Una componente politica nel gruppo misto della Camera non si nega a nessuno

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di Salvatore Curreri

Il Presidente della Camera ha autorizzato la costituzione all’interno del gruppo misto di una componente politica formata da tre deputati espulsi dal M5S, come tali non rappresentativi di un partito presentatosi alle elezioni non costituitosi in gruppo autonomo.

Lo scorso 18 aprile il Presidente della Camera dei deputati ha autorizzato la costituzione della componente politica del gruppo misto Sogno Italia – 10 Volte Meglio, composta dai deputati Benedetti, Caiata e Vitiello, tutti eletti per il MoVimento 5 Stelle (la prima nella lista proporzionale, gli altri due in collegi uninominali).

Come infatti noto agli addetti ai lavori, dal 1997 alla Camera dei deputati (ma non al Senato) si possono costituire all’interno del gruppo misto componenti politiche così da consentire una più agevole funzionalità ad un gruppo per sua natura politicamente eterogeneo, giacché in esso confluiscono tutti quei deputati che non vogliono o non possono (per mancanza dei requisiti) costituire un gruppo parlamentare autonomo.

Tali componenti politiche del misto possono essere costituite da dieci deputati (senza alcun ulteriore requisito) o da almeno tre deputati che appartengano a minoranze linguistiche tutelate dalla Costituzione (in tal caso la componente politica è unica) oppure che “rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali” (art. 14, comma 5, secondo periodo, reg. Camera).

Nell’attuale legislatura sono oggi ben sei le componenti politiche costituite nel gruppo misto della Camera. Cinque si sono costituite ad inizio legislatura, tutte corrispondenti a partiti politici presentatisi alle elezioni: 1) Minoranze linguistiche; 2) Liberi e Uguali (scioltasi dopo la costituzione del corrispondente gruppo parlamentare); 3) Noi con l’Italia, che ha aggiunto alla denominazione la sigla USEI (Unione Sudamericana Emigrati italiani) dopo l’adesione del deputato Sangregorio eletto all’estero per tale lista; 4) +Europa-Centro Democratico e 5) MAIE-Movimento Associativo Italiani all’Estero.

Proprio le variazioni intervenute all’interno di quest’ultima componente politica sono all’origine della nuova appena costituita. Va, infatti, ricordato che essa si poté costituire il 20 aprile 2018 solo grazie all’iniziativa del deputato Borghese, l’unico dei suoi componenti che rappresentasse un partito presentatosi alle elezioni, per l’appunto il Movimento Associativo Italiani all’Estero nelle cui liste egli era stato eletto in America meridionale. Gli altri cinque deputati che avevano costituito tale componente politica (Benedetti, Caiata, Cecconi, Tasso e Vitiello) erano stati, infatti, tutti eletti per il MoVimento 5 Stelle dal quale, per note vicende che non vale la pena qui ripercorrere, erano stati subito espulsi appena dopo essere stati dallo stesso movimento candidati.

Quando, a seguito di presumibili contrasti interni, il deputato Borghese, nella qualità di Presidente e legale rappresentante del MAIE, ha comunicato la revoca del consenso ad essere rappresentato da tale componente politica (che nel frattempo aveva cambiato denominazione in MAIE-Movimento associativo italiani all’estero-Sogno Italia), la componente politica è stata ovviamente dichiarata cessata perché non più rappresentativa di un partito o movimento politico presentatosi alle elezioni (seduta del 18 febbraio 2019).

Mentre, però, il giorno dopo lo stesso Borghese con altri due ex pentastellati (Cecconi e Tasso), ha subito costituito una nuova componente politica (Movimento Associativo Italiani all’Estero), sempre grazie alla propria decisiva adesione, gli altri tre pentastellati (Benedetti, Caiata e Vitiello) avrebbero dovuto rinunciare a tale possibilità, essendo stati eletti per un partito già costituitosi in gruppo parlamentare. Invece – e qui sta la novità – come detto all’inizio il 18 aprile 2019 il Presidente della Camera, accogliendo la loro richiesta, li ha autorizzati a costituire la componente politica del gruppo misto Sogno Italia – 10 Volte Meglio che, come già dimostra la immaginifica, quasi dannunziana denominazione, non corrisponde ad alcun partito o movimento politico presentatosi alle elezioni.

Ad onor del vero, va detto che non certo è la prima volta che il Presidente della Camera (cui tali decisioni spettano in via esclusiva, senza nemmeno il parere della Presidenza) abbia autorizzato componenti politiche del misto prive d’identità politico-elettorale. Rammento, ad esempio, le componenti politiche Ecologisti-democratici (10 febbraio 2005), Mre-movimento repubblicani europei (7 febbraio 2006), La Destra (10 settembre 2007), Repubblicani regionalisti popolari (13 maggio 2009), Alleanza per l’Italia (19 gennaio 2010) e Noi Sud/Lega Sud Ausonia (22 gennaio 2010). Il precedente più recente è quello verificatosi nella scorsa legislatura il 20 marzo 2017 quando il (la) Presidente della Camera autorizzò la costituzione nel gruppo misto della componente politica Alternativa Libera – Tutti insieme per l’Italia da parte di cinque deputati (Artini, Baldassarre, Bechis, Segoni e Turco) sempre tutti eletti nelle liste del M5S.

