La Corte frena la corsa all’impazzata dei ricorsi contro le leggi elettorali

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di Antonio D’Andrea

Mi spiace dover rilevare che la Corte, nel dichiarare senza troppi imbarazzi inammissibili (ordinanze n. 277 e 280 del 2017) i quattro ricorsi per conflitto di attribuzione sostanzialmente diretti nei confronti della nuova legge elettorale – il cosiddetto Rosatellum – (formalmente indirizzati nei confronti delle Assemblee parlamentari, dei l0r0 Presidenti e del Governo) e sollevati da singoli parlamentari, elettori, rappresentanti dei Gruppi parlamentari e varie altre sigle di “consumatori istituzionali”, abbia semplicemente dovuto riaffermare il buonsenso, prima ancora di dare risposte di sicura valenza tecnico-giuridica,  alla luce dei vigenti precetti costituzionali. La corsa all’impazzata verso la contestazione dei meccanismi elettorali – che ha fortunatamente conosciuto, grazie alla coraggiosa intraprendenza prima della Corte di Cassazione e poi della stessa Corte costituzionale, la strada maestra dell’impugnativa in via incidentale promossa a seguito di giudizi volti ad accertare la compromissione del fondamentale diritto di voto lamentato dinanzi ai giudici civili da singoli cittadini elettori – è bene che venga frenata e, appunto, razionalizzata per evitare di avere, ancor prima dell’utilizzabilità dei nuovi meccanismi elettorali, sistemi elettorali rimodellati dal giudice costituzionale, che non è e che non deve essere confuso con un legislatore supplente, né in positivo e neppure in negativo.

Gli annullamenti parziali dei meccanismi elettorali disposti dal giudice costituzionale tra il 2014 e il 2017 per espungere le gravi distorsioni costituzionali prodotte dalla disciplina legislativa e la preoccupazione della Corte di lasciare in piedi regole elettorali comunque applicabili da subito a me è parsa un’ottima conquista ottenuta da chi si è battuto meritoriamente contro la sciatteria e l’arroganza di maggioranze parlamentari tristemente operative da troppo nell’ordinamento italiano a sostegno di Esecutivi strumentalmente messi in piedi per evitare l’anticipato (e imprevedibile nei suoi esiti) ritorno alle urne.

Ma che da questo importante traguardo – certo ottenuto con sagacia e perseveranza da chi lo ha per molto tempo inseguito – si passi a voler “aggredire” in ordine sparso ed istantaneo qualsiasi illogicità operata dal legislatore elettorale, scivolando con immediatezza dalle aule parlamentari all’attivazione del giudice costituzionale e, anzi, chiedendo alla Corte di impedire l’operatività di meccanismi elettorali giudicati poco conformi a questo o a quel precetto costituzionale (anche se, in definitiva, la critica riguarda sempre la non adeguata rappresentatività degli organi parlamentari) mi pare poco rispettoso del ruolo assegnato alla Corte nel nostro ordinamento e del “travaglio” che ha preceduto la recente giurisprudenza in materia di leggi elettorali nazionali.

Il Rosatellum è anche dal mio punto di vista sicuramente da considerare irragionevole e discutibile per qualche soluzione apprestata, che mi auguro possa ancora persino essere corretta. Tuttavia, pensare che la Corte possa aprire ulteriori strade per entrare nella valutazione delle soluzioni faticosamente trovate da questo Parlamento (del quale la Corte ha implacabilmente preso le distanze sin dalla sentenza 1/2014), dopo gli svariati appelli indirizzati affinché si armonizzassero i meccanismi elettivi di Camera e Senato, significa davvero sottovalutare l’estrema delicatezza del ruolo svolto dal giudice delle leggi per “razionalizzare” le scelte operate dal legislatore in una materia, come quella elettorale, dal denso significato politico e naturalmente connotata da un ineliminabile tasso di discrezionalità.

La Corte si è già abbondantemente “sporcata le mani”: non le si chieda in questo delicato passaggio, che porterà molto presto alla prossima legislatura, di assumersi il compito di delegittimare ulteriormente la gran parte delle forze politiche che erano, sono e resteranno in campo. Gli elettori, se vogliono, possono da un lato sconfessare molto presto gli scopi perseguiti con il Rosatellum e, dall’altro lato, aprire la strada ad una differente maggioranza di governo che potrebbe correggere in autotutela gli aspetti meno convincenti della legge n. 165/2017.

Il cittadino elettore si segnali per quel che vota e non solo per la legittimazione attiva (ovviamente negata) nel proporre ricorsi per conflitto di attribuzione(!).

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