Il Paese dove non si insegna l’educazione civica (e dove uno vale uno)

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di Roberto Bin

Ho preso posizioni discutibili, ma argomentate, a favore del gesto del Presidente Mattarella (vedi uno e due). Il diritto non è una scienza esatta, e tutte le interpretazioni sono discutibili, tutte le argomentazioni sono criticabili. Per questo, a nostra garanzia, esistono tre gradi di giudizio, nessun giudice è infallibile.

Ho ricevuto riposte e critiche sensate: discutiamone. Poi ho ricevuto critiche balorde e anche insulti. Ho chiesto al giornale di pubblicare tutti i commenti, ma certo non intendo rispondere ad ognuno. Il dibattito nella rete ha ormai assunto toni aggressivi e io francamente me ne voglio dissociare. L’arroganza di certi commenti è pari a quella dimostrata dai leader politici, del resto. C’è chi mi risponde citando un testo dell’art. 92 Cost. che non esiste, c’è chi equivoca sul termine “vincolante” che manuali classici indicano come carattere della proposta del presidente incaricato, c’è chi asserisce e giudica senza alcun argomento.

Insomma, si vede che questo è il Paese in cui l’educazione civica e la costituzione non sono insegnate nelle scuole. Si studia quanti erano i consoli nell’antica Roma, ma non come funzioni oggi il sistema dei poteri costituzionali. Se no si sarebbe appreso – e lo avrebbero appreso anche Salvini e Di Maio – che il principio fondamentale su cui regge il sistema è quello di leale collaborazione e di correttezza costituzionale: esattamente il contrario di quello che è accaduto ponendo il Presidente della Repubblica di fronte al ricatto: o nomini Savona o tutto crolla.

Mi dicono che Di Maio, intervistato da Vespa, abbia detto che, seppure non si sia mai laureato, diritto costituzionale lo ha studiato, citando il manuale di Martines e quello di cui sono co-autore (Bin, Pitruzzella, Diritto costituzionale, Giappichelli editore): ne esce ogni anno una nuova edizione, non so quale Di Maio abbia consultato, ma certo non vi ha trovato conferme alle sue tesi. Ma poi, non è il teorico dell’ “uno vale uno”? Siamo tutti biologi quando si parla di vaccini e tutti costituzionalisti quando si parla di istituzioni. Davvero una buona premessa per chi si candida al governo del Paese.

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