Giù le mani dalla Ragioneria!

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di Giovanni Di Cosimo

In vista della manovra di bilancio ferve il dibattito nella maggioranza, come è giusto che sia. Oggi il capogruppo al Senato del M5S Patuanelli ha fatto cenno alla possibilità di intervenire sulla Ragioneria generale dello Stato, l’organo tecnico che ha compiti di supporto e verifica per Parlamento e Governo impegnati nella elaborazione delle politiche di bilancio. «La Ragioneria generale dello Stato ha un approccio più legato al passato, alle manovre fatte da Monti in poi. Va cambiato l’approccio di alcune figure», ha affermato.

Il disegno pare chiaro: allo scopo di trovare le coperture finanziarie per le costose misure comprese nel programma di governo è necessario sostituire quei dirigenti della Ragioneria che non assecondano le richieste del nuovo corso politico. Tuttavia, esistono precisi limiti costituzionali al potere governativo di fidelizzare l’alta dirigenza. La Corte costituzionale ha più volte bocciato le forme di spoils system – introdotte dalle maggioranze precedenti per consentire al Governo di scegliere dirigenti di propria fiducia – perché contrastano con i princìpi costituzionali di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione, e con il principio per cui i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione (artt. 97 e 98 della Costituzione).

Dice la Corte che il principio costituzionale di imparzialità dell’azione amministrativa comporta una distinzione fra la sfera politica e la sfera burocratica-amministrativa, con la conseguenza che l’amministrazione non deve attuare l’indirizzo politico nell’interesse particolare della parte politica che lo esprime, ma nell’interesse generale. La scelta fiduciaria dei dirigenti mette a rischio l’imparzialità della pubblica amministrazione e, di conseguenza, il principio di eguaglianza che vieta di discriminare fra i destinatari dell’azione amministrativa.

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