La mancata difesa del segretario meno amato dalla sinistra

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di Giovanni De Plato

Lo psicoanalista Massimo Recalcati in un lungo articolo su la Repubblica, lunedì 17 luglio, si occupa delle ragioni che fanno covare un “odio” smisurato per il segretario Pd e dei perché della mancata elaborazione del “lutto” che porta la sinistra ad  essere rancorosa. Si direbbe una difesa di parte, troppo appassionata per essere oggettiva e poco credibile per le categorie analitiche utilizzate. Si sa che  Matteo Renzi, come segretario del Pd, e Recalcati, come ideatore della Scuola quadri del partito, si sono scelti per vincere. Il segretario, sempre più solo al comando, aspira ad essere eletto Capo del governo nazionale. Lo psicoanalista, sempre più criticato dai suoi stessi colleghi, mira a divenire il Grande guru della psico-politica italiana. Messa così c’è poco da sperare per le sorti del Paese. Renzi e Recalcati appaiono sempre più due tragiche maschere della scena politica e psicoanalitica italiana, due che vedono bruciare l’Italia e incuranti si lodano fino all’incanto. Forse, non percepiscono che con il loro fare e dire stanno accelerando la precipitazione di entrambi nel baratro. Quello aperto dal rifiuto degli italiani della politica renziana e dall’assenteismo elettorale dei cittadini.

Questi fattori critici sono in continua crescita e già in maggioranza nel Paese. Si potrebbe dire che lo stato comatoso di Renzi non trova nei rimedi del suo psicoanalista una possibilità di rianimazione, con molte probabilità ci penserà Berlusconi. Il povero Pd si trova così sbattuto da ogni lato, ormai esangue si vede incitato dal suo segretario ad andare “Avanti”. Il primo e ultimo libro di Renzi avrebbe dovuto preoccupare il collaboratore psicoanalista, in quanto è un documentato pieno dei segni e sintomi dell’autore. Pagine intrise dei propri fantasmi senza mai trovare una parola significante per la sinistra e i democratici che non vogliono rassegnarsi a consegnare il Paese alla destra. Come, d’altra parte, lo stesso Recalcati non trova una categoria freudiana o lacaniana credibile che lo possa aiutare ad analizzare la tragicommedia del renzismo e più in generale del Pd e del radicalismo scissionista.

Parla di odio e di lutto per descrivere lo stato d’irresponsabilità e di lacerazione in cui si sono ricacciati dirigenti storici e nuovi della sinistra. Parla del Male e del Bene come concetti per risolvere il conflitto del Novecento che attanaglia ancora il socialismo italiano. Recalcati, sempre convinto che le teorie della psicoanalisi europea siano universali, non avverte la necessità di adottare un diverso paradigma proprio del campo che si vuole esplorare, in questo caso delle scienze della politica. L’odio che sta investendo il segretario del Pd non risponde a logiche arcaiche o pulsionali dei suoi gufi. E’ semplicemente il risultato di una personalizzazione dello scontro politico voluta da Renzi prima con la scanzonata rottamazione e poi con la pretesa di fedeltà. Queste sì che sono categorie pre-politiche.

I nodi reali che restano insoluti nella sinistra non sono quelli dell’odio viscerale e del lutto mancato. Sono, invece, quei nodi fatti di fili storici che continuano a intricarsi nella contrapposizione irrisolta tra egemonia e pluralismo, tra centralismo e democrazia, tra governo e opposizione. Forse, su queste categorie proprie della politica si riesce a capire perché i movimenti del comunismo, del socialismo e del riformismo nella loro evoluzione non siano mai riusciti a darsi una identità unitaria e una pratica di unione.

Questa miopia di visione è quella che per esempio non ha permesso di fondere i Ds e la Margherita, la famosa fusione a freddo. In realtà Renzi e D’Alema, come i loro simili, sono vittime della stessa idea politica, quella del culto personale e del potere egemonico. Idea sconfitta definitivamente dalla caduta del muro di Berlino e mai sostituita con quella più rivoluzionaria “uniti per unire”. Un’altra parola vincente emersa dalla tragedia del Novecento è “democrazia” intesa come senso del limite, delle differenze, dell’inclusione, del pluralismo, della responsabilità. Solo con questi “nuovi” connotati la sinistra può raggiungere l’unità e costruire una democrazia governante, capace di realizzare il bene comune (la sinistra cattolica) e l’interesse collettivo (la sinistra riformista).

C’è ancora molta strada per arrivare a un incontro e a una sintesi di una sinistra vincente, sicuramente non servono inesistenti scorciatoie, inappropriate letture e illusori rimedi.

 

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2 commenti su “La mancata difesa del segretario meno amato dalla sinistra”

  1. Ottimo inizio di articolo, meno convincenti gli ultimi passaggi quando l’autore lascia il terreno della psico-antropologia per entrare su quello puramente politico: “… quei nodi fatti di fili storici che continuano a intricarsi nella contrapposizione irrisolta tra egemonia e pluralismo, tra centralismo e democrazia, tra governo e opposizione.” Non comprendo. Sarebbe invece interessante analizzare la psiche del popolo italiano e dei suoi capi per spiegare prima (1) le deviazioni politiche: per esempio attraverso la permissività diffusa rispetto all’osservanza delle regole e rispetto alla verità, ai dati e ai fatti, l’accettazione cinica della furbizia, il facile perdono dei comportamenti sleali, l’ammirazione per il potere e per l’arricchimento a prescindere da come è avvenuto, e poi anche (2) gli anticorpi che comunque tendono verso il rifiuto di un autolesionismo puro : per esempio il rigetto passionale degli autori degli abusi quando questi si rivelano non solo furbi ma pure incapaci, l’odio viscerale per il perdente, truffatore colpevole o scommettitore sfortunato. Tutto sommato c’è un’analogia psico-socio-antropologica fra Mussolini, Berlusconi e Renzi e il loro rapporto con il popolo italiano: il capo possiede una certa capacità di rompere con le formule consuete e una buona dosi di spavalderia, il popolo intossicato pone in lui tutte le sue speranze e nutre smisurata ammirazione per l’eroe del momento; dopo qualche successo (innegabile per Mussolini, dubbio per Berlusconi, limitato per Renzi), l’uso cinico del potere, i compromessi, le contro-verità, la tattica di confondere le idee, le furbizie per coprire le furbizie e l’inganno finale che portano alla rovina, prima sullo scenario internazionale, poi pure a casa. Se ci fosse Lucchino Visconti avrebbe materiale per fare un grande film psico-smbolico.

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  2. Tutti i giovani e meno giovani che simpatizzano verso la sinistra e che hanno qualche cognizione di economia politica, sono esterrefatti dall’assenza di vedute – o quantomeno proposte e discussioni – in questo senso e sono anche un pochino nauseati dallo stile ‘sloganistico’ renziano… qualcuno protrebbe anche pensare che Renzi è il miglior imprenditore di sé stesso che la sinistra abbia mai avuto in casa.

    Altro che lutti. Quello che dei lutti parla fa fare una pessima figura ad un ordine professionale che già da anni è praticamente in crisi d’identità… strano paradosso! (nenache tanto).

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