Tutti casi che ci sembrano disattendere la lettera e la ratio della disposizione regolamentare, evidentemente ispirata a consentire ugualmente a forze politiche minoritarie presentatesi alle elezioni (requisito politico) di costituire all’interno del gruppo misto una propria componente politica, pur essendo composte da meno di dieci deputati (requisito numerico). Invece, in tal modo si consente ad almeno tre deputati, eletti e/o provenienti da partiti già costituitisi in gruppo, di potersi costituire in componente politica autonoma, dando così vita e visibilità a formazioni politiche dal sicuro fascino parlamentare ma prive, per il passato, di radicamento elettorale e dall’assai dubbio futuro seguito.

Non si comprendono allora – anche perché non comunicate in Aula – le ragioni che hanno indotto il Presidente della Camera a prendere tale decisione, se non forse quelle dettate da un (malinteso) rispetto politico, quasi che una componente nel misto non si debba negare a quanti ne facciano richiesta. Con il che s’incentiva il transfughismo e il frazionismo parlamentare. Se, infatti, per soddisfare il requisito politico richiesto per costituire una componente politica del misto basterà che i suoi componenti provengano da un partito presentatosi alle elezioni, anche quando già costituito in gruppo parlamentare autonomo, ciò significa che per formare una siffatta componente politica basteranno non dieci ma appena tre deputati fuoriusciti o espulsi da un gruppo parlamentare.

Inoltre, una simile prassi acuisce la differenza della Camera rispetto al Senato dove non solo le componenti politiche del misto non sono (almeno formalmente) previste ma soprattutto i gruppi parlamentari devono sempre e comunque corrispondere a forze politiche presentatesi alle elezioni. Il che consente non solo una più efficiente ed efficace organizzazione dell’attività parlamentare, che la proliferazione dei soggetti politici rischia seriamente di compromettere, ma risponde anche all’elementare principio democratico secondo cui sono i partiti votati dagli elettori a costituirsi in gruppi parlamentari e componenti politiche non, viceversa, i parlamentari a riunirsi in gruppi e componenti politiche per costituire un partito.

Non si tratta di voler cristallizzare il sistema politico, quanto piuttosto di tutelare quella rappresentanza che i partiti hanno legittimamente conseguito in sede elettorale e che manovre parlamentari, già rivelatesi talvolta poco limpide, contribuiscono ad erodere.

2 commenti su “Una componente politica nel gruppo misto della Camera non si nega a nessuno

  1. Devo al lettore due integrazioni al mio post.
    La prima, su suggerimento del dr. De Filio, è che tra le motivazioni che inducono alla creazione di una componente politica nel gruppo misto certamente non secondaria è quella di poter così accedere al finanziamento pubblico indiretto tramite la destinazione del 2 per mille dell’IRPEF o alla detrazione fiscale del 26% per le erogazioni liberali in loro favore (artt. 4.6, 10.2.a) e 12.1 d.l. d.l. 149/2013 come convertito con l. 13/2014).
    La seconda, su precisazione del dr. Maestri (https://www.isimbolidelladiscordia.it/2019/05/sogno-italia-fare-componente-da-soli-e.html?fbclid=IwAR1uxQjwIGp3MtFOXfTuB3d4zKD-ZIK3stQeOweASEkDlBn76UEX57F9X6E) è che invero “10 Volte Meglio” ha presentato proprie liste in dieci regioni.
    Il punto giuridico da me sollevato però rimane inalterato, ed anzi si pone con maggiore gravità, giacché il Presidente della Camera interpreta l’art. 14.5 R.C. nel senso di consentire la costituzione nel gruppo misto di componenti politiche corrispondenti a partiti o movimenti politici presentatisi alle elezioni senza aver ottenuto eletti ad opera di deputati che ne assumerebbero la rappresentanza benché eletti in liste di altri partiti o movimenti politici già costituitisi in gruppo parlamentare.
    Per evitare una volta e per tutte tale interpretazione, che personamente non condivido, l”art. 14.5 andrebbe riformulato nel senso che gli almeno tre deputati che aderiscano a tali componenti politiche debbano non rappresentare ma essere eletti “in un partito o movimento politico, la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali”.

  2. Ho compreso le argomentazioni del professore: rilevo tuttavia che la formazione politica “10 volte meglio” si è presentata, sia pure non in tutti i collegi, alle elezioni politiche del 2018.

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