Le ragioni del NO di Passione Civile con Valerio Onida

di Marco Podetta* 

Le aporie squisitamente tecniche che presenta il testo di revisione costituzionale su cui saremo chiamati ad esprimerci questo fine settimana sono state da più parti puntualmente evidenziate, anche in questa sede. Riguardano in particolare la diversa modalità di sorteggio previste per i membri laici e togati tanto dei due Consigli superiori della magistratura quanto dell’Alta Corte disciplinare, la possibilità di ricorso avverso le decisioni di quest’ultima solo davanti ad essa stessa, così come la garanzia della sola rappresentanza di magistrati giudicanti o requirenti nei suoi collegi.

Lo stesso può dirsi con riguardo alle criticabili scelte di fondo che connaturano l’intervento riformatore. A partire dalla schizofrenica rottura dell’unità della giurisdizione ordinaria poi nuovamente riunita sotto il giudizio disciplinare dell’Alta Corte e accompagnata dal disinteresse per tutti gli altri giudici (primo fra tutti quello amministrativo), così come dalla selezione per sorteggio dei componenti dell’organo che, decidendo della carriera dei magistrati, deve essere in grado di assumere decisioni dotate di almeno un certo grado di legittimazione e che così rischia paradossalmente di essere ancor meno capace di resistere ad indebite pressioni correntizie.

Vale la pena aggiungere come paia quantomeno un po’ sconcertante che tra i sostenitori della riforma vi sia chi vede in essa la realizzazione di un opportuno ridimensionamento dell’autoreferenzialità dei magistrati insieme a chi all’opposto vi scorge le basi per il potenziamento di una sua parte attraverso la creazione di quello che sarebbe un nuovo “super PM”. Il che rimanda alle assurde pretese di chi chiede di aspettare a valutare la bontà dell’intervento di revisione alla luce di come esso prenderà concreta forma attraverso la normazione primaria, giacché se è vero che il riformatore ha deciso di rimettere molte scelte concrete all’attuazione della legge ordinaria (in grado così se non di definirne il segno quantomeno di smorzarne un po’ gli evidenti rischi), è ancor più vero che il precipuo compito del disposto costituzionale dovrebbe essere proprio quello di porre dei limiti alle derive discrezionali di quest’ultima.

Tanto basta e avanza a nostro giudizio per decidere di votare no e affermare che non è certo questo il modo per affrontare le “inefficienze e le situazioni di cattivo funzionamento degli apparati giudiziari e delle loro attività” che pure, come ricordava lo stesso Valerio Onida, non si vogliono negare e si potrebbero affrontare in modo diverso, più costruttivo e meno pericoloso.

Eppure, anche se si è sostenuto il contrario da parte di diversi esponenti del fronte del sì, non è ozioso ricordare il contesto in cui si colloca il tentativo di far entrare in vigore tali modifiche. Peraltro, purtroppo questo contesto va oltre il mero orizzonte interno, che ha già visto intervenire su più fronti con misure di stampo marcatamente autoritario lo stesso binomio Governo-maggioranza che ha approvato questo testo di revisione costituzionale senza alcun coinvolgimento delle opposizioni (e, di fatto, dello stesso Parlamento) e che sarebbe chiamato a dare attuazione alle misure messe in campo, definendone più precisamente la portata. Così come non riguarda solo realtà che – magari con un po’ di presunzione e scarsa memoria storica – consideriamo per tradizione “lontane da noi”. Esso ricomprende infatti in particolare, oltre ad esempio alla teorizzazione della “democrazia illiberale” fatta direttamente dal Primo ministro di un Paese che comunque fino a prova contraria fa parte dell’Unione europea, quella che è stata efficacemente definita “democrazia auto-limitata dal Capo eletto”, profetizzata dal Presidente degli Stati Uniti.

Sostenere che la riforma non inciderà in modo sostanziale nel nostro ordinamento sul peso istituzionale della magistratura rispetto a quello degli altri poteri significa non vedere la reale portata delle modifiche proposte, nella migliore delle ipotesi perché guardate in modo miope, illudendosi che il nostro Paese abbia degli anticorpi talmente forti da resistere a quelle tentazioni autoritarie dilaganti e apparentemente inarrestabili che hanno travolto persino il Paese considerato modello della democrazia liberale e che proprio della separazione dei poteri – compreso quello giudiziario, checché se ne dica – ha da sempre fatto il suo fondamento.

* in collaborazione con il Consiglio Direttivo dell’Associazione

Condividi!

Scopri di più da laCostituzione.info

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Utilizziamo cookie (tecnici, statistici e di profilazione) per consentire e migliorare l’esperienza di navigazione. Proseguendo con la navigazione acconsenti al loro uso in conformità alla nostra cookie policy.  Sei libero di disabilitare i cookie statistici e di profilazione (non quelli tecnici). Abilitandone l’uso, ci aiuti a offrirti una migliore esperienza di navigazione. Cookie policy

Alcuni contenuti non sono disponibili per via delle due preferenze sui cookie!

Questo accade perché la funzionalità/contenuto “%SERVICE_NAME%” impiega cookie che hai scelto di disabilitare. Per porter visualizzare questo contenuto è necessario che tu modifichi le tue preferenze sui cookie: clicca qui per modificare le tue preferenze sui cookie.