La ruota della legge elettorale ha tre buchi nella gomma (come si temeva)

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di Giovanni Di Cosimo

Adesso che il Ministero degli interni ha fornito i dati dei seggi, possiamo a caldo fare alcune rapide osservazioni sul rendimento della nuova legge elettorale. Sono tre conferme di ciò che si temeva.

La prima: si è davvero verificata l’ipotesi per cui i consensi dei partiti sotto soglia vanno ai partiti alleati. In base a questo discutibile meccanismo, i voti della lista di Emma Bonino sono finiti in dote al Partito democratico; stessa cosa con quelli della quarta lista della coalizione di centrodestra suddivisi a favore dei tre partiti maggiori.

La seconda: si sono davvero aperti i paracadute. Grazie a questo altrettanto discutibile meccanismo sono stati ripescati alcuni candidati (addirittura qualche ministro) bocciati dagli elettori nei collegi uninominali.

La terza: effettivamente non è uscita una maggioranza parlamentare. Nessuno dei tre principali contendenti ha da solo le forze sufficienti per sostenere il Governo. Ciò dipende dell’articolazione del sistema politico: al duro colpo subìto da una delle punte dell’assetto tripolare uscito dalle elezioni del 2013, è corrisposto un rafforzamento delle altre due di misura non sufficiente a reggere il governo.

Ma dipende anche dai meccanismi della legge elettorale che hanno comportato una modesta correzione in senso maggioritario: per dire, alla Camera il centrodestra ottiene il 37% dei voti che gli fruttano il 41% dei seggi; il M5S conquista il 35% dei seggi a fronte del 32,7% dei voti (va precisato che a tutto martedì pomeriggio non risultano ancora assegnati 23 seggi alla Camera e 7 al Senato). Altri sistemi si spingono molto più in là, allo scopo di assicurare la stabilità di governo. Basti pensare che l’anno scorso En March al primo turno ha avuto il 32,6% dei voti, cioè un consenso molto simile a quello del M5S, conquistando però, dopo il secondo turno, il 53% dei seggi dell’Assemblea nazionale.

Un commento su “La ruota della legge elettorale ha tre buchi nella gomma (come si temeva)

  1. La legge vigente ha (come le tre precedenti, Italicum, Porcellum e Mattarellum) un vizio molto grave che mette in questione la base liberal-democratica del governo parlamentare: le liste bloccate, gli “eletti” nominati e di fatto comandati da chi sta fuori dal Parlamento. Le pluricandidature e l’uninominale congiunto sono solo faccette dello stesso vizio capitale: la negazione formale della libera scelta individuale degli elettori che trascina con se la restrizione fattuale del libero mandato. Non a caso gli autori dell’inganno istituzionalizzato 13 anni fa di una scelta diretta della maggioranza parlamentare, del governo, del suo capo e del suo programma da parte degli elettori nonché i loro eredi della democrazia digitale del movimento degli onesti, forse inconsapevoli del danno che stanno recando, chiedono l’abolizione del libero mandato e la sua sostituzione con un mandato di partito. L’ordinamento liberal-democratico e il governo parlamentare sono in pericolo, mentre la maggior parte dei costituzionalisti si sono persi da anni in considerazioni di convenienza politica e di potere, sublimizzate nel dibattito vuoto fra rappresentazione proporzionale degli schieramenti e formazione di una maggioranza stabile. Henri Schmit

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