di Alessandro Lauro
In un mondo di ultrà, in cui bisogna essere “bollenti” e mai tiepidi, è difficile mantenere l’equilibrio, soprattutto quando si fatichi ad identificarsi con i “cattivi” o con i “buoni”, chiunque essi siano.
di Alessandro Lauro
In un mondo di ultrà, in cui bisogna essere “bollenti” e mai tiepidi, è difficile mantenere l’equilibrio, soprattutto quando si fatichi ad identificarsi con i “cattivi” o con i “buoni”, chiunque essi siano.
di Paolo Carnevale
Con un comunicato pubblicato sul sito istituzionale, il Governo ha reso noto che nella seduta del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2026 è stata assunta la deliberazione relativa alla proposta di definizione della data di svolgimento della prossima consultazione referendaria «sulla legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” pubblicata in data 30 ottobre 2025 sulla Gazzetta ufficiale n. 253» da sottoporre al Presidente della Repubblica per l’adozione del decreto di indizione. Data individuata nel 22 e 23 marzo prossimi.
di Salvatore Curreri
Gli interventi di Sergio Bartole (dello scorso 27 agosto, riproposto in questo blog il 13 settembre) e di Nicolò Zanon (L’Altravoce-Il Quotidiano nazionale del 13 e 16 settembre) pongono entrambi, seppur da diversi punti di vista, il tema del possibile rinvio alle Camere del disegno di legge costituzionale sulla c.d. separazione delle carriere da parte del Presidente della Repubblica.
Le asimmetrie tra Camera e Senato non rappresentano certo una novità. Chi segue le vicende politico-istituzionali sa bene che, purtroppo, Camera e Senato tendono assai spesso a seguire strade diverse…
Per quanto evidente, a tutti è sfuggito un effetto della recente riduzione del numero dei parlamentari e cioè che il Parlamento in seduta comune, in futuro composto da 600 parlamentari elettivi anziché 945, potrà molto più facilmente riunirsi nell’Aula della Camera.
L’esito positivo della consultazione referendaria del 20 e 21 settembre scorsi ha dato il via libera alla modifica degli artt. 56, 57 e 59 della Costituzione. L’approvazione referendaria a larga maggioranza non ha però risolto i problemi di funzionalità e di rappresentatività delle Camere segnalati da tanti studiosi.
Consentitemi una impertinenza rivolta in particolare nei confronti di quanti, fuori dalla militanza politica di ordinanza…
Confesso che il tema su quale debba essere il numero di parlamentari più idoneo a rappresentarci non mi appassiona. Non è, infatti, semplicemente il loro numero (e cioè la quantità) ad essere dirimente, quanto piuttosto la qualità di chi è chiamato ad assumere l’ufficio di parlamentare ad essere rilevante.
Al termine di una campagna referendaria troppo breve, anche se molto intensa, ho maturato una convinzione riguardo alla riduzione dei parlamentari su cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi il 20 e il 21 settembre prossimi: quella su cui voteremo non è una banale questione numerica, ma una revisione che mette in gioco valori di fondo del nostro sistema costituzionale.
Per ragionare delle conseguenze di una così drastica riduzione del numero dei parlamentari, vanno ben distinte due differenti prospettive di valutazione.
Uno spettro si aggira nella campagna referendaria di questi giorni: che i “no” rimontino sino a sopravanzare alfine i “sì”. Lo prova il fatto che diversi sostenitori della riforma lamentino la mancata previsione di un quorum partecipativo nel referendum ex art. 138: a loro giudizio quest’assenza esalterebbe la natura oppositiva del referendum costituzionale e auspicano che in futuro si rimedi alla svista del Costituente estendendo pure a questa tipologia referendaria la disciplina prevista per il referendum abrogativo.
Si discute molto, in questa concitata campagna referendaria, di rappresentanza e di rappresentatività. Costituzionalisti e opinionisti vari esprimono idee differenti sull’incidenza che il taglio del numero dei parlamentari avrebbe sul rapporto tra rappresentati e rappresentanti e sulla capacità di questi ultimi di farsi interpreti fedeli degli interessi e della volontà dei primi.
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