Draghi, ieri oggi domani

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di Andrea Guazzarotti

Proprio nel luglio 2012 il Draghi del whatever it takes ammonì i mercati (cioè gli speculatori) che se non avessero cambiato registro, lui li avrebbe rimessi in riga con i potenti mezzi della BCE da lui guidata. Anche se molti lo ritennero un bluff ben congegnato, i mercati (cioè gli speculatori) preferirono non andare a vedere le carte dell’autorevole banchiere centrale.

Con i riottosi partiti italiani, Draghi ha usato un tono similmente minaccioso, ma quelli (i riottosi partiti) non hanno creduto al bluff e hanno voluto andare a vedere. Anche perché la speculazione sul mercato della politica italiana dell’unico partito rimasto all’opposizione stava facendo crescere troppo lo spread tra gli alleati del centro-destra.

Il problema è che i tecnici autorevoli (Ciampi, Prodi, Monti, Draghi…) non amano essere contraddetti, una volta incaricati di una qualche missione istituzionale. Il fatto che nell’incarico d’insediamento non vi fosse nulla riguardo alla condotta dell’Italia sulla guerra o sulla crisi energetica, non sembra cambiare le cose per il Presidente del Consiglio succeduto al Conte 2. I super-tecnici con fiducia internazionale ed europea tendono a sopravvalutare la fiducia loro attribuita dalle istituzioni europee e internazionali, o dagli stessi USA, ritenendo tale legame superiore a quello fiduciario con i partiti italiani. Il negoziato costante con la politica – sempre più frammentata – dei partiti della coalizione di maggioranza li stanca, fino a irritarli. Così Prodi nell’ottobre 1998 volle andare alla conta dei voti in suo favore, dopo che già i parlamentari scissionisti di Rifondazione comunista (guidati da Diliberto) si erano detti disposti a sostenerlo.

La soluzione del Capo dello Stato alla crisi innescata dalla scissione renziana contro il governo Conte 2 fu quella di provare a far tirare le istituzioni politiche per i propri capelli, come il barone di Münchhausen, formulando dall’alto una proposta che, grazie al vincolo esterno del PNRR, non poteva essere rifiutata dalla maggioranza dei partiti in Parlamento.

Ma il problema sta proprio nell’andamento prociclico delle soluzioni à la Münchhausen. Tanto più il debole sistema politico italiano viene tirato per i capelli, tanto più questo tende a sfibrarsi, producendo ulteriore frammentazione partitica in modo poco funzionale alle esigenze di riforma strutturale da tanti invocate.

È probabile che l’agenda Draghi – cui i partiti e partitini del neo-centro e del centro-sinistra oggi si appellano – venga blindata dalla BCE, che nel nuovo TPI (strumento di protezione della trasmissione della politica monetaria) ha congegnato un dispositivo anti-spread attivabile dietro una rigorosa condizionalità. Quello che i partiti si rifiutassero di lasciar fare al prossimo Presidente del Consiglio fiduciato dalla Commissione europea, in altre parole, verrà “dolcemente imposto” dalla Banca centrale europea.

Ma si tratta ancora una volta di un input poco “auto-rigenerativo” per le istituzioni democratiche italiane: quanti cittadini (specie se ancora attaccati al vecchio Stato sociale) si prenderanno la fatica di andare a votare il prossimo 25 settembre, sapendo che la BCE ci ha nuovamente suggerito il “pilota automatico”?

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2 commenti su “Draghi, ieri oggi domani

  1. Condivido e sono pessimista perché non riesco ad immaginare che i prossimi candidati, coloro che li metteranno in lista e , non parliamo di noi (giocoforza mi ci metto anhe io), gli elettori sappiano cos’è il “pilota automatico” dell BCE.

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