) fino ad arrivare all’inizio del 2020 a più del 130% del PIL. Non si è stati in grado, o non si è voluto, utilizzare nemmeno la notevole riduzione degli oneri per interessi a seguito dell’entrata in vigore dell’euro.

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Debito è asservimento – La catastrofe come orizzonte

di Claudio Tani

Negli anni settanta del secolo scorso le grandi banche (Citibank e Chase) mandavano i loro agenti in giro per il Terzo mondo a convincere i dittatori locali a chiedere prestiti (il go-go banking), con tassi di interesse  bassissimi, ma che si impennarono rapidamente (oltre il 20%) a causa delle dure politiche monetarie americane degli anni ottanta:

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Il Governo non deve discutere con l’opposizione, se non in Parlamento

di Roberto Bin

Sembra che l’appello del presidente Mattarella all’unità politica debba tradursi nel diritto delle opposizioni a essere sentite dal Governo e nel suo impegno a tenere in conto le loro proposte. Ma non è così, o quantomeno non è questa la strada indicata dalla Costituzione.

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Il permesso di essere liberi

di Omar Chessa

Per chi, come il sottoscritto, vive in un isola con tante belle spiagge ed è abituato a fruirne, è motivo di soddisfazione la recente ordinanza n. 23 del Presidente della Regione sarda, la quale finalmente ha disposto che dal 18 maggio «è consentito l’accesso alle spiagge libere e agli arenili». La medesima formulazione è recepita nell’ordinanza del sindaco del mio comune, Sassari.

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