Referendum e sovranità popolare

di Felice Blando

La vittoria del No si è compiuta con percentuali di affluenza elevate ed inaspettate. Ad essa hanno contribuito anche tantissimi giovani elettori (rinverdendo una “società civile” sempre più essiccata) del tutto estranei e lontani dalle appartenenze partitiche.

Cittadini che, anche grazie alla encomiabile mobilitazione generale dal basso, si sono documentati, ciascuno secondo le proprie capacità e possibilità e che o si sono formati, ognuno coi propri limiti, una personale idea a riguardo o che, considerata la complessità giuridica della riforma, hanno preso atto delle difficoltà di formarsene una e hanno preferito, con il loro No, esprimere la perplessità rispetto ad una revisione costituzionale dai contenuti ed effetti non sempre chiari da decifrare.

Cittadini che, con il loro No, non hanno voluto né soltanto punire l’arroganza e la propaganda degli esponenti dei partiti di destra al governo, né premiare soltanto i partiti di una – cosiddetta – sinistra all’opposizione che probabilmente non li rappresenta.

Cittadini che hanno voluto tutelare la Costituzione e il suo impianto originario. Una Costituzione scritta – è bene sottolinearlo – nel confronto tra parti tra loro contrapposte, per garantire diritti, uguaglianza e libertà, nel quadro di quella separazione bilanciata dei poteri dello Stato che è l’esercizio acrobatico al quale, sin dalla loro nascita, sono quotidianamente chiamati ad allenarsi tutti gli attori politici della nostra democrazia; e per quanto incompleta nell’attuazione, si difende a tal punto da essere riuscita a far fallire, sin ora, ogni tentativo di «grande» riforma (eccetto la revisione del Titolo V – Parte II cost.).

C’è da sperare che di questo risultato elettorale non se ne approprino a loro esclusivo ed interessato uso e consumo i partiti che, con i loro slogan, lo hanno sostenuto dall’alto e che esso riesca a conservare, nella pratica politica più nobile, tutto il valore che esso ha. Anche sotto questo profilo la Carta costituzionale ha dimostrato che essa può ancora essere il binario attraverso il quale, nelle forme e nei limiti da essa fissati, possono scorrere le varie espressioni della sovranità popolare.

Ci sono tuttavia molti modi possibili per stare dentro i principi della Costituzione. Sul punto della giustizia sia il dibattito pubblico sia quello fra gli studiosi è lungi dall’essere concluso, soprattutto in conseguenza delle note difficoltà attraversate dal sistema per rendere effettiva la promozione e la tutela della libertà e dei diritti. Al fine di garantire la libertà del cittadino è necessario che le controversie tra cittadini siano risolte in applicazione del diritto, e non in base a motivi politici o di altro genere, e dunque ad opera di organi assolutamente imparziali («La Magistratura», Titolo IV – Parte II cost.). È un punto decisivo. Ciascuno può vivere sereno solo se e fino a quando sa che vi sia qualcuno, una autorità indipendente – il giudice – a cui potrà rivolgersi per pretendere che il diritto venga applicato in modo eguale per tutti. È l’unico modo per evitare che il singolo sia in balìa, di volta in volta, del prepotente o del più forte. Né importa che il più forte o prepotente sia un altro privato o un’istituzione pubblica.

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